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  1. #11
    frankobollo.ilcannocchial e.it
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    Citazione Originariamente Scritto da Davide Nurra
    Qualcuno di noi, io compreso, siamo stati autonomisti, poi abbiamo maturato un'idea di indipendentismo e da autonomisti siamo diventati indipendentisti.
    Mai stato autonomista.

    Hai presente il baco da seta che diviene farfalla, il brutto anatroccolo che diventa un bel pavone?
    Sono già un bel pavone.

    Hai presente cosa significhi crescere, maturare.
    Sono già maturo.

    Da quanto leggo e vedo sicuramente no.
    E questo è un tuo limite.

  2. #12
    UNIDADE INDIPENDENTISTA
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    Citazione Originariamente Scritto da frankobollo
    Quoto, Davide, quoto a mille!!
    Cazzo, ma ci vuole molto per capirlo?
    I G N O R A T E C I !!!!
    Ma che idea avete di voi stessi?

    Chi credete di essere?

    Pensate di sottrarvi ai pareri e alle opinioni della gente.

    Costituitevi in setta massonica e lavorate clandestinamente se non volete essere disturbati.

    Chiunque metta un simbolo con la scritta "il coraggio di essere" abbia dunque pure il coraggio di affrontare il dibattito serenamente.

  3. #13
    UNIDADE INDIPENDENTISTA
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    Citazione Originariamente Scritto da frankobollo
    Mai stato autonomista.



    Sono già un bel pavone.



    Sono già maturo.



    E questo è un tuo limite.
    Capire che ho dei limiti mi spinge a migliorare.

    Citate spesso De Andrè solo per una frase che disse circa l'indipendenza della Sardegna.

    Io lo cito per quel che disse sull'indipendenza di un uomo.

    "Da un diamante non nasce niente dal letame nascono i fiori"

    Io ho il coraggio di sporcarmi le mani nel letame per piantare i semi della libertà.

    Ma tu che sei arrivato sei su una cattedra a insegnare ai sardi il modo migliore per esserlo.

    Preferisco il mio lavoro di contadino al tuo lavoro di professore.

  4. #14
    frankobollo.ilcannocchial e.it
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    Citazione Originariamente Scritto da Davide Nurra
    Ma che idea avete di voi stessi?
    Una buona idea... una serena idea...
    Chi credete di essere?
    Siamo un movimento indipendentista. Il movimento indipendentista.
    Pensate di sottrarvi ai pareri e alle opinioni della gente.
    Si vede che vivi a Milano.
    Costituitevi in setta massonica e lavorate clandestinamente se non volete essere disturbati.
    Non abbiamo bisogno di lavorare clandestinamente. Non ci disturba nessuno.
    Chiunque metta un simbolo con la scritta "il coraggio di essere" abbia dunque pure il coraggio di affrontare il dibattito serenamente.
    Siamo coraggiosi, credimi, ma nella porta c'è il cartello "NON DISTURBARE".
    Attieniti.

  5. #15
    frankobollo.ilcannocchial e.it
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    Citazione Originariamente Scritto da Davide Nurra
    Capire che ho dei limiti mi spinge a migliorare.
    Spingi! Siamo tutti con te!
    Citate spesso De Andrè solo per una frase che disse circa l'indipendenza della Sardegna.
    Io lo cito per quel che disse sull'indipendenza di un uomo.
    "Da un diamante non nasce niente dal letame nascono i fiori"
    Io ho il coraggio di sporcarmi le mani nel letame per piantare i semi della libertà.
    Errore: non è necessario sporcarsi le mani se nel letame ci sei già (l'hai detto tu, non vorrei lo prendessi come offesa).
    Ma tu che sei arrivato sei su una cattedra a insegnare ai sardi il modo migliore per esserlo.
    TU LO DICI.
    Preferisco il mio lavoro di contadino al tuo lavoro di professore.
    Non sono un professore, sorry.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da frankobollo
    Spingi! Siamo tutti con te!

