
Originariamente Scritto da
fedalmor
Avevo scritto un intervento... ma presumibilmente non è stato inserito (mi è
"saltato" il browser...): bisogna vedere a che livello d'utopia si vuole discutere. Parlando di una forma di Stato ideale, non si può dimenticare il modello spartano, che propone una diarchia sorretta da un'ecclesìa di eguali che eleggono anche una magistratura, in una dimensione gerarchizzata ad ogni livello e che si riconosce nella tripartizione Spartiati (cittadini), Meteci (connazionali, non cittadini) e Iloti (immigrati), con un'economia autarchica e caratterizzata dal socialismo reale. Ovviamente, è pensabile soltanto in un contesto micro-regionalistico, poi confederato in una
"koiné" regolata da princìpi di comunanza linguistica e culturale, oltre che etnica e territoriale.
Parlando di nazione come concetto ottocentesco, la tecnologia - oggi - ci consentirebbe d'attuare la socializzazione delle imprese in uno Stato organico di tipo repubblicano, a democrazia diretta (questo è l'aspetto direttamente correlato al progresso scientifico, nella società dell'accesso) con un governo bicamerale che sia rappresentativo delle corporazioni professionali e delle parti sociali, con un Presidente eletto direttamente dal popolo e che riassuma in sé il duplice ruolo di Capo dello Stato e di Primo Ministro. Autarchia energetica e produttiva sul territorio nazionale in un contesto di consumo
"etico" e sostenibile, ammesso (e non concesso) che ciò sia, oggi, pensabile.
