Il messaggio con il quale il presidente Ciampi ha rinviato alle Camere la legge Gasparri avrebbe dovuto essere il cardine sul quale maggioranza e governo avrebbero dovuto muoversi per modificare le norme contenute nel ddl. La lettera presidenziale conteneva, infatti, precisi e puntuali osservazioni sui punti della legge che il Parlamento avrebbe dovuto correggere. In particolare, Ciampi aveva rilevato tre temi: quello della composizione del Sistema Integrato delle Comunicazioni (Sic), quello della garanzia del pluralismo dell'informazione anche relativamente all'introduzione del digitale terrestre e quello relativo ai
poteri dell'Autorità delle Comunicazioni. In questi ambiti la Gasparri non solo era stata considerata insufficiente, ma addirittura in contrasto con i dettami costituzionali e i pronunciamenti della Consulta.
La risposta di governo e maggioranza è stata l'immediato varo di un decreto legge che permettesse di evitare a Retequattro di traslocare su satellite dal 1°gennaio 2004 - come stabilito da una sentenza della Corte costituzionale - salvando così le risorse pubblicitarie raccolte da Mediaset. Con lo stesso decreto è stata inoltre concessa una finestra temporale di altri quattro mesi (fino al 30 aprile) all'Autorità delle Comunicazioni per verificare lo stato di diffusione e articolazione del mercato del digitale terrestre (che può evitare il trasferimento
di Retequattro su satellite). Subito dopo è partita in Parlamento una frenetica corsa contro il tempo per una rapida approvazione del testo "revisionato" della Gasparri che ha prodotto una "blindatura" della discussione con il risultato di varare una legge che non risponde ai rilievi sollevati dal Capo dello Stato. In particolare, è stata completamente ignorata la questione relativa alla ripartizione delle risorse pubblicitarie, un elemento vitale per un corretto funzionamento del mercato, esponendo il testo a futuri rilievi di costituzionalità.
La legge, nel complesso, agevola quindi pericolose distorsioni dell'intero mercato della comunicazione e consente il rafforzarsi di posizioni dominanti, non solo - fatto già grave - nel settore televisivo, ma all'interno dell'intero sistema della comunicazione.
L'invenzione, infatti, del cosiddetto Sic mette insieme televisione terrestre, satellitare, analogica e digitale, editoria quotidiana, periodica e libraria, pubblicità, radiofonia, internet, produzione e distribuzione cinematografica.Cioè, l'intero mondo della comunicazione italiana. All'interno del quale entrano in vigore, grazie a questa legge, nuove regole antitrust di fatto molto più elastiche e di comodo.
Praticamente, non c'è ambito nel quale non siano presenti pesanti interessi delle aziende del Presidente del Consiglio che vengono, così, notevolmente favorite.
Dimostrazione del fatto che ci si trova di fronte alla più palese delle forme di conflitto d'interessi sono le dichiarazioni di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, che, a legge non ancora approvata, già annunciava: ''Pensiamo ad espanderci anche su altri mezzi diversi dalla tv. Penso ad esempio alla radiofonia''.




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