    Errore: non è necessario sporcarsi le mani se nel letame ci sei già (l'hai detto tu, non vorrei lo prendessi come offesa).

    TU LO DICI.

    Non sono un professore, sorry.
    Quel tu lo dici suona molto bibblico

    "Sei tu il Re dei Giudei? Tu l'hai detto!"

    Conosco la Sardegna e i Sardi abbastanza e so che non amano i cambiamenti repentini.

    So che il Sardo è diffidente e che tarda a riconoscere le mistificazioni ma alla fine però le sa smascherare.

    "Su moenti sardu du cod....... (lo raggiri) una borta scetti".

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Davide Nurra
    PERCHE’ NONOSTANTE TUTTO MI CONSIDERO SARDISTA

    In questi ultimi tempi la schiera dei detrattori del Sardismo è cresciuta a dismisura e anche coloro che per decenni hanno attinto a piene mani ai contenuti e alle elaborazioni politiche concettuali e culturali, improvvisamente si dissociano candidamente e aggiungerei pure impunemente.

    Molti indipendentisti soffrono della sindrome della cicogna o del cavolfiore, senza scomodare il dogma dell’Immacolata Concezione, pensano cioè di essere nati dal nulla e dimenticano o forse non hanno il coraggio politico di ammettere e di riconoscere di essere il frutto di un concepimento clandestino lontanto dalle leggende dei miti fondativi, gestati per quasi novant’anni nel ventre del “sardismo confuso” che intanto inconsciamente si evolveva in “sardismo diffuso”.

    Altre forze politiche da sempre aliene ai temi della sardità, sulla spinta dell’opinione pubblica e dei fermenti culturali presenti nel tessuto sociale della Nazione Sarda, vestono ora i panni dismessi e obsoleti di un Autonomismo folclorico ormai superato da contingenze internazionali che esigono ormai come irrinunciabile l’opzione indipendentista.

    Stiamo assistendo alla nascita di una coscienza nazionale sarda presente ormai a tutti i livelli ma su differenti livelli di autoconsapevolezza.

    Premettendo che un’ideale non può e non deve essere rappresentato ncessariamente da una forza politica ma può avere caratteristiche di trasversalità che evidentemente per questo ne attestano l’universalità e la validità al di là dello schieramento politico e o partitico che lo rappresentano sulla scena elettorale, direi che se così non fosse molti comunisti avrebbero dovuto smettere di essere comunisti dopo la caduta del muro di Berlino, o che tanti socialisti e democristiani avrebbero dovuto smettere di essere socialisti e democristiani dopo lo scandalo di Tangentopoli.

    Allo stesso modo potremo dire che il fallimento della Politica Autonomista del P.S.d’Az. potrebbe per ipotesi segnare la fine del P.S.d’Az. ma non la fine dell’ideale Sardista che al contrario è vivo e vegeto.

    Votai il P.S.d’Az. per la prima volta nel 1991, avevo 18 anni.

    Qualche mese dopo conobbi Angelo Caria e il Partidu Sardu Indipendentista e da quell’incontro presi coscienza del fatto che se il mio sardismo non si fosse tradotto in indipendentismo non avrebbe avuto ragione di essere.

    Non smisi di essere sardista e aderendo a quello che poi sarebbe diventato SARDIGNA NATZIONE diedi al mio essere sardista un senso compiuto.

    Non ho smesso di essere sardista e oggi con orgoglio dico che lo sono più di allora.

    Ai detrattori del Sardismo, quelli che non sono italiani, quelli che non sono autonomisti, quelli che non sono sardisti e a quelli che non sono “gli indipendentisti che non credono all’indipendenza” e che hanno “il coraggio di essere” ma che non hanno ancora compiutamente e coerentemente spiegato che cosa vogliono essere di diverso o di alternativo rispetto a quanto già detto e già elaborato fino a questo momento, a questi compagni e patrioti chiedo che cosa si ottiene dal demolire gli idoli se poi scopriamo che quegli idoli sono una parte di noi e uccidendo gli idoli stiamo pure uccidendo un pezzo della nostra identità.

