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Discussione: Rosarno!

  1. #21
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Gli Spartacus neri di Rosarno

    Cosa ci fanno più di diecimila immigrati irregolari nelle campagne calabresi? E' ovvio, portano benessere a chi li sfrutta. Per farlo vivono in condizioni igieniche da porcile, sono pagati poco e in nero, non hanno nessun tipo di assistenza. La risposta cieca pronta e assoluta del solito coglione terzomondista è sempre la stessa: "Sono qui da noi perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare!". Tutto il contrario, pagate gli italiani il giusto e ci sarebbe la fila di calabresi disoccupati per prendere il loro posto.
    Gli immigrati lavorano in condizioni disumane che gli italiani non possono più tollerare, per questo sono qui. E allora, ancora, chi ci guadagna? I nuovi latifondisti, la criminalità in cerca di mano d'opera a basso costo, chi affitta dei tuguri a peso d'oro? Questa è solo la prima fascia, quella più visibile. Gli immigrati sono un bacino elettorale, portano voti sia a destra che a sinistra. Sono uno strumento di distrazione di massa usato dai partiti. La Lega e il Pdl vivono dell'uomo nero, del babau. Il Pdmenoelle e dintorni del buonismo a spese delle fasce più deboli della popolazione che vivono a diretto contatto con gli emigrati e si disputano le risorse. Voti a destra, voti a sinistra. In uno Stato dove migliaia di irregolari sfilano esasperati in una cittadina, Rosarno, e la mettono a ferro e a fuoco è evidente che lo Stato non c'è più. Africani contro calabresi, in mezzo il nulla di chi non si è mai fatto carico dei flussi migratori, dell'accoglienza, dell'integrazione.
    Voglio l'immigrato a chilometro zero o l'immigrato integrato. Non abbiamo bisogno di nuovi schiavi, ne abbiamo a sufficienza di autoctoni. E così, una rivolta di Spartacus neri, diventa SOLO un problema di ordine pubblico, di controllo del territorio. Maroni, dico a lei anche in rappresentanza dei ministri degli Interni precedenti: "Dove erano, dove sono, le Forze dell'Ordine in Calabria, le stesse che riescono a sequestrare con occhiuta precisione un cartello 30 x 50 cm contro Schifani a un cittadino, ieri a Reggio Emilia?".
    Gli africani irregolari sono sempre stati lì, splendenti nel sole dei campi del Sud e a marcire nelle topaie. E dov'erano, dove sono le varie istituzioni che fracassanno i coglioni all'ultima bancarella del mercato per l'igiene, lo scontrino, la licenza, la tassa di occupazione, dove sono? E soprattutto perché le paghiamo se vedono sempre e solo il fuscello e non la trave? L'Italia è un piccolo Paese, con poche risorse e un tasso di disoccupazione da far paura. Dobbiamo avere il coraggio di dirci che gli immigrati sono in prevalenza forza lavoro sfruttata, merce per imprenditori senza scrupoli e per politici e giornalisti con la erre moscia che cianciano di pozzi avvelenati. Una risorsa preziosa per i politici che li lasciano al loro destino. E' in corso una guerra, che qualche volta esplode, tra poveri: immigrati e cittadini italiani, entrambi presi per i fondelli. Lo Stato si è fermato a Rosarno.

