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  1. #21
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    Predefinito da gruppo ds senato

    Il messaggio con il quale il presidente Ciampi ha rinviato alle Camere la legge Gasparri avrebbe dovuto essere il cardine sul quale maggioranza e governo avrebbero dovuto muoversi per modificare le norme contenute nel ddl. La lettera presidenziale conteneva, infatti, precisi e puntuali osservazioni sui punti della legge che il Parlamento avrebbe dovuto correggere. In particolare, Ciampi aveva rilevato tre temi: quello della composizione del Sistema Integrato delle Comunicazioni (Sic), quello della garanzia del pluralismo dell'informazione anche relativamente all'introduzione del digitale terrestre e quello relativo ai
    poteri dell'Autorità delle Comunicazioni. In questi ambiti la Gasparri non solo era stata considerata insufficiente, ma addirittura in contrasto con i dettami costituzionali e i pronunciamenti della Consulta.
    La risposta di governo e maggioranza è stata l'immediato varo di un decreto legge che permettesse di evitare a Retequattro di traslocare su satellite dal 1°gennaio 2004 - come stabilito da una sentenza della Corte costituzionale - salvando così le risorse pubblicitarie raccolte da Mediaset. Con lo stesso decreto è stata inoltre concessa una finestra temporale di altri quattro mesi (fino al 30 aprile) all'Autorità delle Comunicazioni per verificare lo stato di diffusione e articolazione del mercato del digitale terrestre (che può evitare il trasferimento
    di Retequattro su satellite). Subito dopo è partita in Parlamento una frenetica corsa contro il tempo per una rapida approvazione del testo "revisionato" della Gasparri che ha prodotto una "blindatura" della discussione con il risultato di varare una legge che non risponde ai rilievi sollevati dal Capo dello Stato. In particolare, è stata completamente ignorata la questione relativa alla ripartizione delle risorse pubblicitarie, un elemento vitale per un corretto funzionamento del mercato, esponendo il testo a futuri rilievi di costituzionalità.
    La legge, nel complesso, agevola quindi pericolose distorsioni dell'intero mercato della comunicazione e consente il rafforzarsi di posizioni dominanti, non solo - fatto già grave - nel settore televisivo, ma all'interno dell'intero sistema della comunicazione.
    L'invenzione, infatti, del cosiddetto Sic mette insieme televisione terrestre, satellitare, analogica e digitale, editoria quotidiana, periodica e libraria, pubblicità, radiofonia, internet, produzione e distribuzione cinematografica.Cioè, l'intero mondo della comunicazione italiana. All'interno del quale entrano in vigore, grazie a questa legge, nuove regole antitrust di fatto molto più elastiche e di comodo.

    Praticamente, non c'è ambito nel quale non siano presenti pesanti interessi delle aziende del Presidente del Consiglio che vengono, così, notevolmente favorite.
    Dimostrazione del fatto che ci si trova di fronte alla più palese delle forme di conflitto d'interessi sono le dichiarazioni di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, che, a legge non ancora approvata, già annunciava: ''Pensiamo ad espanderci anche su altri mezzi diversi dalla tv. Penso ad esempio alla radiofonia''.


  2. #22
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    Predefinito segue