    Viviamo nel mito della Sardità Primigenia, pensiamo che i nostri antenati fossero migliori di noi e in alcuni casi lo furono realmente, ma proprio di questi la Storia e la archeologia ci restituiscono informazioni frammentarie e spesso contraddittorie.

    Quando cerchiamo nella Storia della nostra Patria un Padre, un “Babai” subito lo idealiziamo salvo poi scoprire le sue umane incoerenze e così spesso buttiamo nella polvere la nostra Storia e dalle stelle alle stalle facciamo più danni della storiografia ufficiale impostaci nelle scuole dei dominatori di turno.

    Quando facciamo queste operazioni di speculazione o di revisione storica, sia che siamo semplici e comuni cittadini, sia che siamo luminari, plurilaureati, studiosi ed intellettuali, ci riduciamo fondamentalmente a degli stupidi o a degli illusi e evidenziamo l’unica vera realtà.

    Noi Sardi non abbiamo ancora imparato ad amarci e a capirci per come siamo e non per come vorremmo o potremmo o dovremmo essere.

    Non siamo diversi da colui che scrisse la fantasiosa storia delle Carte d’Arborea, inventandosi un passato illustre per porre la Storia di Sardegna al vertice di quella Italiana.

    Ma cosa centrano i sardisti con le Carte d’Arborea?

    Io penso che molti sardi dovrebbero iniziare a far pace con la propria Storia Personale perché la Storia di un Popolo si fonda sulle vicende personali degli individui che lo compongono.

    Se ogni Sardo riuscisse a riguadagnare stima e rispetto per se stesso e per le sue origini, anche se queste origini fossero umili, avremo un Popolo Sardo pienamente consapevole di se stesso della proria Storia e delle proprie potenzialità e risorse umane e spirituali, ottimista e costruttivo davanti alle sfide del futuro.

    Perché non rinnego il Sardismo? Perché mi appartiene.

    Quando ero bambino mia madre mi frullava la carne perché non avevo denti per mangiarla. Poi son cresciuto e ora strappo la carne dall’osso con i denti con la forza con cui la staccavano i miei antenati che erano guerrieri e pastori, mercanti e navigatori.

    Se vi è mai capitato di vedere la sezione di un tronco d’albero secolare scoprirete che ad ogni cerchio corrisponde una fase della crescita di quell’albero.
    Se l’albero potesse parlare vi direbbe questo sono io indicandovi tutta la sezione del tronco e non solo gli strati più recenti.

    Io sono quel neonato che non aveva i denti per masticare la carne, io sono quel virgulto che ora è diventato un albero.

    Tutto diviene e anche la nostra terra millenaria apparentemente cristallizzata nella storia e destinata ad evolversi in qualcosa di più grande.

    Forse l’eredità dei nostri antenati sia Amsicora, sia Eleonora d’Arborea, sia Anjoi, sia Emilio Lussu, sia Antonio Simon Mossa o sia Angelo Caria non consiste tanto in quello che hanno fatto ma nel sogno che hanno avuto il coraggio di sognare.

    Noi sognando sempre più in grande li onoreremo.
    Forse siamo noi uomini del XXI secolo i nuovi Padri della Patria e il nostro impegno e nel superarli per il bene dei nostri figli e dei figli dei loro figli.

    Viva la Sardegna, viva il vero Sardismo, viva l’Indipendenza.

    Interessante il tuo intervento, in quanto offre spunti per analisi, l'importante è evitare il solito clima campanilistico... Dico la mia
    Inizio col dire che l'unico sardismo che potrei stroicamente accettare è quello propugnato dal miglior antoni simon Mossa.
    Ma credo che parlare di sardismo oggi senza una analisi approfondita su quelle che sono state le tesi di Bellieni sia a dir poco parziale, essendo colui che lo ha codificato.
    E viene male a definirsi sardisti se non si è daccordo con Bellieni, sarebbe come essere comunisti pur non tollerando Lenin e Marx... Sarebbe contraddittorio, o come essere liberali e non riconoscere la Rivoluzione Francese e via di questo passo.(sempre secondo logica e ,soprattutto ,secondo me).