    Beppe Grillo

    Blog di Beppe Grillo - Gli Spartacus neri di Rosarno - Commenti più votati

  2. #22
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    FOGNAME

    Taluno già osservava in anni non sospetti “come la competizione generale sul mercato del lavoro, così le discriminazioni fanno abbassare il saggio generale del salario e incrementano la redditività del capitale. Il loro utilizzo è tanto vecchio quanto lo stesso capitalismo. La storia del proletariato è anche la storia della competizione e della discriminazione all’interno di questa classe, che ha diviso i lavoratori irlandesi dai britannici, gli algerini dai francesi, i neri dai bianchi, i nuovi immigrati dai primi colonizzatori e così via, pressoché dappertutto.”* Tali precisazioni erano rivolte politicamente verso anche "i sinistri" d'allora e le loro "prese di Partito" sempre e cmq pro-lavoratori al semplice scopo d’autolegittimarsi nel quadro della competizione politica, sebbene i salariati di queste "anime belle e pie" potessero fare a meno da sempre, come tutta la storia della classe dei salariati dimostra vieppiù nei Paesi a vecchio capitalismo, dove quelle medesime anime nessun ruolo particolare avevano mai giocato, mentre dove lo avevano avuto si era subitamente prodotto l'inferno.
    Ora ci troviamo di fronte ad un caso che cito solo perché a noi vicino, ma che in realtà è la regola da decenni, di lavoratori *e sottoproletari carognamente inferociti contro altri lavoratori nella veste di veri e propri schiavi dei nostri tempi. Entrambe i gruppi esemplificano bene quell'esercito industriale di riserva di marxiana memoria il quale nelle sue articolazioni non era certo fatto di soli disoccupati e per giunta come le attuali statistiche li computano. Se fosse per i rosarnesi,*i calabresi, gli italiani ed i salariati tutti oggi i governi avrebbero di già emanato legislazioni ben peggiori della Bossi-Fini et similia. Come l'integrazione dei lavoratori nel capitalismo compiutasi nelle aree industrializzate sino a trent'anni orsono ha espresso ciò che di meglio e quanto il sistema basato sull'organizzazione capitalistica di industria e servizi poteva fornire previa una riduzione del tasso di concorrenza tra i salariati (la forma capitalistica della lotta per l'esistenza), adesso (si fa per dire, dobbiamo risalire infatti alla sua origine circa appunto trent'anni fa) lo spiegabile incremento di quella concorrenza ha prodotto una massa di disperati in giro per il pianeta ed un superamento delle dinamiche salariali classiche verso forme di neoschiavismo evidenziabili in ogni ambito lavorativo e date da un incremento statisticamente rilevabile delle ore settimanali di lavoro in parallelo ad una riduzione del salario reale. Potremmo misurare questo rilevato neoschiavismo come declino pronunciato del rapporto**tra reddito da lavoro dipendente (tutto) e ore lavorate, ma al denominatore potremmo porre l'incremento del rapporto tra ore lavorate e numero di salariati (tutti). Lo stesso risultato otterremmo se tenessimo conto solo dei salariati del settore privato.
    Sul piano qualitativo, l'ideologia da anime belle dell'internazionalismo proletario (nella realtà i tempi della “integrazione”) ha ceduto da tempo il passo ai comportamenti barbari dei salariati gli uni verso gli altri, la vera base sociale dei gangster che oggi stanno seduti ai governi di destra o sinistra che siano. Un lavoratore di Termini Imerese, e solo a titolo esemplificativo, pochi giorni fa riassumeva la sua protesta dicendo che i suoi capi Fiat avrebbero dovuto non esportare la produzione all'estero. In sostanza: che crepino altri potenziali salariati con i loro figli, nazionalisticamente ci siamo prima noi. Qualunque governo non potrebbe fare di meglio!
    *Lo stesso autore citato ebbe a continuare scrivendo che “La più importante di tutte le riforme compiute dal capitalismo fu naturalmente rappresentata dall’ascesa dello stesso movimento operaio. La continua estensione del diritto di voto fino ad interessare l’intera popolazione adulta, nonché la legalizzazione e la tutela dell’attività sindacale, integrarono il movimento operaio nelle strutture di mercato e nelle istituzioni politiche della società borghese. Il movimento operaio divenne da allora parte integrante del sistema, a condizione che questo si conservasse, e così sembrava, proprio per la capacità del sistema stesso di mitigare le contraddizioni di classe per mezzo delle riforme. Peraltro, queste riforme presupponevano condizioni economiche stabili ed uno sviluppo ordinato, che si potevano realizzare attraverso una crescente organizzazione sociale, di cui le stesse riforme erano parte integrante”.*
    Quelle stesse condizioni economiche oramai mutate verso un continuo declino dell’industrialismo capitalistico hanno prodotto speculativ capital da una parte e neoschiavismo dall’altra. Se, come deve essere, ci “è vietato l'abuso ideologico della nostra esistenza”, occorre stare in una sorta di “terra di nessuno” e considerare la natura dei salariati oggi per quella che è: i loro comportamenti solo l’unica vera base e sostegno della barbarie politica e sociale nella quale viviamo.

    * Paul Mattick, I limiti delle riforme, in www.countdownnet.info


    Giuseppe Sottile
    Ultima modifica di _Riccardo_; 10-01-10 alle 22:25

  3. #23
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Dal Sole 24 ore:


    Con circa il 10% di extracomunitari sul totale dei lavoratori agricoli nelle campagne la presenza di immigrati è una componente strutturale. Sono 98.155 i rapporti di lavoro regolari in agricoltura identificati come extracomunitari negli archivi Inps e appartengono a 155 diverse nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura - sostiene la Coldiretti - sono principalmente gli albanesi (15%), i rumeni (12%) e gli indiani (10%) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l'abilità e la cura che garantiscono alle mucche.
    Numerosi i «distretti agricoli» dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia-Romagna, dell'uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che - conclude la Coldiretti - gli immigrati occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del made in Italy alimentare nel mondo.


    Chiaro? La preoccupazione è questa. Chi raccoglie ora le arance? Il capitalismo soffre di questa insanabile contradizione: ha bisogno degli immigrati perché costano poco, nascono le contraddizioni con i lavoratori residenti, si crea la caccia al "nero" (non solo nel senso del colore) alimentata da ideologie razzista e xenofoba, si scaricano così le tensioni al livello dei poveri cristi, però poi rimane il problema che comunque questi immigrati straccioni pezzenti selvaggi incivili violenti e per nulla inclini a fare gli zii Tom servono, e come servono. E andate a pigliarvela in quel posto stramaledetti difensori del capitalismo!

  4. #24
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    Bravo Epifanio!

