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  1. #31
    Bello e dannato
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da apibroker Visualizza Messaggio
    Tu sugli immigrati la pensi come Stalin, non girarla tu la frittata. Io la penso come i padri del pensiero liberale.
    Posso chiederti a chi ti riferisci?
    L'arte di essere P.A.

  2. #32
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da Pieralvise Visualizza Messaggio
    Posso chiederti a chi ti riferisci?
    Hai mai sentito parlare della scuola austriaca, ad esempio?
    Hayek, Von Mises, Popper, la società aperta, etc.
    Fatti delle buone letture e poi torna a darmi del comunista, se ne hai il coraggio.
    Ultima modifica di apibroker; 17-01-10 alle 10:44

  3. #33
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da tojo Visualizza Messaggio
    Questo non vuol dire che, perché ci sono state degenerazioni, allora si debba buttare via tutto il ceppo: vogliamo parlare di fascismo, allora? :gluglu:

    Comunque non c'è dubbio che apibroker, nonostante lui intimamente pensi ancora di essere di centrodestra, sia de facto su posizioni che, attualmente, sono di centrosinistra, se non addirittura di sinistra.
    Prego lo stesso apibroker di non venirmi a parlare del liberalismo, come se solo lui fosse liberale: in questo periodo storico, chi è filo-immigrati è strutturalmente ed elettoralmente di sinistra, piaccia o non piaccia al diretto interessato. hefico:
    Guarda che sei tu vicino alle posizioni di Stalin, non io. Quindi trai le tue conclusioni.

    La filosofia politica di Karl Popper - 5
    La società aperta ed i suoi nemici


    http://digilander.libero.it/moses/poppol5.html
    --------------------------------------------------------------------------------
    La società aperta ed i suoi nemici fu pubblicata nel 1945. Lo scritto maturò durante il lungo periodo di esilio di Popper in Nuova Zelanda ed è certamente il suo "capolavoro" di filosofia della politica.
    Le radici del totalitarismo vengono individuate ancora una volta nello storicismo, soprattutto quello hegeliano, ma affondano nell'alba della filosofia, in autori quali Esiodo, Eraclìto, Platone, lo stesso Aristotele, ritenuto colpevole di essenzialismo. I grandi bersagli polemici sono comunque nazismo e comunismo, le teorie della razza ed il pensiero di Marx.
    La manifestazione più evidente del totalitarismo è la società chiusa, di stampo tribale e collettivista, dominata dai tabu, dove la vita degli individui è regolata da norme rigide imposte d'autorità. «Una società chiusa assomiglia ad un gregge o a una tribù per il fatto che è un'unità semi-organica i cui membri sono tenuti insieme da vincoli.» Al contrario, la società aperta è quella nella quale gli uomini sono liberi di assumere il timone della loro vita, liberi di manifestare un atteggiamento critico, liberi di basare le loro decisioni sull'autorità della propria intelligenza.
    La distinzione tra società chiusa e società aperta fu mutuata dal filosofo francese Bergson, il quale, comunque, lo aveva utilizzato in uno schema di pensiero diverso.

    La questione che tutti si pongono è stata sempre: "chi deve governare?" Questa domanda ha provocato risposte definiti sterili, tipo: i migliori, i filosofi, un sovrano illuminato, il popolo, la razza superiore. Si tratta anche di una risposta falsa perché presuppone governanti buoni ed onesti. Per Popper occorre liberarsi di questa domanda, superandola con un'altra: «Come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi ed incompetenti facciano troppo danno?»
    Serve un controllo istituzionale dei governanti. Solo attuandolo risolveremo il paradosso delle democrazie, ovvero il paradosso di un popolo che sceglie la tirannide, come è accaduto in Germania con l'avvento di Hitler.

