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Discussione: Ipse (il Duce) dixit

  1. #1
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    Predefinito Ipse (il Duce) dixit

    Affermazioni del Duce:

    "La morale degli schiavi finisce per avvelenare la gioia del tramonto alle vecchie caste - e i deboli trionfano sui forti e i pallidi giudei sfasciano Roma. - Ciò che era buono diventa cattivo. I deboli, i vinti, gli afflitti, i diseredati, gli avariati fisicamente e psicologicamente hanno una buona volta il coraggio di proclamare la superiorità della loro debolezza, della loro miseria, della loro viltà!"

    Qualcuno, di recente, mi ha ammonita dicendo che il fascismo "è anche umiltà". Era, il fascismo mussoliniano, "anche umiltà"?
    Mi piacerebbe sapere che cosa voi ne pensiate.

  2. #2
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    Predefinito

    No, almeno non nel senso "egualitarista" del termine.
    Il Duce aveva letto e metabolizzato Nietzsche...
    Altra cosa è promuovere l'elevazione morale e spirituale del popolo, questo sì principio fascista.

    Approfitto della discussione per citare il "Decalogo dell'uomo nuovo" di Niccolò Giani, fondatore della scuola di mistica fascista, a mio parere ancora attualissimo per tutti noi...

    I) Non vi sono privilegi se non quello di compiere per primi la fatica e il dovere


    II)Accettare tute le responsabilità,comprendere tutti gli eroismi,sentire come giovani Italiani Fascisti la poesia maschia dell'avventura e del pericolo.


    III)Essere intransigenti, domenicani.Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro qualunque esso sia. Ugualmente capaci di comandare e di obbedire.


    IV) avere un testimonio da cui nessun segreto potrà mai liberare: il testimonio della coscienza, il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici.


    V) Aver fede, credere fermamente nella virtù del dovere compiuto, negare lo scetticismo, volere il bene e operarlo in silenzio


    VI)Non dimenticare che la ricchezza è soltanto un mezzo, necessario sì ma non sufficiente a creare da solo una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti ideali che sono essenza e ragione profonda della vita umana.


    VII) Non indulgere al mal costume delle piccole transazioni e delle avide lotte per arrivare. Considerarsi soldati pronti all'appello, ma in nessun caso arrivisti e vanitosi.


    VIII)Accostarsi agli umili con intelletto d'amore, fare opera continua per elevarli ad una sempre più alta visione morale della vita.Ma per ottenere questo bisogna dare l'esempio della probità


    IX)Agire su se stessi, sul proprio animo, prima di predicare agli altri. Le opere e I fatti sono più eloquenti dei discorsi.


    X) Sdegnare le vicende mediocri, non cadere mai nella volgarità, credere fermamente nel bene. Avere sempre vicina la verità e come confidente la bontà generosa.

  3. #3
    NEOFASCISMO........
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    Predefinito Gentile Signora Valerio,

    le affermazioni del Duce riportate spero si riferiscano alla Sua fase di "giovinezza ribelle", dal momento che traspare quell'anticristianesimo delle origini. Ci sono comunque molti modi per intendere il concetto di "umiltà": prima di tutto vi è il concetto cristiano di "umiltà" che deriva dall'esere - l'uomo - inferiore e sottomesso al suo Dio. Oggi la valenza positiva della parola "umiltà" è dovuta al fatto che tale concetto viene opposto a quelli di "arroganza" e "presunzione" che certamente sono atteggiamenti più avvilenti di una corretta e misurata "umiltà". un'altra parola che ritrovo nella frase è "vinti", il Duce non immaginava che i vinti saremmo stati proprio Noi, ma questa condizione ci ha rinsaldati e resi più forti e consapevoli dellla potenza della nostra Fede. Resta da intendersi sul valore delle parole, certamente per noi cristiani il concetto di "umiltà" ha un fortissimo significato nella sottomissione a Dio. E' chiaro che di fronte al mondo moderno ed alle sue brutture, ai suoi epigoni ed ai suoi disvalori l'atteggiamento sarà di sfrontatezza !!!
    "umilmente" Vi saluto..............

