Di recente ho scritto un articolo sul giornale della mia scuola sull'interpretazione socialista dei Puffi.
Eccolo:
I Puffi. Ovvero: Apologia del socialismo scientifico
Potrebbe sembrare alquanto inquietante scrivere un articolo riguardante il cartone animato dei Puffi in un giornale diffuso in un liceo.
Nonostante tutto, vorrei tranquillizzare i lettori, poiché questo articolo è stato da me redatto solo per fare alcune considerazioni su questo cartone animato. Considerazioni curiose, strane e a cui anch’io stesso credo poco, ma che ho avuto modo di leggere negli scorsi anni tramite alcune relazioni.
Secondo alcuni studiosi il noto cartone animato ha una matrice strettamente politica legata ad un’ideale socialista che, volendo, può addirittura essere ricondotta ad uno modello di stampo sovietico.
Per avallare o criticare queste tesi, dobbiamo analizzare i vari aspetti del noto cartone animato.
Innanzitutto i puffi sono il frutto della penna del disegnatore belga Pierre Cuillford e nacquero nel 1958. Ma il loro successo raggiunge il massimo negli anni ’80 grazie alla messa in onda di numerosi loro episodi sulle reti televisive anche italiane.
Ma ora badiamo all’organizzazione dei i puffi, analizzando, per prima cosa, i personaggi.
I puffi sono piccoli ometti blu che vivono in un curioso paesino dalle case a forma di funghi, il loro capo, che praticamente è il personaggio principale della storia è il Grande Puffo.
Il Grande Puffo è il grande capo di tutto il villaggio, ha una folta barba, ed un cappello rosso che lo distingue dagli altri puffi. A quanto pare, egli ha competenza sia in politica estera (per sventare gli attacchi dei propri nemici) sia in politica interna dove è il protagonista nella vita del paese. Possiede quindi un potere assoluto, essendo l’anziano della città, e viene seguito sempre convintamente da tutti. Il grande puffo, se si valuta anche la folta barba bianca, ha una certa somiglianza con l’ideatore del socialismo scientifico Karl Marx, inoltre alcune relazioni fanno notare come non sia un caso che egli abbia il cappello di colore rosso.
Ma torniamo ai personaggi ed analizziamo quello che nelle storie è il puffo più citato dopo il Grande Puffo: il Puffo quattrocchi. Il Puffo, chiamato così perché porta gli occhiali, contesta sempre il Grande Puffo per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica e, per ciò, numerose volte viene allontanato con la forza dal villaggio dai puffi stessi. Questo personaggio, riconducibile tramite un ragionamento analogo a quello utilizzato per la “Fattoria degli animali di Gorge Orwell, a Lev Trotzkij, rappresenta come vi siano forze di dissenso interne alla comunità ma, nonostante tutto, l’ordine sia sempre assicurato dal Grande Puffo.
Come non parlare del personaggio senza dubbio più emblematico di tutti, ovvero Puffetta.
Ella è l’unica donna presente nel villaggio e si distingue per una folta chioma bionda. Spontaneo, a questo punto, chiedersi come facciano i puffi a riprodurre la propria specie con una donna sola, ebbene Puffetta rappresenta l’ideale socialista della donna per quanto riguarda l’emancipazione sociale; inoltre, analizzando le causa della riproduzione appunto, Puffetta può rappresentare l’esistenza di una sorta di “comunismo sessuale” che si attua nel noto villaggio degli strano ometti blu.
Un altro personaggio ambiguo è senza dubbio il Puffo vanitoso: egli è di chiare tendenze omosessuali e usa spesso guardarsi allo specchio per ammirare la propria bellezza. Potrebbe testimoniare come, in una società socialista, anche chi ha tendenze sessuali diverse è ben accettato.
In seguito il Puffo forzuto può rappresentare come ci siano degni difensori della comunità e il Puffo poeta, e anche il Puffo pittore, di come anche altre forze produttive, oltre al mero lavoro, siano ben accette in quella società.
I Puffi hanno un nemico: il malvagio Gargamella, e pure questo è un personaggio tutto da analizzare. Il suo fine è il rapire i puffi per trasformarli in oro e per raggiungere questo obiettivo utilizza strampalati libri di magie. Si può notare, in questo caso, come Gargamella possa essere interpretato come il “nemico capitalista” desideroso solo di denaro (oro) e che non riesce mai nel suo fine non avendo le nozioni organizzative di base (gli strampalati libri di magie) che invece hanno i puffi (il capitale ?).
Ad accompagnare Gargamella vi è un gattaccio antipatico di nome Birba. Direte voi: Anche un gatto politicizzato !?! A quanto pare sì. Nella versione inglese del cartone il gatto Birba si chiama Azreal, chiaro nome di origine ebraica. Egli può rappresentare il nemico numero due del socialismo in URSS dopo il capitalismo, l’ebraismo appunto.
