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  1. #41
    costantino
    Ospite

    Predefinito x i sinistri.

    magari si può prospettare che ve lo pigliate nel culo.

    Calderoli: «Cdl in vantaggio di 20mila voti»
    L'ex ministro rilancia: «I voti della lista Lega Alleanza Lombarda non vanno assegnati a Prodi». Unione: «La legge non dice questo»


    ROMA - «A prescindere dalle verifiche in corso, la Cdl è già in vantaggio alla Camera di circa 20 mila voti dato che al centrosinistra sono stati attribuiti 45.580 voti che, legge alla mano, non devono essere conteggiati»: l'ex ministro Roberto Calderoli apre un nuovo scenario nella diatriba sul risultato delle elezioni. Secondo l'esponente leghista, il nodo non sta nelle verifiche in corso sulle schede contestate, ma nei circa 45.000 voti della lista «Lega Alleanza Lombarda», che a suo parere non possono essere conteggiati a favore del centrosinistra, in base alla nuova legge elettorale, perché la lista era presente nella sola circoscrizione Lombardia 2. Immediata la smentita dell'Unione, che definisce «pretestuosa» la spiegazione di Calderoli, ricordando che Lega Alleanza Lombarda è regolarmente apparentata con la coalizione guidata da Romano Prodi.

    CALDEROLI RIAPRE LA PARTITA - Ma come fa a stabilire Calderoli che la Cdl sarebbe in vantaggio di 20 mila voti? «È semplice - spiega all' Ansa il coordinatore delle segreterie della Lega - la differenza di voti indicata in un primo momento a favore della coalizione di Prodi è di 25.224. A questi vanno tolti i voti che vengono mano a mano riassegnati alla Cdl durante le verifiche. Ma il punto nodale è un altro: ci sono i voti della lista 'Lega Alleanza lombardà che si è presentata solo nella circoscrizione Lombardia 2 e che sono 45.580. Questi non possono essere assegnati a Prodi. Non devono proprio essere calcolati». Perché? «Perché la legge che io ho scritto parla chiaro - spiega Calderoli - la cifra elettorale nazionale di coalizione deriva dalla somma delle cifra elettorale nazionale delle singole liste e la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno. È evidente quindi che la cifra nazionale deve essere la somma di almeno due circoscrizioni e in assenza di questo non può essere conteggiata».

    LA LEGGE ELETTORALE - «Infatti - aggiunge Calderoli - il legislatoreha previsto l' ipotesi del conteggio della singola circoscrizione solo nelle regioni ove esiste la tutela delle minoranze linguistiche. Ecco perchè la Cdl è, nel caso meno favorevole, in vantaggio di almeno 20mila voti alla Camera, senza contare quindi i voti che vengono via via riattribuiti durante le verifiche». «La legge l' ho scritta io - conclude l' esponente leghista - e l' ho anche criticata, ma sull'interpretazione non ci sono dubbi».
    LE REAZIONI - Un avallo alle parole di Calderoli arriva da Fabrizio Cicchitto, di Forza Italia: «I due problemi posti da Calderoli mettono in evidenza che esistono questioni assai serie per quello che riguarda la verifica del voto, che danno anche una spiegazione del pressing che la sinistra sta facendo per chiudere comunque la vicenda». Sandro Bondi, coordinatore di Fi, usa gli stessi accenti: «Siamo sbalorditi che nel calcolo provvisorio dei voti che determina la cifra elettorale nazionale siano stati inseriti i voti ottenuti da una lista (Lega Alleanza Lombarda) che si è presentata in una sola circoscrizione».
    15 aprile 2006

  2. #42
    costantino
    Ospite

    Predefinito

    19/4/06 h 19:09 Tremaglia: "Un senatore estero da Prodi a Cdl"

    "Con soddisfazione dichiaro che, al Senato, la maggioranza di due voti, determinati dagli eletti all'estero a favore di Prodi, non c'è più". Lo afferma il ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia che all'Ansa assicura come un senatore eletto all'estero "che era stato segnalato per Prodi non vota più Prodi", annullando il vantaggio del centrosinistra a Palazzo Madama. Il ministro non fa nomi ("è un mio impegno personale, si saprà tra qualche giorno"), ma sottolinea come questo sia un "avvenimento che cambia le carte in tavola"

