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Discussione: Coop e mafia

  1. #1
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    Predefinito Coop e mafia

    giovedì, febbraio 02, 2006

    Documentati legami tra Coop Rosse e Camorra



    NOVI: RAPPORTI TRA COOP E CAMORRA SONO DOCUMENTATI

    "I rapporti tra Lega delle Cooperative e camorra campana sono documentati dalle inchieste della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli e non solo di Napoli". Lo ha dichiarato Emiddio Novi, senatore di Forza Italia e componente della Commissione Antimafia, invitando a consulare il sito internet di Palazzo Madama. "Ci sono anche - ha sottolineato Novi - deposizioni di esponenti politici che accompagnarono i vertici delle coop rosse a incontri con i vertici di un clan mafioso-camorristico come quello dei Casalesi. Purtroppo queste inchieste furono parcellizzate e insabbiate. Ma le carte sono lì, negli archivi delle procure distrettuali campane. Ci sono anche mie circostanziate interrogazioni, con nomi, date e fatti. Miei interventi in Commissione Antimafia. Basterebbe portare a conoscenza dell'opinione pubblica i dati, le collusioni e le corruzioni emerse dalla Tangentopoli campana. Per farlo basta utilizzare il sito del Senato e quindi venire a conoscenza di quanto da un decennio vado affermando e provando".

  2. #2
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    Ah beh, se lo dice Emiddio Novi...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da RobyGe82
    Ah beh, se lo dice Emiddio Novi...
    Sono documentate al senato e a palazzo madama, quindi di semplicemente che ti rode

    Il massimo che sai fare è screditare la fonte?

  4. #4
    Bananas
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    Citazione Originariamente Scritto da Talos85
    Sono documentate al senato e a palazzo madama, quindi di semplicemente che ti rode

    Il massimo che sai fare è screditare la fonte?

    magari con la consulenza di belpietro e di igor marini

  5. #5
    Bananas
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    se cìè del vero è giusto che vengano condannate... ma vi stanno così sulle palle 'ste coop...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Nikalte
    se cìè del vero è giusto che vengano condannate... ma vi stanno così sulle palle 'ste coop...
    Non mi stanno assolutamente sulle palle, soltanto che se fossero state di berlusconi avreste tirato fuori un casino impressionante ne avreste parlato tutti i giorni grdando mafiosi mafiosi, mentre qui che siete voi a gestire le coop, se commettono reati gravi come questo, insabbiate la questione e evitate l'argomento. Io voglio solo sapere perchè vi comportate in questo modo, tutto qui

  7. #7
    Bananas
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    ho gia risposto. Sono e siamo tutti per la legalità. Consorte? Al primo sospetto è stato fatti fuori e non dopo anni... subito!!!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Talos85
    Sono documentate al senato e a palazzo madama, quindi di semplicemente che ti rode

    Il massimo che sai fare è screditare la fonte?
    E' già stata screditata la FONTE della fonte.
    La "notizia" è vecchia e risale alle BALLE del Banana PRE-par condicio.
    In quel processo le coop vennero dichiarate parte lesa; e, conseguentemente, scagionate dagli addebiti.

    Tutte balle; come al SOLITO.

  9. #9
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    Tav, l'ex giudice Pci all'attacco di Prodi

