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Discussione: Rosarno

  1. #11
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    Predefinito Rif: Rosarno

    Penso che sia un'ottima occasione per fomentare razzismo e xenofobia nelle masse.
    Ultima modifica di Orco Bisorco; 11-01-10 alle 21:13

  2. #12
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    Predefinito Rif: Rosarno

    Le verità dimenticate nel «caso Rosarno»

    di Raffaele Iannuzzi

    RAGIONPOLITICA.it


    Rosarno rappresenta il luogo del rimosso. Rimozioni sistematiche sul problema immigrazione. Oggi non si dice neanche più «immigrazione», domina un altro registro linguistico, che parla di «integrazione». Nessuno, in realtà, ha un'idea chiara e distinta di che cosa significhi «integrazione». Pura evocazione retorica. Ma il punto sul quale ragionare è un altro: la rimozione dei dati di fatto.

    Primo dato di fatto: l'islam è, più che altro, un problema. Lo è da sempre, come insegna la storia. Oggi si finge che non sia così, ma i fatti sono testardi. C'è un altro elemento. L'islam non è il destino ultimo dell'Europa - «Eurabia» -, non è obbligatorio accogliere tutti come se ciò non comportasse problema alcuno. Perché non è così. Anche l'Avvenire sta problematizzando l'approccio dell'accoglienza - altra parola cult - ad ogni costo. Il multiculturalismo, ormai, è affare degli sconfitti del postcomunismo e di un pezzo di ceto della «destra nuova», ma la realtà dice altro. Sartori e Panebianco - e non credo siano gli unici, francamente, certo loro parlano e scrivono senza reticenze - dicono seccamente: l'islam non è integrabile nell'Occidente. Credo sia così. La storia non sarà magistra vitae, ma qualcosa rappresenterà pure in termini di evidenze fattuali. Allora, stando così le cose, è inutile e ipocrita continuare a discutere di questioni laterali, fingendo di non vedere il vero nodo. Rosarno rappresenta un capitolo drammatico di guerra tra poveri, in un Sud che a volte preferisce stare dalla parte della malavita anziché interrogarsi sullo sfruttamento della manovalanza di «negri», come ha scritto Feltri, sfidando il politicamente corretto che ha blindato il linguaggio, e dunque il libero pensiero, alla faccia dell'illuminismo, della laicità, ecc... Ma questo bubbone sarebbe esploso, prima o poi. Una donna di Rosarno, esagitata fino al parossismo, urlava ai microfoni dell'intervistatore della Rai: «Fino a ieri potevano stare qui, ma ora se ne devono andare e in fretta». Ma che cosa è cambiato da ieri a oggi? La situazione generale del Sud e la pressione di gente considerata soltanto forza-lavoro, che fa lavori considerati sporchi dai disoccupati meridionali, e che, anche a causa di questa condizione, non si è mai integrata fino in fondo. La deflagrazione era nell'aria.

    Secondo dato di fatto: aveva ragione il cardinale Biffi, una delle teste più lucide della Chiesa, quando proponeva di accogliere prevalentemente persone provenienti da paesi con una cultura cattolica e con radici cristiane. L'accoglienza risulta più facile. E' vero. Sartori, laicista e anti-cattolico, scruta non i segni dei tempi, ma la storia per quel che è, e dice: nessuna integrazione degli islamici, troppo diversi. Biffi poneva il dilemma in merito alla Chiesa ed alla società. Nessuno ha mai preso in seria considerazione questa proposta, ritenendola meramente una provocazione intellettuale, invece il punto è serio e verificabile. Ma ormai le teste sono blindate, nessuno parla e dice la verità di ciò che vede, se no dietro l'angolo è in agguato l'accusa infamante: razzista! Nelle nostre società democratiche e prive di fondamenti etici, culturali e tradizionali - questa è la verità - la gente ha paura di parlare e premette sempre, prima di proferire parola: «Premetto che non sono razzista, né ho problemi con gli islamici, ma...». E giù una serie di banalità, le solite, niente di nuovo sotto il sole. Ma andate a parlare - come ho fatto io - con la gente che vive nelle periferie, che ho conosciuto sugli autobus di Roma e vedo a disagio anche nelle metro di fronte ad immigrati che si considerano altro da noi e vivono mettendo in risalto questa alterità, in maniera talvolta provocatoria, e sentirete che cosa esce dalle loro bocche - l'ha notato Cicchitto ed ha posto la questione. Ecco, questo è il frutto di anni di politicamente corretto che ha messo il tappo alla bocca ai cittadini, elettori sovrani quando si tratta di dare il consenso e di spremerli con le tasse, ma poi, all'atto pratico, esclusi dalla politica e dal confronto. Certo - diranno i nuovi politici educati e ben provvisti di «buon senso» - ma il popolo va educato. E io replico: chi voleva educarlo ad essere in un certo modo aveva un nome, una volta: dittatori. Questo è il punto. La democrazia dev'essere il luogo del confronto duro, conflittuale, aperto e severo, rigoroso, non può più essere ridotta a nicchia di élites che, alla fine, appaiono distanti dalle radici tradizionali del sentire della nostra gente. Christopher Lasch, un altro nemico giurato del politically correct delle élites culturali americane, laiciste e anti-tradizionali, parlava di «tradimento delle élites». Ecco, questo fenomeno si tocca con mano, in Italia, a sinistra in modo eclatante e a destra, nelle «destra nuova», idem. Tradimento delle élites. Riflettiamo su questo fenomeno.

