La festa dei soli italiani dotati di un minimo di intelligenza e sensibilità, vero. Il che ti esclude automaticamente, camerata....Originariamente Scritto da BOY74
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La festa dei soli italiani dotati di un minimo di intelligenza e sensibilità, vero. Il che ti esclude automaticamente, camerata....Originariamente Scritto da BOY74
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Si.Originariamente Scritto da BOY74
Nessun fascista ha diritto a questa festa.
La Resistenza fu espressione di una volontà di riscatto dal fascismo e di difesa dell'Italia dall'aggressione tedesca e coinvolse complessivamente circa 300.000 uomini armati, che svolsero attività di guerriglia e di controllo, dove possibile, del territorio liberato dai nazifascisti. Fu dunque guerra patriottica di liberazione dall’occupazione tedesca, ma fu anche guerra civile contro la Repubblica sociale italiana, nel cui esercito pure militarono gruppi di giovani che in buona fede considerarono l’armistizio con gli Alleati un tradimento nei confronti dell’alleato tedesco.
Il movimento della Resistenza si sviluppò sostanzialmente nell’Italia del Nord e, in secondo luogo, nell’Italia centrale. I raggruppamenti più numerosi furono quelli organizzati dai comunisti nelle Brigate Garibaldi; gli uomini del Partito d'azione formarono le brigate di Giustizia e Libertà, i socialisti le Matteotti. Operarono inoltre altre formazioni di diversa impronta ideologica: cattolica, liberale, nazionalista e monarchica. Quasi assente fu la Resistenza nell’Italia meridionale, che peraltro al 12 ottobre 1943 era già stata occupata dalle forze angloamericane fino alla linea Gustav, il fronte difensivo tedesco che tagliava la penisola dalle foci del Volturno, sul Tirreno, fino a Termoli, sul litorale Adriatico. Fece eccezione l’insurrezione di Napoli, dove il popolo nelle quattro giornate liberò la città dall’occupazione tedesca.


eh già il dono dell'intelligenza l'avete voi..si vede,peccato che quasi metà del paese non è intelligente...Originariamente Scritto da Elettra_R.
Felice di stare con i non intelligenti.


LE RAPPRESAGLIE TEDESCHE.
A Roma, il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo aveva già organizzato un Fronte Militare Clandestino della Resistenza drasticamente in opposizione col Corpo Volontari della Libertà organizzato dal Partito Comunista Italiano. Il motivo dell'opposizione era il seguente: "[...] perché politicamente dipendente da una potenza straniera, l'Unione Sovietica, che, proprio e ad esclusivo vantaggio di quella, intendeva fomentare la guerra civile in Italia". Improvvisamente, sia Montezemolo sia il suo stato maggiore, insieme con altri esponenti di gruppi politici non-comunisti (oltre un centinaio di appartenenti all'Esercito, alla Marina, all'Aeronautica e all'Arma dei Carabinieri), praticamente tutti coloro che impedivano ai comunisti di aver mano libera, furono tutti arrestati dai tedeschi. Ed è molto strano che gli unici a non restare travolti dalla fulminea azione di polizia del colonnello Kappler, siano stati proprio i componenti del Corpo Volontari della Libertà. Il momento era propizio. Infatti il 23 marzo 1944, dato il fatto che tutti i capi della Resistenza non-comunista erano in mano ai tedeschi, per ordini superiori (ordini di chi? Del CLN no di certo: è stato accertato. Allora di chi? E' evidente: di Vysinskij e Togliatti) i gruppi comunisti che agivano a Roma (i GAP) prepararono e condussero a termine l'attentato terroristico di via Rasella che avrebbe sicuramente provocato, come da causa ad effetto, la prevedibile (anzi prevista e ben calcolata dai comunisti) durissima rappresaglia tedesca delle Fosse Ardeatine sugli ostaggi che avevano in mano. (da "J.V.Borghese e la X MAS", pag.118)
La risiera di San Sabba fu veramente l'unico campo di sterminio nazista funzionante in Italia? Certamente non lo fu nel senso atroce e apocalittico che questo termine ha assunto nella memoria collettiva. E comunque non entrò mai in funzione. […] Nella risiera tuttavia non esisteva un impianto di gassazione e non risulta che al suo interno si siano verifìcate esecuzioni di massa. […] Nella risiera furono compiute solo esecuzioni individuali e i cadaveri venivano poi bruciati nell'annesso forno crematorio, il quale fu anche usato per incenerire i resti di prigionieri deceduti per cause naturali e quelli di ostaggi o partigiani fucilati altrove. (da "L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia", pag.88-89)
