Bologna, tutti in piazza per chiedere diritti
Tutti in piazza il 23 aprile a Bologna per la "Giornata dei migranti". Tra piatti tipici e musica etnica, sarà soprattutto l'occasione per fare il punto sui propri diritti. Fra le richieste dei manifestanti la chiusura dei Cpt e la possibilità di avere un permesso di sogggiorno anche in assenza di un contratto di lavoro. Intanto a Genova riparte il dibattito sul diritto di voto amministrativo per gli stranieri regolari
BOLOGNA - A pochi giorni dalle elezioni politiche gli immigrati di Bologna scendono in piazza per chiedere un cambio di rotta sull'immigrazione. Anche se, avvertono, "sappiamo che non sarà il cambio di governo a trasformare le cose". L'appuntamento per la "Giornata dei migranti" è domenica 23 aprile alle 15 in piazza Unità. Sarà una festa -protesta, che andrà avanti fino alle 20 con piatti tipici e musica etnica ad accompagnare la richiesta di diritti. In programma anche una mostra fotografica e, alle 17, un'assemblea pubblica.
La piattaforma delle rivendicazioni del Coordinamento migranti (il tavolo che riunisce le associazioni di stranieri della provincia) è molto vasta. Tra le richieste, oltre alla chiusura dei centri di permanenza temporanea, una regolarizzazione permanente che consenta di avere un permesso di soggiorno anche a chi non ha un contratto di lavoro o un salario adeguato. Un problema molto sentito ad esempio dai giovani che al compimento dei 18 anni rischiano di ricadere nella clandestinità. Insomma da Bologna si chiede un nuovo approccio all'immigrazione, che cancelli di fatto l'attuale legge Bossi-Fini senza tornare all'altrettanto criticata legge precedente, la Turco-Napolitano.
Sono molte anche le richieste pratiche: secondo le associazioni dei migranti ad esempio il decentramento delle pratiche per i permessi di soggiorno nei quartieri, anziché nella sola questura, recentemente deciso dal Comune, non ha migliorato la situazione. "I tempi d'attesa per i documenti non sono diminuiti, né a Bologna né tantomeno in provincia, così come le attese per i ricongiungimenti familiari".
Forte polemica anche con la questura. Non è stata ascoltata la richiesta degli immigrati di avere una lettera scritta dell'ufficio che precisi il valore legale del cosiddetto "cedolino" (la ricevuta della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno). L'idea era stata concordata con il precedente dirigente, per consentire agli stranieri in attesa del nuovo permesso di firmare nel frattempo nuovi contratti di lavoro. Ma con il cambio ai vertici dell'ufficio le trattative si sono bloccate.
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