    Popper tracciò una linea di demarcazione tra totalitarismo e libertà che si espresse in una netta distinzione tra dittatura e democrazia.
    Scriveva in proposito:«1. La democrazia non può compiutamente caratterizzarsi solo come governo della maggioranza, benché l'istituzione delle elezioni generali sia della massima importanza. Infatti una maggioranza può governare in maniera tirannica (la maggioranza di coloro che hanno una statura inferiore a 6 piedi può decidere che sia di coloro che hanno una statura superiore a sei piedi a pagare tutte le tasse). In una democrazia i poteri dei governanti devono essere limitati ed il criterio della democrazia è questo: in una democrazia i governanti - cioè il governo - possono essere licenziati senza spargimenti di sangue. Quindi se gli uomini al potere non salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico, il loro governo è una tirannia.
    2. Dobbiamo distinguere soltanto fra due forme di governo, cioè quello che possiede istituzioni di questo genere e tutti gli altri; vale a dire fra democrazia e tirannide.
    3. Una costituzione democratica consistente deve escludere soltanto un tipo di cambiamento che mettere in pericolo il suo carattere democratico.
    4. In una democrazia, l'integrale protezione delle minoranze non deve estendersi a coloro che violano la legge e specialmente a coloro che incitano gli altri al rovesciamento violento della democrazia.
    5. Una linea politica volta all'instaurazione di istituzioni intese alla salvaguardia della democrazia deve sempre operare in base al presupposto che ci possano essere tendenze anti-democratiche latenti sia tra i governati che tra i governanti.
    6. Se la democrazia è distrutta, tutti i diritti saranno distrutti; anche se fossero mantenuti certi vantaggi economici goduti dai governati, essi lo avrebbero solo sulla base della rassegnazione.
    7. La democrazia offre un prezioso campo di battaglia per qualsiasi riforma ragionevole dato che essa permette l'attuazione di riforme senza violenza. Ma se la prevenzione della democrazia non diventa la preoccupazione preminente in ogni battaglia particolare condotta su questo campo di battaglia, le tendenze anti-democratiche latenti che sono sempre presenti ( e che fanno appello a coloro che soffrono sotto l'effetto stressante della società...) possono provocare il crollo della democrazia. Se la comprensione di questi principi non è ancora sufficientemente sviluppata, bisogna promuoverla. La linea politica opposta può riuscire fatale; essa può comportare la perdita della battaglia più importante, che è la battaglia per la stessa democrazia.»

    In altre parole, è evidente che in una società aperta le istituzioni non possono permettere ai prepotenti ed ai potenti di schiavizzare i mansueti: e questo è un limite alla libertà, che non può essere illimitata. Ma c'è un limite anche alla tolleranza: se noi la estendiamo agli intolleranti, se non siamo disposti a proteggere una società tollerante contro l'attacco degli intolleranti «allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.» Ma ciò non è valido sempre, e queste parole servono più come un orientamento nei momenti cruciali di un eventuale attacco alla democrazia. Infatti, dice ancora Popper, la soppressione è la meno saggia delle decisioni. «Ma si deve proclamare il diritto di sopprimere gli intolleranti, se necessario anche ricorrendo alla forza, qualora essi, ripudiando ogni argomento "ricorrano all'uso dei pugni e delle pistole".»

    Tra le procedure democratiche e le regole metodologiche della scienza, secondo Popper, dovrebbe realizzarsi una specie di analogia fondata sulla evidente congruenza delle situazioni: sia nell'attività scientifica che nelle attività politiche si cerca il modo di risolvere problemi. Ed anche in politica occorre fantasia, creatività, occorrono nuove ipotesi da falsificare, cioè da sottoporre ad un controllo rigoroso. Anche in politica, come s'è visto la questione della controllabilità è cruciale. Ed anche in politica il dogmatico è colui che è illuso di avere una verità definitiva, e non si rende conto che nuovi fatti, nuove scoperte, l'affermarsi di nuove ipotesi possano smentirla.

