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Discussione: La Cina

  1. #61
    Vittima del kali yuga
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    di Giorgio Barba Navaretti
    Si discute molto dei fondamenti morali della competitività cinese, ossia quanto questa sia basata sul mancato rispetto di regole o valori condivisi dalla comunità internazionale.
    Da più parti è stato giustamente sollevato il problema della contraffazione e i policy makersnazionali ed europei sono stati invitati a intervenire per eliminarla o almeno ridurla.

    Il dumping sociale
    Ma la Cina è anche e spesso accusata di dumping sociale: condizioni di lavoro "ingiuste" mantengono basso il costo del lavoro e dunque rendono i prodotti cinesi "ingiustamente" competitivi. I contrasti politici tra i 25 paesi dell’Unione Europea (che certo non si sono risolti ad Hampton Court) derivano in parte dalla difficoltà di trovare regole condivise per governare la crescente interdipendenza tra mercati di lavoro con condizioni e regole profondamente diverse. Questo vale all’interno dell’Europa, ma è chiaro che la globalizzazione rafforza questa interdipendenza in senso generale e appunto nei rapporti tra Europa (e tutti i paesi industrializzati) e Cina.
    L’argomentazione del dumping sociale viene così utilizzata frequentemente per richiedere che l’apertura dei commerci con la Cina sia accompagnata da un’armonizzazione delle condizioni di lavoro a standard internazionali. Richiesta che unisce in un’improbabile alleanza i produttori di calzature, in difesa delle loro aziende, e i no global, in difesa dei diritti dei lavoratori nei paesi poveri.
    Il dumping sociale è però un problema ben più complesso della contraffazione e deve essere analizzato in due tempi: primo, chiedendosi se la competitività cinese sia effettivamente "ingiusta", ossia causata dalle condizioni "ingiuste" dei lavoratori cinesi; secondo, se abbia senso sanzionare la Cina con barriere commerciali, ossia legando la liberalizzazione degli scambi a un miglioramento delle condizioni dei lavoratori cinesi.

    La competitività cinese è ingiusta?
    Il punto è che argomentazioni morali totalmente condivisibili (le condizioni di lavoro violano principi morali condivisi) non tengono conto del contesto socio economico in cui si innesta il problema.
    Purtroppo, quanto per noi è moralmente inaccettabile, in molti paesi è economicamente inevitabile. Quanto del più basso costo del lavoro cinese è attribuibile a condizioni di lavoro universalmente ingiuste (mancanza del diritto di formare un sindacato, discriminazione dei lavoratori, lavoro minorile) e quanto, piuttosto, alle caratteristiche economiche del paese, al fatto che grande povertà, una riserva infinita di braccia e una produttività più bassa inducano i lavoratori cinesi a lavorare per un salario bassissimo e in condizioni spesso precarie? Se teniamo conto che l’ingresso di Cina, India e Russia sul mercato internazionale ha di fatto raddoppiato la forza lavoro mondiale, non è difficile dare una risposta.
    La mancanza di alcuni diritti fondamentali spiega molto poco del basso costo del lavoro in Cina, della competitività delle sue esportazioni. Insomma, la questione morale ha poco a che fare con il fatto che i lavoratori tessili italiani perdano il loro lavoro.