    Il miraggio del digitale terrestre che penalizza la Rai e favorisce Rete4
    (Art. 23, 24, 25)
    L'introduzione del sistema di trasmissione digitale terreste è la sfida tecnologica
    dei prossimi decenni. Gli attuali canali analogici si "moltiplicheranno" con il
    passaggio a digitale, ma questo non potrà avvenire in tempi rapidi e gran parte
    dei paesi europei hanno individuato come realistico l'obiettivo del 2010 per il
    passaggio al nuovo sistema.
    In Italia, invece, con la legge Gasparri e il decreto che lo ha preceduto, si è
    spinto affinché da subito l'Autorità per le Comunicazioni verificasse (entro il 30
    aprile 2004) e comunicasse al Parlamento (entro il 30 maggio 2004) lo stato di
    sviluppo della televisione digitale terrestre. Perché tanta fretta? Perché è l'unico
    modo per evitare di dover mandare su satellite Retequattro (come prescrive la
    sentenza della Corte Costituzionale) che dovrebbe lasciare spazio a Europa 7,
    regolare assegnataria della concessione televisiva nazionale.
    Per raggiungere l'obiettivo le reti Mediaset hanno fatto una grande promozione
    alla vendita dei decoder premendo per una loro rapida diffusione sul territorio,
    elemento necessario affinché l'Authority registri un'effettiva diffusione delle reti
    digitali terrestri.
    Via libera all'acquisto di altri quotidiani (Art. 15)
    Viene abolito il divieto d'intreccio tv-editoria (stabilito dalla legge Meccanico) per
    i proprietari di concessioni televisive nazionali che superino il 20% delle risorse
    economiche del settore televisivo analogico. In pratica, si permette al gruppo
    del presidente del Consiglio di divenire proprietario di nuove testate quotidiane.
    L'unico "paletto" è che ciò non potrà avvenire prima del 31 dicembre 2010.
    Una risposta che va esattamente nella direzione contraria a quanto chiedeva il
    Presidente della Repubblica, fin dal luglio 2002, con il suo primo messaggio
    inviato al Parlamento sulla tutela del pluralismo dell'informazione.
    Per una cda Rai ancora più vicino alla maggioranza (Art. 20)
    Nuove regole anche per la nomina del consiglio di amministrazione della Rai. I
    membri diventano nove dei quali sette eletti dalla commissione parlamentare di
    Vigilanza, mentre due, tra cui il presidente, sono indicati dal ministero
    dell'Economia. Il presidente deve inoltre avere la convalida della Vigilanza
    espressa a maggioranza dei due terzi. In pratica, il vertice della tv pubblica
    diventa di nomina della maggioranza di governo.

    La privatizzazione "forzata" della Rai (Art. 17, 18, 21)
    Con l'articolo 21 viene avviata la privatizzazione della Rai, senza però inserirla
    in una solido piano di tutela del servizio pubblico. L'emittente pubblica diventerà
    quindi una public company all'interno della quale i singoli soggetti privati non
    potranno possedere più dell'1% delle azioni e, solo a seguito di eventuali patti di
    sindacato, potranno arrivare al 2%. Nel corso delle audizioni in Parlamento i
    vertici dell'azienda, per altro vicini alla maggioranza, si sono dichiarati contrari
    alla soluzione proposta dal governo perché non assicurerebbe redditività agli
    investitori. Suggerimenti che sono stati ignorati.
    Il "regalo" delle telepromozioni (Art. 15)
    Un ulteriore vantaggio per l'azienda del presidente del Consiglio è nella nuova
    normativa che regola le telepromozioni che non vengono più conteggiate nei
    limiti orari di affollamento pubblicitario. Una scelta che va contro la richiesta
    della Fieg, la Federazione degli editori di giornali, di inserire le telepromozioni
    nel computo dei tetti orari e giornalieri e non di scorporarla. La Gasparri
    sposterà infatti ancora di più le risorse pubblicitarie verso il settore televisivo a
    ulteriore discapito della carta stampata.
    Nonostante il richiamo del presidente della Repubblica governo e maggioranza
    non solo non hanno inteso modificare questa parte della legge, ma si sono
    addirittura opposti a che potesse essere discusso dal Parlamento l'articolo che
    contiene questa norma. Segno che la legge doveva essere riapprovata così
    come era stata concepita, a parte qualche piccola correzione di facciata a
    seguito del messaggio di Ciampi.

  3. #23
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    Predefinito

    Quando Berlusconi chiede di aprire un dialogo ha come retropensiero il salvataggio del suo impero televisivo non certo la partecipazione alle scelte istituzionale per rappresentare quella metà del paese che lo ha votato. A mio parere.

 

 
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