DIFESA DELLA RAZZA
[tratto da "Nel solco del Littorio", di Ugo Cuesta]
La Rivoluzione Fascista conquista il potere e assume la responsabilità del Governo, dà un'anima al popolo e fa sua l'anima del popolo; abbatte quanto, nella vecchia Italia, era superato, imputridito e spinge la Nazione sulle vie della grandezza e della gloria.
Sorge — edificato dal genio italianissimo e universale di Benito Mussolini — lo Stato Fascista. Noi lo abbiamo seguito nelle opere. Lo Stato Fascista è un grande risanatore e un grande costruttore, che unifica la coscienza nazionale, abbraccia la totalità del popolo, stabilisce le gerarchie, rigenera la vita sociale, politica, economica del Paese, dà all'Italia le leggi necessarie al progresso dell'esistenza, assegna al lavoro una capitale funzione e lo addita supremo dovere, suprema dignità al cittadino, offre al mondo un esempio di saggezza e di forza destinato a influenzare le dottrine, gli ordinamenti, le istituzioni, ispirando altri movimenti rivoluzionari, determinando grandi correnti di pensiero. Abbiamo davanti a noi, attorno a noi e nel nostro spirito medesimo il Fascismo che risana le città e feconda le campagne, tutela la salute morale e fisica del popolo, lo educa, lo innalza, lo sottrae alla dura necessità dell'emigrazione; costruisce la potenza militare italiana e fonda l'Impero.
Facile è comprendere che la ragione e la finalità di questa gigantesca fatica è l'elevazione della nostra razza.
Il Fascismo nacque, nello spirito del Duce — e diventò per sua volontà e suo merito una Rivoluzione, un Regime — proprio a difesa della razza italiana, minacciata di decadenza. Certo il Duce, in tutte le ansie, in tutti i dolori, in tutte le durezze e i sacrifici provati fin dalla fanciullezza e nella gioventù, e con maggior passione in terra d'esilio, dovè sentire in sé il destino di prendere nel pugno le sorti di questa razza, della quale egli, come nessun altro, sapeva la perennità e la grandezza.
Incessantemente Benito Mussolini esaltò in sé e agli altri — ai consapevoli che erano pochi, agli ignari che erano folla — le virtù della razza italiana, proclamando il dovere di tutelarle e svilupparle. Il suo culto della romanità è culto della razza, nella missione d'imperio che, fin dai tempi del mito romuleo, ad essa fu assegnata.
Le principali istituzioni fasciste sono rivolte al rafforzamento spirituale e fisico della razza: l'Opera Nazionale per la maternità e l'infanzia, la G. I. L., la scuola, il dopolavoro, curano che la razza si mantenga sana e forte — che diventi sempre più sana e più forte — nella mente e nel corpo.
Si bonifica la terra per preparare il cibo alle generazioni nuove, in cui la razza si perpetua ed evolve; vengono moltiplicate le possibilità di lavoro, perché questa razza produca e prosperi; viene tutelata la famiglia, sorgente della razza, della quale trasfonde i caratteri e moltiplica il sangue; la Religione, fede tradizionale della razza e suo soprannaturale cemento, è onorata, si addestrano i cittadini alle armi e l'organismo guerriero nazionale è reso formidabile perché la razza sia sempre pronta a combattere, a vincere, spiritualmente e fisicamente compatta, espandendosi a misura della sua forza.
E al giusto momento, in conseguenza della fondazione dell'Impero, il Regime ha anche dettato le leggi che tutelano la purità, il prestigio, l'avvenire della razza.
Diverse sono le razze che compongono il genere umano e fra esse sono palesi grandi differenze, gradi diversissimi di civiltà, una gerarchia, insomma, che, a qualunque causa o complesso di cause dovuta, è reale e innegabile.
Noi siamo di razza, ariana e il nostro sangue è puro. L'unità razziale della Nazione italiana ha una storia di millenni. Per impedire che il nobile sangue italico venga inquinato e che, nell'ordine spirituale, il nostro carattere si alteri, il Gran Consiglio del Fascismo, nella seduta del 6 ottobre 1938-XVI deliberò una serie di provvedimenti, entrati immediatamente a far parte della legislazione fascista.
È vietato il matrimonio degli Italiani e delle Italiane di razza ariana con persone non appartenenti a questa razza. Inoltre, ai dipendenti dallo Stato è vietato il matrimonio con persone straniere, anche di razza ariana. Gli altri cittadini Italiani ariani, per contrarre matrimonio con stranieri, pure ariani, debbono ottenere il consenso del Ministero dell'Interno.
Particolarmente la legge fascista ha dovuto occuparsi degli ebrei, che non sono ariani, che non considerano loro Patria il Paese che li ospita e che rappresentano, in tutto e per tutto, l'opposto delle nostre idealità, dei nostri sentimenti, dei nostri costumi. Gli ebrei, non molti in Italia, erano però riusciti ad accaparrarsi posizioni, in modo assoluto sproporzionate al loro numero e al loro rendimento sociale. D'altra parte, la Rivoluzione Fascista non poteva dimenticare che, nonostante la generosità italiana verso gli ebrei, questi furono fra gli autori del tentativo di bolscevizzare l'Italia nel dopoguerra e che l'ebraismo internazionale è stato sempre a capo di tutte le congiure antitaliane e antifasciste.
