Torno ad annoiarvi...![]()


Torno ad annoiarvi...![]()


Dal greco politichè , la politica è letteralmente l’arte della Polis o della “ Città-Stato ” e, per estensione, l’arte o la tecnica degli affari pubblici e del governo delle genti.
Per gli antichi Greci, dunque, la politica era soprattutto l’arte di realizzare tre condizioni:
1. quella del ben vivere all’interno della “ Città-Stato ”;
2. quella di educare i cittadini della Polis a gestire e migliorare le forme e le strutture di quel loro ben vivere;
3. quella, in fine, di rendere coscienti i membri della Polis che per perpetuare nel tempo la condizione di quel loro ben vivere, era indispensabile restare uniti ed essere decisi a difendere, contro chiunque e con ogni mezzo, l’interesse generale della loro società nei confronti di (o in rapporto con) altre società.
Gli affari pubblici - di conseguenza - erano tutto ciò che investiva o riguardava l’interesse generale della loro società, all’interno o all’esterno del loro Stato. Ed il governo della nazione - dal canto suo - era semplicemente la forma e la sostanza che quel loro interesse aveva assunto, per meglio corrispondere ai principi che avevano animato la loro comune volontà di realizzare, per se stessi ed i loro discendenti, l’invidiabile condizione del ben vivere, individuale e collettivo, nel contesto di una società organizzata. Nel contesto, cioè, di una società che era amministrata e gestita da un sistema politico, economico, sociale e culturale che i suoi stessi membri avevano individualmente e collettivamente immaginato e contribuito a plasmare, perfezionare, mettere in pratica e far funzionare correttamente, nel corso di numerose generazioni.
Che cos’è, oggi, la politica? E che significato hanno, nel nostro tempo, i concetti di affari pubblici e di governo delle genti?
La politica - come sappiamo - è semplicemente diventata l’interesse specifico e particolare di uno o più cittadini, di uno o più gruppi o di uno o più partiti, nei confronti di (o in rapporto con) altri cittadini, altri gruppi o altri partiti, tutti facenti parte della stessa società. Il contrario, cioè, di quello che è o dovrebbe essere la politica!
Inutile, quindi, meravigliarsi se gli affari pubblici di un paese, siano semplicemente diventati tutto ciò che investe o riguarda l’interesse specifico di una fazione momentaneamente al potere, nei confronti di (o in rapporto con) altre fazioni ed altri interessi, momentaneamente all’opposizione, nell’ambito della stessa società. Ed il governo di una nazione - dal canto suo - sia diventato la forma e la sostanza che assume quell’interesse di parte, per meglio realizzare la condizione del ben vivere per la propria fazione e le sue specifiche clientele, nel contesto di una società fondamentalmente spoliticizzata ed, al tempo stesso, globalmente atomizzata e “ politicamente ” frastagliata e divisa. Una società, cioè, che pochi gestiscono, amministrano e fanno funzionare, proprio perché solo “ pochi ”, nel passato, hanno contribuito ad immaginare, plasmare e organizzare.
Quei “ pochi ”, infatti, per garantire l’esercizio di un potere che, per natura , è usurpatore ed illegittimo, hanno inventato un sistema che permette ai “ furbi ”, di ogni epoca e di ogni età, di dominare impunemente i “ fessi ”, con il loro consenso e senza che questi ultimi se ne accorgano o se ne rendano conto.
Mi riferisco, naturalmente, a quel sistema specifico di dominazione dei popoli che - dal tempo delle “Rivoluzioni Borghesi” (Americana: 1774/1776 – Francese: 1789/1798) ed in stretta obbedienza ed osservanza con la laicizzazione dei principi e dei valori scaturiti dalla Bibbia - ci viene soggettivamente contrabbandato ed arbitrariamente descritto come il nec plus ultra della “ democrazia ”: il cosiddetto sistema parlamentare rappresentativo .
Questo sistema - impropriamente definito ed abusivamente considerato “ democratico ” - prevede il dominio pro tempore di una fazione sulle altre e permette alla fazione al governo, di confiscare e monopolizzare, a suo vantaggio, la totalità del potere che, ad esempio, nell’Atene del tempo di Pericle, apparteneva, individualmente e collettivamente, all’insieme dei cittadini di quella “ Città-Stato ”.
