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Discussione: i Puffi massoni?

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    Predefinito i Puffi massoni?

    I Puffi? Una loggia massonica

    di Massimo Introvigne

    I Puffi – i simpatici ometti blu creati dal belga Peyo (Pierre Cullifford, 1928-1992) – sono in realtà una metafora della massoneria. Il villaggio dei Puffi è una loggia massonica e Gargamella, il cattivo che ce l’ha con i Puffi, è un profano che non fa parte della massoneria e cerca di carpirne i segreti. Lo sostiene Antonio Soro, finora noto come studioso di scintoismo, in un curioso opuscolo dal titolo I Puffi, la “vera” conoscenza e la massoneria (EDES - Editrice Democratica Sarda, Sassari 2005), dove compie un vero e proprio tour de force per cercare di documentare la sua tesi. Nel libro si avverte anche l’eco di polemiche intra-massoniche: i Puffi rappresenterebbe un esoterismo massonico di natura gnostica che la massoneria moderna, imboccata la via del razionalismo, avrebbe in gran parte smarrito.
    Secondo Soro, già i colori dei Puffi sono massonici. Il blu è il colore “pneumatico” dei figli del Dio misterioso nelle scuole gnostiche antiche. Il berretto bianco dei Puffi rappresenta la purezza cui lo gnostico aspira. Il Grande Puffo è “il Maestro di Loggia”, vestito – solo lui – con cappuccio e pantaloncini rossi, che rimandano al fuoco dello Spirito e alla simbologia del grado massonico dell’Arco Reale. Se si esclude l’unica femmina, Puffetta, i Puffi sono novantanove, come i gradi di certe massonerie esoteriche e i saggi vestiti di bianco nella Nuova Atlantide (1643)di Francesco Bacone (1561-1626), un’opera che esercita un’influenza notevole sui primi massoni britannici. Le case dei Puffi assomigliano a funghi, anzi a un fungo particolare, l’amanita muscaria, che può essere velenoso: ma l’iniziato massonico trasforma il veleno in elisir di rigenerazione. Soro avrebbe anche potuto aggiungere che in piccole dose l’amanita muscaria è stata usata come allucinogeno lungo un arco storico che va dagli sciamani agli hippie, e che secondo il curioso esoterista John Allegro (1923-1988), oggetto oggi di una riscoperta negli ambienti accademici americani, lo avrebbero usato anche i primi cristiani, così che molti miracoli di Gesù sarebbero in realtà esperienze allucinogene.
    I Puffi non sono uomini. Nell’interpretazione di Soro sembrano essere – o meglio essere riusciti misteriosamente a ridiventare - quelli che una vasta tradizione esoterica chiama “pre-adamiti”, esseri vissuti prima di Adamo in uno “stato edenico primordiale”. Prima di Adamo, e del caos causato dagli uomini e rappresentato dall’episodio biblico della Torre di Babele, non è necessario un vocabolario completo. Nell’edenico stato di natura ci si comprende con poche parole. Così per i Puffi il verbo “puffare” sostituisce quasi tutti i nostri verbi. Quando un Puffo, anziché “Voglio mangiare una mela”, dice “Voglio puffare una mela”, Soro spiega che “per una comunità tornata all’Eden cosmico le cose hanno tendenze naturali, sicché nel contesto del vissuto è perfettamente chiaro ciò che si intende. L’unica lingua con un vocabolario ‘essenziale’ si è di nuovo affermata sulla moltitudine di parlate grazie all’azione dello Spirito, e i pensieri procedono nella direzione naturale degli eventi”.
    Si tratta di una vera e propria “Gran Loggia dei Puffi”, dove l’iniziazione è data per sempre. Il Puffo Selvaggio è voluto uscire dal villaggio dei Puffi (la Gran Loggia) e andare a vivere nella foresta (il mondo profano, fuori della massoneria), ma la porta per lui “rimane sempre aperta, perché egli è sempre – e sempre rimarrà – un Puffo”.
    La Gran Loggia dei Puffi che pratica l’arte massonica secondo la cosmologia gnostica degli Ancients – e non, per usare terminologie massoniche settecentesche, secondo il razionalismo illuminista dei Moderns – è insidiata da Gargamella. Questi è il profano che cerca di entrare nel villaggio dei Puffi senza mai riuscirci, perché la Gran Loggia rimane chiusa al non iniziato. Gargamella è vestito di nero, il che potrebbe evocare la magia nera, ma per Soro è più probabile che si tratti di una “toga ecclesiastica” da prete o da rabbino ortodosso anti-massonico: “Il Gargamella prete/rabbino è implacabile cacciatore della sapienza massonica, perché la sua tradizione non possiede più quella conoscenza capace di rinnovare l’uomo, di trasfigurare la banale realtà ilica in dorata realtà pleromatica. Egli combatte la massoneria ma allo stesso tempo ne ha bisogno, deve carpirne i segreti da tradurre in una pastorale, per non perdere la base dei fedeli”. Ma a quale espediente ricorre Gargamella per insidiare la Gran Loggia dei Puffi? Come nel mito gnostico dalla caduta di Sofia, egli cerca di rompere l’“androginia divina” che regna nel villaggio del Grande Puffo introducendovi l’elemento femminile, Puffetta, l’unica Puffa femmina. Ma l’operazione, pur creando notevoli perturbazioni, non riesce, perché il Grande Puffo possiede un’alchimia superiore a quella di Gargamella e vigila.
    Soro sa bene che i Puffi sono stati interpretati in molti modi diversi, tra l’altro come metafora di una società socialista utopistica. A sostegno della sua tesi cita un dato filologico: i Puffi compaiono per la prima volta sul Journal de Spirou il 23 ottobre1958, mentre due personaggi che danno il titolo a una serie precedente di Peyo, Johan e Pirlouit, sono alla ricerca di un flauto magico, che evoca immediatamente l’opera omonima di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), la cui relazione con la massoneria è ben nota.
    Si potrebbe obiettare che il clima della scuola belga del fumetto, quella delle “linee chiare”, in cui matura la fortunata creazione di Peyo è piuttosto cattolicheggiante, e corrisponde a una reazione, ispirata ai valori morali e familiari, al fumetto americano considerato poco adatto alle buone famiglie cattoliche. E Soro pattina sul ghiaccio sottile – rischiando che qualcuno dei talebani nostrani, che tuonano contro Streghe o la serie di romanzi che hanno come protagonista Harry Potter, vieti agli incolpevoli figlioletti anche i Puffi – quando presenta gli ometti blu come esponenti di un satanismo “buono”, un luciferismo pienamente giustificato da una prospettiva coerentemente gnostica.
    L’opera di Soro nasce, al contrario, da una simpatia per i Puffi. Se la si prende troppo alla lettera si rischia di cadere nei rischi che Umberto Eco collegava alla “interpretazione infinita”. Ma i capolavori – e i Puffi, nel loro genere, lo sono – sono tali appunto perché sono aperti a una pluralità di interpretazioni. Per chi invece si interessa di cose massoniche, il quesito di Soro rimane: riuscirà Gargamella a “puffare la massoneria”? A giudicare da certe tristi considerazioni dell’autore sulla massoneria razionalista di oggi, sembrerebbe che la risposta sia già implicita e che Gargamella in gran parte se la sia già puffata.

