Indovina indovinello?
DI CHI QUESTA CONDANNA?
«La grande manifestazione popolare con cui Milano ha voluto celebrare ieri il 61/mo anniversario della Liberazione dalla dittatura fascista e dall'occupazione nazista è stata purtroppo indegnamente turbata da due vergognosi attacchi: alla bandiera dello Stato d'Israele e a combattenti ebrei E al ministro dell'Istruzione Letizia Moratti».
Piero Fassino? Carlo Azeglio Ciampi? Pierferdinando Casini? Fausto Bertinotti? L’Osservatore Romano? Francesco Rutelli? Sandro Bondi?
Notiziario del Campo Antimperialista ... 27 aprile 2006 ... http://www.antiimperialista.org
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RESISTENZA (E INTELLIGENZA)
Isola Polvese, Lago Trasimeno (PG)
Sabato 5 agosto: arrivi
Domenica 6 agosto: IL MISTERO DELLA SINISTRA Da un’dentità spezzata al culto del capitalismo. Un altro orizzonte cercasi
Lunedi 7 agosto: L’INDUSTRIA DELL’OLOCAUSTO L’uso di una tragedia storica per giustificare il genocidio sionista in Palestina
Martedi 8 agosto: LA FRANCIA CHIAMA Emarginazione, rivolta e proletariato in occidente
Mercoledi 9 agosto: QUALE IMPERO? QUALE IMPERIALISMO? Analisi e teorie a confronto
Giovedi 10 agosto: UN FRONTE INTERNAZIONALE ANTIMPERIALISTA
«Bisogna battere gli yankees e fare in modo che questo secolo sia il secolo in cui l’impero americano sara’ seppellito» (Chavez)
Venerdi 11 partenze
* Siccome ci sono solo 200 posti disponibili la prenotazione è obbligatoria e deve pervenirci entro e non oltre il 20 luglio.
* Il costo giornaliero del soggiorno è di Euro 35 cadauno (comprende pernottamento in stanza d’albergo, colazione, pranzo e cena).
* Per informazioni sulle modalità di prenotazione scrivere a : campoantimperialista@tiscali.it
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Questo Notiziario contiene:
1. PREPARIAMOCI AL PEGGIO
2. TOUR EUROPEO DI HAMAS
Poniamo fine all’isolamento euroamericano contro le nuove Autorità Palestinesi
3. PROGRAMMA DEGLI INCONTRI CON HAMAS IN ITALIA
4. CHI E’ SALAH MOHAMMED EL BARDAWIL
5. IL DOPPIO GIOCO DELL’IRAN
6. ROMA: HIC SUNT PEONES
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1. PREPARIAMOCI AL PEGGIO
L’Unione di centro-sinistra, seppure per un pelo, ha vinto il referendum contro Berlusconi. Ma la certezza è avvenuta solo allorquando l’Imperatore Bush, telefonando finalmente a Prodi, l’ha investito dell’incarico di Proconsole della provincia italiana. Morta, con la scomparsa degli ultimi brandelli di sovranita’ nazionale, la POLITICA, ai vincitori non resta che accapigliarsi su ciò che rimane ancora loro potesta’: la spartizione delle poltrone e l’uso delle risorse tributarie pubbliche. Siccome il programma elettorale, come ebbe a dire il D’Alema, è una paccottiglia di vacue promesse, non si sottovaluti la prima attribuzione dei posti. Padoa Schioppa all’Economia e Bertinotti Presidente della Camera dei deputati. Segnali lanciati in opposte direzioni ma quanto mai convergenti. Il primo indirizzato ai vampiri della finanza mondiale: «State tranquilli che qui non cambia un cazzo». Il secondo alla sinistra-con-la-puzza-sotto-il-naso-tappato: «vi mettiamo l’inFausto al posto di Casini mo’ vedete di non rompere troppo i coglioni». Finita la lunga e pallosa ricreazione elettorale ora la consegna è: TUTTI A CASA! Anzi! tutti al lavoro per aiutare il capitalismo italiano a tenere le sue posizioni imperialistiche ed evitare di finire dentro il tritacarne della globalizzazione. Cosa questo significhi lo sanno tutti, dato che per capirlo basta il cervello —il quale, come si sa, puo’ funzionare anche a naso chiuso. Politiche di austerita’ per drenare risorse a favore di chi possiede capitale, sul piano internazionale allineamento al blocco euro-atlantico (vedi l’accordo bipartizan sulle sanzioni alla Bielorussia, il punitivo e ritorsivo taglio dei viveri al popolo palestinese dopo che hanno votato Hamas). Chi non si prepara al peggio e’ perduto. I tanti che hanno votato per l’Unione «solo» per cacciare Berlusconi, si renderanno presto conto che l’assegno in bianco che hanno intestato a Prodi, verra’ presto portato all’incasso con una cifra salata. Cio’ che il