L' Italia rischia nuovi attacchi
Repubblica — 03 marzo 2006 pagina 16 sezione: POLITICA ESTERA
La folla voleva uccidere il console italiano e la sua famiglia. Il colonnello Muhammar Gheddafi rilegge i disordini di Bengasi del 17 febbraio:
all'origine dell'assalto c'è il passato coloniale che ancora brucia, i risarcimenti alle vittime libiche. La sede diplomatica italiana era un obiettivo dei manifestanti, perché la protesta non è nata dall' odio nei confronti della Danimarca, chiarisce il leader, ma nei confronti dell'Italia. Un sentimento di ostilità pronto a esplodere ancora: il corteo di due settimane fa, represso violentemente dalla polizia -11 le vittime e una sessantina i feriti - non resterà isolato. L'Italia sarà ancora nel mirino se si rifiuterà di risarcire la Libia. Nuovi attacchi potrebbero seguire, avverte il colonnello. Gheddafi parla a Sirte a un raduno di responsabili governativi e sostenitori e il suo discorso viene trasmesso alla tv di Stato. Chiarisce così la dinamica dei fatti: «I contestatori erano determinati a uccidere il console italiano (Franco Maria Pirrello) e la sua famiglia. Questi contestatori non presero di mira la Danimarca, perché non hanno nessuna idea della Danimarca». E ancora: «I libici cercano qualsiasi occasione per sfogare la loro rabbia contro l'Italia dal 1911, quando l'Italia occupò la Libia». Parole che rileggono i fatti e spiazzano, come è nello stile del colonnello.
Il leader rivela un'altra spiegazione per le violenze di quel giorno: non il risultato della rabbia che gonfiava anche le piazze dei paesi musulmani contro la pubblicazione delle vignette di Maometto considerate blasfeme. Non, come si disse all'inizio, il risultato della provocazione del ministro leghista Roberto Calderoli che in tv aveva ostentato sotto la camicia la stessa maglietta con la caricatura. Gheddafi crea un collegamento con il passato: la ragione dell'odio, spiega, «è che l'Italia ha mancato di risarcire i libici per le loro sofferenze». è un fatto nuovo anche perché subito dopo l'assalto al consolato il leader libico parlò al telefono con il premier Berlusconi: una «lunga e amichevole» telefonata, in cui secondo la nota diffusa da Palazzo Chigi, Gheddafi «aveva espresso rammarico per gli episodi di Bengasi perché hanno interessato un Paese amico come l' Italia». Anche ieri il colonnello è tornato sulle buone relazioni con il governo e con i leader dell'opposizione, ma il punto degli indennizzi resta fermo. Ha spiegato: «Vogliamo trarre profitto dai buoni legami che abbiamo con l'Italia per vedere che l'Italia paghi i risarcimenti. La ragione è impedire un ripetersi della colonizzazione in futuro, perché nessuno sa come l'Italia potrà essere nei prossimi 50 o 100 anni». Sembra l'ultimo capitolo delle tappe di un dialogo difficile sul passato coloniale, che nei mesi scorsi sembrava essersi arenato quando la Libia aveva ripristinato anche il "Giorno della Vendetta".
PAOLA COPPOLA
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