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  1. #171
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Un'ora sola ti vorrei per dirti quello che non sai

    14 marzo 2006

    di Il Calibano

    Abbiamo religioni a sufficienza per farci odiare, ma non a sufficienza per farci amare l'un l'altro

    (Jonathan Swift)



    Il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ha dato il suo placet alla proposta della Consulta islamica di introdurre l’ora di Corano nelle scuole italiane. Sergio Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis (Comunità Religiosa Islamica) ha così commentato l’apertura vaticana “è un ottimo primo passo, anche se io mi augurerei che tutte le religioni fossero insegnate a tutti gli alunni, senza confinarne nessuna in un orticello riservato magari ai soli ragazzi islamici”.

    Detta così, in clima di par condicio, sembrerebbe una proposta logica, ma nella logica, ammoniva Nietzsche, c’è sempre un grano di follia. In Italia ci sono circa 600 tra religioni e sette. Nella scuola italiana “ci sono” circa 35 ore settimanali di insegnamento…Ma ubi maior minor cessat, e volendo limitare l’insegnamento alle religioni numericamente più rappresentate si dovrebbero accontentare gli Evangelici, i Valdesi, i Testimoni di Jehova, i Cattolici, i Musulmani, i Buddisti, gli Ebrei e, perché no, Scientology. È una follia? Per dirla con Molière è una follia seconda a nessuna il volersi impicciare a correggere il mondo. Visto che correggere il mondo è impresa defatigante e poco gratificante, in Italia si è deciso di correggere le coscienze. Alla vigilia delle elezioni dell' otto*bre 1913 il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, presiden*te dell'Unione elettorale cattolica, concluse un patto con circa duecento candidati liberali moderati per difendere le scuole confessionali e il diritto delle famiglie all'i*struzione religiosa dei figli. Zanardelli, ministro di Grazia e Giustizia, disse che le leggi italiane accordavano al*la Chiesa più libertà di quanta non gliene accordassero altri Stati e che lo Stato non avrebbe rinunciato alla sua missione di fornire al popolo la luce, il pro*gresso e la libertà. Ma portare al popolo, come Prometeo, libertà, luce, e Putin permettendo, il gas è più facile a dirsi che a farsi. Da Coppino a Moratti la storia della scuola laica è quella di un tentato armistizio finito in una capitolazione sancita dalla Caporetto laica che ha visto il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Camillo Ruini, e il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, firmare un documento nel quale sono individuati gli “obiettivi specifici di apprendimento per l'insegnamento della religione cattolica” nella scuola dell'infanzia e primaria. “Un passo decisivo - spiegano al ministero - per assicurare il pieno collegamento tra l'insegnamento della religione cattolica e la riforma del sistema di istruzione e di formazione varata con la legge del marzo 2003”. […] uno degli scopi principali della comunità-scuola e a promuovere un insegnamento della religione “ancora più efficace nella sua proposta educativa”.

    Che società può mai essere quella che sacrifica la –neutralità- della scuola per rispettare una pluralità delle religioni? Come si può parlare di laicità in un paese dove questo dibattito è stato consegnato alla penna di Guareschi ed alle sue caricature nazionalpopolari: un don Camillo manesco e vincente e un Peppone sbruffone e perdente? Eppure, solo una scuola fermamente laica può difendersi e difendere i suoi –clienti- da ingerenze e ricatti.

    Uno dei primi testi letterari, richiesti dall'Accademia fiorentina al giovane Galileo ventiquattrenne, fu uno studio della localizzazione, dimensione, geografia e geometria dell' "Inferno". Quelle due lezioni di Galileo su Dante sono esemplari, perchè ci mostrano il giovane matematico di ventiquattro anni, che applica il metodo delle proporzioni per scoprire le dimensioni di Lucifero.

    Ecco, torneremo a disputare sul sesso degli angeli e il numero delle legioni di Satana. E se i dati comparativi contenuti nell’edizione 2005 di "Education at a glance" ("Uno sguardo all’educazione"), raccolti dall’OCSE tra i 32 Paesi aderenti, con riferimento prevalente all’anno 2003, sono molto negativi per l’Italia, potremo sempre rifarci battendo tutti alle olimpiadi del catechismo: chi si contenta…gode (metaforicamente, s’intende!).

  2. #172
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    L’Infedele e la morte

    16 marzo 2006

    di Il Calibano

    O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo pungiglione?