    . Dovrebbe essere Pallaro che, però, non è stato conteggiato tra i 158 voti (a 156) dell'Unione

  3. #43
    costantino
    Ospite

    Predefinito

    Il ministro non ha voluto fare nomi: «Si saprà tra qualche giorno»
    Tremaglia: «Un senatore passa alla Cdl»
    «Con soddisfazione dichiaro che al Senato la maggioranza a favore di Prodi non c'è più»

    ROMA - Il ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia ha dichiarato come un senatore eletto all'estero, «che era stato segnalato per Prodi, non vota più Prodi. Con soddisfazione dichiaro che, al Senato, la maggioranza di due voti, determinati dagli eletti all'estero a favore di Prodi, non c'è più».
    Il ministro non ha fatto nomi («è un mio impegno personale, si saprà tra qualche giorno»), ma ha sottolineato come questo sia un «avvenimento che cambia le carte in tavola».
    19 aprile 2006

  4. #44
    costantino
    Ospite

    Predefinito

    Tremaglia: un senatore all'estero da Prodi alla Cdl
    19/4/2006



    Mirko Tramaglia
    Mirko Tramaglia
    «Con soddisfazione dichiaro che, al Senato, la maggioranza di due voti, determinati dagli eletti all'estero a favore di Prodi, non c'è più». Lo afferma il ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia che assicura come un senatore eletto all'estero «che era stato segnalato per Prodi non vota più Prodi», annullando il vantaggio del centrosinistra a Palazzo Madama. Il ministro non fa nomi («è un mio impegno personale, si saprà tra qualche giorno»), ma sottolinea come questo sia un «avvenimento che cambia le carte in tavola».

    «Ho lasciato andare la storia dei ricorsi - ha spiegato Tremaglia - e mi sono messo a fare politica». Ora, ha aggiunto, dei senatori eletti nella circoscrizione estera «non c'è più uno di quelli che determinano la maggioranza dell'Unione al Senato», perchè un senatore eletto all'estero «che era stato segnalato per Prodi non vota più Prodi». A questo punto, puntualizza il ministro, il centrosinistra scenderebbe di un senatore che acquisterebbe la Cdl, portando al pareggio. L'unione aveva 158 seggi a Palazzo Madama e, perdendone uno, scenderebbe a quota 157; mentre, è il ragionamento del ministro, la Casa delle Libertà, aggiungendo questo senatore (di cui Tremaglia non vuole specificare il nome) ai suoi 156, salirebbe a quota 157, pareggiando di fatto i conti.

    IL SENATORE TURANO SMENTISCE SECCAMENTE
    Il Senatore dell'Ulivo Renato Turano, eletto in Nord America, ha seccamente smentito di essere passato alla Casa delle Libertà. Raggiunto telefonicamente, Turano, dopo una fragorosa risata, ha detto «non ci penso nemmeno». Secondo Mirko Tremaglia, ministro degli italiani all'estero, un senatore dell'Ulivo, eletto all'estero, sarebbe passato alla Cdl, annullando il vantaggio del centro sinistra al Senato. Ma il ministro non aveva voluto precisare di quale senatore si trattasse.

  5. #45
    costantino
    Ospite

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    molto bene.
    aborto, droga, froci, pacs, eutanasia,immigrazione, regolarizzazione, jus soli no pasaràn !

  6. #46
    CATANIA 2-0 PALERMO - HAHAHAHA
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    Citazione Originariamente Scritto da costantino
    molto bene.
    aborto, droga, froci, pacs, eutanasia,immigrazione, regolarizzazione, jus soli no pasaràn !

    Meh. Veramente la minaccia di perdere il primo voto di fiducia esiste. Povera Italia, deve soffrire per....due mesi....

