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  1. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da MetaPapero
    che dicevano?
    che la stampa in Italia e'tutta autoreferenziale perche'da noi si legge poco

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da rediga
    che la stampa in Italia e'tutta autoreferenziale perche'da noi si legge poco
    e che c'entra questo? E' autoreferenziale ma i lettori del Giornale mica votano D'alema. I lettori del corriere sono terzisti/cerchiobottisti, lo sono sempre stati, e quindi perennemente indecisi. Se Mieli dice di votare csx ci saranno degli effetti, vedrai, altrimenti il Berluska non skiumerebbe rabbia e non si sarebbe deciso, per la prima volta!, a mollare una cosa che gli conveniva, cioe' la conferenza stampa di fine legislatura.

  3. #33
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    Ma secondo gli amici della CDL la vecchia "grande borghesia" come dovrebbe accogliere un suo membro (SB) che oltre a competere con gli altri membri fa anche l' arbitro?

    Era il minimo che potesse succedere. Non credo che SB sia un "imprenditore prestato alla politica", ma che sia invece un "imprenditore che in prima persona scrive le leggi che lo favoriscono".

    rendono piu' 5 anni da imprenditore/primo ministro che 30 anni da imprenditore puro. conotrollare la capitalizzazione di borsa di Mediaset per credere.


    Il gioco e' finito, e adesso sono proprio i concorrenti economici quelli da cui SB dovra' guardarsi.

    I comunisti non gli hanno torto un capello prima e non glielo torceranno adesso. il problema sono i capitalisti...


    La vedo tosta, per i prossimi 5 anni.
    Chissa' cosa faranno quelli di Europa7 una volta che Fede non sara' piu' coperto dal primo ministro.


    O quelli delle banche rispetto alla alleanza di Mediolanum con poste.

    tempi duri, credo.

  4. #34
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    E intamto oggi sul corriere:

    Tra i reati contestati, intercettazioni abusive e tangenti in cambio di informazioni. In manette anche due sottufficiali della Finanza

    «Spiavano Marrazzo e la Mussolini»: arresti L'accusa: volevano screditare gli avversari di Storace. Perquisite 32 agenzie investigative

    MILANO — Spionaggio politico per condizionare le elezioni screditando gli avversari di Francesco Storace (An), allora presidente della Regione Lazio, oggi ministro della Salute. C'è anche un complotto contro la libertà di voto alle regionali dell'aprile 2005 — una specie di Watergate alla romanesca, che ha avuto per vittime Piero Marrazzo, ugualmente eletto governatore per il centrosinistra, e Alessandra Mussolini, la candidata dell'estrema destra che fu denunciata per falso proprio dalla Lista Storace ma poi rimessa in corsa dai giudici — tra le contestazioni che ieri hanno trascinato in carcere 11 investigatori privati, due marescialli della Guardia di Finanza, un ispettore della polizia e due dipendenti della Tim.

    Le accuse motivate nelle oltre 300 pagine dell'ordinanza d'arresto vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione, falso, rivelazione aggravata di segreti d'ufficio, violazione di sistemi informatici e «illecite interferenze nella vita privata» anche attraverso intercettazioni ambientali abusive. In tutto sono 40 reati «accertati dal 2004 fino ad oggi» seguendo un copione collaudato: tangenti in cambio di informazioni riservate. Gli 11 investigatori privati, secondo il gip Paola Belsito, pagavano i tre inquirenti pubblici e i due operatori telefonici per ottenere notizie segrete dalla banca dati centralizzata delle forze dell'ordine (Sdi, Sistema di Indagine) e dagli archivi della compagnia di cellulari. Dati in teoria protetti dalla privacy che venivano invece rivenduti a caro prezzo ai clienti delle agenzie, per lo più con obiettivi di spionaggio industriale. Come presunto capo dell'associazione per delinquere è finito in carcere Pierpaolo Di Pasqua, 35 anni, originario di Viterbo, titolare dell'agenzia SSI con sedi a Milano e Roma.