cavaliere non poteva fare lo faranno i suoi avversari. Il risultato di questo Prodi bis, sul piano psicolgico e politico, è prevedibile: a sinistra crescera’ il disincanto, lo sconcerto. Mentre la destra, uscita indenne dalle elezioni, guadagnera’ nuovi consensi popolari. Cosi fra cinque anni la farsa si ripetera’, e un Prodi qualunque chiedera’ il voto, non per cio’ che ha fatto, ma brandendo lo spauracchio del ritorno delle destre al governo. Questa pagliacciata perfettamente circolare è il risultato velenoso del bipolarismo all’italiana, per cui si ritiene che uno schieramento sia alternativo all’altro non per gli interessi che difende e i valori che avanza, solo in virtu’ della loro geometrica contrapposizione. Occorreva dare un senso a questa gazzarra tra cosche capitaliste. C’ha pensato l’arguto Bertinotti, che in quanto a trovate ad effetto batte tutti di gran lunga: l’alternanza sarebbe l’anticamera dell’alternativa. Come nella famosa vignetta di Altan: prima il bastone, poi la carota sul di dietro. C’e’ chi crede, tra coloro che si sono gia’ pentiti di aver votato Prodi e C., che ci sara’ un grande ciclo di lotte sociali e rimettere tutto in discussione. Anche noi, ovviamente, ci speriamo, ma sarebbe vano affidarsi a fattori imponderabili. Invece di ancorarsi a questa speranza sara’ meglio attrezzarsi a tempi difficili in cui gli spazi e le opportunita’ per l’opposizione anticapitalista e antimperialista, saranno presumibilmente minori. Se, come noi pensiamo, avremo un riflusso e non una ripresa dei conflitti; se il centro-sinistra lavorera’ sodo per paralizzare e neutralizzare il conflitto sociale; se la forza e il seguito degli anticapitalisti subiranno una seria crisi, occorrera’ attrezzarsi per una difficile Resistenza. Lo slittamento governista della cosiddetta sinistra radicale trascinera’ pure pezzi importanti della sinistra antagonista, che dopo tanti strilli contro Berlusconi hanno gia’ abbassato la cresta. La sola conseguenza positiva di questa sciagura e’ che essa potrebbe mettere in moto un rimescolamento nella sinistra. Occorre fare si che esso sia il piu’ profondo possibile. Chi non spezzera’ il cordone ombelicale con l’Unione, chi non si sottrarra’ dalla gabbia bipolare non andra’ lontano. Non a grandi sussulti occorre quindi fare affidamento nel breve periodo, ma sulle proprie forze, sulla propria tenacia oppositiva. Chi ha piu’ filo da tessere tessera’.
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2. TOUR EUROPEO DI HAMAS
Poniamo fine all’isolamento euroamericano contro le nuove Autorità Palestinesi
APPELLO
«Il popolo palestinese si trova sottoposto a una pressione internazionale coordinata contro la volontà democratica e la scelta di Hamas quale rappresentante politico dei cittadini e dei profughi che vivono nel West Bank e a Gaza. Una delle prove più evidenti del fatto che gli Stati Uniti ostacolino la democrazia in Medio Oriente consiste nella campagna di ricatti economici mirata a costringere il governo eletto nelle elezioni palestinesi del 25 gennaio a piegarsi. La campagna è ancora più grave se si pensa che gli Stati Uniti sostengono lo stato occupante d’Israele con enormi somme di denaro ogni anno. Scegliendo di schierarsi con il ricatto statunitense, i governi europei ancora una volta mostrano di essere pienamente a favore della brutale occupazione della Palestina.
Gli Stati Uniti e gli stati europei esigono che il governo palestinese “riconosca lo stato d’Israele, rifiuti la violenza e rispetti i trattati che sono stati firmati”. Però non hanno mai fatto alcuna pressione su Israele perché non costruisca il muro e nemmeno perché rispetti i fondamentali diritti umani e civili del popolo palestinese sottoposto all’occupazione. Ovviamente non hanno mai nemmeno messo in dubbio la legalità dello stato razzista sionista costruito sull’espulsione di un altro popolo. Mentre coloro che propongono il boicottaggio o le sanzioni economiche contro Israele vengono etichettati come “antisemiti”, gli Stati Uniti e gli stati europei stanno adesso coordinando una pressione massiccia che mira ad abbattere o a cambiare la politica del governo di Hamas.