Questa tirannia, inoltre, è definita e considerata “ democratica ”, poiché concede alla maggioranza dei “ fessi ” che popolano ogni nazione, la possibilità di scegliere tra gli svariati “ furbi” che guidano le diverse e variegate fazioni del loro paese. E’ altresì definita e considerata “ democratica ”, poiché i differenti “ furbi ” che governano i loro rispettivi paesi o che aspirano a farlo, si dichiarano ufficialmente disposti a monopolizzare il potere della loro nazione solo per un tempo limitato ed a scambiarselo reciprocamente con gli altri “ furbi ” che controllano le fazioni avversarie, ogni qualvolta una maggioranza aritmetica di “ fessi ” - che in generale non possiede mai le informazioni necessarie o sufficienti che gli permetterebbero realmente di scegliere o di decidere e che, per definizione, è quasi sempre la parte della società che è meno capace o più sprovveduta - decida da quali “ furbi ” farsi momentaneamente governare, attraverso l’esercizio saltuario e condizionato del suffragio universale.
La maggior parte dei cittadini, infatti - se si esclude l’effimero gesto che è loro concesso di potere andare, di tanto in tanto, a votare per l’uno o l’altro dei “ furbi ” di turno - sono sistematicamente marginalizzati dalla vita pubblica del loro paese ed espressamente mantenuti all’oscuro delle reali problematiche che travagliano la loro società, per meglio permettere ai “ furbi ” delle differenti fazioni in campo, di manipolare le coscienze della maggioranza dei “ fessi ” e, da questi, farsi considerare indispensabili, sia per farsi eleggere ed assegnare legalmente il potere che per avere la possibilità di regnare soli ed indisturbati sull’insieme della società, nel nome e per conto di tutta la comunità.
Il sistema parlamentare rappresentativo, in fine, è definito e considerato “ democratico ”, poiché i rappresentanti di questo regime, nel corso degli ultimi 228/213 anni, hanno avuto l’accortezza – in piena sintonia con le tecniche bibliche di dominazione dei popoli che hanno ereditato dalla potestà millenaria ed esclusivista della Chiesa - di impadronirsi e di monopolizzare a loro vantaggio una serie di parole astratte a consonanza compiacente e garbata - come la “ verità “, la “ democrazia ”, la “ libertà ”, “ l’uguaglianza ”, la “ fratellanza ”, la “ solidarietà ”, la “ giustizia ”, lo “ Stato di diritto ”, la “ tolleranza ”, i “ diritti dell’Uomo ”, la “ partecipazione ”, ecc. - che da un punto di vista generale, sono perfettamente assimilabili ed accettabili dall’orecchio moderato e dalle coscienze mansuete o quasi sempre bonarie della maggioranza dei “ fessi ”.
Per la maggioranza dei “ fessi ”, infatti, non è necessario che le suddette parole corrispondano effettivamente a fatti reali o a situazioni di concreta applicazione o realizzazione. Vista la completa spoliticizzazione e marginalizzazione della maggioranza dei cittadini, è più che sufficiente che, i “ furbi ” di cui sopra, le ripetano e le martellino quotidianamente alle orecchie dei loro amministrati, per dare loro l’illusione che stiano veramente vivendo nel “ migliore dei mondi ” o che abbiano la fortuna di essere governati dal “ più valido ” o dal “ meno peggio ” dei regimi esistenti.
L’utilizzazione costante ed il monopolio metodico di quelle parole, inoltre, permettono ai “ furbi ” in questione - con il concorso diretto o indiretto della maggioranza dei “ fessi ” - di camuffare la reale natura del loro regime, di esercitare impunemente la loro tirannia e di perpetuare nel tempo qualunque tipo di abuso o di soperchieria. Questo, senza che nessuno possa essere in grado di attaccarli frontalmente, sia per denunciare apertamente i loro misfatti che per tentare di spodestarli.