Nell'immediato dopoguerra, sull'onda di voci popolari, si diffuse l'opinione che la risiera fosse stato un campo di sterminio come quelli di Treblinka, Auschwitz o Mauthausen. Ma tale voce non trovò conferma al processo di Lubiana intentato dal Tribunale militare jugoslavo contro il Gauleiter Rainer che poi si concluderà con la sua condanna alla pena capitale. […] Nei numerosi capi d'accusa rivolti contro Rainer non sì fa infatti alcun riferimento al "campo di sterminio" della risiera. Anzi, nella sentenza si legge che i campi di sterminio verso i quali venivano deportati i partigiani e i politici catturati nel Litorale Adriatico erano quelli di Dachau, Auschwitz e Mauthausen. (da "L'esodo - La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia", pag.91)
Oltre a "Pippo" e agli indiscriminati bombardamenti anglo-americani, la popolazione della RSI dovette guardarsi anche dagli arbitrari rastrellamenti ideile SS. I rastrellamenti produssero circa 43.000 deportati in Germania: di essi solo 3.000 furono i superstiti. Queste cifre sono forse imprecise, ma ciò non toglie che vi fosse, nella Repubblica Sociale Italiana, un clima di terrore, nel quale lo stesso Mussolini doveva assistere impotente al fatto che perfino suoi stretti collaboratori venissero arrestati e deportati ed i parenti di suoi sostenitori finissero vittime di rappresaglie. (da "In nome della resa", pag.423)
Ma vogliamo andare oltre. Per essere obiettivi occorre esaminare lo stato d'animo delle truppe tedesche in Italia. Come gli italiani hanno sempre visto i popoli di lingua tedesca come un pericolo incombente, cosi i tedeschi, come tutti i popoli nordici, hanno sempre giudicato i popoli mediterranei, di sangue caldo ed imprevedibili. Con simili premesse non fu difficile per loro vedere in ogni italiano un possibile nemico pronto ad accoltellarli o a coglierli con un colpo di lupara. Si sentirono soli, in una terra straniera e dalle usanze sconosciute e, benché non mancarono anche innumerevoli casi di ottimi rapporti con la popolazione locale, si sentirono circondati di un'ostilità che cresceva, più l'occupazione del territorio italiano (voluta dai loro capi e non da loro) durava nel tempo, poiché, data la situazione militare, tedesco era divenuto sinonimo di "guerra" e angloamericano di "pace". Occorrerebbe perciò farci un esame di coscienza e domandarci che cosa sarebbe accaduto se le nostre truppe si fossero trovate in una situazione analoga in Germania, dopo un'ipotetica caduta di Hitler ed un armistizio separato. Probabilmente anche i nostri soldati avrebbero visto dietro ogni casa un possibile agguato, in ogni volto una faccia infida e in ogni tedesco uno che, improvvisamente, ha fatto causa comune con il nemico, anche se, fino a non molto tempo prima, si era combattuto assieme. Una situazione psicologica che porta automaticamente ad avere il "grilletto facile". (da "In nome della resa", pag.440)


Per i fascisti deve essere il giorno del lutto e della sconfitta!Originariamente Scritto da Elettra_R.
La vittoria della liberta' li ha seppelliti per sempre nell'oblio!
Ormai stanco e malato e in completa balia delle decisioni di Hitler, Mussolini si insediò a Salò, capitale della nuova Repubblica Sociale Italiana (fondata il 23 settembre 1943), inutilmente cercando di far rivivere le parole d'ordine del fascismo della "prima ora". Sempre più isolato e privo di credibilità, quando le ultime resistenze tedesche in Italia furono fiaccate M., trasferitosi a Milano, propose ai capi del C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) un assurdo passaggio di poteri, che fu respinto. Travestito da militare tedesco, tentò allora, insieme alla compagna Claretta Petacci, la fuga verso la Valtellina. Riconosciuto a Dongo dai partigiani, fu arrestato e il 28 aprile 1945 giustiziato insieme alla Petacci, per ordine del C.L.N., presso Giulino di Mezzegra. Più tardi i loro corpi, assieme a quelli degli altri gerarchi, vennero esposti nel Piazzale Loreto, a Milano
Ammiriamo il Duce morto e gridiamo, EVViva la LIBERTA', a morte il fascismo!