    (San Paolo, Corinzi I, 15, 55)



    L’Infedele si appalesa su La7 sotto le spoglie levantine di Gad Lerner. Bernardo di Chiaravalle lo avrebbe accoppato magno cum gaudio perché, il sant’uomo, teorizzava che l'uccisione di un infedele non deve essere considerata come un omicidio (vietato dal V Comandamento), ma come un "malicidio", ovvero come l'estirpazione di un male. Il pagano da sopprimere doveva essere eliminato in quanto portatore di un Male assoluto e irredimibile. Bernardo, doctor mellifluus , è morto e sepolto da qualche anno e Lerner, l’infedele, può tranquillamente deliziarci con una puntata dedicata alla Morte. Sì, proprio la comare secca che abbiamo relegato negli ospedali dietro a un paravento, o nei dimenticatoi dei cronicari, o nell’asetticità plastificata degli hospice. Quando accade che una nazione europea, come l’Olanda, decida di portare alla luce ciò che altrove è sepolto sotto la comoda coltre dell’ipocrisia, c’è sempre un Giovanardi che, credendosi un Bernardo di Chiaravalle redivivo, estirpa il male accusando “gli infedeli” di neonazionalsocialismo.

    La morte di cui si parla è, come sempre, la morte degli altri perché i morti, per scelta o per “mancanza di campo” non parlano. A parlare della morte di Tiziano Terzani si avvicendano, tra gli altri, Emanuele Severino, Giulio Giorello, Enzo Bianchi. Se siete tra i fortunati che hanno assistito al dibattito avrete senz’altro provato l’estenuante dolcezza di una vita che si spegne conservando nello sguardo l’andare eterno di una natura che non conosce il nulla. Se la vostra sensibilità vi avesse sospinti tra le braccia rassicuranti di un Dio creatore avrete senz’altro provato l’inebriante promessa dell’eternità. Se è la vita e la vitalità il vostro hortus conclusus avrete senz’altro esperito l’assurdità di un rifiuto infantile. Se siete tra quelli che non hanno avuto la fortuna di assistere al dibattito peggio per voi, per la legge del contrappasso dantesco beccatevi Giovanardi e il suo nazionalsocialismo da sagrestia bellica.

  3. #173
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Così parlò il Ministro

    20 marzo 2006

    di Il Calibano

    Un uomo non è mai tanto egoista quanto nel momento di un turbamento emotivo. Gli sembra che al mondo, in quel momento, non esista nulla di più bello e interessante di se stesso.
    (Tolstoj, I cosacchi e altri racconti)



    Non è l’Olanda, è l’Inghilterra, eppure un giudice dell'Alta Corte ha emesso una sentenza che permette ai medici di Charlotte Wyatt, una bambina di due anni e mezzo nata con gravi lesioni al cervello, ai polmoni e ai reni, di non intubarla qualora dovessero essere costretti a prendere una decisione. In altre parole, questa Corte ritiene legale, nel caso in esame, “l’eutanasia passiva”.

    Cosa stia accadendo è presto detto: la scienza medica, supportata da nuove tecnologie e raffinate metodiche, è sempre più in grado di dispiegare una potenza che non sempre ha come fine “l’interesse” del paziente. Chi può decidere quale sia “l’interesse” del paziente qual ora l’interessato non sia, o non sarà mai più, nelle condizioni di decidere? Il Comitato Nazionale di Bioetica italiano, il 28 gennaio 2005, scriveva: “La decisione di interrompere trattamenti medici futili, non proporzionati, privi di alcuna credibile prospettiva terapeutica per il paziente va sempre ritenuta non solo lecita, ma addirittura eticamente doverosa […] Questa affermazione è valida, evidentemente, anche nel caso in cui i pazienti siano neonati e bambini ed anche eventualmente quando i genitori, per inadeguate informazioni e conoscenze diagnostiche e prognostiche, o anche per comprensibili atteggiamenti emotivi, insistano perché i medici persistano in un tragicamente inutile accanimento.” E più avanti chiariva: “Merita in particolare ferma condanna l’eutanasia a carico di bambini nati con handicap, anche particolarmente severi, dato che la compromissione della cosiddetta qualità della vita non ne giustifica in alcun caso, né eticamente né giuridicamente, la soppressione.” Quindi, il confine del “lecito” è tracciato sulla sabbia e divide l’eutanasia attiva dall’eutanasia passiva? Quindi, il medico può scegliere quando interrompere, o non intraprendere un trattamento, o non supportare “meccanicamente” una funzione vitale? Se non spetta al medico, spetta al giudice? Volendo estendere il problema si può sostenere che più la scienza riesce a intervenire su patologie una volta tragicamente inarrestabili, più si arriva a situazioni nelle quali il medico resta senza risposte e alle quali i pazienti chiedono, a volte, che la risposta sia l’eutanasia. La percezione di questo nuovo scenario disegnato dai progressi scientifici è ampiamente diffusa e per rendersene conto è sufficiente consultare i sondaggi sul tema dell’eutanasia. Alcuni Stati Europei hanno introdotto nelle loro legislazioni delle normative riguardanti le tematiche di fine vita, altri stanno intraprendendo, seppur con molte cautele, la stessa strada. In Italia, un Ministro del Governo di centro-destra ha accusato di eugenetica nazista il governo Olandese.

