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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky
    se critico un atteggiamento od una proposta fatta da un partito non sto attaccando nessuno ma sto solo facendo cronaca. La colpa è di Diliberto che vuole Andreotti nel governo, non mia che diffondo questa discutibile notizia. Non ragionare da berlusconiano.
    Andreotti agli Esteri targato Pdci. Commenti?
    Senti siccome a differenza di tanti coglioni qui dentro ti ritengo una persona intelligente seppur spinosa, fai una cosa, riporta questo fantomatico articolo e cosi' lo commentiamo.

  2. #22
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    Coccodrilli di carta
    Marco Travaglio

    Che Bellachioma non andasse a vederlo era prevedibile: a 69 anni suonati non ha ancora risolto il conflitto con lo specchio. Comprensibile anche la prudenza di Rutelli, che «Il Caimano» lo vedrà solo dopo il 10 aprile, per non farsi influenzare: teme, vedendolo prima, di votare Forza Italia. E non sarebbe carino. Perché un fatto è certo, almeno a leggere i commenti di gran parte della politica e della stampa (la prosecuzione della politica con altri mezzi): il film di Moretti «è un boomerang per la sinistra» e «fa il gioco di Berlusconi», come il film di Moore ebbe «nefaste conseguenze» per Kerry contro Bush: lo scrive il Corriere, dunque dev’essere vero. Infatti Paolo Guzzanti si frega le mani: «Sarà un boomerang, sposterà voti a nostro favore». Ma poi, anziché gioire, s’incazza: «Un’intimidazione elettorale, un’esca per tendere un agguato allo spettatore. Da voltastomaco». Guzzanti senior deplora «le allusioni alla mafia» (come se lo stalliere mafioso l’avesse assunto Moretti). E rivela che prima di candidarsi «indagai sull’origine delle fortune di Berlusconi» e scoprì che era tutto regolare (i primi miliardi li aveva portati la cicogna), ma si scordò di comunicarlo al Cavaliere che, ancora ignaro della provenienza dei suoi capitali, continua ad avvalersi della facoltà di non rispondere. «Le riunioni dei giornalisti ad Arcore - giura Guzzanti - non sono mai esistite» (purtroppo c’erano, come han raccontato Montanelli, Orlando, Mentana e Costanzo, solo che lui non era invitato). «Ridicola» per Guzzanti la scena del riciclaggio dei soldi a San Marino («patria esclusiva del riciclaggio comunista»): il poveretto non sa che i 20 miliardi dei conti All Iberian usati per pagare Craxi e i giudici passarono di lì, prima che gli spalloni li portassero da Segrate in Svizzera.
    Pure Emilio Fede dice che il film è un boomerang per la sinistra, ma stranamente non lo nomina neppure nel suo tg-cabaret: «Ho rinunciato a vederlo per ragioni di sicurezza personale». Teme di essere costretto a pensare e, non essendo abituato, rischia un’ernia al cervello. Resta insomma da capire perché mai, se il film fa il suo gioco, Bellachioma sia così furente, e i suoi cari anche. E perché Mediaset non dedichi al Caimano una serata non stop a reti unificate, reclutando in studio i «demonizzatori» alla Biagi, Santoro, Luttazzi che, com’è noto, fecero vincere Berlusconi nel 2001 nonostante l’immensità di Rutelli. Perché i soliti vigilantes di San Macuto, da Bonatesta a Lainati a Jannone, strepitino come vergini violate per il temibile sbarco di Moretti a Che tempo che fa. Il Caimano fa vincere Bellachioma, ma lui non ne approfitta. Forse non vuole maramaldeggiare.
    Prodi non ha ancora deciso, ma spera che «il film non sia dannoso per la campagna elettorale». E già il fatto che si ponga il problema dimostra che non è affatto un parroco democristiano: è un leninista ultraortodosso. È tipico del leninismo, infatti, giudicare la cultura e l’arte in funzione alla bottega elettorale. Ma sono tanti i leninisti più o meno inconsapevoli fatti emergere dal Caimano. Anche se è difficile distinguerli da un’altra categoria, anch’essa piuttosto nutrita: quella dei cretini.
    Il Riformista, nel suo piccolo, l’aveva scritto prim’ancora dell’uscita nelle sale: «Nove su dieci non sarà un bel film». Primo caso di recensione preventiva della storia. Il Tempo invece, che fa ancora più ridere, ha atteso almeno che uscisse: poi ha stabilito che fa schifo («gelida accoglienza»), ma curiosamente gli ha dedicato l’apertura, con uno strepitoso titolone cubitale a tutta prima pagina: «Mancavano solo le bombe». Editoriale a cura di Mauro Mazza, il direttore del Tg2 che, avendo deciso di non parlarne nel suo tg per evitare lo spiacevole fastidio di dare una notizia, ha fatto come Fantozzi quando si martella un dito in piena notte montando una tendina canadese e trattiene il dolore correndo per un quarto d’ora nel bosco per non svegliare gli altri, e alla fine urla dove non lo sente nessuno.
    Il Platinette Barbuto invece è entusiasta: l’Italia caimanizzata è il suo sogno della sua vita, i testi del Presidente Imputato che pretende di essere «giudicato solo dai miei pari» (cioè da nessuno) e va in tribunale a proclamarsi «un cittadino più uguale degli altri» sono tutti suoi. Sul Foglio, intanto, Annalena Benini trova che il Caimano è pure «un film sui valori, il ritratto minimale di una famiglia in un interno». Una versione di celluloide del Pera-pensiero.
    Strano, perché James Bondi non ha gradito per nulla: «Pellicola di regime che nasce da una cultura fascista e comunista fuse insieme» (parola di un ex comunista alleato dei nazifascisti). Naturalmente anche il Pallore Gonfiato ripete la litania del boomerang: «Il Caimano si ritorcerà contro la sinistra: nasce dalla cultura dell’odio». È quel che sostengono anche le menti più illuminate dell’Unione. Come Capezzone (Rosa nel Pugno), che paragona il film di Moretti alla maglietta di Calderoli: «Un colpo alla Tafazzi, una ciambella di salvataggio a Berlusconi». Lui non distingue un regista da un ministro: promette bene.
    Geniale anche Beppe Fioroni, andreottiano della Margherita: «Rischia di far danno, questa è intelligenza col nemico, un gioco a carte truccate e io coi falsari non gioco» (e a lui l’intelligenza - col nemico o con l’amico poco importa - comprensibilmente lo spaventa). Gli fa eco un altro sagace margherito, Renzo Lusetti: «Andiamoci cauti, mandare nelle sale un film così sotto elezioni non è opportuno. Più rendiamo Berlusconi vittima, più lui ci sguazza». Ecco, la prossima volta i cartelloni dei cinema li facciamo decidere dalla Margherita. Per Diliberto, quello che vorrebbe Andreotti agli Esteri, il Caimano «distrae l’attenzione dai veri problemi del Paese»: per esempio, lui.
    Così alla fine sono proprio i nemici trasversali di Moretti a confermare che, su quest’Italia irrimediabilmente caimanizzata, ha ragione lui. Par di vederlo, il Caimano, appostato sulla spalla del politico intelligente e del critico geniale mentre gl’infila la cannuccia nella scatola cranica e gli beve il cervello. Sono trent’anni che lo fa.

