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Discussione: 25 Aprile

  1. #61
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    Citazione Originariamente Scritto da Ricky-PdCI
    Ti riferisci alle fosse ardeatine?Sei veramente un ignorante incredibile allora...
    In Italia ci sono stati molti altri episodi in cui gli eccidi sulla popolazione civile sono seguiti ad attentati compiuti da partigiani che poi si imboscarono al momento della resa dei conti.

  2. #62
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    Citazione Originariamente Scritto da bianconero
    In Italia ci sono stati molti altri episodi in cui gli eccidi sulla popolazione civile sono seguiti ad attentati compiuti da partigiani che poi si imboscarono al momento della resa dei conti.
    E' inutile, vie e' andata buca.... Viva la Liberazione anche da Berlusconi!

  3. #63
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    Oggi è il 21 Aprile :


    Onore ai Partigiani della gloriosa Brigata Maiella e a quanti sacrificarono la loro gioventù per liberare l'Italia dal lerciume nazifascista.

  4. #64
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    Citazione Originariamente Scritto da bianconero
    Una bella scampagnata se il tempo lo permette.

    Mi chiedo se chi andrà a vedere le marce partigiane andrebbe anche a far visita ai cimiteri dei caduti americani.

    E mi chiedo anche come sia possibile che una parte di questo Paese non spenda una parola per tutti quei milioni di militari italiani che servendo la Patria morirono in guerra o si fecero 3 anni di prigionia nei campi di concentramento tedeschi e sovietici.
    secondo il tuo presidente del consiglio hanno fatto 3 anni di ferie ....

  5. #65
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    a differenza dei fascisti ecco come si comporta e pensa un PARTIGIANO

    MESSAGGIO
    DEL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    IN OCCASIONE DELLA
    GIORNATA NAZIONALE DEL RICORDO
    INDIRIZZATO
    AL PRESIDENTE DELLA LEGA NAZIONALE TRIESTE
    (10 febbraio 2005)
    Ho accolto con soddisfazione la decisione con cui il parlamento italiano ha istituito la giornata nazionale del ricordo. essa consente di commemorare con continuità una grande tragedia della seconda guerra mondiale.
    Il mio pensiero è rivolto con commozione a coloro che perirono in condizioni atroci nelle foibe, nell'autunno del 1943 e nella primavera del 1945; alle sofferenze di quanti si videro costretti ad abbandonare per sempre le loro case in Istria e in Dalmazia.
    Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni.
    Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono.
    Tutti i popoli europei ne hanno pagato il prezzo.
    Da allora sono trascorsi sessant'anni e si sono avvicendate tre generazioni.
    È giunto il momento che i ricordi ragionati prendano il posto dei rancori esasperati.
    I principi di dignità della persona, di rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e dei diritti delle minoranze sono il fondamento dell'unione europea.
    L'integrazione realizzata fra i nostri paesi permette a tutti gli europei di condividere un unico spazio di democrazia e di libertà.
    In questa nuova realtà unitaria contrassegnata dall'abolizione fisica delle frontiere, italiani, sloveni e croati possono guardare con fiducia ad un comune futuro, possono costruirlo insieme: consolidando innanzitutto una convivenza in cui la diversità è fattore di arricchimento reciproco, in cui le radici e le tradizioni di ognuno vengono rispettate nella loro pari dignità.
    Auspico, in questo spirito, che la giornata del 10 febbraio, ispirata a sentimenti di riconcili,azione e di dialogo, lasci un'impronta nella coscienza di tutti noi: italiani, europei, cittadini di un mondo che solo una rinnovata unità di ideali e di intenti democratici potrà rendere veramente migliore.
    Carlo Azeglio Ciampi

  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da bianconero
    In Italia ci sono stati molti altri episodi in cui gli eccidi sulla popolazione civile sono seguiti ad attentati compiuti da partigiani che poi si imboscarono al momento della resa dei conti.
    E veramente vergognoso il tuo tentativo di far passare i partigiani per codardi quando sono stati dei liberatori della patria...

    La loro strategia era quella della guerriglia,gli eccidi non erano comuni dopo gli attacchi(altrimenti probabilmente non si sarebbero fatti)e quando venivano messi in atto raramente si sapeva prima dell'esecuzione(e un chiaro esempio sono le fosse ardeatine)...

    Essendo raro che un attacco venisse seguito da una rappresaglia valeva la pena continuare con la tattica della guerriglia....

