L'OPINIONE: PER VERONA IL PAPA LANCIA UN MESSAGGIO NUOVO

Attualità(26/03/2006) - Papa Benedetto XVI, nel primo Concistoro del suo Pontificato, ha creato 15 nuovi cardinali portando cosi il Collegio cardinalizio a 193 cardinali di cui 120 elettori; gli altri 73 cardinali, avendo superato gli ottant'anni, ne fanno parte di diritto, senza però partecipare al prossimo Conclave. Ciò, in base alle norme canoniche in vigore nella Chiesa cattolica, introdotte da papa Paolo VI che escludono dal Conclave i cardinali ottantenni. Benedetto XVI ha chiesto a tutti i cardinali di aiutarlo nel suo ministero, specialmente nelle difficili e ardue sfide pastorali che attendono la Chiesa. Fra i due cardinali italiani designati merita una menzione particolare l'Arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, teologo e già collaboratore di Joseph Ratzinger. Caffarra è un Vescovo colto, brillante, preparato e la porpora cardinalizia è un riconoscimento importante alla sua persona, alla città di Bologna e al suo magistero, in vista anche del prossimo Convegno nazionale della Chiesa italiana che si terrà in ottobre a Verona, presieduto dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano dove porterà il suo contributo insieme all'altro cardinale, amico e collaboratore di Ratzinger, Tarcisio Bertone, attuale Arcivescovo di Genova. Essi esprimono una linea teologica e pastorale vicinissima a quella di Papa Ratzinger, contrariamente ad altri cardinali italiani vicini ai progressisti e alla teologia protestante. Il Convegno ecclesiale di Verona è importantissimo per la Chiesa italiana: è il quarto dal 1976 a oggi. Dopo Roma (1976), dopo Loreto (1985), e dopo Palermo (1995), ora tocca a Verona. Dopo 11 anni, i 250 Vescovi italiani dovranno elaborare una strategia per annunciare il Vangelo in una società dominata dalla dittatura del relativismo, dal razionalismo critico e dallo storicismo. E in cui, annunciare il Vangelo, risulta un compito non facile per i Successori degli Apostoli che devono seguire ogni giorno il mandato conferitogli da Gesù: "Andate in tutto il mondo e annunciate la Buona Novella". Tettamanzi è famoso per una frase che disse a Genova: "bisogna convertire i battezzati" e non già i non credenti, come dimostrano peraltro le Chiese e i Seminari semi vuoti, l'ignoranza religosa, e la difficoltà ad accostarsi ai Sacramenti, la scarsa partecipazione alla catechesi parrocchiale, l'assenza dalle attività parrocchiali, la parrocchia intesa non come casa di Dio, ma come stazione di servizio dove ricevere i vari sacramenti ( battesimo comunione, cresima, matrimonio e funerale) e la diserzione in massa all'ora di religione cattolica nella Diocesi di Milano con la colpevole indifferenza di tutti gli intellettuali cattolici sempre in prima fila per analisi varie nei convegni, in TV e sui giornali, ma su questo tema degli studenti non avvalentisi alla scuola di religione, tacciono rigorosamente. Forse è vero, quello che diceva Tettamanzi a Genova, ma dall'ateismo militante e organizzato di altri tempi, si è passati ad una situazione di indifferenza pratica, di perdita di rilevanza della questione di Dio, e di abbandono della pratica religiosa, soprattutto nel mondo occidentale. Ma non un abbandono della credenza in Dio. Questo nuovo volto della non credenza pone la Chiesa italiana davanti ad una sfida pastorale enorme: come quella di annunciare il Vangelo ai nuovi non credenti. Per far fronte ad essa, è stata convocato il Convegno ecclesiale di Verona , che esaminerà le risposte da dare a questa situazione, in modo da offrire ai Pastori e agli evangelizzatori un aiuto adeguato. Anche se, per la verità, secondo le statistiche vaticane la non credenza non è in crescita. E' un fenomeno legato soprattutto al mondo occidentale, non asiatico, latinoamericano o africano, nè tanto meno al mondo musulmano. Mentre