  7. #47
    Irina
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    Citazione Originariamente Scritto da costantino
    Tremaglia: un senatore all'estero da Prodi alla Cdl
    19/4/2006


    IL SENATORE TURANO SMENTISCE SECCAMENTE
    Il Senatore dell'Ulivo Renato Turano, eletto in Nord America, ha seccamente smentito di essere passato alla Casa delle Libertà. Raggiunto telefonicamente, Turano, dopo una fragorosa risata, ha detto «non ci penso nemmeno». Secondo Mirko Tremaglia, ministro degli italiani all'estero, un senatore dell'Ulivo, eletto all'estero, sarebbe passato alla Cdl, annullando il vantaggio del centro sinistra al Senato. Ma il ministro non aveva voluto precisare di quale senatore si trattasse.
    Perché pensano subito a Turano? Visto che non aveva fatto nomi avevano già dei sospetti? Farà il franco tiratore?

  8. #48
    costantino
    Ospite

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    E’ finita, se Dio vuole!… le elezioni, intendo!
    Dopo due settimane, era ora!
    L’ha detto anche la Cassazione: ha vinto l’Unione.
    Ma solo alla Camera: 348 voti al Centro-Sinistra, 281 al Centro-Destra.
    Al Senato non si sa chi davvero abbia vinto.
    E’ sì, perché il Centro-Sinistra ha ottenuto 154 seggi sul territorio nazionale e 4 nelle circoscrizioni estere, per un totale di 158.
    La Casa delle Libertà 155 sul territorio nazionale e 1 nelle circoscrizioni estere: totale 156.
    Povero Tremaglia!
    Una vita spesa a far votare gli italiani all’estero… e quelli ti votano Prodi.
    Con quei trucchetti delle tre liste… anche in Antartide.
    Manco fossimo a Napoli col giochetto delle tre carte.
    Lui, poi, che è un bergamasco!
    Chiaro che il trucco non gli riesce!
    Ma ieri Mirko Tremaglia si è preso una mezza rivincita e ha annunciato entusiasta che un senatore del Centro-Sinistra starebbe già passando al Centro-Destra.
    Se è vero, al Senato sarebbe pareggio: 157 a 157.
    Ma se anche rimanesse il vantaggio di due senatori, può un governo fondarsi sulle trasvolate oceaniche di Renato Guerino Turano o di Antonino Randazzo, detto Nino?
    E se scioperano i controllori di volo?
    Restano i 7 o 8 senatori a vita. Vediamo chi sono.

    Francesco Cossiga, essendo nato il 26 luglio 1928 a Sassari, ha 78 anni, qualche serio acciacco fisico e una variabilità umorale inquietante.
    Con chi starà è un mistero: dice di avere votato a destra, perché voleva a sinistra D’Alema come premier.
    La sera del 10 aprile, annunciando che non avrebbe votato la fiducia al governo Prodi, aveva rivolto ai colleghi senatori a vita l’appello ad astenersi dal voto di fiducia in quanto «non sono stati eletti dal popolo sovrano» e quindi «non possono e non debbono dare in Senato un voto che alteri il risultato dell’espressione del popolo sovrano».
    L’altro giorno pare abbia cambiato idea e non è certo che sia l’ultima volta.
    Insomma «detesta» Prodi, ma forse lo voterà… o forse no.
    Oscar Luigi Scalfaro di anni ne ha 88 tra qualche mese.
    Da sempre uomo d’ordine della vecchia DC, è divenuto vessillo del centrosinistra durante il mandato presidenziale.
    Sicuro sostenitore del Centro-Sinistra, riesce difficile immaginarlo presente sempre a garantire il proprio voto.
    Giulio Andreotti ha compiuto 87 anni il 19 gennaio scorso.
    Di lui si sa tutto.
    E’ l’icona della vecchia DC.
    Probabilmente darà il suo sostegno a Prodi, ma senza entusiasmo e mai su questioni che implichino valutazioni etiche.
    Inoltre alla Camera ha votato per Giulia Buongiorno, suo avvocato e candidata per Alleanza Nazionale.
    Casini pensa di candidarlo alla presidenza del Senato.
    Lui ha dichiarato: «nel centrosinistra ci sono due - tre persone che se non trovassero una collocazione diverrebbero più pericolosi dell’Iran».
    Un modo per dire che la sua ascesa allo scranno più alto di palazzo Madama sarebbe destabilizzante per Romano Prodi.
    Lo scontento già serpeggia nella nuova maggioranza dell’Unione e Clemente Mastella, per esempio, in eterna lotta per la sopravvivenza, avrebbe lanciato dei segnali.
    Sarà il «divo Giulio» il cuneo di spaccatura dell’Unione?

