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Discussione: Marx 1

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    Predefinito Marx 1

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Una rinascita in cerca di autore

    Ambiziosi progetti editoriali che puntano a nuove edizioni della sua opera, ma anche percorsi di ricerca che puntano a innovare radicalmente la sua cassetta degli attrezzi. E c'è chi lo considera un cultore del trionfo della borghesia. La prima tappa di un viaggio tra gli studiosi di Karl Marx La difficoltà di misurarsi con una storia che ha cercato di intrecciare riflessione teorica e strategie politiche dopo il crollo del socialismo reale. Puntando a fare i conti con il capitalismo globale e le strategie di resistenza che incontra per rispondere alle domande ancora inevase sulla "crisi del marxismo"

    ROBERTO CICCARELLI

    Svanita la sbornia del «nuovo ordine mondiale» e della «fine della storia», sancita da Francis Fukuyama in un saggio inizialmente pubblicato su Foreign Affairs, Karl Marx sembra tornato a nuova vita. Si ristampano le sue opere, fioriscono seminari, soprattutto universitari, a lui dedicati tanto in Italia che in molti altri paesi. E non sono pochi gli opinion makers che hanno commentato con sorpresa che proprio Marx sia il primo classificato in una classifica estiva inglese dei pensatori più influenti della storia (il secondo è Hume), mentre ha destato altrettanta meraviglia la notizia che Il manifesto del partito comunista sia uno di libri più venduti nel mondo, superando di molto la sempreverde Bibbia. C'è chi lo considera addirittura il cantore della «gloria della borghesia», come fa Jacques Attali, l'ex sherpa di François Mitterand, autore del best-seller in Francia Marx ou l'esprit du monde (Fayard), mentre Giorgio Ruffolo, nell'introduzione a un libro dello storico italiani dell'economia Guido Carandini Un altro Marx (Laterza), lo qualifica come uno scienziato del capitalismo finalmente spogliato, con l'implosione del socialismo reale, delle sue vesti di profeta e utopista della rivoluzione. Dopo l'annuncio da parte della fondazione Marx-Engels (Imes) della ripubblicazione su nuove basi filologiche dei 114 volumi (oggi siamo a quota 50) della «Marx-Engels Gesamtausgabe» (Mega), non mancano inoltre le tentazioni di ridurlo a un puro oggetto di studio incontaminato dalla storia, quasi fosse Platone nel pantheon della filosofia.
    Amara riscoperta
    E tuttavia questa «riscoperta» ha il sapore amaro di una riscoperta fuori tempo massimo. Vista con la lente del pensiero critico, infatti, l'opera di Marx ha dato vita, già da alcuni decenni, ad una declinazione plurale dei percorsi di ricerca: gli studi postcoloniali, quelli post-strutturalistici, la critica letteraria, la psicoanalisi, l'antropologia ad esempio. Al punto che oggi un semplice ritorno a Marx sarebbe riduttivo rispetto alle molteplici configurazioni delle scienze umane. Se ne può fare una storia - che continua a mancare - ma rimarremmo pur sempre sul terreno già acquisito. E' vero - sostiene Roberto Fineschi, uno dei filosofi italiani che si sono avvicinati a Marx dopo il crollo del socialismo reale e che sta lavorando alla riedizione del primo libro del Capitale, la cui uscita è prevista per il prossimo anno nell'edizioni de La città del Sole - la nuova edizione critica dell'opera restituirà Marx alla sua voce, separandolo, con una certa cautela dal suo gemello siamese Friedrich Engels, ma per sottolineare altresì i limiti della ricezione del suo pensiero». Ragione storica vuole, aggiunge Domenico Losurdo - docente di Storia della Filosofia ad Urbino, e autore di numerose opere su Marx e su Hegel - che anche «le future generazioni criticheranno le ingenuità dei presupposti dell'odierna rilettura di Marx ed Engels». Per Losurdo Marx ispira ancora «le due grandi lotte per il riconoscimento, la lotta dei servi della metropoli e la lotta dei popoli coloniali e di origine coloniale, che subiscono un'oppressione ancora più dura nella globalizzazione».