Chiunque, infatti, pretendesse contestare il loro sistema, denunciare le loro malefatte, opporsi fermamente alla loro tirannia o semplicemente cercare di scrollarsi di dosso le loro strutture oppressive, si troverebbe immediatamente confrontato a questo tipo di dilemma: che terminologia utilizzare per propagandare e diffondere il proprio motivo di rivolta? Che «cavalli di battaglia» verbali adoperare, per farsi capire dalle masse e per poter sperare di arruolare il maggior numero di adepti, sia per scacciare gli oppressori che poter restituire ai soli aventi diritto di ogni nazione - i popoli - l’antica sovranità che è stata loro sottratta o confiscata?
Due sembrano essere le reali possibilità di scelta: la prima, quella di utilizzare le stesse parole e gli stessi argomenti a consonanza compiacente e garbata che sono normalmente impiegati dal campo avversario; la seconda, quella di scegliere una terminologia diametralmente opposta a quella che è sbandierata dai propri nemici, sia per distinguersi nettamente da loro che per affermare e mettere in pratica il contrario di ciò che essi stessi sintetizzano ed abbinano normalmente ai loro quotidiani ed usuali termini di propaganda.
Nei due casi, però, sarà sempre l’attuale sistema oppressore che riuscirà a trarne il massimo dei vantaggi.
Se il “ chiunque ” di cui sopra, infatti, utilizzasse la terminologia dell’avversario e si riferisse anch’egli alla “ verità “, alla “ democrazia ”, alla “ libertà ”, “ all’uguaglianza ”, alla “ fratellanza ”, alla “ solidarietà ”, alla “ giustizia ”, allo “ Stato di diritto ”, alla “ tolleranza ”, ai “ diritti dell’Uomo ”, alla “ partecipazione ”, ecc., si ritroverebbe, senza volerlo, tra i “ propagandisti ”, diretti o indiretti, di quel regime o, al limite, si farebbe semplicemente recuperare dalle strutture del sistema avversario. Questo, naturalmente, senza poter essere in grado di trasmettere, alle masse, il messaggio del suo sacrosanto motivo di rivolta!
Se invece volesse distinguersi dai suoi avversari e distanziarsi dai luoghi comuni della loro propaganda, sarebbe costretto ad utilizzare una terminologia che lo discrediterebbe immediatamente agli occhi dell’opinione pubblica, prima ancora di aver pubblicato il suo “ programma ” o cominciato realmente a sfidare o a combattere contro quel sistema.
Per distinguersi dai suoi avversari e per rivendicare la sovranità del suo popolo, infatti, sarebbe semplicemente costretto ad inalberare le bandiere della “menzogna“, della “ tirannia”, della “ servitù ”, della “ disuguaglianza ”, nonché quelle del “ tradimento ”, “ dell’egoismo ” e “ dell’ingiustizia ”. Senza dimenticare, quelle del “ despotismo ”, “ dell’intolleranza ”, della “schiavitù”, della “ negazione di ogni diritto umano ”, “ dell’esclusione sistematica ”, ecc.
Inutile, allora, meravigliarsi, se le società del nostro tempo sono completamente disgregate ed, al tempo stesso, tiranneggiate da forze fondamentalmente mercenarie ed opportuniste, nonché estremamente corrotte ed inevitabilmente corruttrici.
Le nostre società si sono atomizzate, poiché abbiamo dimenticato il senso logico ed il vero significato della parola “ politica ”; sono diventate impotenti, poiché abbiamo supinamente accettato di farci dividere in “ fazioni opposte ” all’interno della stessa società e di farci espropriare le nostre principali prerogative; sono diventate il luogo aberrante ed invivibile della nostra cosciente o incosciente schiavitù, poiché tra il “ comandare ” e “ l’obbedire ”, abbiamo semplicemente scelto di rinunciare alla nostra dignità ed alla nostra sovranità, per indossare, volontariamente o involontariamente, il saio dell’idiotes e le catene infrangibili ed invisibili del nostro individualismo, del nostro egoismo, della nostra viltà e della nostra triste, stolta e desolata irresponsabilità.
Bene, ti ringrazio.Originariamente Scritto da Wotan
I tuoi post, in genere, sono interessantissimi e profondi. Il problema è che, essendo molto lunghi, mal si adattano ad uno strumento come un Forum...Originariamente Scritto da Wotan
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Lo so benissimo, purtroppo certe cose vanno spiegate bene, speriamo qualcuno legge. Anche se visti i risultati ho i miei dubbi... eppure sono 4 anni che mi ripeto.