Perciò i cittadini italiani di razza ebraica non possono essere iscritti al P. N. F., sono esclusi dal servizio militare, e, sia come insegnanti che come alunni, dalle scuole di qualsiasi ordine e grado, pubbliche e private non ad essi riservate; non possono possedere terreni e fabbricati oltre un determinato limite di valore, non possono tenere domestici italiani ariani; non possono esercitare le pubbliche professioni né entrare nei pubblici impieghi.
La legge fascista — che stabilisce con la necessaria precisione chi è che deve essere considerato ebreo — consente alcune eccezioni a favore di cittadini italiani di razza ebraica che abbiano speciali titoli (famiglie di caduti in guerra o per la Rivoluzione, di mutilati, invalidi, feriti in guerra o per la Rivoluzione, decorati al valore, fascisti di antica data, persone a cui vengano riconosciute altre benemerenze). Anche in questi casi, però, i " discriminati " non possono insegnare nelle scuole pubbliche e private, non possono essere iscritti al Partito, sono esclusi dai pubblici impieghi e, naturalmente, non possono contrarre matrimonio con italiani di razza ariana.
Altre leggi sulla razza riguardano specificamente l'Impero, regolando i rapporti fra Italiani e nativi nei nostri possedimenti. È vietato in modo assoluto il matrimonio misto e vengono severamente puniti quegli Italiani che, in qualunque modo, con le loro azioni, col loro contegno, guastino il sangue, offendano la dignità e menomino il prestigio della razza.
Ogni Italiano che vive in colonia ha il sacro dovere di tener sempre alto il nome della Patria e di mostrare la superiorità della razza dinanzi alle popolazioni soggette. Chi manca a questo dovere, dimostra di essere un cattivo cittadino, e cade meritatamente nei rigori della giustizia fascista.
Il domani del nostro Impero è nelle famiglie italiane che si stabiliscono e si stabiliranno sui territori dominati dalla nostra bandiera, a rappresentarvi e moltiplicarvi la nostra civiltà e la nostra razza. In esse il sangue italiano si manterrà puro; da esse questo sangue traboccherà creando nuova vita, inconfondibilmente italiana.
Noi portiamo alle popolazioni native, l'ordine, la giustizia, il lavoro, l'igiene, il benessere, ma non dobbiamo mai dimenticare che le razze, quando si mischiano decadono. Abbiamo da compiere, in Africa, una splendida missione; se però la nostra prima cura non fosse quella di tutelare la purezza della nostra razza e l'integrità del nostro prestigio, oltre a venir meno alla missione, ci esporremmo a ogni triste rovina.
Dobbiamo sempre — ma specialmente nei rapporti con razze diverse e inferiori — sentire l'onore, la fierezza e la responsabilità di appartenere alla razza che ha dato al mondo l'Impero di Roma, il Rinascimento, il Fascismo, tutte le più alte creazioni dello spirito umano: i santi e gli eroi, i principi del pensiero, dell'arte, della scienza. È la razza di Giulio Cesare e di Virgilio, di Dante e di Colombo, di Leonardo e di Michelangelo, di Galileo, di Volta, di Marconi. È la razza dei nostri padri, di tutti coloro che ci hanno preceduto e che come noi hanno amato questa terra su cui siamo nati, adorando il medesimo Iddio. È la razza di Mussolini: siamone degni, onoriamola col seguitarne il primato; manteniamola intatta, vigorosa, feconda.
Pensieri del Duce sulla razza.
Dobbiamo avere l'orgoglio della nostra razza e della nostra storia.
Celebrare il Natale di Roma significa celebrare il nostro tipo di civiltà, significa esaltare la nostra storia e la nostra razza, significa poggiare fermamente sul passato per meglio slanciarsi verso l'avvenire.
Il problema dell'espansione italiana nel mondo è un problema di vita o di morte per la razza italiana.
Voi siete dei virgulti superbi di questa razza italiana che era grande quando gli altri non erano ancor nati, di questa razza italiana che ha dato tre volte la sua civiltà al mondo attonito o rimbarbarito, di questa razza, italiana che noi vogliamo prendere, sagomare, forgiare per tutte le battaglie necessarie nella disciplina, nel lavoro, nella fede.
Il Fascismo rappresenta il prodigio della razza italiana che si ritrova, si riscatta, che vuole essere grande.
Roma è sempre, e domani e nei millenni, il cuore potente della nostra razza.
Voi rappresentate veramente il prodigio di questa vecchia e meravigliosa razza italica, che conosce le ore tristi, ma non conobbe mai le tenebre dell'oscurità. Se qualche volta apparve oscurata, ad un tratto ricomparve in luce maggiore.
Capace di miracolo è stata in ogni tempo questa nostra razza, italiana, che mi appare ognora, quando io ne faccio oggetto delle mie meditazioni, un prodigio singolare della storia umana.
La terra e la razza sono indiscutibili e attraverso la terra si fa la storia della razza e la razza domina e sviluppa e feconda la terra.
Hanno diritto all'Impero i popoli fecondi, quelli che hanno l'orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra.
http://www.geocities.com/mfl_marche/...0della%20razza
*merita leggere tutto il libro




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