  2. #2
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    Ma non erano comunisti?

    Così almeno sostenevano Christian Fineschi e Christian George Guiggiani nel loro sito (non più esistente) di controinformazione fumettistica: Grande Puffo non sarebbe altro che l'incarnazione di Marx, Quattrocchi del contestatore Trockij (che non a caso viene sistematicamente buttato fuori dal villaggio a calci) e Gargamella, che vuole trasformare i Puffi in oro, del capitalismo. Inoltre, il cartone non sarebbe una semplice trasposizione degli ideali di sinistra di Peyo, ma una precisa strategia di indottrinamento delle masse per preparare un futuro asservimento a un modello di vita comunista.



    *^*^*^*^*^*^*^*^

    PUFFI COMUNISTI



    I puffi sono delle creature di colore blu, indossano tutti un berretto bianco, tranne il capovillaggio che ha un berretto rosso. La loro età non è ben definibile, diciamo che ci sono un anziano (Grandepuffo) ed il resto della comunità sembra essere composto da individui adulti ma ancora relativamente giovani, ciò ha notevoli ripercussioni anche nella vita sociale del villaggio e nei rapporti tra gli individui.
    Il genere sessuale è indefinibile dai tratti somatici che sono uniformi per tutti i puffi, lo si intuisce dai comportamenti sociali. La mancata differenziaZione tra i sessi e tra gli individui sicuramente riporta all’idea comunista di società egualitaria senza barriere tra i sessi e tra gli individui .Ciò crea una omologazione ad un modello fisico tipo di tutti gli abitanti del villaggio, un’inquietante somiglianza con uno degli aspetti più biechi dei regimi comunisti che spersonalizzavano l’individuo annegandolo nella massa. C’è un solo essere femminile all’interno della comunità, si chiama Puffetta e si distingue dagli altri per una fluente chioma bionda. I puffi si identificano l’uno con l’altro solamente grazie al ruolo che ognuno ricopre nel processo di produzione, il loro nome è dato dalle abilità specifiche e dai compiti che assumono nel ciclo produttivo della comunità. La parola “puffo”, che precede la qualifica che contraddistingue i puffi assume perciò una funzione unificatrice ed identificatrice (sociale) dei membri del villaggio: è naturale il paragone con la parola “compagno” utilizzata dal partito comunista per identificare i membri dell’apparato e tutti i cittadini.


    Grandepuffo
    Il capo del villaggio si chiama Grandepuffo ed ha il potere decisionale in ogni ambito della vita sociale della comunità. Non è eletto ma si trova nella sua posizione forse perchè è il membro più anziano della comunità, il suo potere è incontestabile dai puffi. L’unico che alle volte si contrappone a Grandepuffo è Quattrocchi, ma con scarsi risultati. Il capo supremo fa rispettare le leggi del villaggio e determina la vita sociale ed economica dello stesso, regolando di conseguenza tutte le attività che i puffi svolgono. Le sue fattezze così particolari non possono far sì che non venga paragonato a Carl Marx, autore de “Il Capitale” e capostipite dell’ idea socialista in cui il popolo sovietico e comunista (i puffi) si riconoscono e credono ciecamente. A Grandepuffo-Marx i puffi si rapportano quasi come ad un idolo, un duce supremo onnisciente. Egli è venerato, infallibile e nelle avversità riesce sempre egregiamente a guidare la comunità di cui è capo fuori dai guai. Ipotesi che verrebbe confermata anche dal ruolo che Grandepuffo ricopre all’interno della vita sociale del villaggio… quella di un “grande compagno” (è stato stabilito che nel linguaggio dei Puffi la parola puffo denota l’ individuo ma connota “compagno”).

    Quattrocchi
    E’ forse il personaggio più interessante dopo Grandepuffo, il suo ruolo sociale all’ interno della comunità è quello del contestatore. Si contrappone a Grandepuffo nelle scelte da prendere per la vita villaggio e la sua pedanteria molto spesso scade nel ridicolo. Il suo ruolo attanziale è quello di un leader nell’ ombra. Anche le caratteristiche fisiche del personaggio Quattrocchi sono molto particolari, porta gli occhiali ed assume sempre un’ aria ed una posa da saccente nei confronti dei suoi “compagni”. Grandepuffo non sembra dare molto peso al Quattrocchi ma se improvvisamente il villaggio si trovasse senza la guida dell’ anziano despota, l’ occhialuto puffo sarebbe il successore naturale. Facendo un paragone con la storia dell’ Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) questo personaggio sembra richiamare alla memoria il compagno Lev Davidovic Trockij (pseudonimo di Lejba Bronstejn) ucciso dagli emissari di Stalin (pseudonimo di Iosif Vissarionovic Dzugasvili) in Messico il 20 Agosto 1940. All’ interno della vita del villaggio quindi si riproporrebbe lo scontro tra la linea dura e russocentrica di Grandepuffo/Stalin, contro quella rivoluzionaria mondiale, contestatrice di Quattrocchi/Trockij. Non mancano episodi peraltro dove Quattrocchi viene allontanato dal villaggio ed espulso dalla comunità dei puffi che si ribellano contro le continue contestazioni. Tutto ciò non fa altro che orientare la vita del villaggio su un modello non solo comunista, ma addirittura staliniano!