    Pero' non sarei così duro nei confronti di chi decide un superamento dei certe idee stagnanti all'interno dell'indipedentismo...
    E' vero che il sardismo così come la bandiera dei 4 mori sono simboli e idee che fanno parte della tradizione e si sono instaurati a vari livelli nella coscienza dei sardi.
    Io leggendo le teorie dei padri fondatori del sardismo semplicemente non mi ci riconosco, posso contestualizzare e farmi un idea che mi porta a non demonizzare ma l'analisi politica finale è una sola. Ovvero quella che il piu' grosso ostacolo all'emancipazione nazionale sarda è sempre stato costituito dall'autonomismo e dal carrozzone sardo unionista, e nutro seri dubbi, caro Davide, sulla possibilità di far diventare indipendentisti gran parte degli autonomisti. Autonomismo è sempre voluto dire: vittimismo, andare dall'italia e piagnuccoalre"guardate che noi sardi siamo qui, guardate che ci siamo anche noi, guardate che in guerra noi sardi facciamo il lavoro sporco meglio di voi, guardate che noi sardi siamo grandi lavoratori..." e via di questo passo. L'autonomismo sardista non ha mai fatto niente per le tradizioni sarde, per la lingua, per la storia, ha collaborato nel sradicare i nostri miti,martiri, eroi, battaglie.. annullando il ricordo della grande civiltà sarda del passato.

    Per fortuna, la resistenza del popolo sardo, di petto all'oppressore, è millenaria. E Amsicora e Angioy ed Eleonora non si definivano sardisti. E' un operazione artificiosa dare la patente sardista a eroi del passato. Io credo che a livello identitario e di coscienza natzionale bisogna superare certe ambiguità, ma non certo negando tutto il passato, nè presentando un indipendentismo che nasce da due giorni, nè tanto meno presentando se stessi come i primi indipendentisti, i migliori , i primi della classe.L'indipendentismo non arriva dal niente e i legami col passato, giusti o sbagliati sono ,secondo me ,innegabili, ma urge un analisi per andare avanti e interpretare la realtà oggi. Per me dire no al sardismo significa rivendicare tutta la vera tradizione e identità ,che se devo usare un etichetta preferisco chiamare Angioysmo, in onore del nostro Padre della Patria.
    Infine vedo fallimentare continuare a dare corda al carrozzone autonomista, questo pero' va superato in maniera plausibile e assolutamente senza perdere le nostre radici e la nostra storia, percio' non sono nemmeno daccordo quando si sostengono teorie che vanno slegare e sradicare l'indipendentismo dal passato e dalle esperienze passate.
    Ma sicuramente non mi sento assolutamente orfano o in debito con niente o nessuno, perchè ,ripeto, Angioy non era nel psdaz.
    kentu concas una BOGHE NATZIONALE

  8. #18
    Il vento vi spazzerà via
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    Quoto quello che scriv e Davide anche se in realtà anch'io non digerisco bene quel che ha fatto il Psd'az....


    Però faccio tesoro di ciò che un capitano della marina mi disse circa 7 anni fa:

    "I sardi resteranno sempre degli schiavi finchè non riusciranno a rompere le bariere che ci tengono lontani l'uno dagli altri!... i sardi NON RIESCONO A METTERSI ASSIEME PER LOTTARE..."
    ________________________________

    S'anti furau puru su entu!!!

  9. #19
    Il vento vi spazzerà via
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    perchè ci dividiamo... questo ci rende deboli!
    ________________________________

    S'anti furau puru su entu!!!