    Si fa della critica, scriveva Gustave Flaubert, quando non si può fare dell'arte, nello stesso modo che si diventa spia quando non si può fare il soldato. Non ho contezza delle doti artistiche del Min. Giovanardi, ma dubito fortemente delle sue attitudini di combattente leale. Molti politici fanno appelli ai valori, perché è più facile sostenere di aver realizzato un valore che dimostrare di aver fatto ciò che si era promesso.

    L’ex Min. Umberto Veronesi, pur dichiarandosi a favore del testamento biologico e di un’eventuale legislazione che regoli l’eutanasia, ha criticato il suicidio assistito praticato in Svizzera: criticato, non demonizzato! Ma, come dimostra la vicenda C. Wyatt, o le riflessioni del CNB, il problema esiste e non è con gli esorcismi che verrà risolto.

    In Olanda la “Legge sul controllo di interruzione della vita su richiesta e assistenza al suicidio”, è entrata in vigore il primo aprile 2002 e chi pratica atti di eutanasia o di SMA deve osservare i cosiddetti “criteri di diligenza”. Il governo Olandese ritiene che le procedure eutanasiche non contravvengano all'articolo 2 della Convenzione che obbliga lo Stato a pro*teggere la vita umana per mezzo della legge, perchè è compito del legislatore interpretare quel diritto alla vita, a cui l'articolo 2 fa riferimento. Sempre secondo il governo, è il legislatore che deve soppesare tale diritto con altri importanti diritti dell'uo*mo come l'eliminazione della tortura, dato che l'articolo 3 della Convenzione stabilisce che nessuno può essere sottoposto a tor*tura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti. Secondo il governo - e interpretando in senso lato - tutti gli atti ammissibi*li in forza della Legge per il controllo di interruzione della vita su richiesta e assistenza al suicidio sono destinati a prevenire sofferenze inumane e degradanti.

    Questa impostazione del problema può non piacere, può scontrarsi con le convinzioni personali, può prestare il fianco a critiche e precisazioni, ma da qui ad evocare i misfatti di una dittatura ce ne corre. Forse il Min. Giovanardi, invece di usare un crimine di oltre mezzo secolo fa per condizionare le elezioni del 9 aprile, dovrebbe mantenere la promessa, fatta a Porta a Porta, durante la campagna referendaria, di rivedere la Legge 40.

  4. #174
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Quando i Prelati fanno oh

    21 marzo 2006

    di Il Calibano

    Per essere laica, una società non de*ve offrire un sostituto delle religioni né estrarre dalle religioni qualcosa che sembri un codice etico unifica*to, ma deve difendere gli individui dalle intrusioni di credenze e autorità religiose, lasciando che essi assu*mano liberamente impegni morali ed esprimano li*beramente giudizi morali. (Carlo Augusto Viano)



    Il presidente della CEI fa oh, e sulla via di Damasco l’ingorgo, causato dalla fila del “fulminati”, dei ravveduti e dei devoti in servizio permanente effettivo, è più imponente di quello sulla Salerno Reggio Calabria dopo una nevicata “imprevedibile”. Il card. Ruini, dopo aver fatto oh, fa sapere che nelle scuole pubbliche non gradisce l’ora di Corano; rende noto che Toscana, Umbria, Puglia, Piemonte, Campania, Emilia Romagna non entreranno nel Regno dei Cieli; informa chi di dovere che questi Pacs non s’hanno da fare; ricorda ai ricercatori che vita, morte e miracoli sono “cosa sua”; strapazza i laicisti irredenti e li avverte che le posizioni sostenute dalla Chiesa non sono norme peculiari della morale cattolica, ma verità elementari che riguardano la nostra comune umanità e, per onorare il Concordato, ricorda che la Chiesa non fa politica, ma elettori e futuri eletti devono attenersi ai contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana che la Chiesa stessa propone. Il card. Ruini ha fatto oh, e i politici fanno ok: Berlusconi condivide il suo alto richiamo alla centralità della famiglia e ai valori della vita, ideali e principi sui quali, fin dalla sua nascita, è schierata coerentemente Forza Italia; Prodi condivide quelle parole che ci consegnano un lucidissimo elenco di priorità politiche e morali assolutamente condivisibile; Rutelli apprezza la presa di posizione in direzione della neutralità assunta dalla Cei; Fini plaude alla Chiesa che ha indicato quelli che sono i valori tradizionali; Casini ricorda che l'impegno per la famiglia è già presente nel suo programma elettorale ma non solo, anche nel suo operare in Parlamento; Fassino apprezza che il presidente della Conferenza Episcopale abbia voluto sottolineare che la Chiesa italiana non si schiera a favore di partiti o coalizioni elettorali. Ah, dimenticavo! La Rosa nel Pugno ricorda agli elettori che fra tanti Zuavi servirebbe la presenza di una consistente, forte pattuglia di Garibaldini sia alla Camera che al Senato.

