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Anno 2006
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Pagine di Difesa Spagna e Forze armate, un approccio realista Pietro Penge, 24 aprile 2006 mostra()
La Spagna, per lungo tempo considerato il fanalino di coda dell’Europa occidentale, sta negli ultimi anni recuperando a grandi passi il gap che la separava dai principali partner europei. In tutti i settori una robusta crescita economica ha fatto da sostegno a una evoluzione che fino a pochi anni fa sarebbe stata semplicemente inimmaginabile, sostenuta e aiutata da una robusta dose di realismo politico che ha consentito di creare il substrato normativo per uno sforzo di sviluppo e modernizzazione straordinario. Tale sforzo ha trovato un chiaro riflesso nella evoluzione dello strumento militare spagnolo, che, pur non potendo certo contare su un flusso finanziario paragonabile a quello delle nazioni di testa della Unione Europea, è riuscito a ridurre sostanzialmente la distanza da strumenti ben più blasonati e che hanno a disposizione risorse di ben altro spessore. Ciò in forza di una precisa volontà politica che ha costantemente supportato l’operato degli stati maggiori per addivenire a uno strumento molto più limitato numericamente ma molto più moderno ed efficiente. Decisa la strada da intraprendere (professionalizzazione, proiettabilità, modernizzazione in cambio di un cospicuo rimpicciolimento) essa è stata intrapresa con decisione e coraggio, senza ripensamenti o tentennamenti, rifiutando di scegliere facili ma pericolose scorciatoie e soprattutto sostenendo il tutto con un flusso di risorse finanziarie, dirette o indirette, sempre sufficiente (pur con i dovuti assestamenti dettati dall’andamento dell’economia nazionale) a tener fede ai programmi intrapresi e con una accorta valutazione costo-opportunità di ogni scelta in materia.
Sulla base dell’analisi della struttura futura delle Forze armate condotta negli anni precedenti e fissata col Decreto ministeriale 84/98, la Ley de Personal 17/99 fissa la consistenza organica del ministero della Difesa a 150mila militari in servizio attivo (48mila tra ufficiali e sottufficiali e 102mila militari di truppa), cui si affianca una forza di 24mila riservisti e 39mila civili. Per l’Esercito, il decreto prevede la suddivisione in due componenti principali, la Forza di mobilitazione e la Forza permanente.
La Forza di mobilitazione, responsabile della gestione della riserva, ha una struttura e un organico sufficiente a consentire la costituzione, in caso di un conflitto di ampie dimensioni che coinvolga la nazione, di quattro piccole brigate di fanteria, una di cavalleria, un ulteriore reggimento di artiglieria e tutta una serie di supporti di livello ordinativo minore, atti a incrementare consistentemente gli organici della Forza permanente. Quest’ultima è organizzata in tre componenti fondamentali: Forze di difesa d’area, piccoli complessi interarma responsabili della difesa di primo tempo di Ceuta, Melilla, Baleari e Canarie; Forze specifiche di azione congiunta, unità dell’Esercito che operano in supporto delle tre Forze armate e costituite da due brigate di artiglieria contraerei e una delle trasmissioni (la presenza di molti assetti interforze in ambito Esercito spiega in parte la predominanza di questo in ogni assegnazione di risorse economiche, risultando i fondi a sua disposizione quasi sempre circa pari al 30% del totale, pari a quelli interforze e alla somma dei fondi a disposizione delle altre due Forze armate): Forza di manovra.