    Combattere la questione morale con il protezionismo?
    Bene, ma la questione morale rimane. Ha senso allora sanzionare un paese che non garantisce alcuni diritti fondamentali, per quanto questa mancata tutela non spieghi il basso costo del lavoro, sollevando delle barriere commerciali?
    La risposta può essere data solo tenendo conto del punto di vista dei lavoratori cinesi. Il problema è che le condizioni di lavoro nelle imprese esportatrici sono spesso migliori di ogni altra alternativa disponibile. Dunque, l’obiettivo condivisibile di migliorare le condizioni dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo, se venisse tradotto in misure protezionistiche, avrebbe il solo effetto di aumentare la povertà di quei lavoratori, che probabilmente perderebbero la migliore opportunità di impiego possibile nella loro economia.
    (continua sotto la comunicazione pubblicitaria)
    Il problema si pone anche nel caso estremo del lavoro dei bambini. Un esempio chiaro di quanto sia complessa la questione ci viene dagli Stati Uniti. Nel 1993 il senatore Tom Harkins propose una legge che vietasse l’importazione di beni prodotti con lavoro minorile. La conseguenza immediata della legge fu che le imprese tessili del Bangladesh licenziarono tra trenta e quarantamila bambini. Tre anni dopo, Oxfam condusse un’inchiesta per scoprire cosa era successo a questi bambini. Trovò che circa diecimila erano tornati a scuola, ma gli altri avevano trovato lavori ancora peggiori, compresa la prostituzione.
    Dunque, se i lavoratori cinesi ci stanno realmente a cuore, invece di sanzionare le importazioni sarebbe molto più efficace promuovere interventi mirati per lenire le loro condizioni più estreme, come ad esempio finanziare la scuola a bambini per i quali la strada è l’unica alternativa a cucire palloni.
    I paesi in via di sviluppo, da parte loro, sono molto attenti al rischio che l’argomento del dumping sociale sia utilizzato a fini protezionistici. È infatti emblematico che l’elenco dei quatto standard minimi dei lavoratori condiviso dalla comunità internazionale e messo a punto dall’International Labor Organization, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa dei problemi del lavoro, e dall’Ocse includa solo libertà di associazione, diritto di formare un sindacato, proibizione del lavoro forzato, definizione di un’età minima per lavorare e divieto di discriminare i lavoratori. Garanzie di condizioni di lavoro accettabili, dal salario minimo a un numero massimo di ore di lavoro non sono incluse.
    Allo stesso modo, i paesi in via di sviluppo si sono fieramente opposti all’apertura di un negoziato sull’armonizzazione delle condizioni di lavoro nell’ambito della World Trade Organization e dunque a legare esplicitamente le condizioni dei lavoratori alle regole del commercio internazionale .
    Il nodo della questione è che le condizioni dei lavoratori dei paesi poveri possono solo migliorare attraverso una crescita del reddito e dunque attraverso la (da noi) temuta conquista di quote crescenti sui mercati internazionali di prodotti ad alta intensità di lavoro.
    Eliminare la povertà nel mondo è il grande obiettivo del nostro secolo. Non è dunque pensabile chiedere l’applicazione di standard che rischiano di eliminare il solo vantaggio comparato dei poveri nell’economia mondiale: lavorare per un basso salario.
    Data di pubblicazione: 31/10/2005
    Categoria: Economia e Finanza

  2. #62
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Citazione Originariamente Scritto da Lorenzo
    Scusatemi, ma son chiacchere e citazioni di giornaletti su internet...

    Il problema chiave della formazione non l'avete argomentato, Harvard è una pessima università non un termine di paragone. Il fatto è che in Cina non ci sono brevetti e poi manca totalmente la libertà di espressione. L'introduzione degli esami di profitto è stata recente e la formazione dei docenti stessi è molto bassa, prima di decenni non ci sarà una formazione adeguata. La Cina supplirà, come hanno fatto gli USA, importando cervelli, appena saranno in grado di farlo(non solo per soldi, ma anche per condizioni di vita e libertà).

    Miles Insulae
    stai scherzando vero? lo sai che negli anni 90 le università americane hanno fatto a gara a prendersi i ricercatori cinesi? infatti ora sono in allarme perchè con lo sviluppo economico molti sono tornati alla madrepatria...
    il sistema scolastico cinese(così come quello indiano) è molto più selettivo del nostro, e questo dalle elementari all'università
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  3. #63
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    Stai scherzando tu forse? fatti un giro e vedi se trovi pubblicazioni, brevetti e riviste cinesi....

    In medicina non ce ne sono, te lo posso assicurare! E quanto mi dice un mio caro amico, nemmeno in ingegneria(al contrario dell'India). I ricercatori cinesi, son quelli che hanno studiato in europa o negli USA e poi ci sono rimasti(negli USA).

