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Dragonball
l pm: somme a titolo personale a lui e Sacchetti
«A Consorte un compenso per ogni aiuto»
Rogatoria da Milano alla magistratura di Montecarlo. Sequestrati depositi esteri che sarebbero riferibili a Palenzona e Bertagnoli
MILANO - L’Unipol appoggiava la Bpl di Giampiero Fiorani nelle manovre per la scalata all’Antonveneta e Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti - l’ex amministratore delegato Unipol e il suo vice - ne traevano in cambio «la promessa di un compenso a titolo personale». A scriverlo è il sostituto procuratore milanese Eugenio Fusco nella rogatoria con cui chiede alla magistratura di Montecarlo perquisizioni e sequestri negli uffici degli istituti di credito Ubs, Banca del Gottardo, Compagnie Mongasque de Banque e Crédit Foncier. Lì risultano conti correnti di una decina degli indagati nell’inchiesta Antonveneta.
Mentre arriva a 280 milioni la somma depositata su tre conti della Procura di Milano e frutto delle plusvalenze per la vendita all’opa di Abn Amro delle azioni Antonveneta sequestrate, nelle 38 pagine della richiesta al Procuratore generale di Monaco ora si delineano meglio le accuse alle 65 persone fisiche e alle 15 società indagate, un lungo elenco guidato da Fiorani e Boni che sono in carcere dal 13 dicembre. Un documento ufficiale, il primo da settimane, che costituisce il nocciolo delle accuse che presto i pm formalizzeranno con la chiusura delle indagini sulla parte relativa alla scalata e alla gestione disinvolta della Banca popolare di Lodi. Manca la parte che coinvolge l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio (dovrebbe essere interrogato la settimana prossima) e l’ex capo della vigilanza di via Nazionale Francesco Frasca, indagati per aggiotaggio, il primo anche di insider trading. Nessun riferimento ai politici che hanno goduto su conti di guadagni «fortunati» o di finanziamenti generosi.
Dalle carte emerge un «sodalizio» tra Fiorani, Boni, Consorte, Sacchetti e il finanziere bresciano Emilio Gnutti, uno dei principali «concertisti» occulti che aiutarono Fiorani nella scalata. Un accordo che «fungeva da "stanza di compensazione" e da schermo nei rapporti di dare e avere» tra Consorte-Sacchetti, da un lato, e Gnutti, dall’altro, consentendo «a Fiorani, per il tramite di Boni, di trasferire indebite plusvalenze sui conti di Consorte e Sacchetti nonché di Gnutti, a fronte di "appoggi" ottenuti da Unipol spa ovvero per altri favori ricevuti anche a titolo personale». Giovanni Consorte ha confermato che Fiorani gli chiese di aumentare l’impegno di Unipol in Antonveneta proponendogli del denaro: «Dissi esplicitamente: "lascia perdere"». Aggiungendo: «Non è vero che Fiorani avesse quantificato il premio per me e Sacchetti in 5 milioni di euro, si trattava di un’offerta generica». Ma per il pm «la versione difensiva degli indagati non appare verosimile». Secondo l’accusa, che parla di «operazioni che devono ancora essere ricostruite», inoltre Gnutti diede a Consorte e Sacchetti «circa 54 milioni di euro tra il 2001 e il 2005». Consorte ha giustificato quei soldi come compensi per consulenze prestate negli anni alla Hopa di Gnutti, a partire dalla scalata Telecom.
Alcuni dei sequestri sono stati già eseguiti, come quello del conto «Chopin» nella Banca Gottardo che la Procura collega al vice presidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, ex presidente della Provincia di Alessandria per la Margherita, accusato di ricettazione per aver ricevuto da Boni, in cambio dell’appoggio per l'acquisizione dell’ Istituto casse di risparmio da parte di Bpi, 5 miliardi di lire a Montecarlo, un milione di euro in Svizzera e 850 mila in contanti in Italia. Azione commentata entusiasticamente da Palenzona: «Finalmente. Emergerà la mia totale estraneità». Sequestrato anche un conto di Bruno Bertagnoli, l’operatore finanziario che avrebbe messo a disposizione i propri conti esteri per «ostacolare la riconducibilità a Consorte e Sacchetti di denaro di illecita provenienza».
Giuseppe Guastella
17 marzo 2006
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