    ROMA — Doveva costare 29mila miliardi, a quanto pare ne è costati 140mila. Doveva essere la più grande opera pubblica mai progettata in Italia, è diventato «un assalto predatorio tale da far impallidire qualsiasi scandalo dell'era Tangentopoli». Sul coinvolgimento della camorra partenopea, dei grandi gruppi industriali pubblici e privati e degli immancabili partiti col loro dazio del 3 per cento, pare non esserci dubbio, eppure, la scorsa settimana, alla presentazione del libro Corruzione ad alta velocità c'era solo Radio radicale. Sandro Provvisionato, caporedattore del Tg5 ed autore del libro assieme all'ex magistrato e parlamentare indipendente del Pci Ferdinando Imposimato e al penalista socialista Giuseppe Pisauro, se l'aspettava: «Non avevo dubbi: nel grande guazzabuglio sull'Alta velocità figurano i nomi di Romiti, Agnelli e De Benedetti, ovvero: Corriere, Stampa e Repubblica». A denunciare il «grande silenzio» è stato solo Marco Pannella, il quale, in armonia con certa stampa anglosassone, ha chiesto la testa di Prodi. Cosa c'entra Prodi? A leggere le 180 pagine del libro sembra entrarci a pieno titolo. E con lui Antonio Di Pietro. Tanto che sorge il sospetto che, più dell'affare Tav, il vero obiettivo degli autori siano le «compromissioni» dei due politici dell'Asinello al tempo in cui il primo oscillava tra la presidenza di Nomisma e quella dell'Iri, e il secondo era, come si legge, «il supposto eroe di Mani pulite». Tutto ruota attorno al materiale raccolto da Imposimato quand'era membro della commissione Antimafia presieduta dalla pm ‘eretica' Tiziana Parenti. Imposimato puntò la lente sulla tratta Napoli-Caserta-Roma, e paragonò il «meccanismo dell'imbroglio» della Tav a quello per la costruzione della terza corsia dell'autostrada Roma-Napoli. Ovvero: la concessione venne data per trattativa privata ad alcune imprese, che hanno subappaltato ad imprese che hanno subappaltato. Al termine della catena, chi esegue il lavoro percepisce il 10% dello stanziamento totale, il resto «finisce nelle tasche di politici e camorristi». Nell'agosto '95 presenta la sua relazione. «Mi trovai completamente solo», dirà in seguito. Imposimato si domanda perché, e si risponde che la causa del «disinteresse» non è il fatto che la camorra risulti ben inserita nell'affare («la camorra non è più antagonista dello Stato, ma una sorta di controparte», scrive). Una delle cause, ha pensato Imposimato, è che figura il nome di Prodi. Nel gennaio del '92, il professore bolognese fu infatti nominato «garante dell'Alta velocità». Tre mesi dopo, l'allora amministratore delegato delle Ferrovie Necci (che ancora non immaginava che sarebbe finito in manette) assegnò all'istituto Nomisma, il cui comitato scientifico era presieduto dal medesimo Prodi, un incarico (miliardario) di consulenza per stilare l'«analisi economica dell'impatto territoriale» dell'opera. Ed è vero che Prodi lasciò l'incarico dopo pochi mesi, ma solo per andare a guidare l'Iri, che attraverso alcune società era parte in causa dell'affare Alta velocità. A sconcertare Imposimato, fu soprattutto il fatto che nella realizzazione dei lavori furono inserite due imprese: l'Icla (che era stata coinvolta nello scandalo della ricostruzione dell'Irpinia, che era fallita, i cui titolari finirono in manette) e la Condotte (il cui presidente fu arrestato per legami con il clan degli Alfieri). Chi lo decise? La risposta sull'Icla fu data da Ettore Incalza, amministratore delegato della Tav finito poi sotto inchiesta, a Tiziana Parenti: «Conosciamo un general contractor, l'Iri, che ha dato una performance di garanzia piena...». «Chi era?». «Il professor Romano Prodi, col quale ho firmato l'atto integrativo». Quanto alla Condotte, «faceva parte del gruppo, perché la maggioranza era dell'Iri». Perplesso, Imposimato chiede udienza a Prodi, nel frattempo diventato premier, gli racconta i fatti, e ne esce con la sgradevole impressione di averlo messo in imbarazzo. Quanto a Di Pietro, di lui nel libro si parla a lungo. Le indagini vere, infatti, iniziarono solo nel '96, a La Spezia (e poi a Perugia), ma tre anni prima il socialdemocratico Luigi Preti con un esposto alla procura di Roma denunciava presunti illeciti nella costituzione della società Tav. Se ne occupò Giorgio Castellucci, poi finito sotto processo insieme ad altri magistrati. L'allora pm Di Pietro, sostengono gli autori del libro, lo avrebbe però convinto a sdoppiare l'inchiesta, tenendo per sé il troncone che riguardava soldi e appalti. A Castellucci rimase la questione societaria della Tav. Il primo, si insinua, non fece nulla, il secondo propose l'archiviazione. Di Pietro, dunque, avrebbe arrogato a sé l'inchiesta come, si legge nel libro, già fece per lo scandalo sulla cooperazione. Anche lì era coinvolto il noto Francesco ‘Chicchi' Pacini Battaglia che, pur inquisito, dal '93 al '95 non subì alcuna custoria cautelare e poi fu considerato un «collaboratore» dell'ufficio guidato dal «supposto eroe di Mani pulite». Gli autori del libro si domandano «se sia conforme alle regole della correttezza che un pm minacci di arresto un potente manager, e dopo aver omesso di farlo per ragioni non chiare, venga nominato ministro dallo stesso manager, nel frattempo divenuto presidente del Consiglio». Calunnie? Può essere, ma non tanto da giustificare il silenzio sull'Alta velocità.

