In questi giorni ho ovviamente parlato di politica con gli amici più del solito. E' uscito fuori che secondo loro io non sarei un "vero" comunista, perchè i comunisti si vestono, secondo loro, come zingari, non bevono la coca-cola, fumano marjuana a profusione, mentre io vesto decentemente, bevo la coca-cola e non fumo neanche le sigarette. Questo perchè un comunista, secondo loro, deve essere povero, altrimenti non è comunista, e stessa cosa se non boicotta le multinazionali o fa largo uso di cannabis per ampliare il suo senso del relativismo cosmico. Un comunista, specialmente, non può essere ricco (e quindi non può avere la barca, o avere un grosso patrimonio) e per essere comunisti bisognerebbe quindi spogliarsi dei propri averi e donarli ai poveri, o magari fare del volontariato..
beh, questi che sono comportamenti pretesi come "comunisti" sono comportamenti puramente capitalistici.
Ad esempio io ho sempre pensato che il boicottaggio fosse una cosa molto stupida: quando io vengo a sapere che le multinazionali sfruttano i lavoratori, che vanno a produrre in certi paesi perchè non ci sono garanzie per il lavoro e quindi costa meno, quello che io desidero è mutare la coscienza sociale per far si che i popoli mettano al governo solo persone responsabili che cambino la legislazione di quel paese, o che non la appoggino, eccetera. Sono state le regole di mercato a suggerire all'azienda di comportarsi in maniera così vergognosa, e il nostro obiettivo deve essere quindi quello di creare altre regole, esterne e superiori a quelle del mercato, e non quello di far si che, col boicottaggio, le regole di mercato, ancora loro, suggeriscano all'azienda cosa è meglio fare. Con il boicottaggio non si fa altro che suggerire altre regole di mercato, diverse, all'azienda, non si supera la logica pura del mercato, anzi, la si rimarca e la si arricchisce.
Stesso discorso per quanto riguarda la ricchezza, la povertà, il volontariato. Se fosse stato per questi elementi Gesù Cristo sarebbe stato il più grande comunista della storia. Ma sappiamo bene che la chiesa non la pensa così. Questo perchè anche la chiesa sa che spogliarsi volontariamente dei propri averi è un gesto puramente capitalistico. La carità cristiana si fonda sulla volontarietà di aiutare il prossimo, la carità è un gesto volontario, e quindi ciò che il "povero" riceve è un privilegio da parte di chi, avrebbe potuto benissimo lasciarlo morire di fame. Questa consolazione è ben magra. Quando io vedo popolazioni disagiate penso che bisogna organizzarsi perchè lo stato redistribuisca il reddito, che non ci siano più "donazioni" e carità, ma diritti. Ecco perchè non capisco chi critica certi politici ex comunisti che hanno la barca: quello che il comunismo vuole non è che tutti siano ricchi, il comunismo non disprezza il benessere economico, a nessun livello, lo disprezza solo quando è di pochi, al fronte di altri che fanno la fame, e non vi è riconosciuto il diritto ad una migliore condizione per i disagiati. Se io dono qualcosa, se D'Alema dona qualcosa, non risolve assolutamente nulla, perchè sarà stato solo un suo gesto capitalistico di magnanimità, esattamente come nel modello ecclesiastico o delle rotary dei miliardari, mentre per i disagiati non vi saranno più diritti di prima, e non vi saranno più doveri per i miliardari, solamente un gesto di magnanimità del ricco e un atto di grata e devota sottomissione del povero.




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