  7. #67
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    Quante sono le strade che partono dai nidi di ragno. Qual'è stato il prezzo pagato per chi ha scelto di andare e lottare? Portami ancora là, dove il vento è pronto a soffiare, a trovare ogni passo perduto lungo il sentiero dei nidi di ragno
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    Citazione Originariamente Scritto da DECLEGIO
    Rispetto tutto il tuo pensiero meno l'ultima riga; io trovo scandaloso che in una società che si riempe la bocca con la parola democrazia e con Voltairre possa incarcerare chi studia la storia arrivando a conclusioni opposte, scomode, fasulle quanto vuoi ma comunque opinioni. Irving ha preso 3 anni di galera solo perchè all'ultimo ha rinnegato i suoi scritti sennò ne avrebbe presi 10. Questo e scandaloso, poi uno può anche prendere gli studi revisionisti e pulirsici il culo....
    Le tesi di Irving sono scandalose, negare l'olocausto e le camere a gas è criminale, riabilitare Hitler è follia.
    Detto questo io sono contro il carcere per reati d'opinione, purchè queste opinioni non siano finalizzate alla ricostituzione dei partiti nazista e fascista, opinioni tendenti ad influenzare l'opinione pubblica e spingerla verso derive pericolose.

    Per questo reputo necessarie, ancora, le leggi riguardanti l'apologia e la ricostituzione dei disciolti partiti.
    Almeno fino a quando non sarà maturata, definitivamente, nelle coscienze la condanna di quei regimi.

    Resta il fatto che, personalmente, combatto le idde con le idee, e non con la violenza, carceraria o meno.

  8. #68
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    Giampaolo Pansa
    Il sangue dei vinti

    Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile

    recensione di Simone Rosti - 13 novembre 2003

    Il monopolio della verità storica, lo si sa, rimane, al termine dell'evento, nelle mani dei vincitori. Coloro cioè che hanno ottenuto il trionfo pongono, nella storiografia ufficiale e non, l'ultima parola su ciò che è successo. E' naturale, a volte fisiologico, non certo deontologicamente corretto.
    Tuttavia il fascino delle discipline storiche risiede nella possibilità offerta dalla natura stessa della materia di indagare attraverso le fonti e raggiungere un'altra verità o, meglio, la verità (che è sempre e soltanto una) raccontata in modo diverso. E ciò è, pur nel suo piccolo, un esercizio di democrazia. Ma un'azione di siffatto genere rappresenta nelle menti offuscate dei "Dottori della Storia", vale a dire di coloro che sostengono la tesi dominante un esercizio moralmente gravissimo, quasi un sacrilegio: il revisionismo. In questo senso la realtà italiana dal dopoguerra è paradigmatica.
    Vi è tuttavia un'anomalia, non solo italiana, in questa costruzione teorica. Mi spiego: la dottrina storiografica ufficiale, dal dopoguerra al 1989, è andata in questo senso. Gli sconfitti furono i fascisti: "a morte" (culturale e non solo) "i fascisti". Fin qui nulla di nuovo (affermazione, ahimè, cinica ma esemplificativa della realtà). Il 9 novembre 1989 il comunismo ha dimostrato (ufficialmente) di essere oltreché un'ideologia fallimentare anche criminale: il risultato? In Italia oltre ad esserci un buon 10 per cento della popolazione dichiaratamente comunista, tale ideologia è ancora vista con simpatia da moltissimi intellettuali, artisti e opinion leaders della penisola e, ovviamente, anche da moltissimi storici.
    Il dramma è la non conoscenza storica dell'Italia, dell'Europa e del globo ma il dramma è, in primo luogo, culturale.
    Sono molti, tuttavia i contributi offerti da parte di autori controcorrente, anche se troppo spesso relegati ai confini della storiografia e del mondo accademico. Valutati solo in base a considerazioni politiche, ideologiche e non, come il tema richiede, storiche.
    In primo luogo questo discorso può essere riferito al tema della Guerra Civile (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945) italiana (leggesi Resistenza per gli storiografi ufficiali) nel dopoguerra. Chi di noi durante il liceo non ha letto infinità di testi, ha guardato film e mostre sulla Guerra Civile? Giustissimo, fondamentale per la memoria storica di una nazione martoriata da vent'anni di dittatura autoritaria (si badi bene autoritaria, non totalitaria). Ma essendo una Guerra Civile, perché tale è stata, come ci sono stati raccontati gli avvenimenti dalla parte di chi aveva scelto la Repubblica Sociale? Forse qualche nostalgico, forse qualche autore di libri pubblicati dalla Settimo Sigillo (e in quanto tale già squalificati perché la casa editrice si è "macchiata" di aver pubblicato libri di simpatizzanti fascisti) si è permesso di pubblicare tesi ostili ai "Dottori della Storia" del dopoguerra.
    Ma signori miei, cari "Dottori della Storia", il contributo di un personaggio come Giampaolo Pansa, Vicedirettore dell'Espresso e storico di fama ha offerto un'opportunità all'approfondimento storico e al futuro della storiografia italiana, a dir poco, scusate il volutamente ripetitivo gioco di parole, storica.
    Con il suo ultimo libro, "Il sangue dei vinti", il giornalista di origini piemontesi, ha scatenato le reazioni di eminenti colleghi, primo fra tutti Giorgio Bocca (fascista prima, partigiano poi e votato all'antiberlusconismo adesso) che lo ha accusato di essersi messo al servizio del revisionismo (come se fosse una colpa) e lo ha tacciato di servilismo.
    Il dibattito emerso sui giornali è stato molto aspro ma ha avuto due riflessi assolutamente positivi: da un lato un uomo che certo di destra non può definirsi (Pansa) ha voluto indagare ciò che la ricerca storica di una Guerra Civile richiede, vale a dire anche i crimini commessi dai vincitori. Dall'altro ha posto un'altra pietra verso ciò che in Italia è culturalmente necessario: togliere il monopolio della verità ad alcuni eminenti "Dottori della Storia".
    Il testo, stilato con una tecnica narrativa senz'altro interessante e abbastanza innovativa nei saggi storici e cioè un dialogo con una bibliotecaria immaginaria che lo aiuta nelle sue indagini, non risulta mai tedioso e, anche se denso di dati e numeri, non toglie mai al lettore la curiosità e l'interesse a proseguire la lettura.
    L'autore racconta le sue ricerche (peraltro assai meticolose) su due piani. Viene seguita una linea geografica: città per città (da Milano ad altre aree della Lombardia, da Torino a Vercelli, Novara e Cuneo, da Genova e dalla Liguria al Veneto, dalla Romagna all'Emilia, passando per Bologna, Modena e Reggio) vengono raccontati gli eccidi, i processi sommari, le stragi, le torture, le violenze e le umiliazioni subite da chi non era un partigiano, da chi aveva preso la tessera del Partito Fascista magari solo per proseguire la sua attività, da chi era sospettato di collaborazionismo, di spionaggio, da chi era soltanto conoscente di qualche personaggio fascista di secondo piano.
    Ma il livello più interessante è, a mio modo di leggere il libro, quello umano. Vengono raccontate tragedie di gente semplice, omicidi di ragazzini, stupri di figlie di fascisti o presunti tali, umiliazioni subite delle Ausiliarie del regime che morivano con la dignità di patriote e la fede di sante.
    Sul piano storico credo che l'apporto scientifico più attraente sia la tesi sostenuta da Pansa sulla Guerra Civile. Non fu Resistenza, ma non fu neanche una Guerra Civile, furono due guerre civili. La prima terminò il 25 aprile del 1945, la seconda iniziò il 26 aprile del 1945 e durò circa venticinque mesi. Due anni di omicidi mirati, di processi sommari e di altri efferati crimini non fini a stessi, ma tesi a porre le basi per la rivoluzione comunista. La volontà cioè di eliminare il prete, il piccolo proprietario terriero, l'industriale, l'ex partigiano "bianco" per avere sempre meno ostacoli all'instaurazione della dittatura del proletariato.
    Forse la storia più interessante è quella di un giovane partigiano moderato che, attraverso un piccolo giornale ("La Penna") denunciava gli abusi e i crimini di un gran numero di partigiani comunisti. Morì a ventuno anni a seguito delle ferite riportate durante un agguato, ma il suo amore verso la libertà lo spinse, per l'ultimo periodo della sua vita, a girare indossando il cappotto con i fori dei proiettili in vista, ostentando a tutti ciò che succedeva e mostrando, alla sua Patria in primo luogo, un amore vero per la libertà, la verità e la giustizia.

  9. #69
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    Tutti i morti vanno onorati. Sono sempre vittime di quell'orrore che è la guerra.

    Se c'è una differenza fra i partigiani e i cosiddetti ragazzi di Salò, non è nella buona o nella cattiva fede, della quale nessuno di noi può ergersi a giudice.

    Ma una differenza c'è. Ed è essenziale. I ragazzi che seguirono il fascismo fino a Salò, erano il risultato di un indottrinamento che, fin dalle elementari, veniva loro imposto. Ricordo bene i libri di scuola con il profilo di Mussolini, Cesare ed Augusto, retoricamente sovrapposti uno sull'altro.

    I partigiani furono i primi italiani, dopo venti anni, che ebbero il coraggio di "pensare" con la propria testa. E rischiare la vita per la libertà dalla dittatura.

  10. #70
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    Citazione Originariamente Scritto da bianconiglio74
    Che farete, quest'anno, per il 25 Aprile?
    Lavoro, come ogni anno.

 

 
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