thread fantastico sembra quello della campagna elettorale di pol: tutti che fanno ctrl+v e non ascoltano gli altri.
O.o


ALLEATI, PARTIGIANI E POPOLAZIONE.
Nel maggio 1945, sebbene la guerra fosse finita, i paracadutisti (tedeschi) non si erano arresi. Gunther Drossinger, i suoi commilitoni e gli uomini di altre formazioni veterane si unirono alle truppe americane che pattugliavano le zone a nord del lago di Caldonazzo. Gli Alleati avevano finito la loro guerra e non avevano intenzione di rischiare la pelle per intervenire nelle complicate vicende politiche di un popolo che disprezzavano [...] Ma i giovani tedeschi, che conoscevano solo il mestiere delle armi, erano disposti a continuare questa attività per tre buoni pasti al giorno: una sistemazione più allettante rispetto alla prospettiva di finire in un campo di prigionia. Il compito loro assegnato consisteva nel sorvegliare e proteggere le proprietà private e le grandi tenute agricole da un nemico comune: il partigiano italiano. (da "La guerra inutile", pag.13)
Lucky Luciano era un boss mafioso che stava scontando una condanna a trent'anni per racket nel carcere di Dannemosa, negli Stati Uniti, allo scoppio della seconda guerra mondiale. A quanto pare, il governo americano gli offrì la libertà purché contribuisse a creare un efficiente movimento di resistenza in Sicilia poco prima dell'invasione dell'isola [...] Vi sono molte leggende a proposito del modo in cui Luciano entrò in contatto con il nuovo "capo di tutti i capi", don Calogero Vizzini, che viveva nella natia Villalba. Sembra comunque che Vizzini si lasciasse indurre a schierarsi con gli Alleati e ad assicurare loro la collaborazione della mafia. Con l'aiuto di Genco Russo di Mussomeli, un altro importante capo mafioso, poté garantire l'intera Sicilia occidentale alle forze americane, contribuendo a facilitare la fulminea avanzata di Patton verso Palermo. Non esistono prove concrete che confermino o confutino queste affermazioni. Vi sono state persino commissioni d'inchiesta del Senato che non hanno concluso nulla, e secondo i sostenitori della teoria della cospirazione questo serve a dimostrare la potenza della mafia. Il fatto che Lucky Luciano venisse rimesso in libertà sulla parola nel 1946 per l'ampio e prezioso aiuto dato alla marina durante la guerra e si trasferisse in Italia, sembra dar ragione a quanti credono che gli Stati Uniti fossero scesi a patti con la mafia [...] Molti mafiosi, rilasciati dal carcere quando le loro città furono liberate dagli Alleati, poterono spacciarsi per prigionieri politici antifascisti. Le autorità fasciste furono estromesse e il loro posto fu preso da noti esponenti della mafia. Per esempio, gli americani insediarono Vizzini come sindaco di Villalba e lo nominarono colonnello onorario! [...] Il risultato non dà adito a dubbi. Pochi giorni dopo gli sbarchi alleati la mafia aveva ricostruito la sua rete e in breve tempo fu in grado di controllare un fiorente mercato nero che all'inizio trafficava in vini locali, viveri e materiali militari. (da "La guerra inutile", pag.46-47)
Gli Alleati erano accolti a braccia aperte nelle città italiane, se non altro perché il loro arrivo significava la fine delle sofferenze, delle bombe e dei cannoneggiamenti. Molto presto, però, l'entusiasmo si guastava, non appena la popolazione locale cominciava a subire saccheggi sistematici, invariabilmente a opera della seconda ondata e delle formazioni di retroguardia (dato che i combattenti di prima linea avevano meno occasioni di fare altrettanto). Le vittime non ottenevano molta comprensione da parte delle autorità militari, che trattavano gli italiani come una popolazione assoggettata con la forza e, in assenza di ogni sanzione, i saccheggi e gli abusi erano piuttosto diffusi. (da "La guerra inutile", pag.232)
Le forze britanniche furono attaccate anche dalla popolazione locale. I commando subirono perdite a causa del tiro dei cecchini che cessarono solo quando il tenente colonnello John Dinford Slater radunò la popolazione maschile e minacciò per rappresaglia un'esecuzione di massa. Più tardi scrisse che il suo intervento li aveva fatti tornare a casa con una mentalità più disposta alla cooperazione. Ciò può dare l'idea di quanto fosse vera la teoria che voleva gli Alleati accolti come liberatori. (da "La guerra inutile", pag.241)