  5. #175
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Lo strano caso del Dr.Ferrara e Mr. Platinette

    23 marzo 2006

    di Il Calibano

    Nelle mie sensazioni c’era qualcosa di insolito (…) ebbi coscienza di essere più malvagio, dieci volte più malvagio, incatenato come schiavo al mio male originario. (Robert Louis Stevenson, “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde).



    Chi avesse avuto la ventura di soffermarsi su La7 alle Otto&Mezzo, avrebbe potuto raccontare ai nipotini di essere stato testimone della raccapricciante metamorfosi del Dr. Ferrara in Mr. Platinette.

    I prodromi all’inquietante mutazione sono stati un rotear d’occhi alla Vanna Marchi, una gestualità da sindrome confindustriale, un cristallizzarsi della voce in una coloritura alla Malgioglio.

    A metamorfosi ultimata il bonario bruco-devoto aveva lasciato il posto a un rutilante imenottero dall’incazzatura alla Gianni Agus. “Pertanto ora avevo a disposizione due differenti fisionomie: l’uno era malvagità fine a se stessa, l’altro era il solito incoerente miscuglio che ormai non speravo più di correggere e di migliorare”.

    Il paziente lettore si chiederà il perché di tali mirabilie. È noto che la metamorfosi è un accadimento saturo di misteri alchemici e influenze astrali e, come gli astrofisici Yurij Barishev e Pekka Teerikorpi sostengono "Dobbiamo ammettere che nell'universo avvengono cose che sorpassano i nostri poteri di immaginazione”.

    Ma l’uomo non sarebbe tale se non tentasse di formulare teorie, inventare cosmogonie e sognare teogonie. Ed ecco allora offrire ai quindici spettatori di Otto&Mezzo la mia spiegazione dell’arcano. Gl’è, detto fra noi, che il Dr. Ferrara aveva invitato una parlamentare olandese, un giovin, ma sagace, politico della Rosa nel Pugno, un giornalista del Foglio esperto in themurha, ghematria, notaricon e il Min. Carlo Giovanardi per chiarire protocolli e metodiche posti in essere dal Governo Olandese per i procedimenti eutanasici e per l’interruzione della vita di neonati affetti da gravissi*me malformazioni laddove altre misure adotta*te (terapia medica, cure palliative) si fossero dimostrate incapa*ci di evitare una sofferenza insopportabile o una morte non dignitosa.

    Ce n’era abbastanza per fare di Otto&Mezzo un serial più lungo e più avvincente di Don Matteo, anche perché sia il caso Charlotte Wyatt che la mozione del Comitato Nazionale di Bioetica Italiano sull' “assistenza a neonati e a bambini afflitti da patologie o da handicap ad altissima gravità e sull'eutanasia pediatrica” rendevano l’argomento di grande attualità.

    Mentre gli ospiti tentavano di dare la loro interpretazione della legislazione olandese, il Dr. Ferrara cercava di salvare il Soldato Giovanardi. Appariva fin troppo chiaro che la scenografia, il Punto di Pace, gli ospiti facevano tutti parte di un drappello di inconsapevoli eroi che, guidati dal Sergente di Ferro, dovevano riportare a casa il Soldato Giovanardi che con una manovra da kamikaze aveva trascinato il Governo Italiano nel campo minato dell’incidente diplomatico. Il sanguigno Ministro per i Rapporti con il Parlamento, per il Servizio Civile e per le Politiche Antidroga aveva accusato il Governo Olandese di non essere altro che uno sbiadito remake del nazionalsocialismo.