  5. #25
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Quando gli schiavi si ribellano e la loro rabbia spaventa la borghesia
    La rivolta rabbiosa ed improvvisa (ma prevedibile) dei braccianti africani della piana di Gioia Tauro, che hanno messo in atto una furiosa guerriglia urbana che rievoca le scene incendiarie della banlieue parigina o dei ghetti di Los Angeles di alcuni anni fa, ha turbato i sonni tranquilli di una società piccolo-borghese che si è ridestata attonita e sgomenta dal torpore in cui sono sprofondate pure le masse proletarie italiane, vittime di un razzismo strisciante alimentato quotidianamente dai media e dal governo in carica.
    Gli ipocriti e i benpensanti si scandalizzano facilmente di fronte alla rivolta degli immigrati, deprecando l’aggressività e la rabbia con cui si è manifestata, celebrando l’intervento armato delle forze dell’ordine, come se la violenza di chi reagisce all’oppressione non abbia una ragione morale superiore alla violenza perpetrata dall’oppressore. Gli schiavi non possono e non devono ribellarsi al loro padrone.
    La violenza fa parte di una società che la condanna come un delitto quando ad esercitarla sono gli ultimi e i più deboli, i negri, i proletari e gli oppressi in genere, ma viene legittimata come un diritto quando è una violenza sistemica esercitata dal potere, per cui viene autorizzata in termini di repressione armata finalizzata alla salvaguardia dell'ordine costituito, un ordine retto (appunto) sulla violenza di classe.
    Non a caso la violenza viene esecrata solo quando è opera degli oppressi e degli sfruttati. Si pensi alla rivolta di massa che alcuni anni fa esplose con furore nella banlieue parigina, espandendosi con la rapidità di un incendio alle altre periferie suburbane della Francia. Si pensi all’esplosione di rabbia e violenza dei lavoratori immigrati di Rosarno, in maggioranza di origine africana, oppressi e sfruttati a nero, maltrattati e vessati dai caporali e dalla criminalità al limite della sopportazione umana.
    Per comprendere tali fenomeni sociali occorre rendersi conto di ciò che sono diventate le aree periferiche e suburbane in Francia, ossia luoghi di ghettizzazione, degrado ed emarginazione, occorre verificare le condizioni brutali e disumane in cui sono costretti a vivere i lavoratori agricoli immigrati in Italia, sfruttati al massimo dagli sciacalli della malavita organizzata locale e dal padronato capitalistico di stampo mafioso e legale.
    In Italia meridionale si è formato un vero e proprio esercito di forza-lavoro migrante, in gran parte di origine africana, che si muove periodicamente dalla Campania alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia, seguendo il ciclo dei raccolti agricoli, che lavora nei campi in condizioni al limite della schiavitù e vive in ghetti subumani costituiti da baracche di cartone e nylon sostenute da fasce di plastica nera, in aree misere e degradate.
    Questi braccianti irregolari, in quanto clandestini, sono costretti a lavorare a nero e sotto al sole per 14 ore al giorno, retribuiti con meno di 20 euro giornalieri, sfruttati in condizione di estrema ricattabilità, sottoposti all’arroganza dei caporali e alle vessazioni della criminalità mafiosa che controlla sia i flussi migratori che il lavoro nero. Questa manodopera agricola offerta a bassissimo costo è estremamente conveniente, in quanto viene prestata senza rispettare alcun contratto sindacale e quindi senza osservare alcuna norma di sicurezza e di retribuzione, consentendo notevoli profitti economici.
    Dunque, per capire l’emblematica rivolta dei “nuovi schiavi” bisognerebbe calarsi nella loro realtà quotidiana dove il disagio sociale e materiale, il degrado urbano, la violenza e lo sfruttamento di classe, la precarietà economica, il dolore, la disperazione e l’emarginazione degli extracomunitari, costituiscono il retroterra materiale, sociale ed ambientale che produce inevitabilmente drammatiche esplosioni di rabbia, violenza e guerriglia urbana come quelle a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni in Calabria.
    Invece, tali vicende sono etichettate e liquidate (ingiustamente e banalmente) come atti di “teppismo” e “delinquenza”, secondo parametri razzisti e classisti che sono tipici di una mentalità ipocrita e benpensante che da sempre appartiene alla piccola borghesia.
    Lucio Garofalo
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  6. #26
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    VIVA LA LOTTA DEI LAVORATORI MIGRANTI



    E’ stata l’aggressione a due loro compagni a scatenare la rivolta dei braccianti immigrati di Rosarno. L’ennesima delle tante aggressioni che si ripetono sin dagli anni ‘90 da quando, cioè, in quelle terre, come in altre aree d’Italia e soprattutto del Sud, migliaia e migliaia di immigrati, arrivano per cercare un lavoro nelle campagne e trovano l’inferno.

    Quelli che i rosarnesi e qualche “democratico” giornale ha definito negri si sono ribellati per dire basta non solo alle aggressioni a colpi di fucile e di spranga ma soprattutto alla violenza quotidiana dello sfruttamento inumano cui sono sottoposti, alle condizioni ignobili delle baraccopoli in cui sono costretti a vivere. Da chi? Non certo da quella ‘ndrangheta di cui tanto si parla in queste ore, che sicuramente c’è e controlla affari e territorio, ma dai grandi e piccoli padroncini di cui la ‘ndrangheta è da sempre cane da guardia e collaboratore. E’ per questi padroni “puliti” che i 5000 braccianti immigrati che vivono a Rosarno e negli altri paesi della Piana lavorano oltre le 12 ore al giorno per meno di 2 euro l’ora: 20-24 euro al giorno di cui 6 devono andare al caporale che ogni mattina sceglie chi e quanti lavoreranno in quella giornata. La stessa situazione di Eboli, Castelvolturno (Campania), Cassibile (Sicilia ), e poi Cerignola, Stornara (Puglia), e di tante zone del Nord dove la ‘ndrangheta non c’è ma i padroni hanno la stessa fame di profitto.