Ciò che è in ballo per il movimento di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese è la necessità di mobilitarsi a sostegno ai diritti democratici di scelta dei palestinesi. Il governo eletto ha scelto di rovesciare i trattati firmati in precedenza dall’Autorità Palestinese guidata da al-Fatah. Si autodefinisce un “governo resistente”. E’ un governo che è in linea con l’opinione del popolo palestinese, un popolo che non accetterà Israele in cambio di qualche briciola di sovranità.
Per questo motivo, lanciamo un appello a sostegno del tour europeo di Sheikh Bardawil, portavoce del Consiglio Legislativo palestinese e membro del Movimento Islamico di Resistenza (HAMAS) in Palestina ».
Questo appello è stato sottoscritto da:
Francia: Movimento di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese (MSRPP) - Italia: Comitati Iraq Libero, Campo Antimperialista - Germania: Comitato Iraq Libero, Dignità e diritti umani, Initiativ Duisburg - Norvegia: Comitato Palestina di Oslo - Svezia: Associazione palestinese, Casa araba, Comitato Iraq Libero Malmo - Danimarca: il quotidiano Arbejderen - Austria: Campo Antimperialista, Club arabo palestinese
Il Tour di Bardawil tocchera’ sei paesi europei: Francia, Italia (vedi calendario sotto), Germania, Norvegia, Svezia e l’Austria.
Il consolato Francese a Gaza ha assicurato che il visto sara’ consegnato nei prossimi giorni. E’ tuttavia un pericoloso segnale il recente rifiuto francese (su aggressive pressioni USA e israeliane) a concedere il visto al ministro palestinese Samir Abu Eisha, che avrebbe dovuto partecipare a Parigi ad un conferenza
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3. PROGRAMMA DEGLI INCONTRI CON HAMAS IN ITALIA
-Venerdì 5 maggio MILANO
-Sabato 6 maggio REGGIO EMILIA
-Lunedì 8 maggio SCHIO (VI)
-Martedì 9 maggio VIAREGGIO (LU)
-Mercoledì 10 maggio PERUGIA
-Giovedì 11 maggio ROMA (conferenza stampa)
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4. CHI E’ SALAH MOHAMMED EL BARDAWIL
Salah Mohammed El Bardawil, essendo un rifugiato, è nato nel campo profughi di Khan Younis nella Striscia di Gaza il 24 agosto 1959.
Ha studiato in diverse università egiziane ed è laureato in Letteratura Palestinese.
Bardawil è portavoce del blocco di Hamas nel Consiglio Legislativo Palestinese, membro del Consiglio Nazionale Palestinese, membro del Comitato politico centrale dell’OLP, membro dell’Unione degli scrittori palestinesi, presidente dell’Assemblea nazionale per il pensiero e le culture, direttore del settimanale «Al Ressalah».
Salah Mohammed El Bardawil è stato arrestato una sola volta dagli israeliani, ma è stato arrestato diverse volte dalle autorità palestinesi a causa dei suoi scritti critici.
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5. IL DOPPIO GIOCO DELL’IRAN
Abbiamo gia’ avuto modo di difendere l’Iran dalle minacce americane. Fino a quando i nazi-sionisti avranno, in barba ai trattati internazionali, centinaia di testate nucleari, ogni paese della regione ha il sacrosanto diritto di difendersi adeguatamente da questa minaccia. Questo non ci impedisce di condannare l’Iran per il suo doppio gioco. Senza l’appoggio di Tehran l’imperialismo yankee non si sarebbe sognato di invadere l’Iraq. E’ grazie alle forze politiche filoiraniane che gli aggressori hanno potuto mettere in piedi le loro istituzioni fantoccio. E’ sempre grazie alle preponderanti milizie armate sciite filoiraniane che queste istituzioni possono sopravvivere contrastando la Resistenza irachena. A Tehran ubbbiscono gli squadroni della morte iracheni, i servizi segreti che piazzano bombe non solo nelle moschee e nei quartieri sunniti ma pure in quelli sciiti sotto il controllo del Mahdi di Moqtada al-Sadr. Sono le milizie filoiraniane a svolgere un insostituibile ruolo di supporto alle truppe imperialiste occupanti. Se il governo iraniano ha apertamente sfidato Bush sulla questione nucleare e’ perche’ sa che gli americani non hanno alcuna speranza di restare in Iraq senza il loro appoggio. Tehran sa che un’occasione simile non gli si presentera’ mai piu’. Gioca cosi con estremo cinismo la carta irachena, dicendo a Bush: o mi fai procedere col nucleare o smetto di sostenere la tua occupazione dell’Iraq. Piu’ esattamente: se mi aggredisci ordinero’ alle mie milizie in Iraq di cambiare fronte e di passare alla guerriglia. Un simile scenario terrorizza la Casa Bianca, la