    Quando il Dr. Ferrara si era reso conto che il giovin politico e la parlamentare olandese non si sarebbero mai prestati a fare le vittime sacrificali per purificare Carlo Giovanardi, si era scatenato in lui un attacco di impotenza da onnipotenza. Il resto è registrato nel bestiario televisivo e consegnato a futura memoria.

  6. #176
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Gettiamo l’ancora

    25 marzo 2006

    di Il Calibano

    Sento la necessità di uscire da questa regata infernale che ci sta trascinando, non verso il traguardo, ma verso un Maelstrom che inghiottirà tutti. Preferisco gettare l’ancora e continuare a riportare e valutare le tante proposte serie che, Veronesi per tutti, vengono avanzate dalle persone di buona volontà.

    In tempi non sospetti avevo auspicato che il dibattito sulle tematiche di fine vita, dal testamento biologico, alla condizione degli SVP, alle situazioni alla Charlotte Wyatt, potesse uscire dal buio dei –luoghi deputati- e conquistarsi un posto al sole per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica.

    Purtroppo avevo fatto i conti senza l’oste! In questo caso l’oste della malora, un mascalzone che annacqua il vino e spaccia aceto, è figlio di una campagna elettorale giocata sul filo di una virtuale guerra civile, e in guerra col nemico non si parla: o lo accoppi, o lo rendi inoffensivo. I mezzi, anche quelli illeciti, giustificano il fine.

    La mia idea di testamento biologico non coincide con quello raccomandato dal CNB perché l’autonomia della persona che abbia lasciato delle dichiarazioni circa i trattamenti medici che intende rifiutare, non è più rispettata in caso di stato non cosciente. Il Prof. Demetrio Neri (membro del CNB) ha scritto la relazione per il Senato, “Memoria presentata in occasione dell'audizione tenuta in data 23 settembre 2004”, che chiarisce tutti i dubbi su questo argomento.

    In una riunione dell’Associazione Luca Coscioni, mi espressi a favore di una legge sull’eutanasia che prendesse a modello la legge belga (valutazione personale e discutibile). Avevo, ed ho, delle riserve sia sulla via intrapresa dalla Confederazione Elvetica (crf. U. Veronesi, La libertà del laico di fronte alla sofferenza), sia su alcune procedure olandesi (crf. Sofferenza & dignità al crepuscolo della vita, Bernard Ars&Etienne Montero). Niente, ovviamente, che riguardasse l'Aktion T4 nazionalsocialista, bufala spacciata da chi ha più malafede che fede, ma dei dubbi circa delle verifiche fatte a posteriori.

    Ma oggi, devo constatare che di Eluana Englaro, Charlotte Wyatt, Vincent Humbert non si vuol parlare, come non si vuol parlare della mozione del CNB del 28 gennaio 2005, o dell’incidenza di disabilità e di morte fra i prematuri nati tra le 22 e le 25 settimane. Ai casi concreti si preferisce il fantasma dell’eugenetica, la strage degli innocenti, l’ecatombe degli handicappati.

    Tutto questo per un pugno di voti. Suvvia! Evviva Ann Culter! E voi, sporchi bastardi progressisti, la dovete smettere con l’ecografia, l’amniocentesi, la villocentesi. La dovete smettere di cercare delle scuse per sottrarvi alle agonie di tubi, cateteri e sondini. Levate gli occhi al cielo e prendete esempio dalla Religione che è stata fondata su un’agonia, che ha riempito i luoghi di culto di corpi sulla graticola, occhi strappati, seni lacerati, piaghe a non finire e tutto il dolore possibile e immaginabile offerto alla maggior gloria di Dio.

  7. #177
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Menu: bambino bollito

    28 marzo 2006

    di Il Calibano

    «La cultu*ra dominante considera la "qualità della vita" come valore pri*mo e assoluto e la interpreta prevalentemente o esclusivamente in termini di efficienza economica, di godibilità consumistica, di bellezza e di vivibilità della vita fisica, separata dalle dimen*sioni relazionali, spirituali e religiose dell'esistenza».