    In La società aperta ed i suoi nemici abbiamo un ulteriore attacco allo storicismo che questa volta si precisa, anche coraggiosamente (visto che Popper era di orgine ebraica ed era in esilio perché perseguitato dai nazisti), contro la teoria teologica del popolo eletto. Egli contesta apertamente l'idea che Dio scelga un popolo per attuare i suoi disegni. E' evidente che tale critica si estende anche a coloro che sostituiscono la natura o qualocos'altro, a Dio.
    Le ragioni dello storicismo profetico vanno dunque cercate nell'antichità, nello stesso pensiero filosofico, in uomini che come Esiodo ed Eraclìto hanno forzato la mano della storia interpretandola in modo dogmatico e definitivo. Dopo aver definito Esiodo il poeta della decadenza dell'umanità ed Eraclìto il teorico dell'immutabile legge del mutamento, Popper si scaglia contro Platone, che è poi il contrario di Eraclìto, ovvero il teorico di un modo di pensare secondo cui «il cambiamento è male e la stasi è divina.» Secondo Popper Platone fu un reazionario collocato apertamente contro le novità della democrazia ateniese, su posizioni sostanzialmente ostili a quelle dei democratici eredi di Pericle.
    Anche Aristotele non è risparmiato: l'accusa è quella di essenzialismo metodologico, ovvero un modo di pensare che ha seriamente compromesso la scienza e la filosofia per secoli. Compito della scienza è infatti non ripondere alla domanda che cos'è la materia? ma decrivere il comportamento dei fenomeni: «Così la concezione scientifica della definizione "un cucciolo è un cane giovane" sarebbe che essa è una risposta alla domanda " che cosa è che chiamiamo un cane giovane?" piuttosto che alla domanda "che cos'è un cucciolo?» In sostanza, dice Popper, la scienza non persegue una spiegazione ultima e quindi non è essenzialista.
    Al contrario, nelle scienze sociali permane l'essenzialismo vecchia maniera, ed il marxismo ne è l'esempio più importante.
    Prima di arrivare a Marx, Popper svolge una spietata critica di Hegel, il padre dello storicismo e del totalitarismi moderni.
    Gli aspetti illiberali del pensiero di Hegel sono: il culto platonizzante dello stato; la mentalità tribale e collettivista; il rifiuto di un principio etico al di sopra dello stato e la risoluzione della morale nella politica; il concetto che il solo criterio possibile di giudizio nei confronti dello stato sia il successo storico-mondiale delle sue politiche. Infine la teoria che lo stato possa esistere solo mediante la guerra, con l'aggravante della tesi di una nazione eletta a fungere di volta in volta da guida. Infine la teoria del Grande Uomo e della Personalità storica mondiale. Tutto questo, secondo Popper, fu ereditato e realizzato dal nazismo.
    Inoltre, Hegel fu intellettualmente e moralmente disonesto:« Hegel realizzò le cose più miracolose. Logico sommo, fu un gioco da bambini per i suoi efficacissimi metodi dialettici estrarre conigli fisici da cappelli puramente metafisici.»