quale non sa che pesci pigliare. Non ‘ un caso che certi ambienti neocons premono affinche’ Bush cessi la sua escalation antiraniana, sostenendo che la vittoria dei “duri” di Ahmadinejad, non puo’ cambiare la geopolitica americana nel Medio oriente, per cui la minaccia e’ pur sempre araba e, in funzione antiaraba, non solo Israele ma pure l’Iran e’ un alleato insostituibile. La Resistenza irachena si augura ovviamente che iraniani e americani non trovino un accordo, poiche’ sarebbe a sue spese. Proprio perche’ la Resistenza condanna il doppiogiochismo di Tehran, essa si auspica la fine del sodalizio iraniano-americano. Per quanto sia deprecabile che Tehran e Washington arrivino ai ferri corti, tutti sanno a Bagdad che questo esito e’ la condizione affinche’ il popolo iracheno trovi la sua unita’ contro l’occupazione. E se la trovera’ sara’ la fine per gli imperialisti. Il futuro dell’Iraq dipende certo anche da come oscillera’ il pendolo della politica estera iraniana. Come e’ vero che il futuro dell’Iran come paese sovrano e antimperialista si gioca a Bagdad e dipende dalla vittoria o dalla sconfitta della Resistenza.
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6. ROMA: HIC SUNT PEONES
Riceviamo e pubblichiamo:
Considerazioni sulla lista "Arcobaleno" per Veltroni
«Il prossimo 28 maggio, sulla scheda per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio comunale di Roma, i cittadini troveranno sulla scheda anche il simbolo di una nuova lista, che si chiama "Roma Arcobaleno". Non conosciamo il simbolo della nuova lista, ma sappiamo già che sarà difficile identificarlo con certezza fra tutti quelli dei partiti e partitini che si sono aggregati - o si stanno aggregando - al carrozzone che sostiene la rielezione di Walter Veltroni. Si, perchè la nuova lista farà parte della coalizione veltroniana, e fin qui niente di particolare; la bizzarria emerge quando i promotori della lista pretendono di accreditarla come "alternativa", naturalmente al centrodestra, ma anche al centrosinistra. Come si faccia ad essere "alternativi" militando nello stesso schieramento, è cosa che ci sfugge, anche se anni di contorsioni verbali bertinottiane ci hanno abituato un po' a tutto. Dal "dentro e contro" al "rompere la gabbia del centrosinistra", ne abbiamo sentite e viste di tutti i colori, ma abbiamo anche visto dove sono andate a parare tutte queste acrobazie linguistiche: all'internità organica - e subordinata - al centrosinistra, naturalmente sempre in nome dei "movimenti".
Ovviamente, anche la nuova lista sostiene di essere un soggetto "che unisce un arcipelago di movimenti, organizzazioni, associazioni della società civile e singole persone che vogliono cambiare il volto della città, contrastare l´influenza dei poteri finanziari e immobiliari", per precisare subito dopo che tutto ciò è finalizzato ad "imprimere una marcia in più - a sinistra - all´amministrazione Veltroni".
La presentazione di uno degli appuntamenti centrali della nuova lista appare, in effetti, più berlusconiana che veltroniana: come insegna la storia di Forza Italia, la Lista Arcobaleno non terrà un banale e noioso convegno, bensì una pimpante "convention", che non proseguirà con una provinciale e vetero festa, ma con un americanissimo "happening" o, secondo un altro comunicato, con una "kermesse". Fra convention, happening e kermesse, non mancheranno - supponiamo - un coffee-break o un workshop. I rappresentanti della Lista, poi, non si incontreranno in riunioni che sanno di vecchia politica, ma in ben più dinamici briefing, dove gli obsoleti interventi di una volta verranno sostituiti da un efficace brain storming.
Vi sono molti motivi per respingere al mittente la proposta della "nuova" lista, il più macroscopico dei quali è proprio il sostegno a Walter Veltroni, semplicemente impensabile per chi, in tutti questi anni, ha lottato con le unghie e con i denti a fianco del popolo palestinese e contro le lobby sioniste, di cui il buon Walter è uno dei più autorevoli referenti politici, come dimostra in primo luogo la sua entusiastica adesione alla ormai tristemente nota "Sinistra per Israele". Come faccia un amico del popolo palestinese a votare il sindaco della "Sinistra per Israele", è cosa assolutamente inspiegabile, senza nemmeno bisogno di stilare l'elenco completo delle porcherie filoisraeliane di Veltroni. Ci limitiamo ad un breve florilegio.
