Sovrana madre
che nell’oscuro dubbio
mi desti dal terrore
e come culla mi fai spazio,
cado tra le tue braccia
io figlio della luna
concepito in gran segreto
col sole fuggiasco,
nel tuo silenzio
pietrifico questi dèmoni,
Madre luna
nel tuo ventre
io alzai perentorio lo spada,
lacerai il tuo ventre
e poi caddi.

Caddi tra sepolcri di morti dimenticati
tra pietre scalfite e parole mai dette,
appigliato a steli di gigli,
come lacrima di tramonto
scivolo via ed il tuo riflesso
malinconico mi fa eco,
risuona luna come etnico richiamo.

Madre luna che spesso
nel sangue ti vedo,
avvolta di rosso d’aborto,
l’oracolo precipitò al tuo sospiro.

Madre luna mi hai condannato
da quell’utero che forai di me,
non mi culli più
e le miei lodi a nulla valgono,
gloriosa te ne stai nel cielo,
piena e oscura
poco importa perché
io sono figlio della luna.

Una voce mi fa musa.

Io figlio della luna
lascio che il gentil dardo colpisca,
al centro del cuore,
colpisca dolce e fugge via carezza,
calante e crescente
fugge.