    E' evidente che le ragioni di chi lavora sulla ricostruzione storica e filologica dell'opera di Marx e di Engels non collimano con il tentativo mainstream di ripescare autori consegnati in precedenza al retrobottega dei manuali. Per chi non lo ha mai abbandonato, è ovvio che Marx è attuale e rappresenta un modello esplicativo universale, correndo forse il rischio di vedere la realtà interamente giustificata dalla teoria. Chi invece lo riscopre oggi corre il rischio di oscurarne i fondamenti del suo pensiero (dalla lotta di classe alla teoria del valore, come fanno ad esempio Attali o Carandini). Da un lato si corre dunque il rischio di concedere ad un autore le chiavi del mondo, quando invece sarebbe più interessante evidenziarne le contraddizioni. Dall'altro lato, chi sostiene che sia in corso una nouvelle vague marxiana, spesso ritiene che Marx sia poco più di un sociologo o al più un profeta dei limiti della globalizzazione.
    Ma per una teoria generale della società capitalistica basterebbero Adam Smith o Ricardo. Marx, invece, studia il capitalismo perché vuol sviluppare una critica all'economia politica propedeutica a una teoria del superamento del capitalismo. Rovescia di segno la legge del valore già presente nell'economia classica, mettendo cioè in evidenza la tematica del plusvalore in quanto profitto capitalistico, svelando così il rapporto conflittuale tra la proprietà dei mezzi di produzione e il lavoro salariato (l'accrescimento del plusvalore che permette alla forza lavoro di aumentare il suo tenore di vita ma la esclude dal controllo dei mezzi di produzione). Arriva infine alla definizione di un «socialismo scientifico», cioè alla convinzione che la dinamica del capitalismo avrebbe portato la società verso il «regno della libertà».
    Una missione impossibile
    Per Riccardo Bellofiore, che su Marx molto ha scritto in Italia e all'estero, occupandosi di economia monetaria, teoria del valore e della distribuzione, quest'ultima idea tuttavia «è semplicistica: la dinamica spontanea del capitalismo non potenzia il proletariato sino al punto di farne il proprio becchino. Con questo - continua l'economista italiano - non voglio dire che in futuro non sarà possibile l'antagonismo. Credo tuttavia che sia importante ripartire dall'idea che il soggetto del conflitto non è un dato di natura e lo si deve ricostruire. Quello che dobbiamo fare oggi è concentrarci sull'analisi dei rapporti sociali di produzione, ma non pensare che basti il lascito marxiano così com'è».
    Anche nelle parole di Bellofiore si ha l'impressione che ad essere saltata è quella facile analogia per cui un tempo bastava avere, lassù a mille metri d'altezza, una teoria dei rapporti di produzione e della lotta di classe per arrivare, a valle, ad una strategia politica che porta alla conquista del potere. Oggi l'incontro tra una lettura di Marx e la sinistra sociale e politica non è dunque un matrimonio predestinato. «Né la sinistra comunista né quella socialdemocratica, né la sinistra riformista che io definisco social-liberista, né la sinistra radicale - continua Bellofiore - sono capaci di mettere i bastoni tra le ruote alle riforme nel mercato del lavoro, alla flessibilità né di condurre un'analisi dei rapporti sociali di produzione all'altezza del nostro tempo».
    Parlare di un semplice ritorno a Marx è dunque una «missione impossibile», ma se si misura la distanza tra il suo metodo e la politica attuale, allora la distanza tra la teoria e la prassi diventa un elemento critico sul quale riflettere. Per Maria Turchetto, filosofa «pentita» (così si definisce), docente di Storia del pensiero economico a Venezia, coordinatrice dell'associazione «Louis Althusser» che cura la nuova edizione italiana di Leggere il Capitale - un libro che a suo tempe fece epoca e che sarà riproposto da Mimesis il prossimo ottobre -, queste considerazioni non invitano a rinunciare ad una politica della trasformazione. Per La Turchetto, infatti, furono infatti le generazioni più brillanti del marxismo del Novecento, e Althusser in particolare, «ad avere spogliato Marx del teleologismo che considerava la storia come il prodotto della volontà di un soggetto come la classe operaia. Credo invece che il marxismo, come ogni teoria, deve assumere l'aleatorietà storica per relativizzare la pretesa della teoria di fornire spiegazioni totalizzanti della società e della storia - aggiunge ancora la filosofa italiana -. Il materialismo aleatorio di Althussere è un buon antidoto a teorie come lo scontro delle civiltà che mirano all'essenzializzazione di categorie come Occidente o Islam per spiegare la conflittualità interna o a quelle che condannano la modernità perché sarebbe un'epoca dominata dalla tecnica che sottomette la vita al proprio progetto».
