Andrea G. Pinketts, il cavaliere nero del noir.
di Ippolito Edmondo Ferrario
fonte: www.legionario.org
Incontrare Andrea G. Pinketts è più facile di quello che si possa immaginare; lo potrete trovare allo Smooth, locale modaiolo di Via Buonarroti a Milano, o ancora ai tavolini dello storico Le trottoir di piazza XXIV maggio o ancora al Sud di Via Solferino. Lo scrittore, vero maestro del noir italiano, è diventato in questi anni un punto di riferimento per l’intero filone nazionale. Sempre accompagnato dall’inseparabile sigaro e dalla “bambola” di turno, Pinketts ci riserva un background umano che fa invidia ai suoi colleghi. E’ interessante ripercorrere brevemente alcune delle fasi più salienti e incredibili della sua carriera. Nato a Milano sotto il segno del Leone nel 1967, di padre irlandese e madre trentina, Pinketts frequenta la storica palestra Atletic Center di Corso di Porta Vittoria dove pratica Kendo a stretto contatto dei campioni di karate del tempo, quali Giuseppe Scaccini, Pasquale Fazzari, Paolo e Luciano Panciroli. I suoi idoli di gioventù sono John Wayne e Tex Willer. Nel 1986 fa parte della campagna pubblicitaria di Armani per la moda uomo. La passione per il giornalismo lo spinge a intraprendere la strada del trasformismo e delle inchieste “on the road” che lo portano a vestire panni ogni volta diversi. Le sue inchieste sul settimanale "Esquire" lo hanno visto di volta in volta sviluppare l'arte del trasformismo diventando negro, barbone, viado, satanista, pornodivo col nickname di "Udo Kuoio il re della frusta" Tra le sue attività ricordiamo: fotomodello, cacciatore di dote, istruttore di arti marziali, giornalista investigativo (premio "Una Remington per la strada" 1991). E’ uno dei pochi scrittori italiani con un passato opposto alla cultura ufficiale: all’inizio della carriera lo vediamo impegnato come giornalista presso il mitico Candido di Pisanò (per il quale intervistò nomi noti che militarono nella Repubblica Sociale Italiana, tra cui Giorgio Albertazzi, Raimondo Vianello, Enrico Maria Salerno ecc) e nella redazione di Meridiano diretta da Franco Maria Servello. Il primo romanzo lo pubblica nel 1992 ed è “Lazzaro, vieni fuori” con il quale inaugura una fortunata serie di romanzi nei quali “mette in moto” il suo Alter Ego, Lazzaro Santandrea. Ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Scerbanenco nel 1995 per “Il senso della frase” e due volte il Mystfestt: “Miglior Racconto Giallo Inedito” per “Il punto di vista del licantropo” nel 1989 e “Miglior Racconto Italiano di Spionaggio Inedito” con “E l'anatra diventò farfalla” nel 1990. Ma è ancora la vita stessa di Pinketts a stupire e a farci capire lo spessore del personaggio al cui fumo, dovuto alla passione per i sigari, si accompagna molta sostanza. Nel 1992 il nostro “duro dal cuore di meringa”, come lo ha definito la giornalista Fernanda Pivano, compie accurate indagini sui traffici illeciti della malavita sulla costa Adriatica, facendo arrestare dai carabinieri ben 106 camorristi, guadagnandosi il titolo di “sceriffo” riconosciutogli dal comune di Cattolica. E ancora nel 1996 si infiltra, fingendosi rockettaro con tanto di cresta azzurra, nella famigerata setta de I bambini di Satana, testimoniando poi al processo contro il loro capo Dimitri. Infine è sempre lui a suggerire alla polizia il profilo di Luigi Chiatti, il mostro di Foligno. I romanzi di Pinketts sono numerosi e tutti meritevoli; tra questi ricordiamo gli emblematici “Fuggevole turchese”, “Il dente del pregiudizio”, “Il senso della frase”, ”Io, non io, neanche lui”, “Il vizio dell’agnello”, “Nonostante Clizia”, “L’ultimo dei neuroni” ecc. Un consiglio spassionato per chi non lo ha ancora letto: compratevi “Il conto dell’ultima cena”. Se questo non vi basta sappiate che Pinketts nel 1993 ha fondato “La scuola dei duri” nella cantina del Boulevard Cafè di Corso Garibaldi, movimento letterario la cui filosofia è "esplorare la città attraverso il linguaggio più estremo che è quello del crimine". La G che compare tra il nome e il cognome sta naturalmente per genio…




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