  3. #23
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    Marco Travaglio

    Che Bellachioma non andasse a vederlo era prevedibile: a 69 anni suonati non ha ancora risolto il conflitto con lo specchio. Comprensibile anche la prudenza di Rutelli, che «Il Caimano» lo vedrà solo dopo il 10 aprile, per non farsi influenzare: teme, vedendolo prima, di votare Forza Italia. E non sarebbe carino. Perché un fatto è certo, almeno a leggere i commenti di gran parte della politica e della stampa (la prosecuzione della politica con altri mezzi): il film di Moretti «è un boomerang per la sinistra» e «fa il gioco di Berlusconi», come il film di Moore ebbe «nefaste conseguenze» per Kerry contro Bush: lo scrive il Corriere, dunque dev’essere vero. Infatti Paolo Guzzanti si frega le mani: «Sarà un boomerang, sposterà voti a nostro favore». Ma poi, anziché gioire, s’incazza: «Un’intimidazione elettorale, un’esca per tendere un agguato allo spettatore. Da voltastomaco». Guzzanti senior deplora «le allusioni alla mafia» (come se lo stalliere mafioso l’avesse assunto Moretti). E rivela che prima di candidarsi «indagai sull’origine delle fortune di Berlusconi» e scoprì che era tutto regolare (i primi miliardi li aveva portati la cicogna), ma si scordò di comunicarlo al Cavaliere che, ancora ignaro della provenienza dei suoi capitali, continua ad avvalersi della facoltà di non rispondere. «Le riunioni dei giornalisti ad Arcore - giura Guzzanti - non sono mai esistite» (purtroppo c’erano, come han raccontato Montanelli, Orlando, Mentana e Costanzo, solo che lui non era invitato). «Ridicola» per Guzzanti la scena del riciclaggio dei soldi a San Marino («patria esclusiva del riciclaggio comunista»): il poveretto non sa che i 20 miliardi dei conti All Iberian usati per pagare Craxi e i giudici passarono di lì, prima che gli spalloni li portassero da Segrate in Svizzera.
    Pure Emilio Fede dice che il film è un boomerang per la sinistra, ma stranamente non lo nomina neppure nel suo tg-cabaret: «Ho rinunciato a vederlo per ragioni di sicurezza personale». Teme di essere costretto a pensare e, non essendo abituato, rischia un’ernia al cervello. Resta insomma da capire perché mai, se il film fa il suo gioco, Bellachioma sia così furente, e i suoi cari anche. E perché Mediaset non dedichi al Caimano una serata non stop a reti unificate, reclutando in studio i «demonizzatori» alla Biagi, Santoro, Luttazzi che, com’è noto, fecero vincere Berlusconi nel 2001 nonostante l’immensità di Rutelli. Perché i soliti vigilantes di San Macuto, da Bonatesta a Lainati a Jannone, strepitino come vergini violate per il temibile sbarco di Moretti a Che tempo che fa. Il Caimano fa vincere Bellachioma, ma lui non ne approfitta. Forse non vuole maramaldeggiare.
    Prodi non ha ancora deciso, ma spera che «il film non sia dannoso per la campagna elettorale». E già il fatto che si ponga il problema dimostra che non è affatto un parroco democristiano: è un leninista ultraortodosso. È tipico del leninismo, infatti, giudicare la cultura e l’arte in funzione alla bottega elettorale. Ma sono tanti i leninisti più o meno inconsapevoli fatti emergere dal Caimano. Anche se è difficile distinguerli da un’altra categoria, anch’essa piuttosto nutrita: quella dei cretini.
    Il Riformista, nel suo piccolo, l’aveva scritto prim’ancora dell’uscita nelle sale: «Nove su dieci non sarà un bel film». Primo caso di recensione preventiva della storia. Il Tempo invece, che fa ancora più ridere, ha atteso almeno che uscisse: poi ha stabilito che fa schifo («gelida accoglienza»), ma curiosamente gli ha dedicato l’apertura, con uno strepitoso titolone cubitale a tutta prima pagina: «Mancavano solo le bombe». Editoriale a cura di Mauro Mazza, il direttore del Tg2 che, avendo deciso di non parlarne nel suo tg per evitare lo spiacevole fastidio di dare una notizia, ha fatto come Fantozzi quando si martella un dito in piena notte montando una tendina canadese e trattiene il dolore correndo per un quarto d’ora nel bosco per non svegliare gli altri, e alla fine urla dove non lo sente nessuno.
