Nella terra che la Bibbia chiama Canaan, metà della popolazione gode
di una splendida e ricca democrazia, il 10% se la cava così e così,
e il 40% vive nella totale assenza di diritti e nella quasi totale
assenza di altre cose importanti, come l'acqua.
Ci vuole un gigantesco gioco di prestigio, per trasformare una
realtà di questo tipo in qualcosa di positivo, capace di suscitare
il consenso di milioni di persone nel mondo.
Questo gioco di prestigio si chiama hasbarà, o pubblicità sionista.
Ogni anno, l'organizzazione Hasbara Fellowships, assieme al governo
israeliano educa oltre mille pubblicitari militanti nei suoi
seminari, solo per lavorare nelle università americane.
Tipicamente, la hasbarà, come ogni pubblicità, crea un'immagine o
una frase facilmente comprensibile e indirizzata a uno specifico
target.
Esistono versioni per gli europei e per gli americani, per i
razzisti occidentalisti e per i neri, per i cristiani religiosi e
per i gay.
Prendiamo un esempio classico, la frase attribuita a Martin Luther
King:
"...Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere
semplicemente 'antisionista'. E io dico, lascia che la verita'
risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli
della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo,
intende gli ebrei, questa e' la verita' di Dio... Tutti gli uomini
di buona volonta' esulternno nel compimento della promessa di Dio,
che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la
terra di cui era stato depredato. Questo e' il sionismo, niente di
piu', niente di meno... E che cos'e' l'antisionismo? E' negare al
popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente
per la gente dell'Africa e accordiamo senza riserve alle altre
nazioni del globo. E' una discriminazione nei confronti degli ebrei
per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, e'
antisemitismo... Lascia che le mie parole echeggino nel profondo
della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli
ebrei, puoi starne certo."
Questa frase viene sempre seguita dalla citazione, molto precisa,
della fonte:
Martin Luther King, 'Letter to an Anti-Zionist Friend', Saturday
Review, XLVII (agosto 1967), ristampata in MARTIN LUTHER KING, This
I Believe: Selection from the Writings of Dr. Martin Luther King
jr., New York 1971, pp.234-235.
La frase compare ovunque. In italiano, si trova ad esempio citata in
bella evidenza, come presentazione del libro, L'abbandono. Come
l'Occidente ha tradito gli ebrei, di Fiamma Nirenstein. Il 31 luglio
del 2001, Michael Salberg dell'Anti-Defamation League (ADL) la citò
di fronte a una commissione della camera dei deputati degli Stati
Uniti; è comparsa innumerevoli volte in editoriali nella stampa di
destra americana.
Un'organizzazione sionista dall'orwelliano nome di "Studiosi per la
pace in Medio Oriente" (SPME) cita la frase sul proprio sito,
accanto alla dichiarazione del proprio obiettivo, quello di
occuparsi della "integrità morale accademica riguardo alla
fabbricazione e alla falsificazione dei dati nelle discussioni sul
Medio Oriente".
Ora, il bello è che la frase attribuita a Martin Luther King è
proprio un esempio di "fabbricazione e di falsificazione dei dati".
In altre parole, è una clamorosa bufala.
A scoprirlo fu lo studioso antirazzista Tim Wise che era
semplicemente andato a controllare la fonte citata, e aveva scoperto
che il testo non era mai uscito sul Saturday Review. L'altra
presunta fonte del testo, il libro "This I Believe", invece non
esisteva in alcun catalogo librario.
Per limitare i danni, l'organizzazione sionista CAMERA - senza
citare Wise, e agendo come se la scoperta fosse stata loro -
pubblicò un comunicato in cui sostenevano che si
trattava "probabilmente" di una beffa. Ma, assicuravano i propri
sostenitori e finanziatori, rispecchierebbe ugualmente il vero
pensiero di Martin Luther King, perché lui avrebbe pronunciato
parole simili in un "discorso a Harvard nel 1968".
A sostegno dell'esistenza di questo "discorso a Harvard", abbiamo
soltanto la parola del sionista militante, Seymour Martin Lipset, e
di un deputato, che dicono di aver sentito Martin Luther King
pronunciare, non un discorso, ma una battuta del genere durante una
cena.
Può essere che sia vero; ma curiosamente, altre fonti indicano che
Martin Luther King visitò Cambridge, il comune in cui si trova
l'università di Harvard, per l'ultima volta nel 1967.
http://kelebek.splinder.com/
Insomma, come dicono i nostri amici, un po' di informazione corretta![]()


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