    di Andrea Cangini

  10. #10
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    Sotto inchiesta il sindaco e l'ex sindaco, entrambi DS
    La giunta di Salerno nella bufera giudiziaria
    Il consigliere Bove arrestato per usura. L'assessore Savastano (DS), accusato di essere il riferimento della camorra nella giunta, si è dimesso dalla carica. Informazione di garanzia anche per Mari (PRC)
    Sequestrati i conti bancari di "Sud Europa" del deputato DS De Luca.
    Le prime avvisaglie della bufera giudiziaria che sta investendo fino al collo la giunta di Salerno risalgono all'alba del 20 dicembre scorso, quando il consigliere diessino Enzo Bove, per anni assessore al "by night" delle giunte De Luca (1993-2001) e De Biase, viene arrestato nell'ambito di una retata di camorristi, usurai e faccendieri, denominata "operazione cappuccino" dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) di Salerno, che ha visto scattare le manette ai polsi di undici persone, tra cui Pietro Selvino, "esponente di rilievo del clan camorristico Tempesta" e l'emissione di 12 avvisi di garanzia.
    L'indagine durava da ben due anni e il reato ipotizzato per le persone coinvolte è di associazione per delinquere di stampo mafioso dedita soprattutto all'usura su larga scala ai danni di piccoli e medi imprenditori e al riciclaggio degli illeciti proventi in attività commerciali, gran parte delle quali intestate a prestanome, a Salerno e a Roma.