    La legge Bossi-Fini, il reato di clandestinità introdotto con il “Pacchetto sicurezza”, le campagne anti-immigrati del governo e dei mass media, hanno reso ancora più arroganti queste sanguisughe che potendo usare la maggiore ricattabilità e subordinazione degli immigrati, non solo aumentano lo sfruttamento ma arrivano a rifiutarsi di pagare anche la miserabile paga dovuta. E se c’è chi protesta per avere i propri soldi, come è avvenuto a Rosarno, scattano le ritorsioni, le aggressioni, si costruiscono ad arte episodi di illegalità dei migranti al solo scopo di aizzare l’odio razzista, che non a caso si concentrano negli ultimi giorni della raccolta per costringere gli immigrati al silenzio o alla fuga. Quanto risparmieranno i padroni di Rosarno per tre mesi di lavoro delle migliaia di braccianti allontanati senza essere pagati nemmeno di quel miserabile salario?

    A tutto questo si sono ribellati questi lavoratori e l’hanno fatto in maniera non educata, senza usare i guanti bianchi ma distribuendo un po’ di quella violenza che assaggiano tutti i giorni in questo “bel paese”. Ci avevano provato in tutti questi anni ad usare le regole della non violenza, tanto care al papa e ai pacifisti nostrani, non ultimo il 13 dicembre 2008, quando dopo il ferimento di due ivoriani, sfilarono per le strade di Rosarno con i cartelli “Non sparateci contro” e rivolgendosi persino alle forze dell’ordine. Ma nessuno ha mosso un dito mentre i “bravi ragazzi” di Rosarno continuavano a divertirsi andando “a caccia del negro” sprangandoli dallo scooter in corsa, nessuno ha fiatato per le condizioni inumane dei loro lager. Eppure, come dice un volontario, tutti sapevano. Lo sapevano i cittadini che li emarginavano e li volevano lontani dalle loro strade perbene e che oggi si incazzano per qualche loro auto sfasciata, i sindacati, assenti se non conniventi, la cosiddetta sinistra che oggi fa finta di indignarsi (con cautela, però!) ma che in questi anni è stata responsabile, quanto questo governo, di altrettante leggi e campagne xenofobe (i CPT non sono nati con la legge Turco-Napolitano? E a Ponticelli non è stato un manifesto del PD a dare fuoco alla rivolta della popolazione contro gli immigrati?).

    Tutto il pietismo ipocrita sbandierato a favore dei migranti si è dissolto come neve al sole di fronte alla presa di parola, al protagonismo di questi lavoratori che hanno osato insorgere contro un trattamento non riservato nemmeno alle tante bestie domestiche che tanti “benpensanti” tengono nelle loro case accudendole amorevolmente.

    Qualcuno sta forse protestando per il comportamento del governo e del ministro Maroni che criminalizza ulteriormente i migranti, promettendo un pugno repressivo ancora più duro e che intanto sta deportando questi lavoratori nei lager chiamati ipocritamente Centri di accoglienza, in vista di una loro espulsione? Tutti a criticare invece gli “eccessi” dei migranti, il loro mancato rispetto della “convivenza civile” trasformandoli da vittime in carnefici, mentre, per un intero paese che si è dato alla caccia all’uomo, armi alla mano, si esprime “comprensione”.

    Noi non esprimiamo comprensione né per i padroncini che hanno fomentato questo pogrom e nemmeno per quei proletari che si sono lasciati coinvolgere in questa ignobile aggressione contro degli sfruttati che si guadagnano con un durissimo lavoro il diritto alla sopravvivenza, mentre molti di quelli che erano in piazza hanno in famiglia dei finti braccianti che godono dei contributi statali.

    Noi stiamo incondizionatamente dalla parte dei migranti, dei loro diritti, della loro lotta che ha svelato con la sua radicalità quanta ipocrisia c’è dietro il manto di buonismo che viene profuso a piene mani.

    Essi hanno lanciato un segnale, un grido di battaglia indicando la strada anche ai proletari italiani che nella loro stragrande maggioranza continuano a ritenere di poter difendere le proprie condizioni di vita e di lavoro solo subordinandole alle esigenze della propria azienda o della propria nazione.

    Ma come dimostrano gli effetti di questa crisi, di cui non si vede fuoriuscita all’orizzonte, tale attitudine subalterna non viene ripagata da governo e padroni che stanno invece approfittando della recessione in atto per imporre un ulteriore arretramento fatto di precarietà, disoccupazione e supersfruttamento per gli stessi lavoratori italiani.

    Le campagne di odio razzista non sono indirizzate alla chiusura delle frontiere (cosa tra l’altro impossibile) ma a tenere i lavoratori migranti in una situazione di estrema ricattabilità per imporre loro trattamenti di lavoro e salariali altrimenti intollerabili e nello stesso tempo utilizzarli come arma di pressione e di ricatto verso i lavoratori italiani.

    Per ciò riteniamo suicida da parte dei proletari italiani associarsi all’attuale clima xenofobo da cui non hanno nulla da guadagnare.

    È necessario invece raccogliere il segnale di determinazione espresso dai migranti per ridiscendere in campo e, finalmente, imporre ai padroni che non vi siano trattamenti differenziati a seconda del colore della pelle o del paese di provenienza dei lavoratori. Solo in questo modo si potrà contrastare la concorrenza tra proletari che serve solo a far aumentare i profitti per i capitalisti. È questa la premessa per trasformare la presenza dei migranti in un punto di forza per la difesa generalizzata delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i proletari.