    Puffetta
    Altro personaggio di straordinaria rilevanza all’ interno della comunità è Puffetta. Puffetta è l’ unico essere femminile nel villaggio (fino a quando non ne viene introdotto un altro in una serie successiva), i modi di fare e il campo di azione del personaggio Puffetta sono identici a quelli di tutti i componenti maschi della comunità ma il villaggio senza di lei sarebbe solo una grande comunità maschile. Se i puffi hanno rapporti sessuali, allora Puffetta essendo l’ unica donna del villaggio, si presta (evidentemente a turno) a questa attività in puro spirito di condivisione totale delle risorse. Una teoria interpretativa identifica Puffetta come un elemento di rottura della famiglia patriarcale che vedeva la donna emarginata e posta in secondo piano nei rapporti di valore, interpersonali, sessuali e sociali. Probabilmente l’ elemento Puffetta attribuisce una maggiore idea di uguaglianza sociale ad i membri del villaggio che non risentono assolutamente della presenza di una sola femmina all’ interno del gruppo.

    Forzuto
    Ogni società ed ogni comunità attribuisce a qualche soggetto il monopolio della violenza legittima, nel villaggio dei puffi questo ruolo è di pertinenza di Forzuto. Forzuto è il braccio dell’ esecutivo (Grandepuffo). Egli ha potere di coercizione, in quanto la propria forza fisica lo rende istituzionalmente preposto a gestire l’ ordine della comunità. Non è un caso se in molti episodi è Forzuto che regola le espulsioni coatte dal villaggio o lotta con il nemico comune Gargamella. Il ruolo ricoperto da Forzuto lo inquadra come un tipico agente di sicurezza sovietico, anzi in molti episodi in vera e propria funzione di spia dell’ Nkvd (poi Kgb, adesso Fsb).

    Vanitoso
    Anche il puffo Vanitoso rientra a pieno titolo nella categoria di puffi che hanno un enorme peso sociale nella vita del villaggio. I modi di fare e gli atteggiamenti di vanitoso lo qualificano con certezza come un omosessuale, nonostante questa evidente diversità egli è accettato a pieno nella comunità. Vanitoso è la riprova che il villaggio dei puffi è basato sui principi di uguaglianza sessuale.

    Poeta/Pittore
    Puffo Poeta e puffo Pittore sono l'esempio che nel villaggio trovano spazio anche voci del dissenso che non vengono tollerate dal sistema vigente in URSS. I due personaggi infatti vengono introdotti con l'avvento della glasnost, ed in vero clima di disgelo contribuiscono ad arricchire una società che fino ad allora era solamente orientata alla produzione e all'applicazione dei principi marxisti-leninisti all'interno del villaggio.

    Gargamella
    Egli è il nemico giurato dei Puffi, un uomo di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo. Ha un obbiettivo nella vita che è quello di catturare i Puffi al fine di trasformarli in oro. E’ certamente il nemico numero uno dei Puffi, dal quale diffidare sempre perchè malvagio e infido. Gargamella non è altro che la raffigurazione umana del capitalismo! Altro elemento d’interesse può darcelo il libro di formule magiche adottato dal perfido mago, che altro non sarebbe se non un richiamo alla pochezza della cultura occidentale. I Puffi si trovano sempre a combattere contro Gargamella e sempre riescono brillantemente a sopraffarlo, ciò è segno dell’ incompatibilità tra il sistema socialista e quello capitalista che come previsto da Stalin avrebbero finito inevitablmente per scontrarsi tra loro.



    Smurf
    Il titolo originale delle tavole di Peyo era "La Flute à Six Schtroumpfs". Nella commercializzazione è stato modficato a seconda della lingua di programmazione del cartone animato (ci sono 25 versioni fino ad oggi). Ciò che ci interessa era il titolo con cui il cartone animato veniva proposto ai bambini angolofoni: SMURF
    Apparentemente il titolo non ha legami con il mondo reale ed è una pura fantasia, alcuni studiosi di questo fenomeno mediatico invece hanno provato a dare una interpretazione anche alle motivazioni per le quali è stato scelto questo nome bizzarro.
    Le iniziali di Smurf infatti potrebbero essere riferite a:

    Socialist
    Men
    Under a
    Red
    Father

    Per me ed il Mio Collega ciò sembra una forzatura alla ricerca, probabilmente viziata dalla Tesi di partenza.
    Tuttavia non è da escludere che sia l'ennesimo messaggio subliminale nascosto nei livelli di lettura profondi del cartone animato. In fin dei conti era soprattutto il mondo anglofono (USA-GB) il principale nemico del comunismo. Viste le innumerevoli sorprese che ci ha riservato questo studio non possiamo trascurare che sia possibile leggere il titolo del cartone animato come: "uomini socialisti sotto un padre rosso".

    [b]Il liguaggio e la musica[b]
    Elemento di fondamentale importanza che riconduce "Il Villaggio dei Puffi" ad un cartone animato di chiara matrice politico\partitica è il linguaggio.
    Innanzitutto i nomi dei personaggi, che come abbiamo già riportato indicano il ruolo che il soggetto assume nel processo produttivo e non sono stabiliti alla nascita come avviene nella normale prassi. Da un punto di vista semantico inoltre, la parola "puffo" si sostituisce molte volte al normale frasario (ad esempio verbi come "fare", sono tradotti come "puffare"), ma viene anteposta al nome dell'individuo per qualificarlo (puffo inventore, puffo poeta, et.).
    Da ciò è possibile dedurre che "PUFFO significa COMPAGNO"!