    Accuse gravi e circostanziate
    L'accusa per Bove, titolare di numerosi esercizi pubblici tra i quali a Salerno il noto bar "089" e a Roma un bar in piazza S. Eustachio nei pressi del Senato, è di "associazione camorristica, usura, riciclaggio e voto di scambio". Il padrone delle licenze commerciali e per anni anche "signore delle tessere" dei DS nell'area salernitana, in accordo con le cosche locali, aveva messo su un vasto giro di racket e usura per le concessioni all'apertura di negozi in tutta la città di Salerno e nell'agro-nocerino-sarnese, "attraverso il suo ruolo istituzionale di consigliere comunale, peraltro delegato alla Movida fino all'anno 2004 - scrive la Dia - facilitava l'ottenimento di provvedimenti amministrativi per l'esercizio delle attività commerciali e metteva in circolo anche i suoi illeciti guadagni derivanti dall'usura da egli stesso praticata". Avrebbe inoltre comprato voti alle ultime elezioni amministrative (2001) ricevendo a tale scopo 300-350 milioni di vecchie lire da Adamo Pisapia, organico ai D'Agostino, potente clan camorristico attivo soprattutto nell'edilizia, nel traffico di droga e rifiuti pericolosi. Bove era talmente legato all'organizzazione malavitosa che avrebbe messo su persino un'attività di noleggio di videopoker in società con Pisapia, il quale interrogato dai magistrati, ha tirato in ballo anche l'assessore Ambrogio eletto per l'Udeur, considerato "uomo di fiducia" della camorra nelle istituzioni locali, e l'assessore alle politiche sociali, il diessino Nino Savastano: "se non era per lui (il boss d'Agostino, ndr) Savastano non prendeva neanche dieci voti".
    Ancor più clamorosa e vasta è l'inchiesta affidata al Pm Gabriella Nuzzi, secondo l'ordinanza del gip Gaetano Sgroia firmata il 21 dicembre. Il piano regolatore urbanistico disegnato dall'architetto catalano Bohigas prevedeva la destinazione dei suoli della zona industriale di Salerno, oltre 100mila metri quadrati, per la costruzione di un grande parco acquatico a tema, il "Sea-Park", ma con la successiva variante (Puc) essi sarebbero stati "abusivamente frazionati, lottizzati e svenduti con illeciti passaggi di denaro". Nel 1998 chiudeva i battenti la Ideal Standard, i cui suoli venivano svenduti a cordate di immobiliaristi salernitani i quali a loro volta li avrebbero ceduti alla multinazionale Energy Plus (per appena 5 milioni di euro) per costruirvi una pericolosa mega-centrale termoelettrica ricevendo in cambio assicurazioni sull'affidamento di appalti e subappalti per le loro imprese edilizie e per assunzioni pilotate. Il colosso Energy plus-Egl spa, che fattura quasi 1 miliardo di euro, per il tramite Felice Marotta, elargisce tangenti a tutto spiano e nel 2004 arriva a finanziare con 60mila euro una mostra su Picasso che l'amministrazione comunale allestisce a scopi promozionali.
    52 tra politici locali, imprenditori, funzionari del comune, del ministero e sindacalisti sono indagati per "corruzione, concussione, falso, abuso d'ufficio, associazione a delinquere". Tra i politici che avrebbero favorito e collaborato attivamente con questa piovra affaristico-mafiosa figurano oltre a De Luca e De Biase, Felice Marotta, presidente dell'Asi, il capogruppo della Quercia in consiglio comunale di Salerno, Nicola Landolfi, accusato di "associazione a delinquere, abuso d'ufficio, falso e truffa", gli ex assessori Ernesto Ricciardi e Mariano Mucio, quest'ultimo anche presidente della "Salerno-sistemi" (la società che gestisce le risorse idriche salernitane), l'ex assessore al lavoro Franco Mari, del PRC. Tra gli imprenditori spiccano i nomi di Vincenzo Grieco, Pietro Fortunato e di società estere impegnate nell'esercizio dell'attività di credito e di intermediazione mobiliare, come la Br di Aurora Bollici indagata insieme al marito Roberto Caltagirone della potente famiglia di palazzinari romani coinvolta nelle recenti scalate al gotha della finanza italiana. La Br di Aurora Bollici ha sede a Barcellona. In Svizzera si trova un'altra società di intermediazione mobiliare, la Credit du Lac con sede a Lugano che attraverso la Sofit di Milano doveva reperire soggetti economici pronti a investire. Tra i sindacalisti figurano Giovanni Berritto della Cgil e il rappresentante dei lavoratori ex Ideal Standard, Giovanni Rocchino, tra i "tecnici" Ercole De Filippo, proprietario di suoli in area Asi e piazzato all'ufficio di Piano del comune.
    De Luca e De Biase sono indagati anche in altri filoni dell'inchiesta: per "violenza e minacce", che avrebbero utilizzato per indurre alle dimissioni l'assessore all'urbanistica Fausto Martino che non vedeva di buon occhio la variante al piano regolatore che innalzava gli indici di edificabilità dal 3.5 al 7.4, e in particolare la colata di cemento sulla collina del "masso della signora", nonché per "riciclaggio": i conti bancari della società "Sud Europa" riconducibili a De Luca sono stati sequestrati e gli inquirenti stanno indagando su altri conti esteri tramite rogatoria internazionale. Per De Luca è partita la richiesta di autorizzazione a procedere alla giunta per le immunità parlamentari di cui è presidente l'avvocato, deputato diessino ed esponente di primo piano della lobby bassoliniana "Diametro", Vincenzo Maria Siniscalchi che peraltro risulta anche difensore del sindaco Mario De Biase per un'altra inchiesta che lo vede indagato per le case popolari di Pastena.
    Va ricordato che già alla metà degli anni '90 l'area Asi di Salerno, allora diretta dall'assessore deluchiano, imprenditore di suoli Asi, Ernesto Ricciardi, era stata oggetto di attenzione da parte della magistratura che aveva messo sotto accusa politici e imprenditori che chiudevano fabbriche e aprivano supermercati. Fu per tale motivo che nel luglio 1998 De Luca scaricò Ricciardi e piazzò a capo dell'Asi Felice Marotta, già vicepresidente del consiglio comunale, assessore alle attività produttive. Avrebbe dovuto essere, secondo le parole di De Luca, il "nuovo corso" (sic!) e invece è come passare dalla padella nella brace, l'intera area diviene oggetto della piovra camorristica, che farà grandi affari nella speculazione edilizia, dallo stadio "Arechi" alla Multisala Medusa, fino ai cantieri aperti per la costruzione del PalaSalerno e quelli in progetto per il nuovo porto turistico e la centrale termoelettrica.
    La Casa del fascio circa questa vicenda non ha potuto che prendere atto che il "centro-sinistra" utilizza i suoi stessi metodi neofascisti.

