.Originariamente Scritto da Melkitzedeq


.Originariamente Scritto da Melkitzedeq


(Ultor753)Vi è chi non vuole per sua propria natura scegliere il campo marxista, ma questo non sembra ve lo vogliate mettere in testa. In questo caso non si tratta di anti-marxismo quanto di a-marxismo, di rifiuto ad aderire ad una data visione del mondo percepita come aliena al proprio sentire.
Si puo sapere in cosa esattamente questa visione del mondo marxista viene percepita come aliena al tuo proprio sentire?
Perché chiaramente, quando da destra (e più in là) si polemica con il marxismo, in realtà non si discute altro che di stalinismo e roba del genere. Dunque vorrei accertarmi di quel che intendi per quella "visione del mondo".


Romualdi disse che l' uomo di Destra - con tutte le approsimazioni del caso - è sostanzialmente un 'hom religiosus' ; un uomo cioè che per 'istinto' (noi diremmo 'razza') sente determinati "principi" prima ancora di averli letti. Li sente propri, ha un rapporto con essi assimilabile alla fede, anche se tale termine è stato corrotto dai monoteismi. Tutta la cultura che ci è alle spalle è fatta, costituita delle spengleriane "idee senza parole", perchè nulla che non si sappia già potrà mai essere appreso sui (coi) libri. Mi sembra che rispetto ad un porsi di fronte al mondo 'senza meraviglia', con pretese scientiche di spiegazione e assoggettamento, rispetto a chi relega ciò che per noi è sacro e intangibile tra le 'sovrastrutture' le differenze siano incolmabili.


Resta poi il fatto che in una epoca economicista come la nostra, il marxismo costituisca uno 'strumento' di lavoro, di analisi per la comprensione delle dinamiche di un mondo che noi resoingiamo in toto. Sombart ad esempio ( il professore rosso) si ritenne prosecutore dell' opera di Marz, che restava a suo avviso 'interna' al mondo che aveva la pretesa di 'criticare'. Si tratta in sintesi di un approccio opposto nei confronti del 'mondo'.


scusate gli errori !!! Un saluto ai comunitaristi che seguo con simpatia.


Mi rispecchio completamente nelle tesi esposte da Leonida. Il pensiero di "Destra" si fonda su premesse metafisiche a-razionali percepite istintivamente dall'individuo che fa suo quel pensiero, a differenza del pensiero di sinistra che pretende di racchiudere l'intera realtà in un discorso logico-razionale. Qui non si tratta di sventolare a destra e a manca il "libro nero del comunismo" come si usa fare negli ambienti della destra conservatrice. Ad essere in discussione sono le idee piuttosto che la loro realizzazione pratica. Anzi, all'interno dei regimi comunisti novecenteschi a più di un "tradizionalista" è parso di scorgere la risorgenza inconscia di elementi propri di civiltà "tradizionali" a dispetto del loro proclamato dogmatismo marxista.
Carlo Terracciano era un grande, sia quelli del fsn (visto come l'hanno trattato) sia i comunisti che portano ancora avanti il loro becero anti-fascismo, prima di parlare di lui dovrebbero sciacquarsi la bocca col sapone all'ortica


Ho capito.Originariamente Scritto da LEONIDA
Senza parlare di "principi" e di "fede", credo di poter dire anch'io che sento una fame di sacralità, di senso, di "enchantement" che certamente non si puo relegare tra semplici "sovrastrutture". Inoltre questo bisogno di senso credo sia universale, e quando non è compreso come tale appare sotto forme più o meno "mascherate" - per esempio le grandi liturgie militari dell Terzo Reich, o i grandi avenimenti sportivi come il Mondiale di calcio, sono forme di sacralizzazione, che fanno senso per molti esseri umani.
Credo che il marxismo in quanto strumento di critica sociale - lasciando dunque da parte quel che riguarda la teleologia storica, la sedicente necessaria fase capitalista produtiva etc. - possa esserci utile in quanto ci puo aiutare a fare la parte delle cose, cioè intendo che uno dopo comprende meglio quel che rileva dei "principi" dai quali "si sente determinato", e quello invece che rileva da fattori sociali e economici.
La cosa ti sembrera forse triviale, ma io che vengo da un ambiente di immigrati poveri, senza cultura e senza il modo di uso del come comportarsi in società (l'educazione), dal giorno che mi sono incamminato verso la presa di coscienza sociale, verso il capire dove mi trovo in questa società, da quel giorno ho cominciato a prendere le distanze da certi discorsi e comportamenti che prima avevano presa su di me.
Prendo l'esempio dell'immigrazione. Se tu sei povero, vivi vicino agli immigrati, e dunque sopporti l'intero lato negativo dell'immigrazione. Se non hai la coscienza sociale, non ti viene in mente che la generalizzazione alla quale procedi - "l'immigrazione è un male" - è parziale, perché in realtà esiste anche un lato positivo di questa, solo che non tutti ne approfitano. E visto che è parziale la tua opinione, cadi nella mistificazione e cominci a fare i discorsi sulla povera Nazione invasa etc.
Invece se hai ben chiaro che lontano da te, abita uno chi di soldi ne ha tanti, e che dall'immigrazione ritira solo un beneficio, allora la balla sulla Nazione si sgonfia, e vedi che alla fine anche questo è un problema di ingiustizia sociale. Chiaramente, se la classe capitalista si dovesse tenere in casa gli schiavi extracommunitari che impiega, allora ti svegli domani mattina e non ne vedi più uno solo per strada.