    Terzo dato di fatto: che fare, allora? Una cosa innanzitutto. Evitare di considerare la globalizzazione come un destino che i popoli devono subire, costi quello che costi. Subire sul piano antropologico, culturale e della sensibilità umana, comunitaria, collettiva. La politica può rinascere solo dalle radici culturali e tradizionali dei popoli. Del nostro popolo.

    Ragionpolitica - Le verità dimenticate nel «caso Rosarno»


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 14-01-10 alle 00:25

  3. #13
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    Predefinito Rif: Rosarno

    Una regione uccisa dai clandestini in mano agli affaristi


    I fatti di Rosarno mettono in luce sia lo sfruttamento della manodopera clandestina nella raccolta delle arance sia lo sfruttamento monopolistico dell’agricoltura da parte degli intermediari. E insieme a tutto ciò c’è la responsabilità della Regione Calabria che non ha promosso lo sviluppo del ciclo agricolo-commercio degli agrumi. Il fatto che la ’ndrangheta si possa essere inserita in tutto ciò non esime dal dover considerare questi tre temi in modo del tutto diverso da quello demagogico e inconcludente della nostra sinistra attuale. Essa, anche in questa circostanza, dimostra di non capire che cosa sia un’economia di mercato e che cosa manchi alla Calabria (e in genere al Mezzogiorno): appunto una vera economia di mercato.
    Non è con il giustizialismo, l’antirazzismo retorico e il buonismo generico che si risolvono questi problemi, ma facendo funzionare e rispettare l’economia di mercato. E sino ad ora, chi di recente sembra averlo capito meglio è il ministro dell’Interno Maroni, che, secondo il cliché corrente, fa parte d’un partito razzista-nordista. In quella zona le arance (di buona qualità, ma non della migliore ottenibile con buoni investimenti e una adeguata irrigazione) vengono vendute dai proprietari dei terreni sulla pianta, nella stagione precedente a quella del raccolto - attualmente 6-10 centesimi il chilo per le arance comuni della Piana di Gioia Tauro - ad intermediari che provvedono alla raccolta e al trasporto ai mercati all’ingrosso e ai produttori di succhi di frutta. Questi intermediari spuntano attualmente un prezzo medio di 50 centesimi. La legge consente di fare «aranciate» in bottiglia o in scatola con il 6 per cento soltanto di succo di arancia, il resto sono polverine e coloranti (un tempo la percentuale era del 10 per cento, ma quelle attuali sono le regole europee e la tutela del consumatore in questo campo va a farsi benedire). Quindi c’è un surplus di arance rispetto alla domanda. Ma ciò riguarda solo quelle prive di proprio marchio, come sono quelle della piana di Gioia Tauro.
    Da ciò si desumono due gravi inefficienze di questo mercato, dovute a fattori monopolistici. Il primo è il basso prezzo che ottengono gli agricoltori, perché manca la concorrenza fra gli intermediari e il mercato all’ingrosso di questo prodotto è nelle loro mani. Il secondo è il grande margine di tali intermediari che va dai 44 ai 40 centesimi il chilo. Essi sarebbero in grado di pagare salari migliori alla manodopera addetta alla raccolta, se fosse costituita da lavoratori regolari. Consentendo per falso buonismo che ci siano immigrati irregolari, i salari sono andati alla sopravvivenza bruta. I clandestini non possono reclamare e fanno concorrenza alla manodopera regolare. Così si è generato uno sfruttamento che ha portato malessere sia a loro, sia a chi, immigrato o italiano, vorrebbe lavorare a paghe regolari, sia alla popolazione locale.
    Dunque ha avuto pienamente ragione Maroni a battersi per il reato di immigrazione clandestina. E hanno torto coloro che vi si sono opposti e coloro che vorrebbero non la flessibilità opportuna nel periodo iniziale di applicazione di tale legge, ma la sua disapplicazione. Quanto al margine di 40-44 centesimi al quintale, per gli intermediari delle arance della piana di Gioia Tauro, essendo anomalo, merita un’indagine del Garante dalla concorrenza, prima ancora che venga avviata un’indagine sul fatto se nel cartello monopolistico ci sia di mezzo la ’ndrangheta. Va aggiunto che nell’economia di mercato è possibile superare le situazioni di monopolio degli acquirenti di prodotti agricoli mediante organizzazioni di intermediari promosse dai produttori. E in altre zone e settori ciò viene fatto, con consorzi di cooperative, che spuntano da 22 a 26 centesimi il chilo per lo stesso tipo di arance nelle stesse stagioni. La Regione Calabria avrebbe potuto promuovere tali organismi, e avrebbe potuto incentivarne la formazione con una tutela delle arance calabresi, mediante marchi a garanzia della loro origine geografica e delle loro caratteristiche merceologiche. Non tutte le arance sono eguali. E se non vi sono modi di identificare quelle di qualità, le cattive scacciano dal mercato le buone, in quanto sono vendute tutte allo stesso prezzo e alle imprese non conviene darsi da fare per migliorare le qualità. I fatti di Rosarno mostrano che una buona economia di mercato risolve molti più problemi di una pur necessaria lotta alla criminalità organizzata. Ma tale economia funziona bene se ci sono regole rispettate e iniziative che impediscono gli abusi di mercato.

    Una regione uccisa dai clandestini in mano agli affaristi - Interni - ilGiornale.it del 11-01-2010


    carlomartello

 

 
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