da bresciaoggi del 27.04

Tensioni e polemiche davanti alla sede provinciale di via Mejo Voltolina

Lega Nord, i militanti infuriati «Il direttivo si deve dimettere»

Tensioni nel dopo elezioni della lega nord. Un nutrito gruppo di militanti ha manifestato ieri sera davanti alla sede provinciale di via Mejo Voltolina contro la dirigenza provinciale. La Lega bresciana esce dalle elezioni evidenziando una grande difficoltà e, se si esclude l’eletto camuno (la Valcamonica è considerata una provincia autonoma) senza nemmeno un parlamentare. Ma l’insoddisfazione rispetto alle scelte della dirigenza provinciale covava già prima delle elezioni. La riunione del 2 aprile della componente secessionista l’aveva evidenziata. Era diventata ancor più evidente dopo l’apertura delle urne, tanto che da più parti è stato chiesto un cambiamento e questa linea del cambiamento sembrava maggioritaria nel direttivo provinciale. Poi il segretario provinciale Stefano Borghesi ha deciso il commissariamento delle circoscrizioni della Valsabbia e della Franciacorta, togliendo dal direttivo Floriano Massadri e Fabio Baiguera. Non solo, sono state chieste le espulsioni di alcuni «secessionisti».
Da queste vicende le contestazioni di ieri sera. Non solo militanti di base, anche membri dei vari direttivi e il capogruppo in Provincia, nonchè sindaco di Castelmella, erano davanti alla sede. «facciamoci sentire da quelle persone che hanno preso la Lega per un ufficio di collocamento», gridava un militante e aggiungeva: «Non può essere il partito delle consulenze pubbliche a 110 mila euro l’anno e degli assessori autonominati. Se per loro i militanti significano solo conquistare posti negli enti, lo dicano. Non voglio pagare la tessera a una seconda Forza Italia». Poi sono partiti i cori a base di «Rolfi vai a casa», «vergogna», «dimissioni, dimissioni».
«La situazione è difficile - ammette Giuseppe Ferrari, ex consigliere comunale e provinciale e militante storico, che sostiene di essere "neutrale" rispetto alle due posizioni -. Forse questa contestazione non serviva. Basterà aspettare il referendum. Quando l’avremo perso, dovremo per forza cambiare politica e ritornare alle origini».
Poi inizia il tentativo di dialogo. Il segretario provinciale invita a far intervenire al direttivo quattro delegati, per parlamentare. I contestatori non ci pensano troppo su. Entrano tutti nella sede e la riunione si interrompe. Il consigliere regionale Ennio Moretti, membro di diritto del direttivo, chiede ai colleghi di dimettersi. Il battibecco prosegue ancora un po’. Gli slogan si sprecano e mentre si scioglie la manifestazione, i più intonano un coro bellicoso: «Va tajom le gambe col podétt*». t.z.



* vi tagliamo le gambe con la roncola

colgo l'occasione per ringraziarvi dei tanti momenti di ilarità che mi regalate