    In secondo luogo le canzoni che i puffi cantano durante le attività lavorative, ad esempio la famosissima "la la lala lala la lalalala................" (con una vaga somiglianza all'inno dell'URSS). Nel regime sovietico le canzoni che i lavoratori cantavano erano composte appositamente dall'intellighenzia e trattavano temi sociali, inneggiando al proletariato e alla produzione. Anche nel villaggio, l'attività lavorativa viene scandita dal ritmo di canzoni che servono per incitare i Puffi nel loro lavoro. E' tipica la scena in cui i Puffi si incamminano in fila indiana (capofila ovviamente è sempre l'omnipresente Grandepuffo) per recarsi a lavorare e cantano canzoni per incentivare la produzione. Oltre a questo le canzoni determinano l'appartenenza dei membri della comunità dei Puffi, con lo stesso ruolo delle note dell'Internazionale socialista.
    Durante le attività lavorative, è immancabile la coordinzione e la supervisione di Grandepuffo, lo stesso vale quando i Puffi suonano, infatti è Grandepuffo a dirigere l'orchestra.

    Il villaggio
    La struttura del villaggio è molto particolare, le abitazioni dei Puffi sono fatte a forma di fungo, sono composte da un unco locale, infatti le dimensioni sono molto limitate (elemento tipico dell'edeilizia popolare sovietica). I colori esterni sono sgargianti a dispetto di un interno molto scarno e spoglio.
    Le case del villaggio sono predisposte in modo che non ci siano "posizioni migliori" tra le abitazioni, anche la casa di Grandepuffo è mimetizzata in mezzo alle altre.
    Il villaggio è collocato in una vallata, non molto lontano c'è la magione del nemico dei Puffi, Gragamella che vive in una casa decadente e malmessa.


    L'economia
    Forse l'aspetto economico è uno dei più interessanti elementi a supporto dell'ipotesi che è sostenuta in queste pagine.
    L'economia del villaggio è pianificata e centralizzata sul modello socialista reale. Grandepuffo è l'artefice dei "piani" economici (di impostazione staliniana), non è possibile rintracciare attività private volte a fini di lucro nel villaggio. I poveri Puffi sono costretti a lavorare per vedere poi la produzione redistribuita secondo criteri egualitaristici stabiliti da Grandepuffo, per cui chi produce in maniera disomogenea si vedrà retribuito uniformemente, anche rispetto a chi ha prodotto più (o meno) di lui.
    Il mercato all'interno del villaggio è inesistente, anche la moneta non esiste; tutto avviene per principi redistributivi stabiliti e pianificati dall'alto. Lo scambio o il baratto non vengono praticati perchè i bisogni dei Puffi sono tutti identici dato che i Puffi sono "perfettamante uguali tra loro" anche nelle necessità. Infatti nella società dei Puffi non ci sono classi sociali, non esiste una borghesia in quanto i mezzi di produzione appartengono al popolo; i Puffi sono un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale. E' Grandepuffo che stabilisce che cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto. La conformazione del villaggio sotto il punto di vista economico perciò è quella di un Kolchoz sovietico.
    Questa inquietante analogia con i principi (soprattutto con i modi di attualizzazione) del marxismo-leninsmo è la riprova della faziosità del cartone animato. E' possibile anche identificare un'oligarchia comunista che si è soppiantata agli eventuali Kulaki preesistenti nel villaggio. Come sosteneva Milovan Gilas nei suoi scritti sull'oligarchia nel regime comunista (la c.d. Nomenklatura) anche nei puffi ci sono individui che, godendo del favore del capo, si arricchiscono alle spalle del popolo. Un esempio di ciò è Puffo Goloso, che infischiandosene dell'equa redistribuzione del cibo, approfitta della propria posizione per soddisfare la sua fame alle spalle degli altri Puffi.

    Il ruolo di Mosca

    La prima domanda che sorge spontanea dopo tutto ciò è: “chi è stato a pogettare i Puffi con questi intenti?”
    Probabilmente l'Intelligenzija sovietica non ha lasciato al caso i dettagli di quella che potremmo definire "operazione Puffo", ovvero come conquistare e plagiare le giovani menti occidentali (come abbiamo visto soprattutto i bambini anglofoni) per sconvolgere così le future classi dirigenti del sistema capitalista grazie ai mezzi di comunicazione di massa.
    Ovviamente il primo soggetto che potrebbe essere chiamato in causa per l'ispirazione dei Puffi è l'onnipresente K.G.B. (Komitet Gosudarstvennoij Bezopasnosti - Comitato per la sicurezza dello Stato). La disinformazione era una delle armi migliori dell'Intelligence sovietica che aveva capito molto bene l'importanza dei mezzi di comunicazione (come in tutti regimi in cui era negata la libertà d'espressione). Basta ricordare il famoso precedente dei Servizi dello Zar, l'Ochrana (Ochrannoe Otdelenie), in questo settore con i "Protocolli dei Savi Anziani di Sion" (libro che sosteneva la tesi del Complotto Ebrtaico) che aveva lo scopo di accentuare il pregiudizio nei confronti degli Ebrei (e giustificare i Pogrom). In vero stile sovietico è altrettanto probabile che il Kgb, dopo avere progettato "l'operazione Puffo", ne abbia delegato la realizzazione a terzi, Peyo appunto, per evitare coinvolgimenti diretti nella vicenda.

    Oggi, nel modo libero, con la fine di quasi tutti i regimi comunisti queste idee possono fare sorridere; ma nella lotta a tutto campo durante la guerra fredda ogni arma era ammessa e gli (apparentemente) innocenti Puffi potrebbero non avere fatto eccezione. Chissà se i ragazzi che oggi si riconoscono in partiti dell'estrema sinistra non siano stati influenzati nella loro infanzia dai Puffi.
    Concludendo, è certo che se i Puffi hanno fallito nel loro intento di plagio (se ciò che ho detto finora ha la minima veridicità), ciò molto probabilmente è imputabile sia al fatto che gli esempi del mondo socialista che il cartone animato proponeva non reggevano il confronto con la realtà del mondo capitalista e consumista, sia al fatto che le teorie di comunicazione sulle quali probabilmente il cartone animato si basava, sono state smentite in questi ultimi decenni.