    (Conferenza Episcopale Italiana, Evangelizzazione e cultura della vita uma*na)





    Penso che tutti i partiti siano d'accordo sul fatto che tutti questi bambini, in quantità enorme, che si vedono in braccio o sulla schiena o alle calcagna della madre e spesso del padre, costituiscano un serio motivo di lamentela, in aggiunta a tanti altri, nelle attuali deplorevoli condizioni di questo Regno; e, quindi, chiunque sapesse trovare un metodo onesto, facile e poco costoso, atto a rendere questi bambini parte sana ed utile della comunità, acquisterebbe tali meriti presso l'intera società, che gli verrebbe innalzato un monumento come salvatore del paese. Ed ecco la domanda: come è possibile allevare questa moltitudine di bambini, e provvedere loro? Come abbiamo già visto, nella situazione attuale questo è assolutamente impossibile, usando tutti i metodi finora proposti. Io quindi presenterò ora, umilmente, le mie proposte che, voglio sperare, non solleveranno la minima obiezione. Un uomo molto istruito, mi ha assicurato che un infante sano e ben allattato all'età di un anno è il cibo più delizioso, sano e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno o lessato; ed io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragù. Un bambino renderà due piatti per un ricevimento di amici; quando la famiglia pranzerà da sola, il quarto anteriore o posteriore sarà un piatto di ragionevoli dimensioni e, stagionato, con un po' di pepe e sale, sarà ottimo bollito al quarto giorno, specialmente d'inverno.

    Molti avranno riconosciuto, in questo brano, A modest proposal di Jonathan Swift. La "proposta" era la seguente: per far fronte alla dilagante povertà della popolazione irlandese e al rapido incremento del numero dei poveri, veniva consigliato di usare come cibo i bambini al di sotto di un anno di età.

    Tutti voi avrete provato un moto di ribellione e disgusto per il cinismo ostentato dal massimo scrittore inglese del tempo, pochi avranno riflettuto sulla critica che Swift rivolge ai valori della religione, della politica e della cultura.

    Pio XI, nella Casti connubii, scrive che, «poiché l'atto del co*niuge è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell'usarne lo rendono studiosamente inca*pace di questa conseguenza, operano contro natura, compien*do un'azione turpe e intrinsecamente disonesta». Infatti, ribadisce il pontefice, i singoli uomini non hanno altro dominio sulle membra del proprio corpo, se non quello che spetta al loro fine naturale (quam qui ad eorum natura*les finis pertineat).

    Analogamente, rivendicando l'esistenza di un preciso ordo creationis matrimoniale, Paolo VI, nella Humanae vitae, affer*ma che gli sposi, nel trasmettere la vita, «non sono [...] liberi di procedere a proprio arbitrio [...] ma devono conformare il loro agire all'intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti». Commentando l'enciclica del suo predecessore, Giovanni Paolo II dichiara a sua volta che «per legge naturale intendia*mo qui l'ordine della natura nel campo della procreazione, in quanto esso è compreso dalla retta ragione: tale ordine è l'e*spressione del piano del Creatore sull'uomo».

    Ebbene, il frutto avvelenato di queste modeste proposte Vaticane è, secondo i dati diffusi dalla FAO, la morte di un bambino ogni otto secondi. Io credo che il cinismo dell’intransigenza vaticana nei confronti della contraccezione, superi il cinismo ironico di Swift.

  8. #178
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Il disabile del vicino è sempre più…Interessante

    31 marzo 2006

    di Il Calibano

    “Perché dovrebbe essere più conveniente calmare la fame e la sete che scacciare la tristezza? Ecco la mia regola e come ho disposto il mio animo. Nessuna divinità, e nessun altro, a meno che non sia invidioso, può trar piacere dalla mia impotenza e dalla mia infelicità, né ascriverci a merito le lacrime, i singhiozzi, il timore […]”. (Spinoza, Ethica)

    Chi non ha mai scritto una lettera al direttore de Il Foglio scagli la prima pietra. Ero certo di non correre nessun rischio! Nessuno può sottrarsi al fascinoso ossimoro dell’ateo-devoto. Scrivere la mail all’Elefantino è come interrogare la Maga tessala che, narra Lucano nella Farsalia, rispondeva emettendo “latrati e gemiti di lupo, trepidii di gufo, sibili di serpi, ma anche scrosci contro scogli, sospiri di foresta, tuoni di nube squarciata”.

    Io scrissi, lo ammetto, la mia mail, il 17 Febbraio 2005. Le mie giornate si consumavano, come quelle di Des Esseintes, tra le sofferenze e i bisogni che una vita di clausura impone. Privato dall’AIE (associazione italiana editori) del piacere effimero della lettura digitale, trovai un consolante rifugio nei savonaroleschi editoriali de Il Foglio in difesa degli embrioni.

    Pensai -ingenuo perdigiorno involontario- che l’amore fogliante fosse direttamente proporzionale alle dimensioni e alle sofferenze dell’oggetto amato. Ma, più dell’embriofilia del direttore, mi spinse al gran passo un intervento del Dr. Socci che riferendosi agli handicappati scriveva: “Sono contento di aver avuto la fortuna, anzi la grazia immeritata, di accorgermi della grande, bellissima, misteriosa presenza di Cristo fra noi, della sua compassione che guarisce la nostra disumanità, del suo sguardo che rende bella la vita.”