    Rispetto a Marx, va notata una posizione di maggiore rispetto, anche perché non va dimenticato che Popper fu inizialmente attratto dalle idee socialiste.
    Ma anche con Marx la critica è spietata. L'attacco al comunismo avviene in prima battuta come un processo di tipo epistemologico. «Credo che sia assolutamente corretto sostenere che il marxismo è, fondamentalmente, un metodo. Ma è sbagliato credere che, in quanto metodo, debba essere al riparo di ogni attacco. La verità è, più semplicemente, che chiunque intenda giudicare il marxismo, deve metterlo alla prova e citarlo in quanto metodo, cioè deve valutarlo in base a criteri metodologici. Deve insomma chiedersi se è un metodo fecondo o sterile, cioè se è o non è capace di favorire il compito della scienza.»
    Popper ritiene corretto, valido e persino giusto ritenere fondamentali le condizioni economiche per una valutazione dei processi storici. Ma, secondo lui, Marx ha preso troppo sul serio il termine fondamentale. E' essenzialismo, e come tale, non è migliore di tutti gli altri. La concezione dello stato di Marx, ad esempio, è essenzialistica, risponde cioè alla classica domanda: che cos'è 'stato'? E se la risposta classica è: la forma di organizzazione del dominio della classe borghese sulla società, nascono da questo atteggiamento gravi conseguenze quali la svalutazione della politica a vantaggio dell'economia ed anche il disprezzo per la democrazia formale.
    Popper è convinto, in sostanza che, alla luce di quanto è andato maturando nello sviluppo sociale, il potere politico sia autonomo da quello economico, ed in qualche modo possa anche condizionarlo. La svalutazione del politico, nel marxismo, ha portato a concezioni dogmatiche che hanno ostacolato il riformismo.
    In netta controtendenza rispetto al pensiero del suo amico F. A. von Hajek , Popper fu infatti un convinto assertore del ruolo dello stato e della politica nell'economia, per certi aspetti vicino alla sinistra moderata.
    Secondo Popper infatti il potere politico ha il dovere di controllare il potere economico: «Ciò significa un'enorme estensione del campo delle attività politiche. Noi possiamo chiederci che cosa vogliamo conseguire e come possiamo conseguirlo. Possiamo, per esempio, attuare un razionale programma politico per la protezione degli economicamente deboli. Possiamo fare leggi atte a limitare lo sfruttamento. Possiamo limitare la giornata lavorativa, ma possiamo fare anche molto di più. Per legge, possiamo assicurare i lavoratori ( o meglio ancora, tutti i cittadini) contro l'invalidità, la disoccupazione, la vecchiaia. In questo modo possiamo rendere impossibili certe forme di sfruttamento come quelle fondate sulla debole posizione economica di un lavoratore che deve accettare qualunque cosa per non morire di fame... [...]
    Il potere politico e il suo controllo è tutto. Al potere economico non si deve permettere di dominare il potere politico; se necessario, esso deve essere combattuto dal potere politico e ricondotto sotto il suo controllo.»
    Sono posizioni condivisibili da una sinistra meno viziata dal pregiudizio ideologico. Il problema è che in Italia il pensiero politico di Popper ha faticato, non dico ad imporsi, ma semplicemente a proporsi data l'egemonia delle correnti storiciste-marxiste nella vita culturale.
    Personalmente le condivido, anche se non le ritengo particolamente adatte alla situazione attuale del nostro paese, che ha bisogno di un patto tra i produttori in grado di purificare la politica ed arginare il potere della grande finanza, di meno stato e più mercato, di riforme che non distruggano la stato però, a vantaggio di pasticci come il senato federale.
    Ultima modifica di apibroker; 17-01-10 alle 10:48

  4. #34
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Intervista a Marcello Pera nel 2002, allora Presidente del Senato di Forza Italia:
    http://www.senato.it/presidente14leg...presidente.htm
    Rileggiamo Popper maestro di democrazia di Umberto Cecchi La Nazione, 8 luglio 2002
    Il presidente del Senato, Marcello Pera, prima di tutto è un filosofo. E proprio come il suo Karl Raimund Popper, al quale ha dedicato più di un saggio molto acuto, crede in una società aperta, dove la discussione critica è alla base di tutto. E la discussione, sostiene Pera, si interrompe solo per contarsi, non per fare strage dell''avversario. Del filosofo ha il taglio e il modo di interloquire: cerca di accompagnarti con garbo alla soluzione del problema; o almeno sulla strada complessa della discussione critica, fonte della democrazia. Al filosofo austriaco e alla filosofia della scienza ha dedicato anni di studio, e oggi rappresenta la punta più avanzata di questa disciplina nel nostro Paese, dove sempre più ''povera e nuda va filosofia''.

    Presidente, parliamo di Popper, qual è il suo destino?

    «Direi un destino multiplo: prima è stato ostacolato perché giudicato anticomunista. Poi è diventato uso comune: tutti popperiani, come oggi sono tutti liberali. Infine ecco l''oblio: lo hanno dimenticato. Distratti da altro. Tutto qui».