    Tra gli arrestati c'è anche il responsabile operativo della società d'investigazioni, la stessa che spiava i politici. L'ispettore capo della polizia P.M., che lavorava nella sezione anti-crimine della questura di Padova, sarebbe invece coinvolto in casi di spionaggio industriale: segreti aziendali rivelati ai concorrenti. I pm Stefano Civardi, Letizia Mannella e Fabio Napoleone avevano chiesto già nell'ottobre scorso i 16 arresti, che però sono stati ritardati da un imprevisto cambio di gip. Mentre scattava il blitz, i carabinieri del nucleo operativo hanno eseguito 32 perquisizioni in agenzie investigative sparse tra Milano, Roma, Padova, Como e Firenze. L'indagine della Procura è molto più ampia: gli arresti di ieri chiudono solo il primo capitolo di una maxi-inchiesta con decine e decine di nuovi indagati.
    Paolo Biondani
    Biagio Marsiglia
    09 marzo 2006




    Poi...

    Scalata Antonveneta, i verbali del banchiere della Popolare di Lodi. Interrogati ieri come testi Ennio Doris e Cesare Geronzi
    Fiorani: quel cactus e l’incontro con Berlusconi
    Visita in Sardegna nel 2004, poi l’idea (tramontata) di uno scambio con Mediolanum


    MILANO — Il ragionier Fantozzi al cospetto del megatitolare d’azienda? Non proprio ma quasi, almeno nel racconto autoironico di Gianpiero Fiorani che nell’estate 2004 va a far visita a Silvio Berlusconi: senza poltrone di «pelle umana» nella cui soggezione sprofondare, come nelle proverbiali gag tra Paolo Villaggio e Gianni Agus,ma in compenso con un bel cactus gigante in mano, recato in dono dal banchiere al Cavaliere (appassionato appunto di cactus) su un natante al largo della Sardegna: regalo talmente impegnativo da lasciare il banchiere lacero e fradicio al termine di una serie di peripezie pratiche al momento dell’imbarco. Sembra l’inizio di una barzelletta, magari di quelle che il premier ama raccontare, e invece negli interrogatori di Fiorani è un altro tassello della storia della fallita scalata della Banca Popolare di Lodi alla Banca Antonveneta: la ricerca di un benedizione preliminare, la semplice presa d’atto del presidente del Consiglio che però raccomanda il gradimento del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, poi l’abbozzo di un progetto tra Fiorani e uno dei finanzieri più vicini a Berlusconi (Ennio Doris, co-proprietario insieme al premier della banca-assicurazione Mediolanum) che potesse far combaciare gli interessi di tutti e tre. Fino al tramonto di questa opzione e alla vendita a Fiorani (a corretto prezzo di mercato) delle azioni Antonveneta in mano a Doris.
    CACTUS AMARO — Estate 2004, quattro mesi prima di cominciare a rastrellare di nascosto azioni Antonveneta, Fiorani si presenta a un incontro con il premier Silvio Berlusconi in Sardegna (non in una villa del premier ma su una barca), accompagnato dal senatore di Forza Italia Luigi Grillo, grande supporter del governatore Fazio. In omaggio alla passione del premier per i cactus (vanta di averne 2.000 di 400 specie), Fiorani ha pensato bene di munirsi di un enorme e sfavillante cactus del peso di oltre 40 chilogrammi. Solo che salire sul natante di Berlusconi, con questa specie di monumento vegetale, non è propriamente semplice per Fiorani e Grillo, peraltro non molto aiutati dai marinai del premier: al punto che, in un crescendo di disavventure appunto vagamente fantozziane, il cactus traballante nelle mani del banchiere finisce per lacerargli i vestiti e bagnargli gli abiti, che Fiorani è costretto a cambiare in una cuccetta della barca per potersi presentare decoroso al premier.
    SE VA BENE A FAZIO — In quel momento è ospite anche Cesare Previti (che però non partecipa al colloquio). Fiorani espone al premier le proprie intenzioni su Antonveneta e il sottostante progetto industriale all’insegna della difesa dell’italianità. E da Berlusconi, secondo il suo racconto, non riceve alcun’altra spinta che non sia una presa d’atto, solo con una (non secondaria) aggiunta: per me va bene, se va bene a Fazio.
    TRIANGOLO DORIS — In uno dei suoi numerosi interrogatori, l’ex direttore generale della Bpl, Gianfranco Boni, aggiunge d’aver appreso da Fiorani di una possibile sinergia tra Bpl e Doris (fondatore di Mediolanum, gruppo assicurativo- bancario che controlla pariteticamente con Berlusconi), accarezzata per ricavarne di sponda una concreta benedizione del premier alla scalata Antonveneta. Ma Fiorani, sul punto, precisa che più che altro si trattò di una sua idea, esplorata ma infine rivelatasi non percorribile, all’epoca in tre tappe. Fiorani spera di convincere Doris, che possiede lo 0,7% di Antonveneta tramite la propria finanziaria lussemburghese, a salire sino al 5% per conferirlo al fronte Bpl anti-olandese. L’interesse di Doris (diretto) e di Berlusconi (indiretto), parrebbe però esserci soltanto se Doris da una operazione con Bpl potesse ricavare i mezzi necessari a liquidare la partecipazione (35%) che la Fininvest di Berlusconi ha in Mediolanum, e che ciclicamente imbarazza il premier quando il governo interviene su pensioni e Tfr.
    NIENTE CARTA — Ma il progetto, commissionato da Fiorani al dirigente Bpl Vismara, nelle parole del banchiere si arena sul non trascurabile fatto che la Bpl non ha i soldi per Doris. Prova a ipotizzare uno scambio di azioni tra le due società nelle rispettive reti di promotori finanziari, ma a Doris lo scambio «carta contro carta» non interessa, vuole il cash. Che non c’è. Tanto che, alla fine, il massimo di aiuto che Doris (ieri interrogato come teste) si sente di dare a Fiorani è, anziché vendere al miglior offerente, offrire al banchiere la possibilità di comprare il proprio 0,7% di Antonveneta allo stesso prezzo di mercato di giornata.
    GERONZI SU FAZIO — Anche il n.1 di Capitalia è stato ascoltato ieri dai pm come teste, ma su un altro aspetto: l’atteggiamento di Fazio (che peraltro i pmpotrebbero indagare nella scalata Antonveneta non più solo per insider tradingmaanche per concorso nell’aggiotaggio di Fiorani) quando sul tappeto pareva poter esserci l’alternativa di una fusione Capitalia- Antonveneta.
    Luigi Ferrarella
    09 marzo 2006