    E tuttavia questo ridimensionamento del marxismo - tanto nella sua formula «ortodossa» conosciuta con la famigerata sigla del Diamat, il materialismo dialettico diffuso dall'accademica delle scienze sovietiche, come anche nella sua versione «aleatoria» coniata da Althusser - sconta un limite forse invalicabile. Esiste infatti un'«a-sincronia» tra teoria e politica che non aiuta a chiudere quel cerchio che Marx non aveva potuto (o saputo) chiudere e che Althusser aveva intravisto quando, alla metà degli anni Settanta, iniziò a parlare di «crisi del marxismo». Su questo terreno si può argomentare in maniera credibile che gli esiti politici del socialismo reale non sono contenuti nella teoria marxiana - come invece si tende a fare nella Marx renaissance quando si prova a salvare il teorico ma a condannare il politico - ma è indubbio che questa sia anche la prova che nella sua teoria manchi un discorso sullo stato, proprio come aveva avvertito in un famoso saggio Luois Althusser.
    Dentro e contro Marx
    Marx non è quindi un profeta del mondo attuale. Piuttosto che rimanere sul campo delle previsioni - Marx non faceva previsioni, cercava le «leggi» della tendenza dello sviluppo del capitale e delle modalità di sussunzione della forza lavoro al capitale - è più produttivo giocare sui limiti del suo pensiero. E sulla crisi - seria e irreversibile - dei filoni marxiani di ricerca emersa da tempo. Essere «dentro e contro Marx», allora, parafrasando una bella espressione di Mario Tronti.
    Per la giovane ricercatrice Cristina Corradi, autrice di Storia dei marxismi (Manifestolibri, giunto alla seconda edizione), questo tanto parlare di Marx colma un vuoto creatosi negli ultimi anni quando si è capito che la svolta annunciata «alla fine degli anni Ottanta non ha aperto un nuovo orizzonte culturale e politico per la sinistra, né ha rifondato una robusta socialdemocrazia». Ma Marx, pur rimanendo il testimone dell'insoddisfazione per le apologie del neo-liberismo e per la «miseria della crisi sociale» che contraddistingue il capitalismo contemporaneo, non garantisce il ritorno sui sentieri dei passi perduti della sinistra.
    Coscienti di questi limiti, la scommessa da fare parte della rilettura del Marx maturo, quello dei Grundrisse e del Capitale, e dei marxismi più avanzati del Novecento, in una direzione diversa da quella sinora percorsa, in cui il movimento reale che doveva abolire lo stato di cose presenti è stato interpretato come una teoria dell'uguaglianza e quasi mai come una teoria dell'individuo. E' questa è il provocatorio percorso che Cristina Corradi intravede per rendere attuale il filosofo di Treviri. «Credo che Marx sia utile oggi per la ricerca - afferma infatti la giovane ricercatrice - di un nuovo rapporto tra individuo e comunità. Marx non pensa mai la comunità sul modello organicistico precapitalistico e non pensa nemmeno l'individuo nel senso atomistico di cui parlano i teorici del mercato e della democrazia formale». Si può dunque rendere giustizia alla riflessione marxiana nel suo svolgersi solo pensando ad una possibile eredità marxiana non solo alla luce dei suoi esiti politici novecenteschi, ma anche come la tensione teorica - sia pure contraddittoria, ma senz'altro vera - ad esaltare ciò che rende singolare la vita di un individuo e a smascherare quindi i tranelli che il liberalismo ci tende, e nei quali il multiculturalismo ci rinchiude. A ciascuno secondo i suoi bisogni, recitava un famoso motto marxiano. A ciascuno secondo il proprio presente, si potrebbe affermare oggi qualificare alcuni percorsi di ricerca sull'opera marxiana.

    (1/segue)


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