  4. #64
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Citazione Originariamente Scritto da Lorenzo
    Stai scherzando tu forse? fatti un giro e vedi se trovi pubblicazioni, brevetti e riviste cinesi....
    ma di nomi cinesi si, nei materiali che ho per la tesi è pieno!
    mancano ancora cose del genere fatte in cina perchè non hanno ancora i soldi che hanno gli americani, però ti assicuro che moltissimi ricercatori di origine cinese che lavorano in america hanno studiato in università cinesi, e adesso con il boom economico vi stanno ritornando per insegnare ai nuovi alunni cinesi tutte le nuove tecniche che hanno imparato negli Usa...
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  5. #65
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    Primo Piano
    Cina: inflazione in calo, Pil in crescita

    La crescita dell’economia cinese continua a mostrarsi estremamente robusta.

    L’ufficio statistico di Pechino ha comunicato infatti che il prodotto interno lordo ha avuto, nel 2005, un incremento del 9,9% (nel primo semestre era il 9,5%), anche se in flessione dal 10,1% del 2004. Sotto controllo anche l’inflazione, all’1,8%, in netto declino rispetto al 3,9% di un anno prima.

    Tra gli altri dati diffusi dall'ufficio nazionale delle statistiche, le vendite al dettaglio sono salite del 12,9% annuo a 6.720 miliardi di yuan nel 2005; i prezzi alla produzione sono cresciuti del 4,9% nell'anno e del 3,2% in dicembre. La produzione industriale a valore aggiunto è salita dell'11,4% a 7.600 miliardi di yuan, contro l'11,5% di crescita del 2004. Le importazioni di petrolio sono invece scese del 5,3% nell'anno e i consumi sono calati dello 0,5%.

    Le esportazioni globali infine dovrebbero crescere ulteriormente nel 2006. Il commissario dell’ufficio statistiche di Pechino, Li Deshui, ha dichiarato di essere ottimista sulla crescita dell’economia cinese nel 2006 proprio grazie all’incremento della domanda estera collegata con il buon andamento complessivo dell’economia americana ed europea.

    La poderosa crescita cinese porterebbe a ritenere come probabile, se i dati diffusi saranno confermati, un sorpasso della Francia, ad oggi quinta economia al mondo per dimensioni. Alcuni economisti, però, invitano alla prudenza, sottolineando la necessità di una maggiore attenzione ai dati che provengono da Pechino. Una crescita del Pil del 10% con un'inflazione sotto il 2% è indice di una situazione economica talmente positiva da richiedere almeno una conferma più approfondita. In particolare, alcuni addetti ai lavori ritengono il dato dei prezzi al consumo non troppo rappresentativo delle reali dinamiche dell'inflazione. Certamente l’economia cinese è cresciuta nel 2005 ancora a ritmi fortissimi, superando di slancio anche le previsioni di inizio anno del primo ministro Wen Jabao, che indicava un obiettivo di incremento all’8 per cento.

    Per il prossimo futuro gli ottimisti vedono già all’orizzonte il superamento dell’economia britannica e la Cina insediata al quarto posto fra le potenze industriali del mondo; i pessimisti fanno però notare che i consumi non sono ancora decollati e che proprio su questo punto sarà importante valutare le strategie del governo di Pechino.


    Fonte: Il Sole 24 Ore - a cura di Massimo Donaddio

  6. #66
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    Cina: Pil 1° trimestre cresce del 10,2%

    (Teleborsa) - Roma, 20 apr - Accelera la crescita della Cina nel primo trimestre del 2006. Il Pil cinese è cresciuto infatti nei primi tre mesi dell'anno del 10,2% a 4330 mld di yuan e si confronta con una crescita del 9,9% nel pari periodo dell'anno precedente. Lo comunica l'ufficio nazionale di statistica (NBS). "Si tratta della crescita più alta mai registrata", ha dichiarato un portavoce precisando "questo tasso di crescita resta tuttavia entro valori ritenuti normali". Nello stesso epriodo le vendite al dettaglio sono aumentate del 12,8% a 1.844 mld di yuan. L'indice dei prezzi al consumo nel primo trimestre è salito dell'1,2% rispetto al trimestre precedente.