  5. #35
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    Torino, riva sinistra del Po.... Europa. Dead Poets Society...
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    Citazione Originariamente Scritto da rediga
    Ieri da Lerner avevo sentito cose un po'diverse dalle tue...spero che sia cosi'mah....


    Siamo comprensivi, mettiamoci nei panni del povero Panebianco, che fa ora?

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da umberto
    Siamo comprensivi, mettiamoci nei panni del povero Panebianco, che fa ora?
    Continuerà tranquillamente ad esprimere all'interno del Corriere le sue posizioni politiche diverse da quelle di Paolo Mieli.
    Tutto qui.

  7. #37
    Superpol
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Continuerà tranquillamente ad esprimere all'interno del Corriere le sue posizioni politiche diverse da quelle di Paolo Mieli.
    Tutto qui.
    Ecco appunto...

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da MetaPapero
    Ecco appunto...
    Ma infatti il Corriere non è mica diventato un giornale di partito come la Padania, il Secolo, l'Unità o il Riformista (tra l'altro dei pessimi giornali).
    Il Corriere continua a rimanere un giornale indipendente in cui il suo direttore si è schierato con una parte politica (in particolare mi sembra che appoggi soprattutto la Margherita di Rutelli)cosa che non impedisce assolutamente ad alcuni dei suoi giornalisti (Sergio Romano e Galli Della Loggia ad esempio)di continuare a pensarla diversamente da Mieli.

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da MetaPapero
    e che c'entra questo? E' autoreferenziale ma i lettori del Giornale mica votano D'alema. I lettori del corriere sono terzisti/cerchiobottisti, lo sono sempre stati, e quindi perennemente indecisi. Se Mieli dice di votare csx ci saranno degli effetti, vedrai, altrimenti il Berluska non skiumerebbe rabbia e non si sarebbe deciso, per la prima volta!, a mollare una cosa che gli conveniva, cioe' la conferenza stampa di fine legislatura.
    Ti informo,anzi vi informo che anche Famiglia Cristiana sta mollando il CAV.al suo destino,leggere l'editoriale che uscira 'venerdi a firma del suo direttore ,la fonte l'ho trovata sul sito unita.it

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Ma infatti il Corriere non è mica diventato un giornale di partito come la Padania, il Secolo, l'Unità o il Riformista (tra l'altro dei pessimi giornali).
    Il Corriere continua a rimanere un giornale indipendente in cui il suo direttore si è schierato con una parte politica cosa che non impedisce assolutamente ad alcuni dei suoi giornalisti (Sergio Romano e Galli Della Loggia ad esempio)di continuare a pensarla diversamente da Mieli.
    Per me il Corriere resta un giornale Indipendente e francamente lo trovo grazie alla sua redazione variegata il miglior giornale italiano.

 

 
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