Quoto. Provate a rifare queste statistiche quando chi ha il posto fisso è andato in pensione!Originariamente Scritto da matrix82ct


Quoto. Provate a rifare queste statistiche quando chi ha il posto fisso è andato in pensione!Originariamente Scritto da matrix82ct


Come dice Ichino, sono anni che chi entra ha un contratto a termine, e nel frattempo chi va in pensione ce l'ha fisso, e quindi statisticamente ci sarebbe dovuto essere un graduale aumento dei contratti a termine, e invece non è così, per l'ISTAT, quetsi rimangono uguali? Perchè? Perchè dopo un anno già il 60% si trasforma a tempo indeterminato, e negli anni successivi quasi tutti.Originariamente Scritto da Scientist
Against all odds


invece di ripetere queste cazzate a memoria, fatti un giro in giro...Perchè dopo un anno già il 60% si trasforma a tempo indeterminato, e negli anni successivi quasi tutti.
nel mio settore negli ultimi 7 anni sono stati fatti pochissimi contratti indeterminati (in alcune compagnie NESSUNO), la nuova normativa ha permesso alle compagnie di aggirare totalmente il numero massimo di precari: stipendi dimezzati, ore di lavoro raddoppiate
secondo te dovrei sorbirmi queste cazzate propagandistiche senza dire niente???


Esperienza personale.
Lavoro in fastweb, sono stato assunto con contratto a 6 mesi, e come me altre 200 persone circa.
Di queste 200, 190 sono state assunte a tempo indeterminato.
C'è bisogno di altro?
Prima della legge biaggi ho Lavorato in bosch con la vecchia legge interinale (votata durante il governo D'Alema se non vado errato), dopo un mese m'hanno cacciato a calci in culo. Un mio amico (sempre con la legge D'Alema) ha lavorato in Bosch per 4 anni con contratti mensili da interinale.
Altro che chiacchiere.


la matematica non è un'opinione. non è tanto difficile da capire. come dicevo prima, chi ha il posto fisso l'ha mentenuto.Originariamente Scritto da iannis
facciamo un esempio pratico, se in un anno vengono assunti 400.000 nuovi lavoratori, di questi 300.000 hanno un contratto a termine e 100.000 hanno contratto a tempo indeterminato. questi dati attualmente contribuiscono in maniera irrisoria sul totale degli occupati italiani.
ma fra 30 anni, quando gli attuali lavoratori a tempo indeterminato saranno andati in pensione, continuando con questa media ci ritroveremo con l'80% dei lavoratori a tempo determinato.


Ichino non e' l80 percento dei miei conoscenti e parenti e La Repubblica non e' la bibbia....Originariamente Scritto da *-RUDY-*


buon per te. e comunque non sto di certo difendendo il pacchetto treu, che non è poi così diverso in sostanza dalle norme attuali.Originariamente Scritto da Ulell
c'è da dire che non sono tutti così fortunati. ho lavorato a sky 3 mesi, poi addio. un mio amico a lavorato in vodafone 3 mesi, poi addio. un altro mio amico idem.
inutile parlare per esperienza personale, basta guardare le statistiche per essere allarmati.


Un intervento del premio Nobel per l'economi a Joseph E. Stiglitz sul blog di Beppe Grillo:
“Caro Beppe,
dall'Italia mi giungono notizie allarmanti: la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste senza opponenti dopo anni. Permettimi allora una breve riflessione Nessuna opportunità è più importante dell'opportunità di avere un lavoro. Politiche volte all'aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell'impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell'economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell'indebitamento delle famiglie.
Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma mirante alla crescita con giustizia sociale deve iniziare con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti, e in particolare della risorsa più importante dell'Italia: la sua gente.
Sebbene negli ultimi 75 anni, la scienza economica ci ha detto come gestire meglio l'economia, in modo che le risorse fossero utilizzate appieno, e che le recessioni fossero meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate non sono state all'altezza di tali aspirazioni. L'Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre - e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono interventi sui programmi di sviluppo dell'istruzione e della conoscenza, ed azioni dirette a facilitare la mobilità dei lavoratori.
Condividiamo l'idea per cui le rigidità che ostacolano la crescita di un'economia debbano essere ridotte. Tuttavia riteniamo anche che ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale.
Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà.
Tali misure sono ovviamente costose. La legislazione non può prevede che la flessibilità del lavoro si accompagni a salari più bassi; paradossalmente, maggiore la probabilità di essere licenziati, minori i salari, quando dovrebbe essere l'opposto. Perfino l'economia liberista insegna che se proprio volete comprare un bond ad alto rischio (tipo quelli argentini o Parmalat, ad alto rischio di trasformazione in carta straccia), vi devono pagare interessi molto alti.
I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore e che fino al 40% dei lavoratori precari è laureato.
Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?
Grazie per l'ospitalità.”
Joseph E. Stiglitz


esatto ricordate ciò che ho detto riguardo a un certo settore:
precari da 7 anni con stipendio dimezzato e ore lavorative RADDOPPIATE
secondo me, in qualunque paese con persone dotate di cervello, ci sarebbero tutti i presupposti per una forte contestazione, invece no, i lavoratori precari cercano di farsi le scarpe tra di loro per sperare di essere loro in un futuro remoto a essere indeterminati


Nessun datore ha interesse a precarizzare a vita, perché se il lavoratore ha buone capacità produttive non è opportuno insegnare il lavoro a altri precari.
La stabilizzazione è una conseguenza del periodo di precariato.
Così si selezione il capace dall'incapace.
E il fatto che nonostante che quelli che vanno in pensione sono tutti a tempo determinato e che i contratti a termine non aumentino in percentuale è la migliore dimostrazione che il precariato tende alla selezione e alla successiva stabilizzazione nel rapporto di lavoro.
Poi ci sono quelli che vogliono lo stipendio senza rischi e senza responsabilità.
Ma l'Italia non ha bisogno di inetti stipendiati a vita.