  3. #3
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    ma a me sembra un pò paranoico vedere massoni e comunisti dappertutto: introvigne continua la caccia alle streghe

  4. #4
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    Carissima Silvia, teorie senz'altro affascinanti. Per non parlare di un libro recentissimamente uscito che parla della filosofia nei Simpson. Sarà che sono un complottologo, ma vedo sempre dietro ad ogni cartone animato un messaggio politico o esoterico (Moby Dick, Ulixes, persino Pollon)

    Per il resto...
    Mah, Introvigne non caccia streghe, è il massimo studioso di nuova religiosità e semmai caccia i farabutti che si nascondono dietro alle nuove religioni ed ai nuovi momimenti religiosi.

  5. #5
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    Di recente ho scritto un articolo sul giornale della mia scuola sull'interpretazione socialista dei Puffi.
    Eccolo:

    I Puffi. Ovvero: Apologia del socialismo scientifico
    Potrebbe sembrare alquanto inquietante scrivere un articolo riguardante il cartone animato dei Puffi in un giornale diffuso in un liceo.
    Nonostante tutto, vorrei tranquillizzare i lettori, poiché questo articolo è stato da me redatto solo per fare alcune considerazioni su questo cartone animato. Considerazioni curiose, strane e a cui anch’io stesso credo poco, ma che ho avuto modo di leggere negli scorsi anni tramite alcune relazioni.
    Secondo alcuni studiosi il noto cartone animato ha una matrice strettamente politica legata ad un’ideale socialista che, volendo, può addirittura essere ricondotta ad uno modello di stampo sovietico.
    Per avallare o criticare queste tesi, dobbiamo analizzare i vari aspetti del noto cartone animato.
    Innanzitutto i puffi sono il frutto della penna del disegnatore belga Pierre Cuillford e nacquero nel 1958. Ma il loro successo raggiunge il massimo negli anni ’80 grazie alla messa in onda di numerosi loro episodi sulle reti televisive anche italiane.
    Ma ora badiamo all’organizzazione dei i puffi, analizzando, per prima cosa, i personaggi.
    I puffi sono piccoli ometti blu che vivono in un curioso paesino dalle case a forma di funghi, il loro capo, che praticamente è il personaggio principale della storia è il Grande Puffo.
    Il Grande Puffo è il grande capo di tutto il villaggio, ha una folta barba, ed un cappello rosso che lo distingue dagli altri puffi. A quanto pare, egli ha competenza sia in politica estera (per sventare gli attacchi dei propri nemici) sia in politica interna dove è il protagonista nella vita del paese. Possiede quindi un potere assoluto, essendo l’anziano della città, e viene seguito sempre convintamente da tutti. Il grande puffo, se si valuta anche la folta barba bianca, ha una certa somiglianza con l’ideatore del socialismo scientifico Karl Marx, inoltre alcune relazioni fanno notare come non sia un caso che egli abbia il cappello di colore rosso.
    Ma torniamo ai personaggi ed analizziamo quello che nelle storie è il puffo più citato dopo il Grande Puffo: il Puffo quattrocchi. Il Puffo, chiamato così perché porta gli occhiali, contesta sempre il Grande Puffo per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica e, per ciò, numerose volte viene allontanato con la forza dal villaggio dai puffi stessi. Questo personaggio, riconducibile tramite un ragionamento analogo a quello utilizzato per la “Fattoria degli animali di Gorge Orwell, a Lev Trotzkij, rappresenta come vi siano forze di dissenso interne alla comunità ma, nonostante tutto, l’ordine sia sempre assicurato dal Grande Puffo.
    Come non parlare del personaggio senza dubbio più emblematico di tutti, ovvero Puffetta.
    Ella è l’unica donna presente nel villaggio e si distingue per una folta chioma bionda. Spontaneo, a questo punto, chiedersi come facciano i puffi a riprodurre la propria specie con una donna sola, ebbene Puffetta rappresenta l’ideale socialista della donna per quanto riguarda l’emancipazione sociale; inoltre, analizzando le causa della riproduzione appunto, Puffetta può rappresentare l’esistenza di una sorta di “comunismo sessuale” che si attua nel noto villaggio degli strano ometti blu.
    Un altro personaggio ambiguo è senza dubbio il Puffo vanitoso: egli è di chiare tendenze omosessuali e usa spesso guardarsi allo specchio per ammirare la propria bellezza. Potrebbe testimoniare come, in una società socialista, anche chi ha tendenze sessuali diverse è ben accettato.
    In seguito il Puffo forzuto può rappresentare come ci siano degni difensori della comunità e il Puffo poeta, e anche il Puffo pittore, di come anche altre forze produttive, oltre al mero lavoro, siano ben accette in quella società.
    I Puffi hanno un nemico: il malvagio Gargamella, e pure questo è un personaggio tutto da analizzare. Il suo fine è il rapire i puffi per trasformarli in oro e per raggiungere questo obiettivo utilizza strampalati libri di magie. Si può notare, in questo caso, come Gargamella possa essere interpretato come il “nemico capitalista” desideroso solo di denaro (oro) e che non riesce mai nel suo fine non avendo le nozioni organizzative di base (gli strampalati libri di magie) che invece hanno i puffi (il capitale ?).
    Ad accompagnare Gargamella vi è un gattaccio antipatico di nome Birba. Direte voi: Anche un gatto politicizzato !?! A quanto pare sì. Nella versione inglese del cartone il gatto Birba si chiama Azreal, chiaro nome di origine ebraica. Egli può rappresentare il nemico numero due del socialismo in URSS dopo il capitalismo, l’ebraismo appunto.
    Dopo aver analizzato i vari personaggi, cerchiamo di vedere bene che tipo di linguaggio utilizzano i puffi. Avrete notato, anche grazie alla descrizione dei vari personaggi, come ogni puffo venga chiamato appunto “Puffo y,x ecc…”, ebbene questa usanza pare molto simile all’uso socialista di chiamare i propri membri “compagni”. Sempre dal punto di vista del linguaggio, dobbiamo notare come i puffi, una volta arrivati nel luogo di lavoro, abbiano l’usanza di cantare durante lo svolgimento di questo. Un costume molto in voga tra i contadini dell’est europeo…
    Ma ora siamo giunti alla parte culminante della politologia puffica: il sistema economico.
    Nel villaggio non pare esista il denaro, e ognuno svolge la propria mansione a seconda della propria inclinazione. Tutto ciò che viene prodotto, viene egualmente distribuito tra i membri della comunità sempre sotto il vigile sguardo del Grande Puffo. Impossibile non notare, questo bisogna riconoscerlo, una somiglianza al modello politico socialista valutando anche il fatto che i puffi non hanno intenzione di concorrere economicamente con qualcuno ma semplicemente intendono mandare avanti la comunità.
    Dopo aver analizzato i vari aspetti del fumetto, anche dal punto di vista storico ci sono tesi che avallano queste ipotesi: in piena guerra fredda, ogni modo era buono pur di sconfiggere il nemico. Ecco perché i sovietici avrebbero addirittura delegato il belga Pierre Cuillford di scrivere una storia con queste caratteristiche, valutando anche che, secondo altre interpretazioni, i cartoni animati della Walt Disney rafforzavano la concezione capitalista in occidente.
    Inoltre si fa notare come il cartone sia stato trasmesso soprattutto negli anno ’80, e in quegli anni, la generazione che aveva partecipato al noto ’68, avrà avuto sicuramente almeno un figlio. In questo caso il cartone animato può aver politicizzato i figli di coloro i quali erano stati partecipi ad un grande movimento di protesta anche verso i modi ed i costumi occidentali, specialmente quelli anglofoni: tanto che, sempre nella versione inglese, i Puffi si chiamano Smurf, e questa parola se scomposta può voler dire “Socialist Men Under a Red Father”, ovvero “Uomini socialisti sotto un rosso padre”.
    Analizzati i vari aspetti, ecco una piccola nota sulla programmazione televisiva del cartone animato: esso fu trasmesso per anni con grande successo, ironia della sorte, dalle reti Mediaset. Nonostante tutto, furono, anche nel semplice contesto italiano, causa di diatribe politiche. E’ quello che emerge da uno dei libri che ha meno a che fare con questo cartone: nel libro di Massimo D’Alema “A Mosca l’ultima volta- Enrico Berlinguer e il 1984”, mentre l’autore parla degli anni ’80, si può leggere testualmente: “In Italia un gruppo di pretori ligi alle leggi spegne d’ufficio la saga dei Puffi”.
    Dunque si può notare come i puffi, anche se il problema esposto da D’Alema era puramente di carattere comunicativo, abbiano avuto una grande propensione verso tutti ciò che è politica.
    Mi è sempre piaciuto analizzare aspetti più o meno noti, giusti e stravaganti, di fenomeni che comunque ci hanno lasciato qualche segno nella nostra formazione, seppur minimo.
    Questo articolo è il frutto di una mia riflessione, ma soprattutto di un confronto con altre tesi che, anche se considero personalmente in parte inesatte ed esagerate, ho voluto analizzare.
    Detto ciò queste interpretazioni sono semplicemente il frutto di idee che possono essere ritenute giuste o sbagliate, ma che comunque invitano a diffidare del semplicismo verso alcuni fenomeni che contribuisce a dare una interpretazione dei fatti sbagliata e non vera. Comprese, perché no, proprio queste tesi.

