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antonio
e se non ci fossero?
vediamo di non svicolare..
ho capito perfettamente la tua domanda.
Non intendo svicolare. No so cosa dica ufficialmente la chiesa ma
per quanto mi riguarda ho imparato che il corpo è Tempio di Dio e va curato come qualcosa di preziosissimo. Se l'amputazione evita la morte e migliora la vita allora è come rifiutare una qualsiasi cura.
Aggiungo; se è un credente può chiedere Il consiglio di un sacerdote per discernere quale sia la volontà di Dio.
Ma il difficile è fare la Sua volontà.
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Originariamente Scritto da
antonio
dipende dalla concezione del tuo "migliora la vita" e se sia possibile stabilirlo oggettivamente prescindendo dalla volonta' del paziente..io avrei qualche dubbio a crederlo.
ti faccio presente inoltre che e' possibile rifiutare la cura, perche' il bene da tutelare e' salue, che pero' non prescinde dalla persona e quindi dalla sua dignita, la qual cosa implica che del rispetto della persona faccia parte il rispetto della sua volonta' rispetto alle cure.
allora tu pensi ci sia qualcuno che voglia obbligare ?
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Originariamente Scritto da
antonio
non so so siano infinite ma sarebbe bene passarne in rassegna alcune: se la vita e' un bene indisponbile, il paziente diabetico che rifiuti l'amputazione e' da biasimare e, se credente, commette un peccato nel rifiutare l'amputazione, ben sapendo di andare incontro a morte?
Sicuramente commette un peccato, perchè per i cattolici la vita è Sacra.
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u chiarisca cosa intenda per casi estremi...
Quando la mutilazione è necessaria per salvare la vita del paziente. Solo in questi casi strettamente terapeutici.
Non ho parlato di obbligare qualcuno. Il medico non può operare senza il consenso, sarebbe una violenza. Solo che il paziente sbaglia a non dare il consenso e a suicidiarsi in pratica, commette peccato grave.
Almeno così mi risulta, non ho testi di teologia morale da consultare.
CIAO :)
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Originariamente Scritto da
antonio
sei sicuro? uhm..la vita e' sacra, certo...
comunque si deve morire..e non della morte del corpo si deve aver paura..
Sono sicuro.
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L'opposizione della chiesa all' eutanasia non ha niente a che fare con la difesa della vita. E' solo una questione di potere come leggiamo bene nel seguente articolo. Del resto in duemila anni la chiesa ha difeso la vita solo a chiacchiere come dimostrano i MILIONI di morti che ha seminato per affermare la fede nel "dio dell' amore" cristiano.
L'esclusiva del Vaticano
di Filippo Gentiloni
Ma perché, secondo alcuni, di eutanasia non si dovrebbe neppure parlare? Così, infatti, stanno reagendo non pochi — politici e non — dopo l'appello lanciato dal presidente della repubblica Napolitano in risposta alla lettera di Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare.
Vale pena di riflettere sulle loro «ragioni». In primo piano c'è una radicata convinzione cattolica: la fascia di terreno - di tempo -fra la vita e la non vita sarebbe di esclusiva proprietà cattolica. Così per la nascita, così per la morte. Una fascia di tempo che è stretta e corta dal punto di vista della sua durata, ma essenziale: vi si gioca davvero tutto. La chiesa ne vuole mantenere una sorta di proprietà esclusiva, sapendo bene che chi domina quelle strette fasce di tempo, domina tutta la vita. Perciò la condanna assoluta dell'eutanasia: considerata una sorta di «ingerenza laica» su quella che sarebbe la soglia della vita, la porta dell'aldilà.
Ma anche una certa cultura laica si unisce a quella cattolica. La cultura per la quale la vita è qualche cosa di meccanico, per non dire di materiale. Un movimento di qualche arto, un respiro. Un «io» isolato da tutto e da tutti. La vita prescinderebbe da tutto ciò che, invece, non soltanto la arricchisce ma la fa essere davvero tale: relazioni, rapporti, affetti, parole, sguardi. La vita sarebbe così affidata a qualche macchina, chiamata a farla continuare. Sopravvivere: vivere al di là, cioè, della vita vera.
Per tutti costoro, laici e cattolici, niente eutanasia: sarebbe sufficiente a ogni bisogno l'ormai famoso «testamento biologico» di cui si parla tanto, una dichiarazione destinata ad evitare quell'accanimento terapeutico che tutti detestano e che vorrebbero escludere per sé e per gli altri, ma i cui confini sono diflicili da definire da lontano, quando si è ancora sani.
E' vero che anche l'eutanasia non ha confini facili. E' ben vero che chi vuol escludere vecchi e malati dalle cure e così liberare più in fretta qualche letto di ospedale potrebbe domani servirsi di una legge permissiva. Perciò è necessario discutere ogni aspetto di una situazione che ci riguarda tutti, da vicino o da lontano: non si può né ignorarla né delegarla a qualche autorità competente.
Della riflessione sulla vita fa parte essenziale anche quella sulla morte. Mia e degli altri. I più direttamente interessati sono i medici, ma non è giusto lasciare la morte — meglio: il morire — esclusivamente nelle loro mani. La morte si prepara contribuendo, giomo per giorno, alla bellezza e ricchezza della vita, quella vita vera che la malattia, quando è inguaribile, porta via.
Con la minore sofferenza possibile: anche la lotta al dolore fa parte essenziale della vita. E alla lotta contro il dolore il dibattito sull'eutanasia può dare un contributo essenziale, positivo. Forse insostituibile.
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Originariamente Scritto da
antonio
e chi nega la lotta al dolore?
La chiesa cattolica. Mi sembrava fosse chiaro.. :rolleyes:
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Originariamente Scritto da
antonio
ti sbagli di grosso..
Negherebbe l'eutanasia a chiunque, solo per principio ideologico.
E' impossibile negarlo.
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Ma perchè contnui a parlare di quello che non sai?
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Credo che Morghen faccia fatica a cogliere queste "sottili" differenze.