    Forse perché non è un filosofo adatto al nostro tempo?

    «Guardi, in un momento di crisi delle ideologie e della politica, se oggi uno vuole un filosofo che sia ancora fonte di ispirazioni politiche, quello è Popper».

    Una volta lei mi ha parlato della sua ''Terza via''....

    «Non corra, ci arriviamo alla Terza via. Ma partiamo dalla democrazia. Comunemente democrazia è governo di popolo. Popper è più sofisticato: la divide in concettuale, e cioè espressione di un governo di discussione critica; istituzionale, dove il governo è controllato dai governati, e i governanti possono essere pacificamente cacciati; e infine politica, con un governo che lascia gli individui liberi nelle loro scelte e difende la tradizione del metodo critico, le istituzioni della società civile nei confronti dello Stato. Tradizioni come l''individuo, la famiglia, la scuola, le associazioni, i sindacati...»

    Per cui la democrazia è tradizione?

    «Lo è, è la tradizione della discussione critica. Se ci pensa bene è definizione meno banale di governo di popolo».

    Ma lo Stato che fa?

    «Ha compiti e limiti precisi. Deve mantenere e rafforzare le libere istituzioni, come il Parlamento, ma anche le ''invenzioni'' della società civile, come dicevo prima: scuola, famiglia, sindacati e così via. Poi deve fissare le regole che sono la cornice legale per le politiche pubbliche. Ma soprattutto, ripeto, deve difendere la libertà individuale».

    Altri filosofi pensano così...

    «Popper va oltre, ammette un interventismo negativo: lo Stato deve evitare che individui troppo potenti o così ricchi da poter sottomettere gli altri, abbiano il sopravvento. Capisce? E'' in gioco la libertà individuale, sia sul piano politico che economico. Così lo Stato deve fermare questi prevaricatori....»

    Insomma, tutto sommato è un socialdemocratico.

    «Niente affatto, l''intervento dello Stato è di tipo negativo, istituzionale, preventivo, non vuole rendere tutti uguali, felici, ricchi. Lo Stato interviene solo per eliminare certi ostacoli, per far giocare tutti, ma non pareggia tutti. Non livella uguaglianza, felicità ricchezza: se vede che qualcuno non può giocare la partita, interviene, altrimenti...».

    Una teoria di destra: lo Stato minimo alla Milton Friedman.

    «Ecco vede che non è facile? No, non è così: quella teoria concepisce lo Stato da una parte e l''individuo dall''altra. I teorici della destra dello Stato minimo non prevedono niente per promuovere le istituzioni intermedie come scuole, sindacati.... Secondo Popper si deve invece intervenire per aiutare le libere istituzioni che la società civile si è data. E'' diverso, le pare?»

    Ma allora cos''è politicamente Popper?

    «Un conservatore liberale. Perché privilegia, favorisce, sostiene le istituzioni esistenti e le tradizioni viventi. Dice che viviamo una realtà di tradizioni e che le politiche pubbliche non possono toccare queste tradizioni, la più importante delle quali è l''economia di mercato. E questo è conservatorismo».

    Quindi tutto si basa sulle tradizioni?

    «Le tradizioni sono libertà, sono cultura. Per Popper abbandonare la tradizione è finire su un terreno infido. Perché la tradizione è il risultato di quello che è una società di individui, e l''individuo viene prima dello Stato che può intervenire su scuola, tribunali e così via, ma mai sull''individuo. Perché la libertà viene prima della stessa giustizia sociale. E così siamo alla società aperta».

    E quindi, finalmente, alla Terza via?

    «Esatto. Popper accetta l''interventismo dello Stato ma non di carattere socialista, limitandolo alle sole istituzioni e mai all''individuo che deve avere libertà ampia, senza cadere nell''anarchismo. Non toglie ai ricchi per dare ai poveri. Insomma è la Terza via. E'' l''Occidente con tutta la sua cultura di antiche tradizioni».

    E qui viene il difficile...