Dopo aver analizzato i vari personaggi, cerchiamo di vedere bene che tipo di linguaggio utilizzano i puffi. Avrete notato, anche grazie alla descrizione dei vari personaggi, come ogni puffo venga chiamato appunto “Puffo y,x ecc…”, ebbene questa usanza pare molto simile all’uso socialista di chiamare i propri membri “compagni”. Sempre dal punto di vista del linguaggio, dobbiamo notare come i puffi, una volta arrivati nel luogo di lavoro, abbiano l’usanza di cantare durante lo svolgimento di questo. Un costume molto in voga tra i contadini dell’est europeo…
Ma ora siamo giunti alla parte culminante della politologia puffica: il sistema economico.
Nel villaggio non pare esista il denaro, e ognuno svolge la propria mansione a seconda della propria inclinazione. Tutto ciò che viene prodotto, viene egualmente distribuito tra i membri della comunità sempre sotto il vigile sguardo del Grande Puffo. Impossibile non notare, questo bisogna riconoscerlo, una somiglianza al modello politico socialista valutando anche il fatto che i puffi non hanno intenzione di concorrere economicamente con qualcuno ma semplicemente intendono mandare avanti la comunità.
Dopo aver analizzato i vari aspetti del fumetto, anche dal punto di vista storico ci sono tesi che avallano queste ipotesi: in piena guerra fredda, ogni modo era buono pur di sconfiggere il nemico. Ecco perché i sovietici avrebbero addirittura delegato il belga Pierre Cuillford di scrivere una storia con queste caratteristiche, valutando anche che, secondo altre interpretazioni, i cartoni animati della Walt Disney rafforzavano la concezione capitalista in occidente.
Inoltre si fa notare come il cartone sia stato trasmesso soprattutto negli anno ’80, e in quegli anni, la generazione che aveva partecipato al noto ’68, avrà avuto sicuramente almeno un figlio. In questo caso il cartone animato può aver politicizzato i figli di coloro i quali erano stati partecipi ad un grande movimento di protesta anche verso i modi ed i costumi occidentali, specialmente quelli anglofoni: tanto che, sempre nella versione inglese, i Puffi si chiamano Smurf, e questa parola se scomposta può voler dire “Socialist Men Under a Red Father”, ovvero “Uomini socialisti sotto un rosso padre”.
Analizzati i vari aspetti, ecco una piccola nota sulla programmazione televisiva del cartone animato: esso fu trasmesso per anni con grande successo, ironia della sorte, dalle reti Mediaset. Nonostante tutto, furono, anche nel semplice contesto italiano, causa di diatribe politiche. E’ quello che emerge da uno dei libri che ha meno a che fare con questo cartone: nel libro di Massimo D’Alema “A Mosca l’ultima volta- Enrico Berlinguer e il 1984”, mentre l’autore parla degli anni ’80, si può leggere testualmente: “In Italia un gruppo di pretori ligi alle leggi spegne d’ufficio la saga dei Puffi”.
Dunque si può notare come i puffi, anche se il problema esposto da D’Alema era puramente di carattere comunicativo, abbiano avuto una grande propensione verso tutti ciò che è politica.
Mi è sempre piaciuto analizzare aspetti più o meno noti, giusti e stravaganti, di fenomeni che comunque ci hanno lasciato qualche segno nella nostra formazione, seppur minimo.
Questo articolo è il frutto di una mia riflessione, ma soprattutto di un confronto con altre tesi che, anche se considero personalmente in parte inesatte ed esagerate, ho voluto analizzare.
Detto ciò queste interpretazioni sono semplicemente il frutto di idee che possono essere ritenute giuste o sbagliate, ma che comunque invitano a diffidare del semplicismo verso alcuni fenomeni che contribuisce a dare una interpretazione dei fatti sbagliata e non vera. Comprese, perché no, proprio queste tesi.
La scorsa settimana, ho letto su wikipedia una interpretazione dei Puffi in chiave massonica.
Eccola
da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Puffi#U..._massoneria.3F
Secondo una teoria recentemente pubblicata, i 99 Puffi sarebbero i 99 saggi - cristiani, biancovestiti - del Nuova Atlantide di Francesco Bacone, guidati da un Grande Puffo che, coi suoi 542 anni, sarebbe nato l'anno della salita al cielo (nascita celeste) del sacerdote boemo Jan Hus (conteggio a partire dall'anno di invenzione dei Puffi). I saggi invisibili, organizzati come 'operai' in ragione delle rispettive competenze, combattono la superstizione in Europa e aiutano il progresso delle scienze. Essi devono difendersi anche da Gargamella, lo stregone che appare vestito proprio come un ecclesiastico, e che va a caccia dei Puffi per fabbricare la pietra filosofale, simbolo della perfetta conoscenza. Quella dei Puffi sarebbe insomma, nella recente ipotesi, una loggia di muratori che affonderebbe le radici in un cristianesimo "illuminato", una loggia costituita da "pre-adamiti", individui che avrebbero recuperato l'originaria purezza persa col peccato delle origini; una loggia che può vantare la presenza al suo interno della Sophia - la Sapienza - nei panni di Puffetta (l'unica Puffa). Il linguaggio sarebbe quello antecedente i fatti narrati nel mito della Torre di Babele, composto da pochi termini fondamentali. Massimo Introvigne, in una sua recensione, ritiene si tratti "di una Gran Loggia che pratica l'arte massonica secondo la cosmologia gnostica degli Ancients".