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  7. #27
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    Rosarno, quattro giorni di ordinaria follia

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    Calati juncu ca l'acqua passa. Abbassati giunco, l'acqua passerà. Cosi hanno fatto le ‘ndrine calabresi durante la ‘Seconda Rivolta dei migranti' contro la ‘ndrangheta questo gennaio 2010
    Calati juncu ca l'acqua passa. Abbassati giunco, l'acqua passerà. Cosi hanno fatto le ‘ndrine calabresi durante la ‘Seconda Rivolta dei migranti' contro la ‘ndrangheta questo gennaio 2010.
    Hanno aspettato che arrivassero 1.500 poliziotti a fermare la caccia all'uomo nero in stile Alabama partita venerdì 8 e adesso si sono ‘'ripresi la città'' (così il Comitato dei cittadini, capeggiato dall'ex consigliere comunale Ventre, imprenditore dalle mille attività, parecchie contigue a certe famiglie che contano).

    La pax mafiosa è stata ristabilita. La ribellione degli africani agli spari continui (non sono cominciati giovedì 7, vanno avanti da cinque anni, oltre ai due feriti dell'11 dicembre 2008) e alla bottiglie lanciate dai motorini in corsa, non poteva essere tollerata da chi controlla capillarmente il territorio.
    E coloro che sostituiscono uno Stato assente, hanno anche pensato bene di mandare via la manodopera in eccedenza, quei nivuri che non si piegavano alle vessazioni mafiose, accorsi in massa dopo aver perso il lavoro nelle fabbriche del Nord (su oltre 300 deportati dal ghetto Rognetta si sono sfogati con noi almeno in 50, di cui una ventina ripiegati sulla Calabria da Sassuolo, Monza, Lumezzane, Vicenza e altri distretti in crisi), ma che non servivano più visto che arance e mandarini devono restare sui rami; "Per me possono marcire i purtualli (dal turco portokal)!" ripetevano i contadini in questi giorni. Un litro di succo d'arancia brasiliano al porto di Gioja viene sdoganato per un euro e 50. Ai produttori calabresi realizzarlo costa 1,70 euro. Fate due conti. Rendono di più i rimborsi europei.

    Ferire, non uccidere. Cacciare i neri, tenere i migranti docili. Cerchiamo di fare il punto a come si è arrivati a questa strage di Aigues Mortes in salsa piccante calabrese. Il morto non c'è stato, ma perché non lo volevano le ‘ndrine. Gli inquirenti della Procura di Palmi hanno spiegato, a microfoni spenti e lontano dalle telecamere del Tg1 di Minzolini: "Gli agguati intimidatori di giovedì 7 a 3 immigrati, i 4 feriti di venerdì e gli ultimi due spari contro i guineani di sabato sono stati fatti con lo stesso fucile, caricato ora a piombini ora a proiettili". La stessa mano. E con la stessa modalità: colpire braccia e gambe. Gambizzare, non uccidere. Se te ne vai, non ti ammazzo, se rimani fatti i fattitòi, era il messaggio dei Pesce e Bellocco, ‘gnuri incontrastati di queste terre. Anche i raid punitivi organizzati da cotrari (picciotti nel dialetto edmeo) in ronde di 30 e 40 avevano una strategia precisa: miravano solo ai nivuri e ignoravano cinesi, ucraini, bulgari e maghrebini. Nessun cronista se n'è accorto, ma durante la rivolta solo tre negozi erano aperti in città: quelli dei cinesi.
    La Triade da tempo (sospettano dalla Procura di Locri) ha stretto patti con le ‘Ndrine, e fioriscono anche sul versante jonico della Calabria le aziende di proprietà orientale. "Questi sono brutti tempi per noi", mormorava Kolya, che viene da Kiev, venerdì mattina, assistendo ai linciaggi impediti dalla polizia di Stato; "non mi fate parlare, io vivo qua da 8 anni e ci devo stare tutto l'anno", mormorava Ruben da Bahia Blanca, Argentina. "Noi arabi anche veniamo presi a bottigliate, ma non reagiamo. I fratelli neri invece si voltano e attaccano briga", spiegavano Ahmed e Ibrahim, dalle campagne di Casablanca, mentre assistevano ai pestaggi. Vivono a Rosarno da 3 anni; nessuno li ha degnati di uno sguardo. Le ‘Ndrine volevano cacciare solo i Nivuri, ma "Ora non dite che siamo razzisti!" tuona uno degli animatori del comitato di autodifesa, Nicola Paparatti: "Qua in Chiesa abbiamo pure la Madonna Nera!". E don Pino Varrà, il parroco, da due Natali (dalla Prima Rivolta dei migranti alla Ndrangheta nel dicembre 2008) mette nel presepe, notte del 24, un Gesù Bambino nero. Non pare che il messaggio sia stato colto dai fedeli rosarnesi. Altri scontri sono stati evitati ieri per un pelo: i collettivi cosentini capeggiati da Francesco Caruso volevano marciare su Rosarno per creare un ‘presidio antirazzista'. Dal centro sociale Cartella di Reggio, che conosce il territorio e dà assistenza legale da anni ai migranti, sono riusciti a dissuaderli: "Se mettete piede in paese, i rosarnesi non vi lasciano un osso sano. Compagni, questa settimana servirà all'analisi, per ora niente azione".