    «No, perché? E'' la teoria dei valori occidentali. E'' in Occidente che nasce la tradizione della discussione critica e dello scambio di opinioni: insomma, la democrazia. E questa è la formula migliore, in assoluto, fra tutti i regimi possibili. Nessuno l''ha disegnata la democrazia, si è scoperta da sola nel tempo: famiglia, tribunali, religione, parlamento, scuole. E noi dobbiamo difenderla a ogni costo. Per Popper, che individua oggi la cultura occidentale soprattutto nella società americana, dobbiamo difenderla anche con le armi. Come è stato fatto in Europa con i fascisti e comunisti un tempo oggi dobbiamo farlo, se necessario, coi fondamentalisti».

    Chiusi in una turris aurea?

    «Tutto il contrario. La nostra società occidentale deve essere come è sempre stata, multietnica. Aperta ad apporti di idee, arricchita da innesti continui. Questa è la società aperta: chiuderla significherebbe interrompere il dialogo e disseccarla. Non possiamo lasciare gli immigrati chiusi nelle loro tradizioni né possiamo trasferirli nelle nostre. All''immigrato va detto: entra e ti offro una scuola perché tu impari anche le mie tradizioni e impari il pluralismo. Ti integro, non ti indottrino. Ci pensi, come le ho detto: oggi Popper sarebbe davvero una bella fonte di ispirazione politica. Purtroppo lo citano in tanti, ma non lo studia nessuno».

    Anche lui comunista?
    Ultima modifica di apibroker; 17-01-10 alle 10:55

  5. #35
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da apibroker Visualizza Messaggio
    Guarda che sei tu vicino alle posizioni di Stalin, non io. Quindi trai le tue conclusioni.
    Meglio Stalin che i politically correct come te! hefico: :gluglu:

    Si intende che, a battuta idiota, si risponde con altra battuta idiota, poi liberissimo di credere sul serio che io sia staliano... iaociao:
    Frangar non Flectar
    "La terza via tra Stato e mercato è la via più facile per arrivare al Terzo Mondo" (Vaclav Klaus)

  6. #36
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da tojo Visualizza Messaggio
    Meglio Stalin che i politically correct come te! hefico: :gluglu:

    Si intende che, a battuta idiota, si risponde con altra battuta idiota, poi liberissimo di credere sul serio che io sia staliano... iaociao:
    Non è una battuta idiota è la conoscenza che si contrappone all'ignoranza. ll bello è che l'ignorante considera una battuta idiota la conoscenza.
    Chi è contro la società aperta e l'integrazione non può dirsi liberista. Chi è a favore dell'integrazione e della società aperta non può essere definito comunista o fascista. Se la sinistra italiana ha fatto propri (demagogicamente) alcuni dei principi liberali, non sono i liberali ad essere diventati comunisti, bensì il contrario.

  7. #37
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da apibroker Visualizza Messaggio
    Chi è contro la società aperta e l'integrazione non può dirsi liberista.
    Vediamo di intenderci sui termini:
    Citazione Originariamente Scritto da Liberismo - Wikipedia
    Liberismo e liberalismo [modifica]

    Sebbene per entrambi si usi spesso l'aggettivo liberale, nella lingua italiana c'è differenza tra liberismo e liberalismo: mentre il primo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall'economia (perciò un'economia liberista è un'economia di mercato solo temperata da interventi esterni), il secondo è un'ideologia politica che sostiene l'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).
    Io sono un liberista in economia ed un conservatore "reazionario, bigotto, codino e magari un po' leghista" (parole che potrebbero essere tue) in campo etico-sociale: all right? hefico:
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  8. #38
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da tojo Visualizza Messaggio
    Vediamo di intenderci sui termini:

    Io sono un liberista in economia ed un conservatore "reazionario, bigotto, codino e magari un po' leghista" (parole che potrebbero essere tue) in campo etico-sociale: all right? hefico:
    Questa differenza è presente solo nella lingua italiana. Purtroppo, o per fortuna, i principi liberali sono stati elaborati in altri paesi di matrice anglosassone o comunque da uomini di di altre nazionalità emigrati in paesi anglosassoni.
    Quindi giocare con le parole non ti aiuta comunque a trovare un filone importante nella storia liberale internazionale.
    Del resto la dicotomia presunta tra schema economico e diritti civili non esiste. I liberali lo erano sia in campo economico, che in campo politico. Anzi non si può essere liberisti in campo economico e propendere per una società chiusa, perchè ciò ne distruggerebbe i principi base. Come si fa a stabilire a libertà di intraprendere e poi dire che devi assumere solo italiani? E se qualche indiano è più bravo che faccio? Mi stai togliendo la libertà di intraprendere. Cosìccome la libertà di movimento di uomini e capitali. I confini geografici possono coincidere con i confini del mercato secondo i principi liberisti? Decisamente no.
    Quindi non si può essere liberisti senza essere liberali (non è vero il contrario, ad esempio la sinistra italiana che è per il liberismo nei diritti civili, ma non è liberista in materia economica).
    Almeno se si conoscono i principi cardine di quello che si afferma. Del resto la forte immigrazione deriva proprio dall'applicazione dei principi liberisti nell'economia la cui conseguenza diretta è la globalizzazione. Diciamo che sta avvenendo tutto un po' troppo velocemente e gli squilibri di breve periodo fanno perdere di vista il quadro generale, che rimane liberista.
    Ultima modifica di apibroker; 17-01-10 alle 15:21

  9. #39
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Vladimir Putin in Russia applica la flat tax. Eppure sugli immigrati applica una politica severa ed ha pubblicamente elogiato l'operato del governo italiano in materia.

  10. #40
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    Predefinito Rif: Proposta: principio Brunetta applicato a immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Vladimir Putin in Russia applica la flat tax. Eppure sugli immigrati applica una politica severa ed ha pubblicamente elogiato l'operato del governo italiano in materia.
    Non basta la flat tax per dire che uno stato è liberista e comunque stavamo parlando di democrazie non di dittature mascherate.

    Russia / Putin e la strategia dell'apparenza
    di Nina L. Khrushcheva (docente alla New York School)

    Russia / Putin e la strategia dell'apparenza - Il Sole 24 ORE

    3 gennaio 2010

    «L'immagine è tutto» è un'affermazione legittima, ma non è adeguata se parliamo di strategia nazionale. Il putinismo, ovvero l'ideologia dominante in Russia che Vladimir Putin ha forgiato nei suoi dieci anni al potere, altro non è che pertinente all'immagine, l'immagine di una grande potenza ritornata sul palcoscenico internazionale.
    Il problema è che l'immagine della Russia che Putin ambisce a proiettare è immaginaria. L'economia russa è a pezzi e la potenza militare russa ha dovuto impegnarsi al massimo per avere la meglio sulla piccola Georgia nel 2008. Le autorità hanno sempre preferito il mito alla realtà: dopo tutto, è stato durante il regno di Caterina la Grande che fu inventato il “villaggio Potemkin”, nel quale lo squallore nel quale vivevano i servi e i sudditi di Caterina fu occultato dietro allegre facciate dipinte di edifici, per lasciare una buona impressione nell'imperatrice che attraversava il suo paese.

    Nella Russia odierna, il mito che Putin ha voluto alimentare è quello di un paese in rapida modernizzazione. Da qui la gaia parvenza di un presidente russo in formato ridotto, Dmitri Medvedev, il cui compito consiste nel mantenere le apparenze. E quelle che necessitano della maggiore manutenzione sono relative a una Russia moderna e civilizzata.