  10. #20
    po sa Repùbrica de Sardigna
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    Citazione Originariamente Scritto da Davide Nurra
    l'autonomismo è una fase del sardismo lo stato embrionale dell'indipendentismo.
    Eh?

    --------------------------------------------------------------------------


    Autonomia non separatismo

    Di Emilio Lussu. Da "Il Solco", 20 maggio 1945

    Poiché esistono in Sardegna certe correnti separatistiche, è meglio parlarne che fingere di ignorarle.

    In questo difficile periodo della ricostruzione del nostro Paese [l’Italia, ndr], dopo vent'anni di antidemocrazia frenetica, i dirigenti politici scendono a livello di cavadenti da fiera e si fanno responsabili del disorientamento che è già grande, se non prendono posizione: con assoluta lealtà, di fronte ai problemi politici che siamo chiamati a risolvere.

    Conscio di questo dovere, fin dal mio ritorno in Sardegna dopo tanti anni di assenza, ho preso posizione contro il cosiddetto «separatismo». Questo mio atteggiamento ha deluso ed inasprito più d'uno, e, per reazione, ne è derivata tutta una campagna più o meno clandestina, diffamatoria e demagogica.

    Debbo dirlo con un certo senso di orgoglio: tutto questo mi onora, come mi onora la avversione di cui mi ha voluto investire il fascismo, fin dal suo sorgere. Io, infatti, considero il separatismo una forma di corruzione e decadenza politica, alla stessa stregua del fascismo. Il separatismo è una malattia politica, che si ha certamente il dovere di spiegare, ma anche di combattere. Se è una malattia, bisogna pure guarirla.

    Il separatismo non è mai esistito in Sardegna prima della presente guerra. Il Partito Sardo d'Azione non è mai stato separatista e non ha mai avuto nel suo seno nessuna corrente separatista. Noi tutti, i fondatori del Partito, abbiamo considerato l'autonomia come una rivolta verso la costituzione centralizzata dello Stato italiano. Un'avversione al potere burocratico e incompetente e assolutistico di Roma, un'avversione a una sistematica forma di sfruttamento plutocratico, non un'avversione all'Italia. Il Partito Sardo d'Azione è stato creato dai combattenti sardi dell'altra guerra. I combattenti sardi non sono mai venuti meno alla solidarietà che li stringeva agli altri combattenti d'Italia né alla causa della democrazia nazionale ed europea per cui essi avevano combattuto. Per noi tutti autonomia significava maggiore libertà e maggiore giustizia, trasformazione e conquista dello Stato. Noi intendiamo essere partecipi e non vittima della organizzazione dello Stato nazionale. Ognuno sa come la Sardegna entrò a far parte del Regno d'Italia. Crollata la Spagna come grande potenza, la Sardegna passò all'Austria, e, per un successivo baratto diplomatico, alla Casa Savoia. In tutto questo affare, la Sardegna era passata dalle mani di un re a quelle di un altro, così come, fra mercanti si può far circolare una tonnellata di formaggio o di lana. La volontà dei nostri padri non vi aveva niente a che vedere: i Sardi erano stati venduti ancora una volta.

    Il nostro autonomismo, dopo la passata guerra, volle significare questo: i Sardi, da vassalli intendono diventare cittadini; nello Stato italiano, essi intendono diventare liberi soggetti di diritto e non rimanere sudditi asserviti. E volle significare anche questo: per i suoi problemi, la Sardegna aspira ad avere un autogoverno.

    Ma noi, vecchi fondatori del partito, concepivamo la Sardegna come un settore particolare del generale fronte italiano. I vecchi ricordano che noi ci sforzammo di far sorgere nel resto d'Italia movimenti analoghi al nostro. Si organizzò così il Partito Molisano d'Azione, il Partito Romano d'Azione, il Partito Lucano d'Azione con i quali ci alleammo. E stava per formarsi un Partito Siciliano d'Azione, un Partito Laziale d'Azione, un Partito Romagnolo d'Azione, un Partito Veneto d'Azione, un Partito Lombardo d'Azione. Se il fascismo non avesse conquistato il potere e stroncato ogni tentativo di rinnovamento democratico nel paese, non v’è ombra di dubbio che si sarebbe arrivati a una Federazione Politica di questi Partiti regionali, tutti a carattere autonomistico, e che, nella massima organizzazione centrale e federale, si sarebbe assunta la denominazione di « Partito Italiano d'Azione ».