  4. #4
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da salerno
    le affermazioni del Duce riportate spero si riferiscano alla Sua fase di "giovinezza ribelle", dal momento che traspare quell'anticristianesimo delle origini. Ci sono comunque molti modi per intendere il concetto di "umiltà": prima di tutto vi è il concetto cristiano di "umiltà" che deriva dall'esere - l'uomo - inferiore e sottomesso al suo Dio. Oggi la valenza positiva della parola "umiltà" è dovuta al fatto che tale concetto viene opposto a quelli di "arroganza" e "presunzione" che certamente sono atteggiamenti più avvilenti di una corretta e misurata "umiltà". un'altra parola che ritrovo nella frase è "vinti", il Duce non immaginava che i vinti saremmo stati proprio Noi, ma questa condizione ci ha rinsaldati e resi più forti e consapevoli dellla potenza della nostra Fede. Resta da intendersi sul valore delle parole, certamente per noi cristiani il concetto di "umiltà" ha un fortissimo significato nella sottomissione a Dio. E' chiaro che di fronte al mondo moderno ed alle sue brutture, ai suoi epigoni ed ai suoi disvalori l'atteggiamento sarà di sfrontatezza !!!
    "umilmente" Vi saluto..............
    Ricambio affettuosamente il saluto.
    Abbasso l'arroganza - naturalmente - e viva la fierezza di chi, seppur vinto in una guerra, non sarà mai vinto dalla storia!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    No, almeno non nel senso "egualitarista" del termine.
    Il Duce aveva letto e metabolizzato Nietzsche...
    Altra cosa è promuovere l'elevazione morale e spirituale del popolo, questo sì principio fascista.

    Approfitto della discussione per citare il "Decalogo dell'uomo nuovo" di Niccolò Giani, fondatore della scuola di mistica fascista, a mio parere ancora attualissimo per tutti noi...

    I) Non vi sono privilegi se non quello di compiere per primi la fatica e il dovere


    II)Accettare tute le responsabilità,comprendere tutti gli eroismi,sentire come giovani Italiani Fascisti la poesia maschia dell'avventura e del pericolo.


    III)Essere intransigenti, domenicani.Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro qualunque esso sia. Ugualmente capaci di comandare e di obbedire.


    IV) avere un testimonio da cui nessun segreto potrà mai liberare: il testimonio della coscienza, il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici.


    V) Aver fede, credere fermamente nella virtù del dovere compiuto, negare lo scetticismo, volere il bene e operarlo in silenzio


    VI)Non dimenticare che la ricchezza è soltanto un mezzo, necessario sì ma non sufficiente a creare da solo una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti ideali che sono essenza e ragione profonda della vita umana.


    VII) Non indulgere al mal costume delle piccole transazioni e delle avide lotte per arrivare. Considerarsi soldati pronti all'appello, ma in nessun caso arrivisti e vanitosi.


    VIII)Accostarsi agli umili con intelletto d'amore, fare opera continua per elevarli ad una sempre più alta visione morale della vita.Ma per ottenere questo bisogna dare l'esempio della probità


    IX)Agire su se stessi, sul proprio animo, prima di predicare agli altri. Le opere e I fatti sono più eloquenti dei discorsi.


    X) Sdegnare le vicende mediocri, non cadere mai nella volgarità, credere fermamente nel bene. Avere sempre vicina la verità e come confidente la bontà generosa.
    Grazie di aver ricordato questi suggestivi principi. Ecco un buon rosario (non-cristiano) da recitare.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    No, almeno non nel senso "egualitarista" del termine.
    Il Duce aveva letto e metabolizzato Nietzsche...
    Altra cosa è promuovere l'elevazione morale e spirituale del popolo, questo sì principio fascista.

    Approfitto della discussione per citare il "Decalogo dell'uomo nuovo" di Niccolò Giani, fondatore della scuola di mistica fascista, a mio parere ancora attualissimo per tutti noi...

    I) Non vi sono privilegi se non quello di compiere per primi la fatica e il dovere


    II)Accettare tute le responsabilità,comprendere tutti gli eroismi,sentire come giovani Italiani Fascisti la poesia maschia dell'avventura e del pericolo.


    III)Essere intransigenti, domenicani.Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro qualunque esso sia. Ugualmente capaci di comandare e di obbedire.


    IV) avere un testimonio da cui nessun segreto potrà mai liberare: il testimonio della coscienza, il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici.


    V) Aver fede, credere fermamente nella virtù del dovere compiuto, negare lo scetticismo, volere il bene e operarlo in silenzio


    VI)Non dimenticare che la ricchezza è soltanto un mezzo, necessario sì ma non sufficiente a creare da solo una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti ideali che sono essenza e ragione profonda della vita umana.


    VII) Non indulgere al mal costume delle piccole transazioni e delle avide lotte per arrivare. Considerarsi soldati pronti all'appello, ma in nessun caso arrivisti e vanitosi.


    VIII)Accostarsi agli umili con intelletto d'amore, fare opera continua per elevarli ad una sempre più alta visione morale della vita.Ma per ottenere questo bisogna dare l'esempio della probità


    IX)Agire su se stessi, sul proprio animo, prima di predicare agli altri. Le opere e I fatti sono più eloquenti dei discorsi.