A fine novembre del 2004, è a Roma un gruppo di bambini palestinesi del campo profughi libanese di Chatila: pur essendo presente in Campidoglio, Veltroni manda a dire agli accompagnatori dei bambini che si trova fuori città e non può riceverli. Più o meno nello stesso periodo, viene lanciata un'iniziativa per la dedica di una strada di Roma a Yasser Arafat, morto in seguito ad una misteriosa malattia (ma si parla con insistenza di avvelenamento) dopo anni di prigionia nel suo ufficio assediato dalle truppe di occupazione di Sharon: nel marzo 2005 la Commissione Toponomastica del Comune esprime parere favorevole, ma a tutt'oggi (aprile 2006) Via Yasser Arafat non esiste, mentre esiste - da molti anni - un parco dedicato all'altro Premio Nobel per la Pace del 1993, il premier israeliano Rabin, assassinato da un estremista ebreo proprio per aver avviato il negoziato di pace con Yasser Arafat. Nel frattempo, sono stati intitolati strade e parchi ad Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Lucio Battisti, nonchè all'icona di tutti i costruttori (che a Roma si chiamano palazzinari), Caltagirone.
Naturalmente, Veltroni è sempre stato il primo a condannare ogni attentato palestinese: memorabile la sua partecipazione, con tanto di kippà in testa, alla veglia bipartisan nella Sinagoga di Roma nel dicembre 2001, insieme al collega Fassion, a Silvio Berlusconi, a Giuliano Ferrara, a Tajani, Pannella, Gianni Letta, Castagnetti, Bianco, Gad Lerner: «Oggi abbiamo spento per quindici minuti le luci del Campidoglio, oggi è un giorno di dolore per tutti, per voi, per noi...» disse Veltroni, applauditissimo, in quell'occasione. Non risulta, invece, che Veltroni abbia fatto spegnere nemmeno una lampadina in occasione di una qualsiasi delle tante stragi perpetrate dai soldati israeliani. Anche oggi, dopo l'attentato che ha provocato nove morti a Tel Aviv, Veltroni è stato il primo e più deciso ad esprimere "orrore per il nuovo attentato", nonché "preoccupazione per l'atteggiamento assunto da Hamas". Ovviamente, Veltroni non ha mai espresso alcun disagio per le quotidiane esecuzioni di Palestinesi innocenti (una cinquantina solo nell'ultimo mese) e nessuna perplessità per l'atteggiamento assunto dalle forze estremiste al governo in Israele, che vanno dagli eredi politici del boia Sharon ai fanatici razzisti del partito di Lieberman, che predica l'espulsione di tutti i non ebrei dallo Stato di Israele. Tutto ovvio: casomai qualcuno se ne fosse dimenticato, stiamo parlando del noto esponente della "Sinistra per Israele", lo stesso che - alla vigilia dell'invasione dell'Iraq - si rifiutò di ricevere il Ministro degli Esteri iracheno Tareq Aziz, guadagnandosi per questo l'amore dell'ambasciatore israeliano Ehud Gol, che lo definì un "Giusto di Sodoma", mentre bollava come nazicomunisti i pacifisti che manifestavano contro la guerra.
Veltroni il sionista, ma anche Veltroni il guerrafondaio, ardente sostenitore dei bombardamenti umanitari su Belgrado, senza mai la minima traccia di autocritica. Veltroni, come si è detto, sponsor dei "palazzinari", ai quali ha regalato sessantadue milioni di metri cubi di cemento che piomberanno su Roma nei prossimi anni. Veltroni, infine, anticomunista cresciuto e pasciuto nel Partito Comunista Italiano, ora sostenitore del maggioritario all'americana, ancora più di Mariotto Segni. Possibile che i promotori della lista "Arcobaleno" non provino almeno un po' di imbarazzo?
In attesa che, per motivare il sostegno a Veltroni, venga rispolverato anche l'allarme antifascista, che tutto dovrebbe mettere a tacere, pensiamo che la stima ed anche l'affetto che proviamo verso molti compagni che stanno commettendo questo terribile errore non può indurci al silenzio ed impedirci di dire che i promotori della lista "Arcobaleno" - che ne siano consapevoli o meno - non sono i "leones" del vecchio disco degli Assalti Frontali, ma gli ultimi peones del bipolarismo. Anche a Roma, è tempo di lavorare seriamente per costruire l'alternativa di sinistra».




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