    Ma tutto fu sommerso in Italia. Io sono rimasto fedele a questi principi originari del Partito Sardo d'Azione.

    Ma ora v'è del separatismo: una specie di « venticello » come la calunnia nel Barbiere di Siviglia...

    Ce n'è un po’ dappertutto: nel Partito Sardo d'Azione, negli altri Partiti e fuori dei Partiti. Ma io debbo dire che finora non ho conosciuto un solo Sardo che abbia sostenuto con chiarezza questa sua peregrina aspirazione: dopo una conversazione serrata, ciascuno rinunzia al separatismo e lo riconosce un anacronismo o un paradosso. Ripeto: non ho conosciuto finora un solo separatista convinto, neppure il mio amico Bua di Sassari che si è conquistata la reputazione di Leader dei separatisti.

    Questa corrente separatista, battuta ufficialmente in tutti i dibattiti politici, risorge e serpeggia, furtiva. Qualcosa come una tribù armata, che eviti le battaglie campali e gli scontri in grande stile, che scompaia appena vede il grosso del nemico, ma che poi riappaia celere e sparpagliata per molestare i fianchi o le retrovie o i carreggi. Questo separatismo fa anche pensare a una specie di serpente marino la cui esistenza non è dimostrata dal controllo scientifico, ma che ciononostante tutti i marinai hanno visto e continuano a vedere affiorare in alto mare nelle navigazioni oceaniche.

    Tale separatismo può avere più spiegazioni. A mio parere, sono queste.

    1) Durante la guerra fra il '42 ed il '43, quando la guerra appariva già vinta dagli Alleati e si attendeva uno sbarco nelle isole da un momento all'altro, parecchi sardi prevedevano un'occupazione a carattere duramente punitivo e vendicativo di tutta l'Italia. Perché la Sardegna, che nella sua maggioranza aveva odiato il fascismo ed avversato la guerra avrebbe dovuto subire sanzioni punitive? Meglio far causa comune cogli Alleati e separarsi dall'Italia. Questa forma di separatismo aveva certamente un contenuto logico: si poteva non condividerlo, ma era sostenibile. Gli avvenimenti successivi hanno chiarito le intenzioni degli Alleati, e conseguentemente questa forma di separatismo è scomparsa quasi interamente. Parecchi dei separatisti di quel periodo hanno parlato a lungo con me: oggi, essi sono autonomisti nell'ambito dello Stato Italiano. Credo che essi sono stati degli uomini politici che hanno seguito la realtà della situazione politica.

    2) Parecchi sono diventati separatisti per impulso improvviso, passando da un estremo all'altro. Subito dopo la liberazione, ho partecipato a Roma a una riunione intima di Sardi. Eravamo in 20. La maggioranza era composta di separatisti convinti. Ma, fino a poco prima, erano stati dei fascisti altrettanto convinti. A me sembrò che quel passaggio fulmineo, dal fascismo al separatismo, fosse una continuazione più o meno consapevole dello stesso fascismo. Gli argomenti a sostegno del separatismo sardo erano della stessa natura di quelli del fascismo italiano. La stessa avversione alla monarchia mi sembrò di stile fascista. Essa appariva, infatti, determinata più dalla complicità della dinastia al colpo di stato del 25 luglio contro Mussolini, che dal suo sostegno dato a Mussolini fino a quel giorno. Questi separatisti sono obbligati a fare un profondo esame di coscienza.