    Rita Levi Montalcini è nata il 22 aprile 1909 a Torino.
    Quindi compirà tra qualche giorno 97 anni.
    Ha seri problemi alla vista e più di qualche acciacco dovuto alla venerandissima età.
    Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia) dal 26 settembre 2001 e della Commissione straordinaria diritti umani dal 18 settembre 2001, sarebbe crudele pensare di poterla cooptare stabilmente a palazzo Madama.
    Emilio Colombo, anni 86, è un altro monumento della vecchia DC.
    Più volte presidente del Consiglio e ministro, di recente è stato coinvolto nella vicenda che portò all’arresto per droga l’attrice Serena Grandi nel novembre 2003.
    In quella circostanza dichiarò: «la cocaina era per me, sono un assuntore da non molto, non più di un anno, un anno e mezzo».
    In quella vicenda Colombo avrebbe anche aggiunto che l’uso di cocaina era «a scopo terapeutico». Nella passata legislatura era membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, Emigrazione), della 6ª Commissione permanente (Finanze e Tesoro) e della 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione Europea).
    Difficile pensarlo in sovraesposizione mediatica come protagonista della sopravvivenza dell’Unione.
    Le battute si sprecherebbero: «Governo drogato» sarebbe la più leggera.
    Giorgio Napolitano è un giovanotto di 79 anni, ex ministro dell’Interno, membro di quella che fu la corrente migliorista del PCI.
    Iscritto nella passata legislatura al Gruppo Democratici di Sinistra-l’Ulivo, era membro della 3ª Commissione permanente (Affari Esteri, Emigrazione) dal 29 settembre 2005.
    Sul suo voto Prodi può certamente contare.
    Sull’assiduità della presenza in Commissione o sui banchi del Senato, meno.

    Di un anno più giovane di Napolitano, l’ingegner Sergio Pininfarina, membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia) dal 19 ottobre 2005, è senatore a vita dall’ottobre scorso. Iscritto al Gruppo Misto, imprenditore famosissimo nel mondo, riesce difficile immaginarlo sulle barricate a difendere con Rizzo (PdCI), Lidia Menepace e Gigi Malabarba (Rifondazione Comunista) politiche economiche venate di giustizialismo in salsa post-marxista.
    Forse voterebbe la fiducia a Prodi, ma, quanto ad un sostegno incondizionato, non c’è da scommetterci.
    Per chiamarsi fuori dalla mischia, poi, un scusa buona ce l’ha: è residente a Torino.
    Si aggiunga Carlo Azeglio Ciampi, sempre che non venga rieletto alla Presidenza della Repubblica.
    E’ con questa risicata ed incerta pattuglia di veterani che il nuovo governo dovrà fronteggiare quelle che Raghuram Rajam, capoeconomista del Fondo Monetario Internazionale ha definito per l’Italia «sfide tremende, con debito e deficit elevati» e una perdita di competitività negli ultimi anni.
    «Spero - conclude - che il nuovo governo comprenda la gravità della situazione» e metta in atto le «necessarie riforme macroeconomiche e strutturali, come, ad esempio, nei servizi finanziari».
    Alle 17:28 dell’11 aprile Oliviero Diliberto, Presidente del Partito dei Comunisti Italiani, diramava il bollettino di guerra: «bisogna chiedere ai senatori, che guadagnano un lauto stipendio, di stare sempre in aula e fare il loro dovere», specificando che questo sarebbe l’unico modo per lavorare al Senato vista la maggioranza risicatissima dell’Unione.
    L’ex-ministro Calderoli ironizza sulla capacità di tenuta, prima ancora che della nuova maggioranza, della vescica dei senatori, impossibilitati a muoversi dalle Commissioni per garantire almeno il numero legale: «per non andare sotto i senatori della sinistra dovranno votare con i pannoloni!».
    Figuriamoci i senatori a vita!
    Già me lo vedo qualcuno dell’Unione spacciare cateteri nei corridoi di Palazzo Madama.