    Il Platinette Barbuto invece è entusiasta: l’Italia caimanizzata è il suo sogno della sua vita, i testi del Presidente Imputato che pretende di essere «giudicato solo dai miei pari» (cioè da nessuno) e va in tribunale a proclamarsi «un cittadino più uguale degli altri» sono tutti suoi. Sul Foglio, intanto, Annalena Benini trova che il Caimano è pure «un film sui valori, il ritratto minimale di una famiglia in un interno». Una versione di celluloide del Pera-pensiero.
    Strano, perché James Bondi non ha gradito per nulla: «Pellicola di regime che nasce da una cultura fascista e comunista fuse insieme» (parola di un ex comunista alleato dei nazifascisti). Naturalmente anche il Pallore Gonfiato ripete la litania del boomerang: «Il Caimano si ritorcerà contro la sinistra: nasce dalla cultura dell’odio». È quel che sostengono anche le menti più illuminate dell’Unione. Come Capezzone (Rosa nel Pugno), che paragona il film di Moretti alla maglietta di Calderoli: «Un colpo alla Tafazzi, una ciambella di salvataggio a Berlusconi». Lui non distingue un regista da un ministro: promette bene.
    Geniale anche Beppe Fioroni, andreottiano della Margherita: «Rischia di far danno, questa è intelligenza col nemico, un gioco a carte truccate e io coi falsari non gioco» (e a lui l’intelligenza - col nemico o con l’amico poco importa - comprensibilmente lo spaventa). Gli fa eco un altro sagace margherito, Renzo Lusetti: «Andiamoci cauti, mandare nelle sale un film così sotto elezioni non è opportuno. Più rendiamo Berlusconi vittima, più lui ci sguazza». Ecco, la prossima volta i cartelloni dei cinema li facciamo decidere dalla Margherita. Per Diliberto, quello che vorrebbe Andreotti agli Esteri, il Caimano «distrae l’attenzione dai veri problemi del Paese»: per esempio, lui.
    Così alla fine sono proprio i nemici trasversali di Moretti a confermare che, su quest’Italia irrimediabilmente caimanizzata, ha ragione lui. Par di vederlo, il Caimano, appostato sulla spalla del politico intelligente e del critico geniale mentre gl’infila la cannuccia nella scatola cranica e gli beve il cervello. Sono trent’anni che lo fa.


  4. #24
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    Per Diliberto, quello che vorrebbe Andreotti agli Esteri eccetera eccetera

  5. #25
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    Travaglio è bravo ma è simpatico come una cavalletta nelle mutande, eh.

  6. #26
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    e tu sei la cavalletta

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da asti_sinistra
    Diliberto: Un grande risultato del PdCI


    Roma 11 aprile 2006

    Questa volta, invece, l'alleanza con i Verdi e i Consumatori ha premiato e per la prima volta quasi siamo riusciti a sommare i voti disgiunti.





    ]
    L'alleanza ha funzionato ovunque tranne in Sicilia dove voi Comunisti italiani avete tradito la coalizione coi Verdi votando al senato per Rifondazione.Vai a controllare i voti presi dai verdi e dal Pdci nelle due circoscrizioni della camera e confrontali con il risultato della lista "insieme con l'unione" del senato.Grazie al "tradimento" (specie dei compagni di Caltanissetta) abbiamo regalato un senatore in più al PRC !!!Solo nella Prov. di Palermo avete mantenuto i patti ed infatti abbiamo superato il 3%!!!Che peccato,specie in vista delle regionali siciliane dove si dovrà far una nuova e più larga alleanza per superare lo sbarramento del 5%.

 

 
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