L'omofobia di Mons. Sgreccia è da curare
Dice Elio Sgreccia: "Chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie." Sono le parole di un arcivescovo, presidente della Pontificia accademia per la vita.
Intanto la sua Chiesa, nella storia, ha discriminato con parole e fatti gli omosessuali e oggi vuole continuare a farlo. Quanto agli interventi di tipo psicologico e alle terapie, cerchi di riservarli ai pedofili che si annidano, spesso protetti impunemente, nella sua chiesa.
Non solo: se c'è una sessualità da curare è l'innaturale castità che i preti, in teoria, dovrebbero praticare; e per gli ecclesiastici che non la praticano, etero o omo che siano, c'è da curare la loro doppiezza e la loro ipocrisia.
Gli omosessuali praticano ciò che in loro è un desiderio naturale ed è da curare chi professa principi etici che tendono a castrare tale desiderio. Non solo: sono persone che pagano le tasse e rivendicano giustamente gli stessi diritti degli altri cittadini sanciti per loro dalla Costituzione italiana e non si ispirano ai precetti del vaticano che sono l'unica vera aberrazione etica che danneggia il genere umano.
E' questo deliro di onnipotenza etica la malattia della Città del Vaticano e i veri laici devono vigilare che essa non invada la coscienza di chi contro questa violenza etica si ribella. Egregio Sgreccia, provi lei a curarsi da una sessualità (la castità) davvero "contro natura" e non quella dei gay, che è splendida, bella, celeste, dono del Dio creatore e non imbroglio etico di impostori che parlano invano in nome di Dio:
voi del resto volete il controllo della sessualità altrui per fini di potere e per i legami morbosi che avete per gli aspetti simoniaci ad esso legati: ed è questa l'unica malattia conosciuta davvero da tutti e che, per il bene della religione, andrebbe curata con interventi politici adeguati.
Siamo in cerca di un nuovo Filippo il Bello, ché lo stesso Zapatero per voi sarebbe una carezza leggera che proprio non meritate.
Da:Giuseppe Di Salvo




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