    Promesse non mantenute, bugie mediatiche. "Rimossi i ghetti della vergogna", titolano oggi Corriere e Repubblica online. Ma quali ghetti? Ieri alla ex fabbrica per la raffinazione del bergamotto ‘Rognetta' sono state azionate le ruspe dei vigili del Fuoco alle 11. A beneficio delle telecamere del Tg1 e del Tg5. Abbattute le foresterie dell'ex fabbrica, dove non dormiva nessuno. Rimane in piedi il corpo della fabbrica dove dormivano in 400, nelle tende in alluminio donate dalla regione Calabria dopo la prima rivolta, per non far dormire i migranti in baracche di plastica nera. Spente le telecamere,le ruspe si sono ritirate. Promessa per oggi la distruzione della ex Opera Sila, il secondo ghetto, ex oleificio per la raffinazione dell'olio lampante (quello da illuminazione) finanziato dalla Cee e mai aperto: l'imprenditore emiliano che ha preso i contributi europei è scomparso dopo l'inaugurazione. Non verrà abbattuto nulla, verranno solo cementati gli accessi, come già successo alla ex cartiera, dove Peacereporter era accorsa dopo l'incendio del luglio scorso che aveva minacciato di uccidere 300 migranti senza lavoro.

    Soldi mai visti I pochi bagni chimici nelle due strutture menzionate, e quelle penose baracche di lamiera che ieri restavano silenti con i pochi poveri oggetti abbandonati da burkinabe maliani e senegalesi in fuga, sono stati finanziati con 50mila euro regionali. Il ministro dell'interno Maroni ne aveva promessi 200mila nel febbraio 2009 per fronteggiare l'emergenza e creare delle strutture umane: vennero battezzati fondi P.o.r. per non far apparire che i soldi finissero agli extracomunitari. Un acronimo per far rientrare gli stanziamenti in alcune misure di sicurezza. Poca parte di quei fondi sono stati spesi: non si capisce come distribuirli tra regione e i comuni di Rosarno, San Ferdinando e Rizziconi. Qui si trovano i tre ghetti degli stranieri; i comuni citati da oltre 15 mesi sono commissariati per infiltrazioni (si fa per dire) delle ndrine, insieme con altri 6 amministrazioni della Piana: Gioja, Taurianova, tutti i paesi più grossi. Il terzo centro era uno di quelli che funzionava meno peggio:le Colline in contrada Marotta a Rizziconi, 15 chilometri da Rosarno. I migranti da 15 anni occupavano due casolari appartenenti sulla carta a due sorelle del clan Albanese, famiglia che domina a Cittanova. I beni erano sotto sequestro giudiziario, gli africani ci dormivano indisturbati. Il comune in luglio aveva addirittura messo acqua corrente e luce. "Ma dopo un mese non arrivava più ne luce né acqua: non avevano soldi per le bollette!" spiega Rocco Lucisano della Caritas di Rizziconi, venuto a dare assistenza agli ultimi 30 migranti rimasti in paese finché non riscuoteranno le spettanze per le ultime due settimane di lavoro. Sono nascosti da domenica tra gli uliveti; se oggi non riceveranno i soldi, i celerini hanno ordine di deportarli a forza verso i centri di accoglienza di Crotone e Bari, dove sono già arrivati in 1.300. "Che peccato vedere partire i ragazzi - mormora il pensionato 60enne Rocco - anche la notte di Natale con la Caritas avevamo mangiato qua con loro: venti volontari della parrocchia di san Martino e mille pasti distribuiti".
    Maroni aveva promesso che nessuno dei clandestini sarebbe stato espulso, il centro Migranti di Gioja assicurava sabato che "non si stanno identificando i 300 deportati a Crotone venerdì notte". Il ministro leghista aveva addirittura promesso a "tutti un permesso di soggiorno sanitario", per ripagarli dei tentati omicidi. Oggi ha già cambiato, idea, si va verso l'espulsione.

    Gli africani ci salveranno dalle ‘Ndrine E la residenza era già stata promessa a due africani ( una carta di soggiorno definitiva): un ivoriano e un ghanese, colpiti l'11 dicembre 2008 da colpi di kalashnikov esplosi da una auto in corsa, non avevano scelto il silenzio omertoso. Si erano messi subito in coda alla questura di Gioja Tauro per denunciare con un centinaio di altri migranti, estranei alla cultura della non collaborazione ch'i sbirri. "Gli africani salveranno Rosarno'' titolava un suo libro il blogger Antonello Mangano dopo quei fatti. Per la prima volta, in Calabria una intimidazione mafiosa veniva accertata e punita, oltre il muro dell'omertà. Arrestato Andrea Fortugno, un bulletto 20enne con precedenti penali, in maggio arrivava una sentenza di detenzione in primo grado. Venerdì scorso, mentre il comitato civico assediava il comune per chiedere di deportare i migranti, qualcuno appendeva un cartello "Andrea Fortugno è innocente!". Ai due africani, nonostante tre richieste di carta di soggiorno ex articolo 18 della legge Bossi Fini (collaborazione con la giustizia, un sistema pensato per invogliare le prostitute a denunciare gli sfruttatori, spiega l'avvocatessa Anna Foti della rete Migranti) l'ex prefetto di Reggio Musolino ha sempre negato i permessi definitivi.