Nella valle dell'Itro, mentre la resistenza tedesca diventava più frammentaria e irregolare, i goums commisero terribili atrocità. Donne e bambine, adolescenti e bambini, furono violentati per la strada e molti di loro morirono. Gli uomini che tentavano di intervenire furono uccisi. La popolazione italiana accusò i goums, i marocchini, ma le atrocità furono commesse da tutte le forze coloniali francesi [...] Si diceva che sodomizzassero i prigionieri e castrassero gli ufficiali catturati [...] A Esperia i goums si scatenarono e gli ufficiali non riuscirono a controllarli. Donne di ogni età, bambini e giovani furono violentati, e il paese venne saccheggiato [...] In un villaggio presso Pico un battaglione del 351 fanteria americano arrivò nella piazza principale mentre i marocchini violentavano donne, giovani e bambini. Infuriati, i soldati americani avanzarono per salvare le vittime, ma il comandante della compagnia intervenne e dichiarò che erano li per combattere contro i tedeschi, non contro i goums. Un tenente americano che conosceva un po' il francese trovò un capitano che beveva vino all'osteria; quello alzò le spalle di fronte alla reazione indignata dell'americano e gli chiese se voleva ascoltare qualcuna delle atrocità commesse dalle truppe americane contro le donne arabe in Algeria. (da "La guerra inutile", pag.374)
A Marradi, la notizia si diffuse come un incendio. Gli Alleati erano vicinissimi, nella valle: la liberazione doveva essere questione di ore. L'annuncio ispirò paura, non gioia. Gli abitanti avevano saputo dai partigiani che la loro cittadina si trovava sul percorso delle truppe indiane, e tutti sapevano cos'erano gli indiani. Tutti avevano parenti più a sud. I liberatori indiani erano come le truppe coloniali francesi: stupravano, saccheggiavano e uccidevano. (da "La guerra inutile", pag.423)
Non tutti gli italiani erano entusiasti di venire chiamati alle armi da un governo screditato. E non volevano neppure combattere per gli Alleati, che occupavano il loro paese provocando tanta frustrazione e tanta rabbia. In Sicilia la reazione a una chiamata alle armi nel dicembre 1944 provocò violenti disordini [...] Separatisti e comunisti fecero causa comune e fino a metà gennaio disordini imperversarono in tutta l'isola. (da "La guerra inutile", pag.452-453)
Perciò i numeri indicano che gli Alleati, in nome della liberazione, uccisero più italiani di quanti ne abbiano uccisi i tedeschi. (da "La guerra inutile", pag.492)
Non ci misi molto ad accorgermi, per esempio, che gli inglesi non potevano sopportare i partigiani. Se ne erano serviti e ora li disprezzavano. Il tenente del controspionaggio di Sondrio li definiva, senza tanti complimenti, carne venduta. Quando poi il discorso cadeva sui partigiani comunisti, allora si infuriava davvero. Diceva che, se fosse dipeso da lui, li avrebbe schiaffati tutti in galera al nostro posto; li accusava di avere nascosto ingenti quantitativi di armi in vista di una prossima rivoluzione bolscevica. (da "La generazione che non si é arresa", pag.151)
Nulla sapendo di quanto i vivi e i morti avevano sofferto, gli Inglesi e gli Americani entrarono in Roma come nella capitale di un nemico sconfitto. L'elettricità era scarsa; si disse perciò: No Electricity for Italians! (Niente elettricità per gli Italiani). Questo stato di cose durò per tutto l'inverno, mentre le innumerevoli sale da ballo, gli alberghi e le case requisite - la requisizione era fatta con un preavviso di tre ore, come si usa nei paesi nemici occupati militarmente - erano inondati di luce elettrica a tutte le ore del giorno. (da "Una vita per l'Italia", pag.195)