l'ateismo militante è in regresso e non esercita alcun influsso pubblico. Si osserva, invece, il risveglio di un certo laicismo militante, specialmente in Europa. Il vero problema per la Chiesa Italiana è la crescita dell'indifferenza religiosa o l'ateismo pratico. Agnostici e i credenti non praticanti tendono a confondersi in una ampia fascia, in cui si vive di fatto come se Dio non esistesse: è l'ascesa dell' homo indifferens. L'ateismo e la non credenza, fenomeni tipicamente maschili, urbani e propri di persone con un livello culturale medio-alto in passato, si estende anche alle donne che lavorano fuori di casa: tra loro la non credenza aumenta e raggiunge livelli quasi pari a quelli degli uomini. Cala dappertutto il numero delle persone che frequentano la Chiesa. Ciò non significa aumento della non credenza, bensì trasformazione della pratica religiosa e del modo di credere: credere senza appartenere. E' in crescita anche una nuova ricerca più spirituale che religiosa, che non coincide sempre con un ritorno alle pratiche religiose tradizionali. Cresce perciò il fenomeno dei "recommencants". In definitiva: non c'è una globalizzazione della non credenza, ma si ha una globalizzazione dell'abbandono delle religioni tradizionali sia per quanto si riferisce alla pratica religiosa, sia per quanto concerne l'adesione ai contenuti dottrinali e morali. In questa situazione complessa, si può credere senza appartenere; si può appartenere senza credere e soprattutto senza lasciarsi coinvolgere sotto il profilo etico. Il Convegno della Chiesa italiana dovrà anche analizzare le cause del diffondersi di un atteggiamento di relativismo denunciato da Benedetto XVI, che contagia persino i credenti e le nuove forme di religiosità oggettive, narcisistiche, autoreferenziali che emergono, confondendosi con le religioni tradizionali. La posta in gioco di questo Convegno ecclesiale di Verona è alta: è aiutare i pastori italiani a prendere innanzi tutto coscienza dell'emergere della cultura della modernità e della post-modernità vale a dire del passaggio da una cultura con o contro Dio a una cultura senza Dio che non può non influire sugli stessi credenti, immersi in questo processo di secolarizzazione. Inoltre, -come dice autorevolmente il cardinale Paul Poupard - discernere come l’indebolimento crescente dell’influsso delle istituzioni religiose sulla società non implichi la scomparsa parallela delle credenze, ma una ricomposizione del campo religioso, contraddistinto dalla religione dell’io e dalla spersonalizzazione di Dio. Infine, indicare nuove vie per rispondere alle attese insoddisfatte dell'uomo che resta sempre e malgrado tutto homo religiosus. Il cardinale Tettamanzi e gli altri 250 Vescovi italiani dovranno presentare tutta una serie di proposte per evangelizzare la cultura della non credenza e dell'indifferenza: da una presenza rinnovata della Chiesa nel dibattito pubblico ad un nuovo linguaggio che tocchi la ragione e il cuore, da una iniziazione cristiana assunta dalla famiglia e dalla comunità dei credenti, prolungata dalle istituzioni educative, sostenuta da una catechesi irrigata da una liturgia densa di bellezza, all'amore condiviso sull'esempio di Gesù
crocifisso e risorto. Si, perchè il "caso serio" della Chiesa italiana - come dice il card. Tettamanzi - è proprio l'evangelizzazione e la trasmisssione della fede in una società sempre più scristianizzata, secolarizzata e neopagana. E dove i cattolici non sono sempre "saldi nella fede" e non sono sempre "pronti a rispondere a chiunque gli domandi della speranza che è in loro". Vedi i cattolici della Margherita, l'Udeur di Mastella e i cinque depuati prodiani. Come possono non sentirsi a disagio con Luxuria, Caruso, i no global, e coloro che gridano 10, 100, 1000 Nassiriya?

Alberto Giannino
Presidente Adc - Associazione docenti cattolici