    La scorsa settimana, ho letto su wikipedia una interpretazione dei Puffi in chiave massonica.
    Eccola

    da: http://it.wikipedia.org/wiki/Puffi#U..._massoneria.3F
    Secondo una teoria recentemente pubblicata, i 99 Puffi sarebbero i 99 saggi - cristiani, biancovestiti - del Nuova Atlantide di Francesco Bacone, guidati da un Grande Puffo che, coi suoi 542 anni, sarebbe nato l'anno della salita al cielo (nascita celeste) del sacerdote boemo Jan Hus (conteggio a partire dall'anno di invenzione dei Puffi). I saggi invisibili, organizzati come 'operai' in ragione delle rispettive competenze, combattono la superstizione in Europa e aiutano il progresso delle scienze. Essi devono difendersi anche da Gargamella, lo stregone che appare vestito proprio come un ecclesiastico, e che va a caccia dei Puffi per fabbricare la pietra filosofale, simbolo della perfetta conoscenza. Quella dei Puffi sarebbe insomma, nella recente ipotesi, una loggia di muratori che affonderebbe le radici in un cristianesimo "illuminato", una loggia costituita da "pre-adamiti", individui che avrebbero recuperato l'originaria purezza persa col peccato delle origini; una loggia che può vantare la presenza al suo interno della Sophia - la Sapienza - nei panni di Puffetta (l'unica Puffa). Il linguaggio sarebbe quello antecedente i fatti narrati nel mito della Torre di Babele, composto da pochi termini fondamentali. Massimo Introvigne, in una sua recensione, ritiene si tratti "di una Gran Loggia che pratica l'arte massonica secondo la cosmologia gnostica degli Ancients".
    Livio

  6. #6
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    il villaggio dei puffi si può interpretare come la comunità dove esiste il cosiddetto "comunismo primitivo"...con interpretazioni + o meno variabili a seconda dell'ideologia, ma quella è l'impressione che ne si ha.

