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  1. #11
    piemonteis downunder
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    Milosevic era quello che ha fatto a Slovenia e Croazia quello che il governo romano avrebbe fatto alla Padania se avessimo avuto le palle per secedere. Ammettiamo pure che la vicenda Kosovo fosse stata opportunamente fabbricata dagli amerikani (su questo sono d'accordo), ma Milosevic nel 1991 aveva mandato l'esercito appena sloveni e croati avevano dichiarato la secessione! Questo ve lo siete gia' dimenticati?

  2. #12
    Simply...cat!
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    Citazione Originariamente Scritto da Alvise Nutti
    Dragos Kalajić!
    Melo ricordo bene questo personaggio nel '99 quando ospite fisso di RPL durante la guerra in Kosovo assicurava che la posizione della Lega avrebbe portato molti voti alle Europee.
    Infatti s'è visto.

  3. #13
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke
    Questo ve lo siete gia' dimenticati?
    No, infatti sono due cose differenti di diversa analisi.


    Ancora una volta sulla piana dei merli

    di Gilberto Oneto

    In questi giorni, molti, anche fra i nostri, si chiedono perché gli indipendentisti padani appoggino la Serbia contro il Kosovo che chiede autonomia e indipendenza. In più, molti si ricordano che in passato siamo stati feroci nemici della Serbia quando questa negava libertà a Sloveni e Croati. Perché questo diverso atteggiamento? Cos'è cambiato? Il diritto all'autodeterminazione è legato a una serie di condizioni che lo differenziano da una manifestazione di opinioni stravaganti ed extemporanee e ne fanno appunto un diritto naturale. La prima di queste condizioni è rappresentata dall'esistenza di una comunità e dal suo forte legame con il territorio. In altre parole deve esistere un gruppo umano che sia omogeneo per discendenza, lingua, cultura, esperienza storica, caratteri socio-economici e - soprattutto - per manifesta volontà di aggregazione. Questo deve essere radicato alla terra su cui vive, deve esserne parte fisica, spirituale e simbolica: una patria, una heimat (che suona meglio come "matria") è un insieme di tradizioni, storia, stirpe, esperienze, sacrifici, lavoro, cultura e volontà. Se una comunità diversa si insedia su di un territorio e vi diviene per qualche ragione maggioranza non costituisce una matria: è uno dei principi che ha sempre sostenuto un autonomista onesto e intelligente come François Fontan ed è lo stesso principio che è stato applicato anni fa nei paesi baltici quando hanno votato per la loro indipendenza dall'Urss. Si sono potuti esprimere solo quelli che vi vivevano prima dell'occupazione sovietica e i loro discendenti diretti, e non gli immigrati russi che sono stati trasferiti lì proprio per stravolgere gli assetti etnolinguistici (e politici) dell'area. I Kossovari sono albanesi illirici che sono stati insediati nel cuore dell'antica Serbia dagli occupanti ottomani per fiaccare la fiera resistenza dei nativi e che si sono riprodotti con efficienza terzomondista diventando nel tempo maggioranza della popolazione locale. La seconda condizione riguarda i principi stessi di autonomismo, libertà e rispetto per le differenze. Per essere rispettati occorre innanzitutto essere rispettabili: i Musulmani sono l'essenza stessa della negazione di ogni differenza e libertà; professano sopraffazione e intolleranza aggressiva. Assoggettarci a chi ci vuole distruggere non è liberalità, è masochismo. Il problema va poi inquadrato nell'ambito di un più che millenario scontro mortale fra l'Europa e il mondo islamico che l'aggredisce per distruggerne libertà e civiltà. Bosnia, Albania e Kosovo sono tre teste di ponte islamiche nel cuore dell'Europa, sono altrettante bombe a orologeria lasciate dai Turchi nella loro ritirata dai Balcani, il pericoloso detrito di una sanguinosa occupazione. Poiché la storia dei popoli è un caposaldo importante del loro presente e del loro futuro, è anche fondamentale ricordare che è stato grazie al tradimento degli Albanesi kossovari che i Turchi riuscirono a sopraffare l'eroica resistenza della Serbia cristiana. I seicentodieci anni che ci separano dalla triste giornata della Piana dei Merli (quando i Turchi batterono l'esercito serbo e ne occuparono la terra) valgono nelle valli del Kosovo poco più di qualche settimana: da una parte ci sono ancora le armate cristiane e dall'altra un'orda islamica che vuole sommergere tutto. Questa volta con strani alleati provenienti dall'ex Nuovo Mondo. E qui si viene all'attualità e all'immoralità dell'odierna aggressione alla Serbia. È ipocrita appellarsi a presunti motivi umanitari: non ci sono solo morti kossovari, ci sono anche morti serbi uccisi da bombe americane maneggiate dai giannizzeri dell'UCK o sganciate da Americani purosangue (si fa per dire). Ma se proprio si vogliono impedire i massacri di popolazioni civili (ma con quale diritto e con che faccia li vogliono impedire proprio loro, gli eroi di Wounded Knee, di Hiroshima e di My Lai, o del Cermis…), perché non occuparsi con uguale slancio umanitario del Ruanda, del Tibet, dei Cristiani sudanesi e indonesiani, dei Kurdi? Se si vuole veramente affermare l'universalità e l'intangibilità del diritto naturale all'autodeterminazione perché non si difendono gli Irlandesi, i Baschi o i Corsi? Perché non si bombardano gli aeroporti messicani, le città israeliane o i porti turchi? O perché non si intraprendono operazioni di dissuasione contro i confortevoli locali dello studio del dottor Papalia? Forse che i diritti dei Padani valgono meno di quelli di tutti gli altri? La NATO poi era sorta come un'alleanza difensiva destinata a proteggere i suoi membri da attacchi esterni: sulla base di quale decisione politica, di quale democratica scelta popolare è diventata una struttura offensiva che si dedica ad operazioni di guerra contro paesi sovrani che non hanno mai minacciato la sicurezza di nessuno dei suoi membri? Cosa ne dicono tutti quei pacifisti della mutua che strepitavano per il Vietnam, tutti quei comunisti trinariciuti e ipocriti che hanno passato una vita a berciare contro gli Amerikani? E' certamente un ardito e nobile esercizio di internazionalismo proletario quello di un Presidente del Consiglio comunista che regge la coda a chi bombarda i suoi ex compagni. Né le origini arabe che qualcuno gli attribuisce rendono meno odioso il suo tentativo di emulazione dei minuti servizi di Monica Lewinsky, sia pur trasferiti nel figurato (e sanguinario) campo della politica delle cannoniere. Gli avvenimenti del Kosovo, proprio come quelli di Albania e di Bosnia, sono un "intreccio di interessi islamico-mafiosi" (non lo diciamo noi ma Kiro Nikolovski su Limes), e quella regione è una delle pedine fondamentali di questo nuovo assalto all'Europa effettuato da un inusitato sodalizio di saraceni, picciotti, spacciatori, grembiulini e cow boys. Lazzaro Hrebeljanovic, principe di Serbia fu trucidato dal turco Bajezid e il suo esercito sconfitto alla Piana dei Merli con l'aiuto dei Kossovari traditori guidati da Costantino di Küstendil. Seguirono sei secoli di lotte, di sangue e di dolore prima che l'Europa riuscisse a ricacciare i Musulmani fuori dal suo territorio. Forse Lazzaro non era uno stinco di santo ma difendeva l'Europa cristiana. Neanche Slobodan Milosevic è uno stinco di santo ma oggi combatte una battaglia che somiglia a quella dei suoi avi molto di più di quel che si creda. Da che parte dovremmo stare?