    Ronde senegalesi contro i calabresi casomai! "Le ronde, se mai si faranno qua, le affidiamo ai senegalesi per tenere lontani gli ndranghetisti" spiegava il sindaco di Caulonia Ilario Amendolia, quando la Lega Nord voleva affidare la sicurezza ai cittadini. Stigliano, Riace e Caulonia sono tre paesini della provincia reggina sulla costa jonica, 80 chilometri da Rosarno, dove i sindaci da anni sanno sfruttare i fondi europei per integrare i rifugiati politici eritrei e curdi a 20 euro al giorno, un terzo di quanto costa tenere un immigrato in un Cpt. "Dopo questa rivolta contro lo strapotere mafioso, bisognerebbe affidare ai senegalesi la difesa della nostra terra in nome della legalità", ha scritto sul quotidiano ‘Calabria Ora' il direttore Paolo Pollichieni, "avreste dovuto vedere la faccia di un vecchio patriarca del clan Pesce sul balcone di casa ad imbracciare la lupara per respingere l'assedio dei migranti giovedì, per la prima volta tenuto a fronteggiar un assalto". "
    Qui sulla Jonica adesso vareremo delle ronde, ma le affidiamo ai nostri rifugiati etiopi e curdi per proteggere calabresi e migranti dai mafiosi", ha provocato di fronte ai cronisti Mimmo Lucano, il sindaco di Riace che 15 anni or sono pensò di affidare le case abbandonate dai calabresi emigrati ai rifugiati africani; nel suo curriculum due intimidazioni a colpi di lupara sul portone, auto bruciate.

    U preHettu! Vulimu u PreHettu!" Nella Piana hanno parlata greca proto-ionica. Pronunciano ancora la Fi aspirata, (diversa dalla Fi labiale) poi scomparsa dall'alfabeto delle lingue ellenico-joniche successive a Omero. Ogni Effe viene ingoiata con suono retro linguale, come il suono aspirato delle lingue arabe. I 200 invasati del comitato Civico che venerdì volevano "riprendersi la città", asserragliavano il Comune per imporre la loro volontà al commissario prefettizio (il consiglio comunale è stato sciolto) Domenico Bagnato. "U PreHettu, ‘ndajmu u parramu c'u PreHettu", (dobbiamo parlare al Prefetto) gridavano anche i bambini. "Ssi bastardi ‘ndi toccaru i Himmini, (i bastardi ci hanno toccato le donne) e la polizia li protegge? E noi che siamo italiani, non dobbiamo avere la stessa protezione dei neri?" ripetevano donne attempate e braccianti che un tempo con la Cgil combatterono battaglie per la riforma agraria. "Ho visto io dei cotrari colpiti dai neri cadere a terra dal motorino, e gli sbirri a lato che non facevano niente; oggi che regoliamo i conti nostri, perché li caricano nelle volanti e a noi italiani riservano i manganelli?", gridava un bulletto vestito in nero del Movimento Sociale Meridionale, costola scissionista del vecchio Msi. Alcuni avevano esagerato con le ritorsioni: Antonio Bellocco, figlio dell'ergastolano Giuseppe del clan dominante, aveva attaccato i carabinieri che provavano a togliergli dalle mani tre togolesi: arresto convalidato. Un pensionato al Bosco, vicino l'Opera Sila, ha attaccato i migranti con la sua ruspa. La creme de la Creme degli arrestati rosarnesi è però Giuseppe Ceravolo: un precedente per sospetto omicidio della fidanzatina rumena 17enne al capodanno 2008, uccisa a colpi di pistola. Con la sua macchina Giuseppe stava caricando su dei guineani avventuratisi per strada.

    Ma come si è arrivati a questa follia? Come, nella città che negli ultimi due anni tendeva una mano aperta ad aiutare, che ora è diventata un pugno chiuso pronto a colpire? Dai pranzi di domenica per 100 immigrati offerti da Mamma Africa (Norina Ventre, 85 anni dell'Unitalsi cattolica) dalle feste della Befana in piazza con torroncini offerti agli extracomunitari, come si è passati alle ronde del quartiere Bosco intorno l'Opera Sila? Come è potuto accadere in un paese ribattezzato la Sesto San Giovanni di Calabria, con un candidato sindaco Pci (Peppe Valarioti) ucciso dai mafiosi e percentuali bulgare di voti a sinistra negli anni '80? Questa è la terra del primo cittadino ‘rosso' Peppino Lavorato, che indiceva riunioni di quartiere per dirimere le controversie tra braccianti locali e migranti. Perché questo scempio, tra la gente della Piana, braccianti solidali nelle lotte proletarie contro i latifondisti, angolo di Calabria dove non vale l'appellativo Cumpari, ma dove ci si apostrofa tutti, anche con gli estranei ‘Oi Fratimeu'. Frati. Meu.
    In questa terra, fino allo scorso dicembre, tutti gli estranei erano considerati fratelli. Come in tutto il reggino, fino a poco fa, maghrebini e subsahariani venivano appellati ‘'Cugini''. Gente che viene appena dall'altro lato del mare. Ora non sarà più così. Mai più. I calabresi non dimenticano.