    Le reazioni di indagati e compari
    Invece delle immediate dimissioni da tutti gli incarichi istituzionali sono arrivate le sprezzanti dichiarazioni dei protagonisti della nuova tangentopoli salernitana che non hanno niente da invidiare all'arroganza di un Berlusconi o di un Cuffaro. De Luca: "rifarei tutto fino all'ultima virgola", De Biase, scopiazzando la posizione del presidente dei Costruttori salernitani Antonio Lombardi: "la magistratura rischia di bloccare lo sviluppo di Salerno".
    Bassolino e Fassino, che solo qualche settimana fa avevano affermato in coro "non esiste una questione morale in Campania", tacciono. Il segretario dei Ds napoletani Nappi cita soltanto il caso Bove: "È un fatto senza precedenti per le connessioni che risultano evidenti, e che suscitano indignazione e preoccupazione", per poi dirsi possibilista sulla ricandidatura di De Biase alle prossime elezioni: "È una valutazione che appartiene al confronto che si dovrà aprire".
    Forse si riferisce al "confronto" che si dovrà aprire tra le varie cosche mafiose che albergano nei DS e in primo luogo nella corrente dalemiana?
    "Sbaglia chi crede che Mani pulite sia riuscita a fare piazza pulita" dichiara il giudice di origini salernitane Gerardo D'Ambrosio, poi però giustifica e capitola: "la corruzione è nata con il mondo e sempre ci sarà".
    Per noi invece la corruzione è connaturata al sistema capitalistico e i politici borghesi non sono altro che dei burattini nelle mani dei padroni e della mafia. Uno spaccato del potere mafioso di cui sono garanti i "Democratici di Sinistra" a Salerno sta nelle dichiarazioni del vicepresidente del Cnel Giuseppe Acocella: "Ancora fino a pochi giorni fa veniva esaltato dai massimi esponenti della politica municipale, il piano regolatore Bohigas, che invece, indefinito e vago è finito per sancire scelte speculative man mano concordate dagli interessi privati con una classe politica compiacente. Ricordo che Bohigas a suo tempo presentò un foglietto e qualche plastico e fu pagato oltre un miliardo di lire, solo per la prima parcella. De Luca andava dicendo 'arricchitevi' e così i criteri privatistici e la corsa ad arricchirsi invasero negli anni seguenti anche chi operava nel pubblico, stendendo una rete di complicità attraverso pingui emolumenti a società miste in perenne dissesto e un intreccio di prestazioni, di favoritismi, di prebende. Quell'andazzo ha reso Salerno una città a due velocità, una per il dispendioso ceto politico e per i familiari e amici plaudenti e gaudenti, l'altra per la gente comune alla disperata ricerca di lavoro, di servizi pubblici efficienti, chiamata a versare l'Ici più alta d'Italia per coprire spese sempre maggiori di mantenimento dell'altrà città, quella del ceto politico".
    Il mensile "la Voce della Campania" aggiunge che i DS a Salerno sono "un partito-azienda, organizzatissimo, efficiente e ben finanziato. Basti pensare che i 'compagni' diventati manager pubblici, quelli che percepiscono stipendi dalle aziende, dai consorzi e dagli enti controllati dal comune di Salerno, si impegnano al momento dell'assunzione dell'incarico a versare una quota dei loro guadagni, non al partito, ma alla segreteria dell'on. De Luca attraverso la formula della sottoscrizione di un contributo mensile all'associazione 'Sud Europa' di cui l'on. De Luca è presidente onorario. Il 29 agosto del 2001, durante gli ultimi giorni utili per il tesseramento in vista del congresso che vide contrapposte le mozioni Fassino e Berlinguer, gli uomini di De Luca chiedono di acquistare in un solo colpo 600 tessere pagando 16 milioni di lire in contanti".
    A noi non resta che tornare a denunciare la continuità mafiosa tra la prima e la seconda repubblica, ricordando che fu proprio il boss De Luca a sdoganare e riabilitare tra gli altri l'ex PSI Carmelo Conte che, in tandem con l'ex DC Paolo Cirino Pomicino, presentò un masterplan per l'area metropolitana di Napoli, un progetto di megaspeculazione edilizia finanziata con i 700 milioni di euro del progetto "cantiere europeo" targato Ue.
    Puniamoli, questi banditi, anzitutto con l'arma dell'astensionismo alle prossime elezioni politiche e comunali!

    4 gennaio 2006

 

 
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