    E pensare che se avessero lasciato il sistema maggioritario, Berlusconi e i suoi avrebbero vinto a man bassa e che, anche con la nuova legge elettorale, se Casini non avesse fatto casini per abbassare la soglia minima di sbarramento dal 4 % al 2 %, il Centro-Destra avrebbe comunque vinto.
    E’ lì, in area democristiana, che l’opposizione vacilla.
    Mentre infatti Berlusconi insiste per andare sino in fondo con i ricorsi, per guadagnare tempo e far esplodere da subito le contraddizioni del Centro-Sinistra a partire dalle nomine per le alte cariche istituzionali, qualcuno - non tutti - tra gli ex-DC già ammicca o, peggio, tace.
    Se il Cavaliere tende la tela della «Grosse Koalition» per apparire come il pacificatore, il moderato e il ragionevole statista che coglie i segnali dei mercati internazionali, sperando di fare implodere l’Unione, divorata dal suo massimalismo, qualcuno tra gli ex-DC lancia segnali da «Kleine (=piccola) Koalition», chiedendo a Berlusconi di riconoscere la sconfitta di misura.
    Gli ex-democristiani hanno talvolta un fiuto tutto speciale per trovare il modo di essere sempre in bilico.
    E’ quello che si chiama il «peso politico».
    Basta un niente, basta spostarsi appena, impercettibilmente e ti ritrovi le chiappe su una poltrona…
    …ma sempre «per spirito si servizio» o, nella peggiore delle ipotesi, «per senso di responsabilità».
    Dunque riassumiamo: anche al Senato ha vinto l’Unione, ma a Prodi l’incarico non l’hanno ancora conferito.
    Ovvio c’era da attendere il responso della Cassazione.
    Poi ci saranno i ricorsi al TAR.
    Ci sono migliaia – ma che dico! - centinaia, anzi decine di voti in bilico.
    Il verdetto cambierà?
    Penso di no.
    Anzi proprio no!
    Ma che importa?

    Intanto la famosa telefonata che Berlusconi dovrebbe fare a Prodi, per congratularsi e legittimare la sua vittoria non c’è stata e non ci sarà: «non telefonerò mai a Prodi» - ha dichiarato il Cavaliere, riunendo il «consiglio di guerra» per preparare tutti i ricorsi del caso.
    L’incarico a Romano Prodi lo daranno, ma più tardi…
    …dopo l’elezione dei Presidenti delle Camere…
    …dopo l’elezione del Presidente della Repubblica…
    Quando?
    Dopo…dopo…
    Il Corriere della Sera di martedì diceva addirittura dopo un periodo di decantazione…
    …dopo un governo istituzionale…
    …dopo riforme strutturali volute dai mercati…
    Il Corriere di ieri ci avverte.
    La situazione dell’Italia è grave: «la semiscommessa sul fallimento dell’Italia lanciata da Wolfgang Munchau sul Financial Times è molto più di un articolo di giornale».
    Qual è il problema più importante del governo?
    L’economia?
    L’occupazione?
    L’ordine pubblico?
    Il deficit?
    Il PIL?
    Il boom del prezzo del petrolio?
    Macchè!
    Il primo vero problema dell’Italia - secondo il quotidiano di via Solferino - quello senza la cui soluzione nessun governo pare che possa nascere, è il nome del futuro ministro degli Esteri…