    Venerdì la Contrada Bosco Rosarno si presentava con 150 armati di spranghe premute contro l'asfalto, le gambe divaricate, i palmi premuti sul manico, le mascelle serrate, sguardi di sfida nelle pupille dei giornalisti, a gridare "Si ‘ndannu a gghiri ssi bastardi!". Due voci false hanno montato la follia. Giovedì 7, dopo i primi due feriti a pallini, la prima manifestazione dei migranti fa danni materiali, ma senza scontri. Mentre questi disperati rientravano nei loro ghetti, viene ferito un terzo ragazzo, ghanese, e ai migranti viene riferito che 4 di loro sono stati uccisi.

    Si scatena la follia. Antonella Bruzzese, 31 anni, viene aggredita in contrada Bosco mentre è alla guida della macchina: ferita all'occhio, costretta a scendere dall'auto con i due bimbi di 10 e 2 anni, sottratta al pestaggio dai vicini rosarnesi accorsi, mentre la vettura viene ribaltata e data alle fiamme. E' la fine. Toccare un familiare, soprattutto donne o bambini, a un calabrese (che ci sia o meno mentalità mafiosa nei suoi pensieri) vuol dire aver passato la soglia. Niente tornerà in ordine finché l'offesa non viene lavata col sangue.
    Si diffonde la seconda menzogna mirata a scaldare animi: "Ssi ‘nnimali minaru na gnura incinta i 8 misi chi pirdiu u figghiolu" ripetevano tutti venerdì mattina ai quattro angoli del paese, gli animali sarebbero i migranti, la signora è Bruzzese, che è si incinta, ma non ha mai avuto nemmeno un accenno di aborto spontaneo. Ma tanto basta a scatenare la caccia al negro. Il Ku Klux Clan si è messo in pista e non tornerà a casa. Niente sarà mai più come prima, sulla Piana di Gioja Tauro e nei nostri cuori di calabresi, che finora, in mezzo a tutte le infamie che accompagnano il nostro nome, potevamo almeno mantenere l'onore di essere riconosciuti come popolo ospitale.

    Ora i rosarnesi del comitato civico sono contenti: si sono ripresi Rosarno. "Ma non dite che siamo razzisti, sono i negri ad avere esagerato", sbotta un portavoce con fisico da rugbista che ha indetto per oggi alle 16 una manifestazione per "recuperare la nostra reputazione". I clan possono riprendere il loro controllo. I calabresi tornano ad essere ospitali,purché il vostro colorito delle pelle sia roseo, o tutt'al più olivastro. Anche Cristiana, una ghanese residente da anni nel paese erede dell'antica Medma greca e sposata a un suo connazionale, due figli nelle scuole locali, ha dichiarato ieri a SkyTg con accento calabrese "io non me ne vado, sono di qui. Ci sono rosarnesi bianchi e rosarnesi neri". Basta che i nuovi cittadini edmei capiscano quali ordini non vanno infranti. "Non fate quella faccia, giornalista - dileggiano i promotori del comitato d'autodifesa - il casino è finito. Non c'è da essere tristi, veniti e pigghiativi nu CaHè, offriamo noi rosarnesi, ché siamo gente ospitale".



    Gielleu

    PeaceReporter - Rosarno, quattro giorni di ordinaria follia

  8. #28
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    Predefinito Italiani razzisti

    dal corriere della sera

    L'OSSERVATORE - Intanto l'Osservatore Romano lancia un duro attacco contro «il razzismo degli italiani». Nell'articolo si compie un rapido excursus storico sulle radici del razzismo nei primi decenni dell'unità d'Italia, per poi concludere: « Nel 2010, invece, siamo ancora all'odio. Ora muto, ora scandito e ritmato dagli sfottò, ora fattosi gesto concreto». Nel lungo servizio dal titolo «Gli italiani e il razzismo, Tammurriata nera» e firmato da Giulia Galeotti, si legge: «Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato». «Per una volta - prosegue il testo - la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. Né siamo stati capaci di riscattarci, quando il 'diverso' s'è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto». «Sia stato il risultato di un atto d'amore o, invece, di uno stupro - si legge sul giornale del Vaticano - ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e continua a sembrare) una minaccia ulteriore». «In questo - rileva l'Osservatore - davvero a nulla è servito l'esempio americano: l'Obama-mania che imperversa trasversalmente, dalla politica all'arte, dallo stile al linguaggio, non ha invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell'incontro tra razze diverse». Il testo del quotidiano della Santa Sede viene pubblicato dopo che il Papa domenica ha chiesto rispetto per gli immigrati e che il Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, aveva parlato delle drammatiche condizioni di vita in cui si trovavano gli immigrati nell'area di Rosarno.

  9. #29
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Italiani razzisti

    Pietro ti dispiace se lo inserisco nella discussione sui fatti di Rosarno? Così non si disperdono gli interventi sulla questione.

  10. #30
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    L'Egitto all'Italia: 'A Rosarno immigrati vittime di campagna di aggressione'

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    L'invito del ministero degli Esteri egiziano al governo italiano: 'proteggere le minoranze'
    Il ministero degli Esteri egiziano è intervenuto oggi sugli scontri di Rosarno denunciando "la campagna di aggressione e le violenze subite dagli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia". Il Cairo invita il governo italiano a "prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze e degli immigrati". La questione, annuncia il ministero degli Esteri in una nota, sarà sollevata dal ministro Aboul Gheit nell'incontro in programma il 16 gennaio con l'omologo italiano Franco Frattini.

    PeaceReporter - L'Egitto all'Italia: 'A Rosarno immigrati vittime di campagna di aggressione''

 

 
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