Craxi, i suoi sfoghi ad Hammamet: "L'Italia e' finita"
'Chez Achour' tra scherzi e amarezza, magistratura mi ha sabotato
12 gennaio, 201
dall'inviata Cristina Ferulli
HAMMAMET (TUNISIA) - Arrivava quasi ogni sera 'Chez Achour', il ristorante a due passi dalla medina di Hammamet. Ferid, il proprietario amico dal '73, aspettava Bettino Craxi e insieme sedevano sotto l'eucalipto nel patio. Il leader socialista cominciava scherzando, si faceva raccontare novità e gossip del villaggio. Ma poi, come una fissazione che il tempo e la distanza ingigantiscono, finiva per parlare dell'Italia.
"Un giorno mi disse: 'L'Italia è finita perché la magistratura ha messo il naso nel potere e nella politica. Ma la magistratura deve essere apolitica", ricorda a quasi 15 anni di distanza l'amico tunisino. Andare sulle tracce di Craxi ad Hammamet è un viaggio a tappe dove il passato vive nella memoria dei suoi abitanti: il bar nel centro storico dove la foto di Craxi è ancora appesa sopra il registratore di cassa, il giornalaio, dove l'ex presidente del consiglio comprava il Corriere della sera e la Gazzetta dello sport, qualche bottega nel bazar visitata più per passare il tempo che per fare acquisti. Craxi era gentile con tutti ma pochi erano gli amici fidati con i quali passare il tempo e anche sfogarsi. Uno di questi è Ferid, così vicino alla famiglia che al funerale del leader socialista, nel 2000, sedeva nelle prime file "proprio accanto - specifica il tunisino - a Silvio Berlusconi". Quasi fino alla fine, quando il diabete gli aveva attaccato i reni e indebolito il cuore, Craxi non perse l'abitudine di cenare 'Chez Azour' o da Eddie, l'altro amico proprietario del ristorante 'La Scala'. "Il vero Bettino - spiega Ferid, soprannominato da Craxi "il mafiosetto" per il suo spirito imprenditoriale - aveva grandi qualità ed era un politico che vedeva molto lontano. Dicono che ha rubato ma io son sicuro di no. Una cosa è il fatto che, se vuoi fare un partito, ci vogliono soldi ma questo è così in tutto il mondo, altra è che prendesse soldi per sé. Ma ha visto la casa ad Hammamet? E' semplicissima, non c'é niente di valore e qui, al ristorante, non faceva banchetti: un pesce con l'insalata, qualche volta la zuppa".
Nei racconti dei tunisini, è come se l'Italia per Craxi si dividesse in due parti, "chi lo amava e i sabotatori". E in due tempi, prima di Tangentopoli e dopo la bufera del '92. A chi lo ascoltava descriveva cosi' la sua parabola: "Noi politici facciamo la nostra partita. O vinci o perdi. Io ho fatto il mio gioco fino a quando la magistratura non mi ha fermato". Non c'era, nei suoi racconti, il pm Antonio Di Pietro o il pool di Mani Pulite, c'era solo la magistratura.
"Non dava importanza alle persone o ai singoli - spiega Ferid - e questa era la sua forza". Anche il proprietario di 'Chez Achour' non si è sottratto al rito del ritratto. Un quadro che ritrae il 'Cinghialone', come Vittorio Feltri soprannominò Craxi, è appeso sopra al tavolo, sempre lo stesso, dove il presidente del Psi sedeva, con le spalle al muro nell'angolo della sala principale. Una prova di amicizia ma anche un omaggio ai consigli imprenditoriali, nei quali l'ex premier si cimentava con il ristoratore. "Era un nazionalista - spiega il tunisino - e, con il suo piglio deciso, mi convinse a comprare frigoriferi e forni non in Spagna o Francia ma in Italia perché era più vicina e economica. In ogni caso l'Italia ce l'aveva dentro".




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