sono contenti non c'è che dire.
ma sanno anche loro che i radicali sono contaggiosi, e se anche sparissero tutti i radicali resterebbe qualche giudice che finirebbe per indagare sulla pedofilia.
La Chiesa si consola con la Rosa
Elezioni. Il Vaticano esprime preoccupazione per la divisione del paese e invita all'unità. Ma esprime soddisfazione per lo scarso risultato dei Radicali
Paolo Giorgi
Ora si tratta di riunificare il paese, fermi restando i punti “non negoziabili” come la tutela della vita, la famiglia fondata sul matrimonio, l’equiparazione tra scuole private e pubbliche. E’ la reazione pressoché unanime dei vescovi italiani di fronte al risultato elettorale. Grande prudenza come d’obbligo per un esito inaspettato, che, come ha dichiarato il presule di Isernia mons. Gemma, lascia “una situazione di enorme e incomprensibile spaccatura”. Preoccupazione diffusa per un paese diviso, con le due metà che si guardano in cagnesco, come ha notato l’arcivescovo di Lecce mons. Ruppi, secondo il quale tutti “devono dimenticare le polemiche e mettersi insieme per non divaricare più la strada maestra che è l’unità del popolo italiano”.
Ma anche, non troppo celata, la soddisfazione per il risultato deludente della Rosa nel Pugno, vero spauracchio dei vescovi italiani. “Capezzone peso mosca. Addio radicalismo forcaiolo”, titola “Avvenire” in un pezzo a firma Giorgio Ferrari. Il risultato dei radial-socialisti, gongola l’organo della Cei, è ”inversamente proporzionale alla visibilità massmediatica ottenuta a colpi di forcone e parimenti sostenuta e garantita dai grandi giornaloni”.
Toni da sfida di altri tempi, quasi ottocenteschi, che si ritrovano anche in una lunga nota della Sir, l’agenzia stampa della Cei, secondo cui il partito di Capezzone, già definito con poco curiale acrimonia “un campione di jattanza, improntitudine, radicalismo esasperato dai toni savonaroliani”, “raccoglie briciole laddove aveva sognato di mettere fra i denti una grande fetta della torta elettorale”. La stessa Sir, richiamando tutti “a un senso di responsabilità che fa rima con governabilità”, ribadisce che un sistema politico così conflittuale deve poggiare “su un tessuto condiviso di valori”. Quali? Ovviamente “quei principi non negoziabili della famiglia, della vita, della liberta' educativa e più ampiamente quei contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana, da articolare nel concreto dei rapporti sociali, al cuore dell'identità italiana”.
La situazione di oggettiva spaccatura del paese, insomma, sembra preoccupare la Chiesa, ma apre soprattutto scenari nuovi per un’istituzione così radicata e potente in Italia. ''Toccherà ora alla Chiesa – ha detto in proposito mons. Gemma - lenire un poco le ferite che questa acerrima campagna elettorale ha lasciato. E lo farà rivolgendosi umile, forte e franca a tutti gli uomini di buona volontà, cercando di ricavare dal male il bene''. Il messaggio è chiaro. In un paese indebolito, retto da un governo attaccato all’ossigeno di tre senatori di maggioranza, si allontana per il Vaticano la paura di una deriva zapaterista, e al contrario si fa più probabile l’arretramento dello stato laico a vantaggio dei valori “forti” del cattolicesimo militante. “La Chiesa vigilerà – ha ammonito mons.Fisichella – perché non può tacere di fronte a valori fondamentali che non possono essere sovvertiti''. Dal voto poi, secondo Antonio Baggio (docente di etica politica alla Gregoriana che ha commentato i risultati per Radio Vaticana), emergerebbe chiara l’indicazione che ''la tenuta di Forza Italia significa la tenuta di Silvio Berlusconi. Ora bisogna prendere atto che è solida e bisogna smetterla di demonizzare Berlusconi”.
Nel marasma, non è da dimenticare neanche l’ormai mitica unità dei cattolici in politica. A richiamarla ci ha pensato mons.Plotti, presidente dei vescovi toscani: il voto dei cattolici – spiega in un’intervista al Messaggero - ''è stato disperso nei due schieramenti'' e su vita e famiglia ''sarà una grande battaglia'' perche' ''i cattolici presenti nei due schieramenti dovranno trovare una sintonia sui valori che purtroppo non è stata trovata''. Di certo, tra tutte le analisi, spicca la franchezza e la lucidità di analisi di mons.Casale, vescovo emerito di Foggia, secondo il quale - ''Si è votato con una pessima legge elettorale. Un leghista l'ha ben definita, io non ripeto le stesse parole”. Una legge che “è un ibrido, ed è stata fatta ad hoc per creare confusione e difficoltà. Quanto prima va eliminata o tornando al maggioritario o mutuando dal sistema tedesco''.




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