Ho acquistato il libro GREGORIO DI NAZIANZO – Tutte le Omelie, a cura di C. Moreschini ed. BOMPIANI – Storia del Pensiero Occidentale, 2000.
Qui leggo l’orazione 42 (pg. 1001), pronunciata da S. Gregoria di Nazianzo, Vescovo di Costantinopoli:
“Siete già informati sulla situazione per vostro conto, siete in grado di esaminare e di essere più adatti giudici delle nostre cose, oppure anche noi, come quelli a cui è chiesto conto del comando dell’esercito o del governo di una provincia o della gestione finanziaria, vi presentiamo pubblicamente il resoconto della nostra attività? Infatti, non ci vergogniamo di essere giudicati, dal momento che a nostra volta anche noi giudichiamo, animati, in entrambi i casi, dalla stessa carità. Si tratta di una norma antica, invalsa dopo che Paolo fece parti agli apostoli del suo vangelo (Gal. 2,2), non per desiderio di ostentazione (infatti lo Spirito è lontano da ogni desiderio di ostentazione), ma perché ciò che era giusto fosse confermato, ciò che era difettoso fosse corretto, come egli stesso rivela scrivendo di sé: “Poiché anche gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti” (1Cor. 14,32), secondo l’ordine dello Spirito, che ben dispone e distingue ogni cosa. Non meravigliatevi se io rendo conto pubblicamente e davanti a tutti, mentre Paolo lo fece in privato e solo ad alcuni…….”
Questa del resoconto è un’istituzione ben attestata nell’antica Grecia; vedasi:
LISIA 10, 27;
“Un uomo che è stato più volte stratego….. non è mai risultato colpevole in un resoconto davanti ai cittadini…”
PLUTARCO, PERICLE, 10, 8
ARISTOTELE, LA COSTITUZIONE DEGLI ATENIESI, 48, 4
“Sorteggiano poi dieci addetti ai resoconti…..se un cittadino vuole, entro tre giorni dal resoconto, sporgere una denuncia privata o pubblica contro un governante che abbia già presentato il resoconto in tribunale, scrive…”
Dunque, S. Gregorio di Nazianzo, Vescovo di Costantinopoli, afferma chiaramente che anche lui, come i governanti (quelli cui è chiesto conto del comando dell’esercito o del governo di una provincia o della gestione finanziaria), presenta pubblicamente il resoconto della sua attività, “perché ciò che era giusto fosse confermato, ciò che era difettoso fosse corretto”.
Come detto e dimostrato questa prassi era ben consolidata nell’antica Grecia.
E’ chiaro che né il Papa, né i Cardinali, né i Vescovi romano-cattolici rendono conto e neanche pensano di doverlo rendere ad alcuno.
Mi sembra, di conseguenza, che questo sia un punto dolente nell’unione delle Chiese e decisamente contrario all’ecumenismo.




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