    Nel discorso con il quale nel 2008 ha inaugurato la sua presidenza, Medvedev ha proclamato: «Dobbiamo sviluppare un rispetto autentico per la legalità e superare il nichilismo giuridico che intralcia lo sviluppo moderno». In un articolo di giornale molto controverso, intitolato «La Russia futura», ha dichiarato: «Dovremmo forse continuare a trascinare anche in futuro la nostra primitiva economia che si basa esclusivamente sulle materie prime, la corruzione endemica, l'inveterata abitudine di fare affidamento sullo stato affinché risolva i nostri problemi? Oggi, per la prima volta nella storia, abbiamo l'occasione per dimostrare a noi stessi e al mondo che la Russia può evolversi democraticamente. Il nostro sistema politico sarà aperto e flessibile». A ottobre, rievocando le vittime di Stalin, Medvedev ha scritto nel suo blog: «Sentiamo dire che quelle morti erano giustificate da obiettivi supremi dello stato. Sono convinto che sviluppo e ambizione non possano essere raggiunti con la perdita di vite umane. Nulla ha più valore di una vita: non vi sono scuse per le repressioni».
    Se Medveded avesse davvero inteso dire questo, avrebbe guidato l'opposizione allo stato che Putin ha costruito. Poiché Putin ha messo Medvedev su quella poltrona e lo può rimuovere quando vuole, il presidente non si oppone a Putin.

    La genialità politica di Putin è tutta lì, nell'aver compreso che per i russi essere considerati potenti è più importante che esserlo. Non ha bisogno di modernizzare la Russia, così da metterla in grado di competere con le più forti potenze economiche del mondo: gli basta fare lo spaccone e vantare che la popolazione crede che la Russia occupi di nuovo i primi posti delle classifiche internazionali. La promessa di Putin di ripristinare l'autorevolezza della nazione si focalizza sul tentativo di intimorire l'Europa ad accettare remissivamente la sfera russa degli "interessi privilegiati" nelle nazioni post-sovietiche. Aumentando i prezzi del petrolio e del gas, o limitandone la fornitura, mostrando i muscoli in Georgia, Putin ha convinto molti che la Russia è tornata. Il progetto di Putin di proteggere l'indipendenza statale della grande Russia dal caos dell'era post-sovietica ha comportato l'imprigionamento di oligarchi "disonesti", la persecuzione di una stampa "irresponsabile"; l'affermarsi della sua dittatura sulla legalità.

    Poiché il mondo associa queste caratteristiche con l'era sovietica, molte persone commettono l'errore di credere che si tratti di segnali che indicano che la potenza russa si avvicina ormai all'Urss di una volta. Falso: come nell'era sovietica, anche oggi la maschera della dittatura nasconde fragilità economiche e politiche dell'intero sistema. Invece di scommettere sull'industria energetica per invertire il calo della produzione, il Cremlino investe energie per «contrastare i tentativi di falsificare la storia a discapito degli interessi della Russia». Ciò significa che lo stato deciderà quali interpretazioni storiche dovranno essere considerate "vere", creando opportunità di manipolazioni per servire chi è al potere.

    Così, invece di accogliere gli investitori stranieri che potrebbero modernizzare l'economia, il regime continua a combattere la sua guerra giudiziaria contro Mikhail Khodorkovsky e Platon Lebedev della Yukos Oil, condannati per reati finanziari nel 2004, e colpiti da nuove accuse ad agosto. Giornalisti, attivisti che si battevano per i diritti umani e avvocati sono stati assassinati, ma nessuno al Cremlino pare interessarsene, perché gli uccisi non appartenevano alla nuova Russia che Putin sta costruendo.

    Il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha sintetizzato la situazione: «I russi hanno un supporto popolare in calo, un'economia che langue, un apparato bancario che non sopravviverà ai prossimi quindici anni. Il mondo sta cambiando, ma loro continuano ad aggrapparsi a qualcosa che appartiene al passato e non è sostenibile». Finché le apparenze di facciata reggeranno, i russi continueranno ad aggrapparsi all'illusione di potere di Putin.
    © Project Syndicate 1995–2009
    (Traduzione di Anna Bissanti)
    Ultima modifica di apibroker; 18-01-10 alle 05:02

 

 
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