    Perché quel ragazzino palestinese che si è fatto saltare in aria è la riprova che Hamas è un movimento terroristico che va isolato a livello internazionale.
    E questo pare sia il primo punto dell’agenda già scritta per il prossimo inquilino della Farnesina.
    Strana libertà quel ragazzino!
    Fonti di laggiù ci fanno sapere che in Israele tutti i posti di blocco sono stati tutti aperti da più di una settimana…. che lunedì scorso il viaggio da Gerusalemme a Ramallah era possibile senza incontrare alcun controllo... che c’era stata una improvvisa e inspiegabile apertura delle frontiere.
    Quasi un Paradiso… non fosse stato per quel ragazzino…
    Prodi nei giorni scorsi si era mostrato possibilista verso Hamas.
    Non gli è giovato, nonostante le correzioni di rotta del giornale della Margherita «Europa».
    Riccardo Pacifici, il portavoce degli ebrei romani, in un articolo pubblicato da Il Corriere della Sera di giovedì 2 marzo 2006 si era incaricato di comunicare a Rutelli i sentimenti della comunità ebraica: «insomma, il prossimo ministro degli Esteri sarà D’Alema oppure sarai tu? Perché noi a D’Alema preferiremmo te, Francesco».
    E Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica milanese, aveva sentenziato: «D’Alema agli Esteri ci preoccupa».
    Rutelli allora minimizzava: «non so quello che farò ma posso dire che se vinceremo le elezionila Margherita designerà Gianni Vernetti come sottosegretario agli Esteri».
    Vernetti!?
    Chi è costui?

    «Un deputato della Margherita - ci avverte sempre Il Corriere - ex assessore al Comune di Torino ai tempi di Castellani, non ebreo ma molto vicino alla comunità ebraica al punto da aver chiamato suo figlio Mosè. È stato lui l’artefice del viaggio di Rutelli in Israele. Non a caso l’annuncio del presidente della Margherita viene salutato dai presenti con un lungo applauso».
    Così lungo da costringere Rutelli ad una (scherzosa) marcia indietro: «queste cose non si dicono prima delle elezioni».
    Già, solo dopo.
    Anzi, si fanno e non si dicono.
    Ein ogni caso, basta dietrologie.
    Sarà Prodi a designare il ministro degli Esteri e anche i sottosegretari.
    O più probabilmente le segretarie dei sottosegretari.
    D’Alema, che alla Farnesina ci teneva, ha già capito, abbozza e si fa candidare alla presidenza della Camera… entrando in rotta di collisone con Bertinotti.
    Ma possono i DS mollare la Presidenza dell’unico ramo del Parlamento dove l’elezione è assicurata?
    E se sì, a che prezzo?
    E se no, quale ministero vorrà in più Rifondazione Comunista?
    «Governeremo cinque anni!» - promette Prodi.
    Già.

    C’è un altro nome che, secondo Il Corriere di ieri, Romano Prodi dovrà fare prima di essere investito dell’incarico.
    Quello del ministro dell’Economia.
    I dicasteri economici premono molto a coloro che sono chiamati a dare le pagelle all’Italia…
    ai poteri forti internazionali e apolidi, intendo!
    L’Italia ha infatti ancora qualche appetibile lombo da essere spolpato… , pardon privatizzato secondo le regole della competizione internazionale.
    Carlo de Benedetti, origini ebraiche, già presidente di Olivetti e della CIR-COPIDE, proprietario del Gruppo Editoriale L’Espresso SpA, che pubblica il quotidiano nazionale la Repubblica e il settimanale L’Espresso e che attraverso le sue controllate è anche editore di 16 quotidiani locali, di tre emittenti radiofoniche nazionali, che è Consigliere di Amministrazione di Valeo, Pirelli
    e Banca Intermobiliare, che è vice presidente della European Roundtable of Industrialists (Bruxelles), membro del European Advisory Committee della New York Stock Exchange, dell’International Council del CSIS - Center for Strategic & International Studies (Washington), dell’International Advisory Council della CITIC - China International Trust and Investment Corporation (Pechino), dell’Accademia Reale Svedese delle Scienze per l’Ingegneria (Stoccolma), dell’Italian Council dell’INSEAD - The European Institute of Business Administration (Fontainbleau), De Benedetti - dicevamo - non è uno che parla a vanvera.
    Nello scorso mese di dicembre Benjamin Netanyahu, l’ex primo ministro israeliano, appartenente alla destra liberista del partito Likud, ha affermato di aver ricevuto proprio da Carlo de Benedetti l’invito ad assumere la carica di ministro delle Finanze in Italia. Lo riferiva l’edizione on line del quotidiano israeliano «Yediot Aharonot».