  7. #67
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    Asia News va presa con le molle. Si tratta certamente della più grande Agenzia Spionistica del Mondo: il Vaticano. Ma proprio per questo bisogna dire che si tratta di un sito tradizionalmente molto ostile alla Cina, per le note pendenze tra la Repubblica Popolare e lo Stregone di Roma.

  8. #68
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    New gateway to Chinese scientific research


    A multitude of high quality research is being done in Chinese institutions, but rarely finds its way to the desktops of researchers outside of China. CABI Publishing believes that this research would be of enormous benefit internationally, but first it needs input from CABI's customers and friends. For a limited time CABI Publishing is making Chinese research - in areas such as entomology, plant breeding, crop physiology and plant pathology - freely available. CABI has worked with two highly respected Chinese research organizations to translate some of the most relevant and high quality research available, from two respected Chinese journals: Acta Entomologica Sinica from the Institute of Zoology at the Chinese Academy of Sciences, and Chinese Agricultural Sciences from at the Chinese Academy of Agricultural Sciences. You are invited to browse this site free of charge to and if you provide feedback to CABI there is a chance to win a digital camera.

  9. #69
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    20/1/2006
    China in the lead of scientific research, UN report says
    La Cina in testa alla ricerca scientifica, dice un Rapporto dell'ONU

    China is now at the helm of a small number of emerging Asian economies whose remarkable progress in research and development is challenging the leadership of North America, Europe and Japan, a United Nations scientific report says.

    The UNESCO Science Report 2005 that the UN Educational, Scientific and Cultural Organisation released last week shows China had 810,000 researchers in 2002, compared to Japan's 646,500.

    Asia's gross expenditure on research and development increased from 1997 to 2202, while the figure for North America and Europe declined, the report says.

    “Half a hectare of land and one year of labour were required to feed one person in 1900, whereas that same half-hectare now feeds 10 persons on the basis of just one and a half days of labour,” it notes.

    The phenomenon of “brain drain” still affects many countries, however.

    Even India, with its remarkable achievements in software development and space, biotechnology and pharmaceutical research, still loses many of its highly trained university graduates, mainly to the United States.

    Greater development at home constitutes the single most effective magnet for attracting researchers back to their countries of birth.
    Sweden ranks first in research innovation, ahead of Japan and the United States, and Finland is fourth in this line-up, followed by Switzerland, the United Kingdom and Denmark. Germany, the Netherlands and France have been losing momentum, while Romania, Portugal and Turkey are moving forward and narrowing the gap.
    Europaworld is non profit making and relies on contributions. If you find this service useful, please drop a coin or two in the box

  10. #70
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    SCIENTIFIC RESEARCH

    Ocean University of China always sets its target at the frontier of the world scientific development, while paying an equal attention to the economic benefits of their research.
    Ocean University of China is one of the major organization, which undertake most of national research projects in oceanography and fisheries.
    Ocean University of China has been awarded national prizes in oceanography and fisheries, which account for over 30% of the total national prizes in the same field.
    In China, almost all of the monographs on marine science have been written by the teachers of Ocean university of China.
    The number of research papers published by the teachers of Ocean University of China in the journal “Chinese Science” accounts for over 33% of the treatises in the same field.
    The treatises published by Ocean University of China in the world-famous academic journal “JPO” account for more than half of the total publications by scholars from mainland China.
    Ocean University of China has undertaken large numbers of research papers and made great contributions in the construction of “Shandong on the sea”, such as the locating of the Rizhao harbor and the Dongying harbor and sea-water aquaculture, etc.
    Up to date, Ocean University of China has been ranked NO.8 in terms of the number of prizes for Science and Technology Advancement awarded by the Ministry of Education.

 

 
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