  7. #7
    Ashmael
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Livio
    Di recente ho scritto un articolo sul giornale della mia scuola sull'interpretazione socialista dei Puffi.
    Eccolo:

    I Puffi. Ovvero: Apologia del socialismo scientifico
    Potrebbe sembrare alquanto inquietante scrivere un articolo riguardante il cartone animato dei Puffi in un giornale diffuso in un liceo.
    Nonostante tutto, vorrei tranquillizzare i lettori, poiché questo articolo è stato da me redatto solo per fare alcune considerazioni su questo cartone animato. Considerazioni curiose, strane e a cui anch’io stesso credo poco, ma che ho avuto modo di leggere negli scorsi anni tramite alcune relazioni.
    Secondo alcuni studiosi il noto cartone animato ha una matrice strettamente politica legata ad un’ideale socialista che, volendo, può addirittura essere ricondotta ad uno modello di stampo sovietico.
    Per avallare o criticare queste tesi, dobbiamo analizzare i vari aspetti del noto cartone animato.
    Innanzitutto i puffi sono il frutto della penna del disegnatore belga Pierre Cuillford e nacquero nel 1958. Ma il loro successo raggiunge il massimo negli anni ’80 grazie alla messa in onda di numerosi loro episodi sulle reti televisive anche italiane.
    Ma ora badiamo all’organizzazione dei i puffi, analizzando, per prima cosa, i personaggi.
    I puffi sono piccoli ometti blu che vivono in un curioso paesino dalle case a forma di funghi, il loro capo, che praticamente è il personaggio principale della storia è il Grande Puffo.
    Il Grande Puffo è il grande capo di tutto il villaggio, ha una folta barba, ed un cappello rosso che lo distingue dagli altri puffi. A quanto pare, egli ha competenza sia in politica estera (per sventare gli attacchi dei propri nemici) sia in politica interna dove è il protagonista nella vita del paese. Possiede quindi un potere assoluto, essendo l’anziano della città, e viene seguito sempre convintamente da tutti. Il grande puffo, se si valuta anche la folta barba bianca, ha una certa somiglianza con l’ideatore del socialismo scientifico Karl Marx, inoltre alcune relazioni fanno notare come non sia un caso che egli abbia il cappello di colore rosso.
    Ma torniamo ai personaggi ed analizziamo quello che nelle storie è il puffo più citato dopo il Grande Puffo: il Puffo quattrocchi. Il Puffo, chiamato così perché porta gli occhiali, contesta sempre il Grande Puffo per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica e, per ciò, numerose volte viene allontanato con la forza dal villaggio dai puffi stessi. Questo personaggio, riconducibile tramite un ragionamento analogo a quello utilizzato per la “Fattoria degli animali di Gorge Orwell, a Lev Trotzkij, rappresenta come vi siano forze di dissenso interne alla comunità ma, nonostante tutto, l’ordine sia sempre assicurato dal Grande Puffo.
    Come non parlare del personaggio senza dubbio più emblematico di tutti, ovvero Puffetta.
    Ella è l’unica donna presente nel villaggio e si distingue per una folta chioma bionda. Spontaneo, a questo punto, chiedersi come facciano i puffi a riprodurre la propria specie con una donna sola, ebbene Puffetta rappresenta l’ideale socialista della donna per quanto riguarda l’emancipazione sociale; inoltre, analizzando le causa della riproduzione appunto, Puffetta può rappresentare l’esistenza di una sorta di “comunismo sessuale” che si attua nel noto villaggio degli strano ometti blu.
    Un altro personaggio ambiguo è senza dubbio il Puffo vanitoso: egli è di chiare tendenze omosessuali e usa spesso guardarsi allo specchio per ammirare la propria bellezza. Potrebbe testimoniare come, in una società socialista, anche chi ha tendenze sessuali diverse è ben accettato.
    In seguito il Puffo forzuto può rappresentare come ci siano degni difensori della comunità e il Puffo poeta, e anche il Puffo pittore, di come anche altre forze produttive, oltre al mero lavoro, siano ben accette in quella società.
    I Puffi hanno un nemico: il malvagio Gargamella, e pure questo è un personaggio tutto da analizzare. Il suo fine è il rapire i puffi per trasformarli in oro e per raggiungere questo obiettivo utilizza strampalati libri di magie. Si può notare, in questo caso, come Gargamella possa essere interpretato come il “nemico capitalista” desideroso solo di denaro (oro) e che non riesce mai nel suo fine non avendo le nozioni organizzative di base (gli strampalati libri di magie) che invece hanno i puffi (il capitale ?).
    Ad accompagnare Gargamella vi è un gattaccio antipatico di nome Birba. Direte voi: Anche un gatto politicizzato !?! A quanto pare sì. Nella versione inglese del cartone il gatto Birba si chiama Azreal, chiaro nome di origine ebraica. Egli può rappresentare il nemico numero due del socialismo in URSS dopo il capitalismo, l’ebraismo appunto.
    Dopo aver analizzato i vari personaggi, cerchiamo di vedere bene che tipo di linguaggio utilizzano i puffi. Avrete notato, anche grazie alla descrizione dei vari personaggi, come ogni puffo venga chiamato appunto “Puffo y,x ecc…”, ebbene questa usanza pare molto simile all’uso socialista di chiamare i propri membri “compagni”. Sempre dal punto di vista del linguaggio, dobbiamo notare come i puffi, una volta arrivati nel luogo di lavoro, abbiano l’usanza di cantare durante lo svolgimento di questo. Un costume molto in voga tra i contadini dell’est europeo…
    Ma ora siamo giunti alla parte culminante della politologia puffica: il sistema economico.
    Nel villaggio non pare esista il denaro, e ognuno svolge la propria mansione a seconda della propria inclinazione. Tutto ciò che viene prodotto, viene egualmente distribuito tra i membri della comunità sempre sotto il vigile sguardo del Grande Puffo. Impossibile non notare, questo bisogna riconoscerlo, una somiglianza al modello politico socialista valutando anche il fatto che i puffi non hanno intenzione di concorrere economicamente con qualcuno ma semplicemente intendono mandare avanti la comunità.
    Dopo aver analizzato i vari aspetti del fumetto, anche dal punto di vista storico ci sono tesi che avallano queste ipotesi: in piena guerra fredda, ogni modo era buono pur di sconfiggere il nemico. Ecco perché i sovietici avrebbero addirittura delegato il belga Pierre Cuillford di scrivere una storia con queste caratteristiche, valutando anche che, secondo altre interpretazioni, i cartoni animati della Walt Disney rafforzavano la concezione capitalista in occidente.
    Inoltre si fa notare come il cartone sia stato trasmesso soprattutto negli anno ’80, e in quegli anni, la generazione che aveva partecipato al noto ’68, avrà avuto sicuramente almeno un figlio. In questo caso il cartone animato può aver politicizzato i figli di coloro i quali erano stati partecipi ad un grande movimento di protesta anche verso i modi ed i costumi occidentali, specialmente quelli anglofoni: tanto che, sempre nella versione inglese, i Puffi si chiamano Smurf, e questa parola se scomposta può voler dire “Socialist Men Under a Red Father”, ovvero “Uomini socialisti sotto un rosso padre”.
    Analizzati i vari aspetti, ecco una piccola nota sulla programmazione televisiva del cartone animato: esso fu trasmesso per anni con grande successo, ironia della sorte, dalle reti Mediaset. Nonostante tutto, furono, anche nel semplice contesto italiano, causa di diatribe politiche. E’ quello che emerge da uno dei libri che ha meno a che fare con questo cartone: nel libro di Massimo D’Alema “A Mosca l’ultima volta- Enrico Berlinguer e il 1984”, mentre l’autore parla degli anni ’80, si può leggere testualmente: “In Italia un gruppo di pretori ligi alle leggi spegne d’ufficio la saga dei Puffi”.
    Dunque si può notare come i puffi, anche se il problema esposto da D’Alema era puramente di carattere comunicativo, abbiano avuto una grande propensione verso tutti ciò che è politica.
    Mi è sempre piaciuto analizzare aspetti più o meno noti, giusti e stravaganti, di fenomeni che comunque ci hanno lasciato qualche segno nella nostra formazione, seppur minimo.
    Questo articolo è il frutto di una mia riflessione, ma soprattutto di un confronto con altre tesi che, anche se considero personalmente in parte inesatte ed esagerate, ho voluto analizzare.
    Detto ciò queste interpretazioni sono semplicemente il frutto di idee che possono essere ritenute giuste o sbagliate, ma che comunque invitano a diffidare del semplicismo verso alcuni fenomeni che contribuisce a dare una interpretazione dei fatti sbagliata e non vera. Comprese, perché no, proprio queste tesi.