Tra le operazioni di guerra, il generale francese Alphonse Juin fece stampare in arabo volantini, da distribuire alle sue truppe, su cui era scritto: "Miei cari soldati, oltre quei monti c'è una terra grande, ricca di donne, di vino e di case. Se riuscirete ad arrivarci, tutto sarà vostro, per cinquanta ore". "Elettrizzati dall'ignobile volantino, i marocchini superarono i Monti Aurunci e il 14 maggio sbucarono a Esperia di fronte a Montecassino, a cento chilometri da Roma". I tedeschi si ritirarono. "I marocchini dilagarono per tutti i centri abitati della zona e fecero quel che pochi sanno, che per pudore si è taciuto, e i libri di storia non riportano. Avuta via libera da Juin, dal 17 a 25 maggio stuprarono migliaia di bambine, donne e vecchie che li avevano accolti come liberatori". (da "J.V.Borghese e la X MAS", pag.94)
[...] seguiamo la testimonianza giurata del capitano di vascello Agostino Calosi resa nel corso del processo contro Borghese. "Come capo dell'ufficio informazioni della Marina del Sud, feci passare le linee a molte persone con incarichi militari; al Borghese, però, inviai degli emissari di mia iniziativa e senza il consenso degli anglo-americani, i quali, per questo fatto, minacciarono di rinchiudermi in un campo di concentramento. Gli anglo-americani solevano far passare le linee ad elementi di estrema sinistra o comunisti, talché io mi vidi costretto a far figurare i miei uomini come militanti o simpatizzanti dei partiti di sinistra al fine di poterli inviare al Nord. Da tale situazione di fatto deriva la logica conseguenza che la lotta partigiana è stata provocata e accesa da elementi interessati al fine di inviperire vieppiù la guerra fratricida tra italiani e italiani". (da "J.V.Borghese e la X MAS", pag.130-131)
La ricchezza di dati e le esatte osservazioni dell'OSS erano il prodotto della collaborazione tra i servizi segreti statunitensi e la Mafia italo-americana, un episodio contingente che peserà irrimediabilmente sul futuro della vita italiana e, per alcuni settori, come la droga, dei paesi del blocco occidentale. (da "In nome della resa", pag.264)
Quando all'inizio del 1943 si delineò il piano di sbarco in Sicilia, gli americani si preoccuparono di preparare alle loro truppe nell'isola un terreno favorevole, un'atmosfera amichevole, una popolazione che li accogliesse da liberatori. Inoltre necessitava loro qualcuno che sapesse prendere in pugno la situazione e assumesse cariche pubbliche una volta consolidata l'occuparne. Il problema fu affidato a Lucky Luciano che, come si vedrà, lo risolse da par suo, ricevendone in cambio una pubblica dichiarazione di revisione del processo e, a guerra finita, la libertà. (da "In nome della resa", pag.267)
Anche nel 1943 essa fece un buon lavoro. Dopo il sì agli agenti americani, Lucky Luciano, a gennaio, aveva messo in movimento il feudatario di Villalba, Don Calogero Vizzini. "Don Calò" in breve tempo divenne il tramite principale tra politica, separatismo siciliano e clero. Nipote di due vescovi e con due fratelli preti, nonostante fosse implicato in 51 omicidi, accolto con grandi onori in tutte le case nobiliari, gli era stato facile far avere a Lucky Luciano non soltanto una lista di 850 persone "sicure", ma anche organizzare le azioni di sabotaggio che ebbero luogo nel Palermitano e nel Trapanese, cioè nelle zone più mafiose dell'isola, e culminanti con l'attacco l'aeroporto di Gerbini, sede della caccia tedesca. Come fa notare Franco Bandini, tre settimane prima dello sbarco alleato, inoltre, un gruppo di circa duecento uomini era stato sbarcato in uniforme con l'incarico di attentare alle spalle dei capisaldi italiani al momento dell'inizio delle operazioni. Furono questi uomini che eliminarono il giorno dell'invasione una buona parte delle sentinelle e distrussero i centri di comunicazione, di illuminazione e di direzione del tiro sulle coste interessate. Furono ancora essi, parlando un siciliano purissimo, a guidare per le stradine più comode e sicure, verso l'interno, le colonne americane che avevano preso terra. (da "In nome della resa", pag.277)