    È fatta, pensai! E scrissi, tra l’altro, : “ […], si possono “amare” i malati e odiare le malattie […] Uno dei tanti modi per dimostrare il vostro “amore verso i disabili gravi sarebbe quello di mettere la vostra penna al servizio della “Libera lettura” che consiste nel convincere l’AIE a commercializzare le novità dell’editoria in formato digitale e scaricabili da Internet, rendendole, in tal modo, accessibili ai disabili che non possono usare il cartaceo.

    Io proverei a essere più laico - rispose il direttore- cioè più rispettoso del sentimento mistico […] Amare i malati e odiare le malattie è una bella e anche scaltra formula: tutti i problemi nascono quando la cura delle malattie non è più cura ma selezione, […].

    Insomma, a onor del vero, non ci capii molto, ma capii che non è corretto parlare al conduttore delle necessità dei disabili quando c’è in ballo l’embrione. E capii anche che c’è un ponte tra Il Foglio e L’Avvenire…Un ponte costruito dal Prof. Parsi e che si chiama Scruton (Da sempre – scrive Scruton- la medicina risponde alle richieste dei vivi. Che significano sempre “più vita, più salute, più sesso, più soddisfazione”).

    Sotto il ponte Scruton non scorre la ricerca scientifica, ma sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna e il nostro amor. Insieme alla Senna scorre anche il tempo e arriviamo al 29 marzo 2006 giorno in cui a “Torre Argentina”, la Rosa nel Pugno organizza una conferenza stampa per richiamare l’attenzione dei media sul diritto di voto dei disabili che non sono in grado di allontanarsi dal loro domicilio senza correre rischi. La legge Pisanu consente il voto domiciliare solo a quei disabili la cui sopravvivenza dipenda da un apparecchio elettromedicale. E tutti gli altri che, pur non potendosi allontanare dall’abitazione, non sono dipendenti in modo continuativo e vitale da un qualche marchingegno? Beh, secondo la legge, potranno votare solo per il Grande Fratello.

    Ho pensato, ci siamo! Messi al sicuro gli embrioni, i giornalisti de Il Foglio affolleranno la conferenza stampa per mettere al sicuro il diritto di voto di tutti gli handicappati. Ma i giornalisti latitano, e latitano anche pezzulli e articolesse sul diritto di voto; sul perché in questo paese i normodotati che vivono all’estero da sette generazioni possano votare per corrispondenza, mentre i disabili che vegetano in Italia non possono votare. Indago e scopro, seguendo il filo rosso di qualche editoriale, che il direttore ha spedito i suoi gurka in Olanda per “salvare” i disabili del posto.

    Che faccio? Scrivo al direttore per dirgli che nel paese dei mulini a vento la SAR (Associazione per Relazioni Alternative) garantisce ai i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, prestazioni sessuali e/o di “tenerezza” da parte di assistenti formati appositamente, che si recano al domicilio o negli Istituti? O che il numero dei videoingranditori distribuiti in un anno in Olanda, sono il quadruplo di quelli distribuiti in Italia? O che la Tieman, un’azienda di Rotterdam fa terminali per ciechi e sistemi ingrandenti per ipovedenti? Mentre in Italia la legge sull' abbatti*mento delle barriere architettoniche è ormai ridotta a una scatola vuota, non essendo più stata finanziata, che i disabili sono esclusi da Internet, dato che soltanto il 3% degli indi*rizzi web è accessibile (con particolari accorgimenti) ai por*tatori di handicap, come ha dichiarato il ministro Stanca nel marzo 2003, che i disservizi della sanità risultano doppiamente odiosi per chi deve “conquistare” una carrozzina adeguata, o la protesi indispensabile per poter camminare, e rimane vice*versa intrappolato nei labirinti della burocrazia (Sulla questione M. Bartoloni, Disabili, serve l'assistenza mirata, in Il Sole 24 Ore, 12 maggio 2003).

    Che faccio, scrivo o non scrivo al signor direttore? No, meglio che scriva a Scruton.