    La scorsa settimana, ho letto su wikipedia una interpretazione dei Puffi in chiave massonica.
    Eccola

    da: http://it.wikipedia.org/wiki/Puffi#U..._massoneria.3F
    Secondo una teoria recentemente pubblicata, i 99 Puffi sarebbero i 99 saggi - cristiani, biancovestiti - del Nuova Atlantide di Francesco Bacone, guidati da un Grande Puffo che, coi suoi 542 anni, sarebbe nato l'anno della salita al cielo (nascita celeste) del sacerdote boemo Jan Hus (conteggio a partire dall'anno di invenzione dei Puffi). I saggi invisibili, organizzati come 'operai' in ragione delle rispettive competenze, combattono la superstizione in Europa e aiutano il progresso delle scienze. Essi devono difendersi anche da Gargamella, lo stregone che appare vestito proprio come un ecclesiastico, e che va a caccia dei Puffi per fabbricare la pietra filosofale, simbolo della perfetta conoscenza. Quella dei Puffi sarebbe insomma, nella recente ipotesi, una loggia di muratori che affonderebbe le radici in un cristianesimo "illuminato", una loggia costituita da "pre-adamiti", individui che avrebbero recuperato l'originaria purezza persa col peccato delle origini; una loggia che può vantare la presenza al suo interno della Sophia - la Sapienza - nei panni di Puffetta (l'unica Puffa). Il linguaggio sarebbe quello antecedente i fatti narrati nel mito della Torre di Babele, composto da pochi termini fondamentali. Massimo Introvigne, in una sua recensione, ritiene si tratti "di una Gran Loggia che pratica l'arte massonica secondo la cosmologia gnostica degli Ancients".
    La mia storia preferita dei Puffi sono "I Puffi Neri". Un puffo viene morso da una mosca, e diventa tutto nero, digrigna i denti, e morde gli altri puffi per farli diventare come lui. Un infuso di salsapariglia riuscirà alla fine risolvere la situazione, quando tutto pare perduto.
    In senso gnostico cosa vuol dire?
    E poi c'è "Il Puffissimo": in assenza del Grande Puffo un puffo instaura una dittatura personale, cui si oppone un movimento di resistenza. Solo l'arrivo del Grande Puffo fermerà la Puffa Civile. Be?

  8. #8
    Vittima del proporzionale
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    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    La mia storia preferita dei Puffi sono "I Puffi Neri". Un puffo viene morso da una mosca, e diventa tutto nero, digrigna i denti, e morde gli altri puffi per farli diventare come lui. Un infuso di salsapariglia riuscirà alla fine risolvere la situazione, quando tutto pare perduto.
    In senso gnostico cosa vuol dire?
    E poi c'è "Il Puffissimo": in assenza del Grande Puffo un puffo instaura una dittatura personale, cui si oppone un movimento di resistenza. Solo l'arrivo del Grande Puffo fermerà la Puffa Civile. Be?
    Ricordo quella inquietante puntata. Se non sbaglio il puffo forzuto moriva.
    Livio

  9. #9
    Ashmael
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    Non muore nessuno nelle storie dei Puffi, Il Puffissimo fu destituito, e ritornò un puffo normale.

  10. #10
    Vittima del proporzionale
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    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    Non muore nessuno nelle storie dei Puffi, Il Puffissimo fu destituito, e ritornò un puffo normale.
    Comunque il puffo forzuto rischiava di morire.
    Livio

 

 
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