    3) In alcuni, specie fra ì giovani che sono stati fascisti fin dall'infanzia, si è sostituito, in buona fede antifascista, al nazionalismo italiano un nazionalismo sardo: l'essenza dei due nazionalismi è la stessa. A questi giovani io darei il consiglio della moderazione nelle concezioni politiche. In qualunque partito essi militino, si facciano guidare dai vecchi compagni antifascisti e non pretendano fare i professori laddove non possono essere che allievi.

    4) Altri, ma sono pochi, pure essendo stati sempre antifascisti irremovibili, sono diventati separatisti per una esasperazione contro tutto quello che è venuto da Roma. Io concordo con loro nella esasperazione. Ma i problemi politici non si risolvono con stati d'animo. I due problemi politici esigono soluzioni politiche.

    5) Altri, e sono i più, dicono: «Sta bene: siamo autonomisti. Ma se non riusciamo ad avere l'autonomia dichiariamo fin d'ora che diventeremo separatisti». Neppure questo è un modo logico di porre un problema politico.

    Io ho già detto altre volte pubblicamente dove condurrebbe il separatismo e dove andrebbe a finire la Sardegna in una soluzione separatista, né starò qui a ripetermi. Autonomia per tutti noi è, in prima e in ultima istanza, conquista di libertà in ogni campo. Il popolo sardo non si vende sul mercato internazionale al miglior offerente. Nell'ambito della unità italiana, la Sardegna aspira a conquistarsi, sovranamente per i suoi problemi specifici l'autogoverno.

    Io desidero richiamare l'attenzione di tutti sulle forze politiche che sono necessarie per vincere una battaglia politica come la nostra. Per conquistare l'autonomia sono necessari la solidarietà e il sostegno di tutti i partiti della democrazia sarda. Nessuno ignora che il partito liberale, il partito socialista, il partito comunista e il partito della democrazia cristiana non sono in Sardegna partiti autonomi: la direzione centrale di questi partiti non è in Sardegna, ma a Roma. Essi sono partiti a organizzazione nazionale. Noi li possiamo avere tutti concordi per l'autonomia; li avremo tutti ostili per il separatismo.

    La più grande lezione viene dal Separatismo Siciliano. Il movimento separatista siciliano ha contro di sé tutti gli altri partiti in Sicilia. Contro il separatismo hanno preso decisa posizione in Sicilia il Partito Socialista, il Partito Comunista, il Partito Liberale, la Democrazia Cristiana del Lavoro e, in più, la Confederazione Generale del Lavoro e tutto il movimento dei combattenti che ha organizzazione e forze notevoli. E contro, si sono clamorosamente dichiarati tutti i Siciliani della Tunisia e d'America. I separatisti Siciliani hanno perduto la loro strana battaglia fin dall'inizio. E’ che l'Italia non è una figura geografica come affermava Metternich un secolo fa, ma una realtà politica. Questa realtà politica non la può barattare né infrangere più nessuno. L'Italia deve essere trasformata, deve sopprimere il regime interno dello sfruttamento e del privilegio, deve darsi una democrazia politica e sociale moderna, deve far sorgere a nuova vita il mezzogiorno e le isole, deve radicalmente ricostruire l'organizzazione del suo stato, ma non può più sparire come unità nazionale.

    I separatisti siciliani, in questi giorni, si sono rivolti ai Governi Alleati per reclamare il loro intervento alla Conferenza di S. Francisco. La risposta è nota. Il separatismo siciliano si è infilato in un vicolo cieco e non ha via d'uscita.

    Io rivolgo queste mie considerazioni ai Sardi, in un momento storico della civiltà italiana ed europea, mentre i nostri eroici partigiani del Nord hanno battuto i fascisti e i tedeschi in una battaglia gloriosa che annunzia l'avvento di una nuova democrazia, e mentre i grandi eserciti alleati in ogni settore dell'immenso fronte, hanno afferrato alla gola i responsabili della guerra. E’ partecipando con gioia a questi straordinari avvenimenti che noi Sardi ci sentiamo italiani ed europei.

 

 
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