    No, Netanyahu no: Prodi non lo potrà nominare.
    Questo è certo…
    Sì, su questo scommettiamo!
    Sarebbe troppo.
    L’Italia dopotutto è uno Stato sovrano.
    Non accetterà mai nessuna ingerenza e neppure alcun condizionamento da parte di Stati o gruppi economici e finanziari internazionali.
    Dire «mai» - in verità - è un po’ eccessivo: diciamo «quasi mai», anzi … non diciamo affatto.
    Sempre che addirittura non lo preferiscano a Prodi stesso - come ipotizza oggi Il Resto del Carlino, raccogliendo «boatos» che arrivano da Palazzo Madama - il superministro dell’Economia che garantirebbe i poteri forti internazionali sarebbe Mario Monti, appena uscito dalla Commissione Europea e di recente assunto alla Goldman Sachs.
    La Goldman Sachs ha avuto alle proprie dipendenze anche Mario Draghi, oggi Governatore della Banca d’Italia, mentre lo stesso Prodi ne è stato consulente.
    Saranno quelli i poteri internazionali che decideranno davvero le sorti dell’Italia e da cui nessun governo potrà prescindere, anche perché, in caso contrario, basterà un altro articolo di qualche quotidiano d’oltre Manica a rispedire il Professore da dove è venuto.
    Il Financial Times di qualche giorno fa ipotizzava un’uscita del nostro paese dall’Euro.
    Era un messaggio in codice, perché l’allarme è poi subito rientrato, ma qualsiasi governo avrà poco da ballare: in futuro basterebbe parlare di declassamento dell’Italia nell’area Euro.
    Resteremmo, cioè, nell’Euro, ma non nell’Euro 1… magari in quello 2 o 3 o 4.
    Come per le automobili inquinanti.
    Come le polveri sottili e il biossido di azoto.

    A proposito di traffico: il tempo dopo Pasqua torna a fare le bizze e l’aria si fa più respirabile.
    Piove, governo ladro!!!
    Già ma quale?
    In mezzo a tanta incertezza, per fortuna siamo ancora nell’Ottava di Pasqua!
    Alleluja, Cristo è risorto!
    Sì, è veramente risorto, alleluja!

    Domenico Savino

  9. #49
    costantino
    Ospite

    Predefinito marini

    Nemmeno agli amici, quelli veri, l'ex segretario del Ppi rivela particolari degli incontri con Prodi. Ma è evidente che nella stanze dei bottoni si disegnano scenari di tutti i tipi, anche i più catastrofici. O i più minacciosi. Marini, nei colloqui privati, ha buttato lì un'ipotesi veramente inedita. "Sarebbe la prima volta che accade per motivi politici nella storia della Repubblica. Se il Senato elegge un presidente frutto di una maggioranza diversa da quella elettorale, il nuovo capo dello Stato potrebbe applicare l'articolo 88 della Costituzione. È una strada che nessuno può escludere a priori". Cioè, sciogliere solo il Senato e tornare al voto.

  10. #50
    costantino
    Ospite

    Predefinito

    147 Senato, fumata nera per il presidente

    Con 157 voti Franco Marini non è stato eletto presidente del Senato. Si procederà a una nuova votazione alle 16,30. Andreotti ha ottenuto 140 voti, Calderoli 15, 5 le schede bianche, 4 quelle annullate, un voto al senatore Giulio Marini di FI. Nel prossimo scrutinio serve ancora la maggioranza assoluta di 162 preferenze.

 

 
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