    Caro Roger, l'ultima proposizione dell'Ethica di Spinoza suona così: “La beatitudine non è il premio della virtù, ma la virtù stessa; e noi non ne godiamo perché reprimiamo le nostre voglie; ma, viceversa, è perché ne godiamo che, possiamo reprimere le nostre voglie”. Ecco, io non desidero “più vita, più salute, più sesso, più soddisfazione”, ma vorrei poter scegliere quale voglia reprimere. Lo so, tu dirai che…

  9. #179
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Se la Madonna piange, Garibaldi non ride

    1 aprile 2006

    di Il Calibano

    “Con la parola “laico” si indica infatti una condizione, che tutti identificano nel medesimo modo, mentre con “laicista” si designa la disposizione di chi approva la separazione della sfera politica da quella religiosa e pretende che il potere politico protegga i cittadini dall'ingerenza del clero, che non dovrebbe disporre di poteri coercitivi, né diretti né indiretti”. (C. A. Viano)



    Nel clima esasperato delle elezioni postbelliche le statuine delle madonne piangevano perché erano addolorate dalla "belva comunista". Qualche migliaio di anni prima, quando “la belva comunista” era ancora nel grembo di Zeus, narra Tito Livio che a piangere, nei momenti critici, era la statua di Giunone. Insomma, le statue cambiano, ma resta il fatto che la politica la fanno gli uomini e le lacrime le versano le donne. Il 9 aprile l’Italia andrà alle urne in un clima che qualche editorialista, amante dei quadri a fosche tinte, ha definito di “guerra civile virtuale” e, puntualmente, in quel di Civitavecchia, nel giardino della famiglia Gregori, la statua della Madonna “scoppia“ in lacrime. Mons. Grillo la racconta così: “Quando sono arrivato non piangeva. Mi sono seduto e dopo un po' ha cominciato a lacrimare”. Procedendo, come Sir Arthur Conan Doyle consiglia, per logiche esclusioni non dovrebbe essere stata la presenza del monsignore a scatenare il pianto, né, tantomeno, le neobelve comuniste ché da Bertinotti a Fassino, passando per D’Alema, più che belve rosse hanno dimostrato, con l’opre e con l’ingegno, di essere comunisti per caso e mancati chierici per colpa del destino cinico e baro. Che siano i “laicisti” della Rosa nel Pugno a far piangere la statuina è palesemente infondato, perché dallo spazio che i media gli concedono potrebbero al massimo far ridere e non certo far piangere la Madonna. L’ipotesi più icastica è che la Madonna pianga perché dall’inizio della campagna elettorale si sente strattonare il sacro manto dai Celti pagani, dai politici poligami, dai vescovi politologi, dai filosofi crociati e da una moltitudine che, a corto di idee, l’ha assunta come sponsor della campagna elettorale. Dovete riconoscere che da Lei, che è stata assunta in cielo, ritrovarsi assunta da uno schieramento politico in cerca di autore, un salutare pianto è il meno che ci si possa aspettare. Dopo questi mirabolanti accadimenti, sto monitorando, al Gianicolo, la statua equestre di Garibaldi. Per adesso mi è sembrato che ad aver gli occhi lucidi non sia l’Eroe dei due mondi, ma il suo cavallo. Ma da qui non mi muovo perché con tutte le strattonate che stanno dando al suo poncho i sostenitori di una laicità che, come Achille, sarebbe di sana e robusta costituzione solo se si immergesse in uno Stige d’acqua benedetta, sono sicuro che Giuseppe non tarderà a piangere.

  10. #180
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Il carrello dei bolliti

    4 aprile 2006

    di Il Calibano



    Atto unico

    Regia di Bruno Vespa

    Con

    Romano Prodi nella parte del Curato di campagna

    Silvio Berlusconi nella parte del Caimano della Brianza

    Il Laicismo Radicale nella parte dell’Attore assente



    Sinossi:

    il Curato di campagna fa il curato di campagna: irenico, benedicente, ecumenico, comprensivo, disponibile, moderatamente burbero, simpaticamente sanzionatorio, amabilmente paternalistico. Date a Dio quel che è di Dio…ma, soprattutto, non dimenticate di versare il vostro obolo nel bussolotto delle elemosine che vi viene minacciosamente agitato sotto il naso.

    Il Caimano della Brianza fa il caimano della Brianza: morde, inghiotte e piange. Morde e inghiotte i giornali; morde e inghiotte i giornalisti; azzanna, mastica e sputa i magistrati, ma non smette mai di piangere. Soltanto sul finire della commedia cambia registro e come i vecchi comici dell’avanspettacolo, per evitare il felliniano gatto-morto in faccia, fa “la carrettella”: paglietta in mano, sorriso cinemascope, indice puntato verso la platea e il solito, logoro, refrain del –Il sogno continua!

 

 
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