  4. #14
    piemonteis downunder
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    Appunto, Berghem. Nel 1999 facevo anch'io il tifo per il popolo serbo (non necessariamente per Milosevic), ecc, e condivido ancora quello che dice Oneto.

    Ma oggi non e' il 1999, la guerra e' finita da tempo, la Serbia ha voltato pagina. Alla morte di Milosevic, prima di andare a rendergli omaggio in pellegrinaggio, bisogna fare il bilancio complessivo della sua vita. Si va a "onorarlo" per quel che ha fatto nel 1991, nel 1999, o cosa? Oggi non e' questione di schierarsi con il popolo serbo durante una guerra, in un momento ben preciso in cui tocca scegliere una parte o l'altra: e' solo questione di andare a omaggiare un leader defunto che e' stato ingiustamente accusato di determinati crimini ma ne ha commessi anche tanti di suoi. Questo non mi pare un motivo sufficiente per andare in pellegrinaggio alla sua tomba.

  5. #15
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    Io sto con Max Ferrari. E con Oneto.

  6. #16
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    Mi permetto eccome,avendo un padre che per anni lavorava nell'ex jugoslavia e sa i crimini che quella persona ha fatto..

    Ma poi..con che diritto ha massacrato croati e bosniaci?

    Brucerà all'inferno,la Padania non ha nulla a che vedere con lui..
    VALSESIA libera.. Paolo Tiramani

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem

    L'indipendentismo e l'Europa li salviamo con clinton, d'alema, le bombe all'uranio impoverito e la guerra mondialista?

    sì! l'ulivo mondiale lotta per la libertà dei popoli, punisce i cattivi e premia i buoni!

  8. #18
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    politicamente non è producente ma è pienamente legittimo da parte di Ferrari e gli altri andare al funerale di Milosevic.

  9. #19
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    onore al popolo serbo

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da PINOCCHIO
    politicamente non è producente ma è pienamente legittimo da parte di Ferrari e gli altri andare al funerale di Milosevic.
    Una posizione tutto sommato equilibrata,se Max Ferrari & C vanno a titolo personale.

 

 
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