    X) Sdegnare le vicende mediocri, non cadere mai nella volgarità, credere fermamente nel bene. Avere sempre vicina la verità e come confidente la bontà generosa.
    Sarebbe la VIA se tutti comprendessimo il senso di questo scritto. Particolare, per tutti noi, lo spunto di riflessione a cui ci spinge il punto NONO.

  7. #7
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    Alla retorica insopportabile della "nobiltà della sconfitta" Maurizio Lattanzio opporrà sempre l'ignobiltà del risultato positivo comunque ottenuto
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    Citazione Originariamente Scritto da Anna K. Valerio
    Affermazioni del Duce:

    "La morale degli schiavi finisce per avvelenare la gioia del tramonto alle vecchie caste - e i deboli trionfano sui forti e i pallidi giudei sfasciano Roma. - Ciò che era buono diventa cattivo. I deboli, i vinti, gli afflitti, i diseredati, gli avariati fisicamente e psicologicamente hanno una buona volta il coraggio di proclamare la superiorità della loro debolezza, della loro miseria, della loro viltà!"

    Qualcuno, di recente, mi ha ammonita dicendo che il fascismo "è anche umiltà". Era, il fascismo mussoliniano, "anche umiltà"?
    Mi piacerebbe sapere che cosa voi ne pensiate.
    Gentile Anna, potrebbe riportare l'articolo mussoliniano "La filosofia della forza" pubblicato sul "Pensiero Romagnolo" a sostegno ulteriore delle Sue tesi. Purtoppo sono in fase di trasloco, la mia biblioteca è "inscatolata" e quindi, al momento, non trovo l'articolo.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Anna K. Valerio
    Affermazioni del Duce:

    "La morale degli schiavi finisce per avvelenare la gioia del tramonto alle vecchie caste - e i deboli trionfano sui forti e i pallidi giudei sfasciano Roma. - Ciò che era buono diventa cattivo. I deboli, i vinti, gli afflitti, i diseredati, gli avariati fisicamente e psicologicamente hanno una buona volta il coraggio di proclamare la superiorità della loro debolezza, della loro miseria, della loro viltà!"

    Qualcuno, di recente, mi ha ammonita dicendo che il fascismo "è anche umiltà". Era, il fascismo mussoliniano, "anche umiltà"?
    Mi piacerebbe sapere che cosa voi ne pensiate.

    Più che di umilià parlerei di Pietas, nel senso latino del termine e non circoscriverei il discorso al solo fascismo, ma l'estenderei a tutte le realizzazioni storiche del radicalismo di destra italiano, quindi anche al sovversivismo nazionalista di Fiume.
    La Pietas è il riconoscimento da parte del camerata di essere subordinato a qualcosa di esterno e di grande che ha un potere vincolante su di lui.
    E' la consapevolezza del limite della propria libertà, che discende dall' appartenenza alla sacralità di un ordine superiore, in nome del quale il camerata accetta una limitazione delle proprie prerogative.
    Si è pii verso la patria, verso la legge, verso la comunità. Si ammettono i loro diritti sulla nostra vita, e si accettano "umilmente" i doveri che ne derivano

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da nicolas eymeric
    Gentile Anna, potrebbe riportare l'articolo mussoliniano "La filosofia della forza" pubblicato sul "Pensiero Romagnolo" a sostegno ulteriore delle Sue tesi. Purtoppo sono in fase di trasloco, la mia biblioteca è "inscatolata" e quindi, al momento, non trovo l'articolo.
    Bravissimo, la citazione è tratta proprio di lì. Tra breve lo pubblicheremo nella nuova collezione di Ar, 'La gualdana'. A me il grato compito di scriverne la postfazione.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Arancia Meccanica
    Più che di umilià parlerei di Pietas, nel senso latino del termine e non circoscriverei il discorso al solo fascismo, ma l'estenderei a tutte le realizzazioni storiche del radicalismo di destra italiano, quindi anche al sovversivismo nazionalista di Fiume.
    La Pietas è il riconoscimento da parte del camerata di essere subordinato a qualcosa di esterno e di grande che ha un potere vincolante su di lui.
    E' la consapevolezza del limite della propria libertà, che discende dall' appartenenza alla sacralità di un ordine superiore, in nome del quale il camerata accetta una limitazione delle proprie prerogative.
    Si è pii verso la patria, verso la legge, verso la comunità. Si ammettono i loro diritti sulla nostra vita, e si accettano "umilmente" i doveri che ne derivano
    Certo: è a ogni espressione di "radicalismo di destra" che pensavo, e 'pietas' mi pare un vocabolo semanticamente perfetto per indicare questo che tu (con bella formula davvero) dici: i diritti, di ciò che ci sovrasta, sulla nostra vita; i doveri che ne derivano per noi.

 

 
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