In Sicilia, comunque, c'erano due suoi luogotenenti: Vito Genovese, la cui fede fascista si era squagliata col calare delle fortune del regime e Albert Anastasia, in divisa nelle file dei "liberatori". A Palermo gli americani non accontentarono i sogni separatistici ed installarono nel capoluogo una loro amministrazione militare, la AMGOT (creata il 17 luglio), ponendovi a capo Charles Poletti, colonnello dei servizi informativi, oriundo italiano, più o meno legato agli ambienti mafiosi che ricevette per giunta entro la fine dell'anno una laurea ad honorem dall'Università di Palermo. Damiano Lumia, nipote di Don Calogero Vizzini, divenne membro dell'AMGOT e Vito Genovese l'interprete ufficiale. Vizzini stesso assunse la carica di sindaco di Villalba; Genco Russo, sua mano destra, quella di sindaco di Mussomeli e altri loro amici andarono ad amministrare 62 dei 76 comuni della provincia di Palermo. […] II giorno dopo la caduta di Palermo, il 23 luglio, la 82a divisione Airborne prese Trapani, assolutamente senza perdite, visto che né il contrammiraglio Giuseppe Manfredi, comandante della piazza, né la 208a divisione costiera (generale Giovanni Marciani) opposero la benché minima resistenza, ammesso poi che quest'ultima esistesse ancora, visto che spesso interi reparti costieri si dissolsero, raggiungendo volontariamente i campi di prigionia americani! (da "In nome della resa", pag.278)
Lo stesso 23 luglio gli americani raggiunsero Termini Imerese e il 24 Nicosia. Sempre il 24 luglio i britannici si impadronirono definitivamente di Leonforte e nell'occasione dei soldati canadesi liquidarono degli inservienti tedeschi di una batteria, dopo che questi si erano arresi. […] Durante le operazioni in Sicilia, anche la 45a divisione di fanteria statunitense si macchiò, per colpa di alcuni suoi elementi, di gravi crimini di guerra. Alexander Clifford, corrispondente britannico, afferma, infatti, di aver visto un soldato di questa divisione falciare con una mitragliatrice pesante, all'aeroporto di Comiso, un camion carico di prigionieri tedeschi (ne rimasero in vita solo due o tre) e poi un gruppo di altri 60 prigionieri, stavolta italiani. Clark Lee, corrispondente americano, afferma che il 14 luglio, presso Gela, il sergente Berry West uccise 36 prigionieri e lo stesso giorno, presso Butera, il capitano Jerry Compton ne uccise altri 43. (da "In nome della resa", pag.279)
Sotto questo timore e in considerazione del fatto che, scaduto il teatro di guerra italiano a fronte secondario, un movimento armato nella Penisola era divenuto militarmente inutile, essi ridussero gli aiuti, li sospesero alle formazioni a loro meno gradite e, successivamente, provvidero a cautelarsi contro tutto il movimento. Il 13 novembre 1944, Alexander emanò allo scopo un proclama a tutti i partigiani, invitandoli a ridurre la loro attività alle sole azioni di sabotaggio ed a cercare nascondigli e rifugi per l'inverno, in attesa della ripresa dell'offensiva generale in primavera. A questa specie di "congedo", il 7 dicembre, gli Alleati fecero seguire un provvedimento più rilevante. Convocati a Roma quattro delegati del Comitato di Liberazione dell'Alta Italia (CLNAI), imposero loro la stipulazione di un accordo col quale venne stabilito: 1. Il Comando Supremo alleato desidera che fra gli elementi che svolgono la loro attività nel movimento di resistenza, si stabilisca e si mantenga la più stretta cooperazione militare... 2. Durante l'occupazione nemica il Comando Generale dei Volontari della Libertà (CVL) dovrà eseguire tutte le istruzioni date dal Comando Supremo alleato... 3. Il comandante militare del CVL deve essere un ufficiale accettato dal comando alleato. 4. Quando il nemico si ritirerà dai territori occupati, il CLNAI farà ogni sforzo per mantenere l'ordine e la legge e per continuare a salvaguardare le risorse economiche del paese, in attesa che si costituisca il Governo Militare Alleato (AMG). Il CLNAI si impegna a riconoscere il Governo Militare Alleato ed a trasmettergli tutti i poteri di governo locale ed amministrativi di cui abbia disposto in precedenza. Al momento della ritirata nemica, tutti i membri del CVL passeranno alle dirette dipendenze del comandante delle forze alleate: essi saranno tenuti ad eseguire tutti gli ordini che riceveranno, anche quello di consegnare le armi e di sciogliere le bande. Era in pratica l'acccttazione della "resa incondizionata" da parte del movimento partigiano. A questo Diktat, il 26 dicembre, ne segui un altro fra