NAPOLI: DOSSIER - DENUNCIA MIS RAUTI SUL TEATRO SAN FERDINANDO (01/04)Originariamente Scritto da xandertorino
Acquistato nel 1943, dopo che fu raso al suolo dalle bombe americane, per tre milioni delle vecchie lire da Eduardo De Filippo, lo storico edificio del ‘700 che ospita il Teatro San Ferdinando ha vissuto fasi alterne di degrado e di splendore. Morto Eduardo, il Teatro è passato agli eredi che lo tennero per molti anni chiuso. Con un protocollo d’intesa datato 3 maggio ’96, il Consiglio Comunale di Napoli accettava in “regalo” dagli eredi di De Filippo il San Ferdinando. Da allora la struttura diveniva patrimonio pubblico sotto la gestione dell’ Amministrazione Comunale. Ma successivamente l’operazione si è rivelata un vero e proprio cappio al collo per la città, visto le condizioni poste dal Luca De Filippo,divenuto presidente di una Fondazione intitolata al padre, con la quale intende continuare a gestire il Teatro, nonostante il protocollo d’intesa approvato dal Comune di Napoli e la presunta donazione alla Città del Teatro San Ferdinando. Il Movimento Sociale aveva già, nel 1998, denunciato all’opinione pubblica i fatti e diffidato il Comune a non avallare una operazione che ha il sapore di una vera e propria truffa ai danni dei napoletani. Ma ora, in vista della riapertura del Teatro, torna ad informare l’opinione pubblica con il presente dossier - denuncia sulla sconcertante vicenda, facendo anche delle proposte sulla futura gestione del Teatro che deve appartenere assolutamente alla Città e ai napoletani. Vediamo nel dettaglio i fatti. Basta analizzare l’accordo fatto dal Comune con Luca De Filippo (allora Sindaco era l’attuale Governatore della Campania Antonio Bassolino) per rendersi conto che si è trattato della donazione più costosa della storia. 1) La famiglia De Filippo ha offerto in donazione al Comune la piena proprietà del complesso immobiliare, onerando l’Ente donatario dell’obbligo di versare 200 milioni alla “Fondazione Eduardo De Filippo” e di corrispondere alla stessa la somma annua, da valutarsi sulla base degli indici Istat, di 50 milioni delle vecchie lire per trent’anni. A conti fatti l’Amministrazione si impegnava a versare agli eredi del noto attore Luca De Filippo, o meglio alla Fondazione da lui presieduta , un miliardo e settecento milioni delle vecchie lire. 2) Al Comune spettavano anche gli oneri per il restauro totale e l’ammodernamento dello stabile, compreso la rimozione dell’amianto dai solai e la dotazione della struttura di un adeguato impianto antincendio. Cosa che è avvenuta. I lavori sono iniziati a spesa del Comune nel luglio del 2000 e sembrano ormai conclusi, visto che è stata annunciata l’inaugurazione in “pompa magna” per il prossimo primo maggio. Sono stati stanziati dal Comune circa 10 miliardi delle vecchie lire (cinque milioni di euro pagati con i soldi dei contribuenti napoletani). 3) Nello stesso documento fu sancito il godimento perpetuo del Teatro San Ferdinando alla Fondazione presieduta da Luca De Filippo, affinché lo gestisca per le finalità proprie del Teatro e della Fondazione stessa, anche con la facoltà di affidare tale gestione a terzi, a titolo gratuito o oneroso. 4) I Consiglieri del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione sono nominati metà dal Comune e metà dalla Fondazione stessa, ma il voto del Presidente Luca De Filippo vale il doppio. Quindi i De Filippo hanno sempre la maggioranza per determinare qualsiasi decisione. 5) Il Teatro è ubicato a pochi metri dal Borgo Sant’Antonio Abate, zona ultrapopolare che versa in un totale abbandono e con un alto tasso di illegalità e di microcriminalità presente in modo massiccio. Scippi e rapine sono all’ordine del giorno! Il Comune ha previsto di istallare un moderno sistema di video sorveglianza, così da monitorare l’ingresso e l’uscita degli spettatori dal teatro, ma non basta. Andrebbe potenziata tutta l’illuminazione delle aree adiacenti. Solo così si potrebbe garantire maggiore sicurezza. Inoltre bisogna risvegliare il piccolo commercio ed il turismo, senza dimenticare di restituire il teatro veramente al suo popolo.





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