il CLNAI ed il governo italiano di Roma, nel quale era detto: "II governo italiano riconosce il CLNAI quale organo dei partiti antifascisti sul territorio occupato dal nemico. Il governo italiano delega il CLNAI a rappresentarlo nella lotta che i patrioti hanno impegnato contro i fascisti ed i tedeschi nell'Italia ancora liberata. Il CLNAI accetta di agire a tal fine come delegato del governo italiano, il quale è riconosciuto dai governi alleati come successore del governo che ò le condizioni di armistizio ed è la sola autorità legittima in quella parte d'Italia è già stata o sarà in seguito restituita al governo italiano dal Governo Militare Alleato". Gli impegni di Roma misero ordine nel disordine della guerriglia, ma, l'obbligando il CLNAI a riconoscere il governo regio, erede della dittatura badogliana, come il solo legittimo; lo slancio rivoluzionario che animava la lotta partigiana venne imbrigliato. Questo era lo scotto da pagare per non aver voluto, saputo o potuto fare della lotta partigiana un movimento nazional-rivoluzionario contro i nemici vecchi e nuovi (e non solo nuovi) e soprattutto contro i due governi loro vassalli (e non solo contro uno dei due). Poiché solo questa era la via per creare un'Italia "nuova". Quest'Italia, però, non sarebbe stata una democrazia, bensì una dittatura poliziesca e intollerante di tipo stalinista. Ma, per un paradosso, proprio Stalin, alleato di Londra e di Washington, lo impedì, poiché egli appoggiava, attraverso Palmiro Togliatti, il governo regio, uno dei due governi vassalli. E che Togliatti fosse contro la lotta partigiana, lo riferisce anche Giorgio Bocca. Leo Valiani afferma addirittura che il movimento partigiano gli "rompesse le scatole" e che, per di più, il segretario del PCI considerasse i partigiani dei guastafeste. Anche Pietro Nenni lo conferma. È il caso perciò di dire che la scelta del nome di "Garibaldi", il battistrada dei Carignano, si rivelò per i partigiani comunisti una scelta sintomatica e di cattivo augurio! (da "In nome della resa", pag.444-445)
Indubbiamente gli Alleati non avevano fiducia nei nuovi cobelligeranti che, ancora due mesi prima, erano membri a tutti gli effetti del Patto Tripartito. Chi poteva loro garantire che le divisioni italiane, una volta impegnate al fronte, non avessero improvvisamente riconosciuto il governo di Gargnano, oppure non avessero "mollato", com'era avvenuto a Sidi el-Barrani, o se la fossero squagliata, come in Sicilia? I loro dubbi non erano del tutto privi di fondamento e, soprattutto, non sbagliavano quando ritenevano che le forze armate italiane fossero demoralizzate. (da "In nome della resa", pag.467)
L'importante compito svolto nella battaglia dalle truppe marocchine fu infangato dal loro bestiale comportamento nei confronti della popolazione di quelle contrade italiane. I goumiers erano infatti provetti guerrieri, ma anche rozzi montanari provenienti dalle catene montuose dell'Atlante, il cui aspetto primitivo e la cui mentalità retriva li avrebbero resi sgraditi anche ai marocchini di Casablanca o di Tangeri. Nei paesi italiani tolti ai tedeschi, i goumiers commisero tremende atrocità, seminando il terrore per due settimane. Essi saccheggiarono, violentarono ed uccisero senza pietà. Ad Ausonia e ad Esperia, i due villaggi più colpiti, le vìttime furono oltre cinquecento. Per queste loro azioni, il generale Mark W. Clark, malgrado l'opposizione del comandante del CEF, maresciallo Alphonse Juin, ne impose l'allontanamento, che ebbe luogo nei giorni 21-23 luglio. L'esperienza italiana non bastò comunque ai comandanti alleati, che reimpiegarono la 2a divisione marocchina nella Foresta Nera, con il risultato che a Freudenstadt, nell'aprile del 1945, si verificarono episodi analoghi a quelli accaduti da noi. (da "In nome della resa", pag.490-491)


Eccolo... onori al Dcce.... sputiamogli in faccia!!!!Originariamente Scritto da HADEN
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Haden è inutile,questi qui sono troppo intelligenti per leggere.....


Originariamente Scritto da BOY74
Ed io di stare con i coglioni che han mandato il nano a casa.... W il 25 aprile!!!!