La Forza di manovra è l’elemento operativo della Forza armata, un po’ l’equivalente delle Forze operative terrestri italiane, in quanto riunisce sotto di sé tutte le unità da combattimento dell’Esercito e i relativi supporti ed è responsabile delle attività di proiezione all’estero. Lo stesso comando della forza di manovra può enucleare un comando di corpo d’armata a disposizione della Nato e della UE per assumere compiti di comando di operazioni multinazionali complesse (l’equivalente del Nrdc-IT italiano di Solbiate Olona). Da essa dipendono due comandi di divisione, una pesante e una d’intervento rapido, anch’essi proiettabili. Le forze da combattimento disponibili assommano a otto brigate (una corazzata, due meccanizzate, una di cavalleria, una da montagna, una di paracadutisti, una di fanteria leggera aviotrasportata, una di fanteria leggera della Legione), che si avvalgono del sostegno di vari comandi specialistici dei supporti (artiglieria da campagna, genio, forze speciali, appoggio logistico, elicotteri e, a un livello ordinativo minore, difesa antiaerea, trasmissioni tattiche, guerra elettronica, intelligence, Nbc). In totale, le unità che fanno parte della Forza di manovra contano circa 44mila uomini, che costituiscono l’intera capacità terrestre d’intervento spagnola. L’organizzazione standard dell’esercito spagnolo prevede, pur con qualche eccezione, brigate da 3 reggimenti d’arma base, ciascuno su 3 compagnie più quella armi pesanti. I migliori equipaggiamenti a disposizione, con programmi ultimati o in via di completamento, comprendono 84 blindo Centauro, 366 veicoli da combattimento per la fanteria Pizarro nella versione combat e 97 in quella posto comando, 219 carri Leopard 2E e 16 in versione recupero.
Per quanto concerne l’Aeronautica, la linea di combattimento è organizzata su sei gruppi di F18 Hornet e due di Mirage F1, supportati nel ruolo di addestratore avanzato-attacco leggero da una manciata di ormai vecchi F5. I programmi futuri della Forza armata prevedono la modernizzazione di parte degli F18 (67 esemplari, sufficienti a equipaggiare tre gruppi e a mantenere sufficienti riserve) per metterli in grado di operare fino al 2030 circa. A tali velivoli andranno ad aggiungersi gli 87 EF2000 complessivamente in ordine in tre serie, che equipaggeranno quattro gruppi di volo schierati sulle basi di Moron e Albacete (ogni gruppo dovrebbe avere un organico di 16 monoposto e due biposto, con ulteriori 14 velivoli biposto in un gruppo Ocu; mancano velivoli di riserva, il che porta a ritenere probabile la concretizzazione di tutte o parte delle 16 opzioni piazzate dagli spagnoli). Per quanto riguarda gli EF2000 biposto degli squadroni operativi, non è al momento previsto che questi trovino impiego come velivoli-guida in pacchetti complessi d’attacco, non essendo presente la figura del Weapon Sistem Officer. Ogni gruppo avrà, a fronte di 18 velivoli, 21 piloti, ma è già allo studio, vista la grande capacità operativa del velivolo, di portare tale numero a 36, dotando ciascun velivolo di due piloti. Non è al momento prevista la sostituzione degli F18 e quando i 67 esemplari ammodernati saranno radiati, l’Aeronautica spagnola resterà basata sui soli quattro gruppi di EF2000. E’ comunque troppo presto per essere certi che non si torni su tale decisione in un futuro non molto prossimo.
Per quanto riguarda la Marina, essa è probabilmente la Forza armata oggetto delle maggiori attenzioni al momento e vi sono importanti programmi in corso. La linea operativa alturiera si basa su una portaeromobili, nave ammiraglia della formazione (la Principe de Asturias, da circa 17.000 t, entrata in squadra nel 1988, realizzata con criteri estesamente mercantili e con un gruppo di volo di una ventina di aeromobili), quattro modernissime fregate antiaeree classe “Bazan” (stanno entrando in servizio e sono dotate del sistema Aegis americano con una batteria di 48 missili antiaerei Evolved Sea Sparrow ed SM2 e otto missili antinave Harpoon) e sei fregate classe “Santa Maria” (entrate in squadra nel periodo 1986-1995 e armate di missili antiaerei SM1MR e Harpoon), un rifornitore di squadra, una petroliera militare, varie unità per la scorta e le contromisure mine, quattro sottomarini classe Galerna (i francesi Agosta costruiti su licenza), due moderne Lpd, la Galicia e la Castilla (da 13.000 t, hangar per quattro-sei elicotteri, quattro-sei mezzi da sbarco Lcm, capacità di carico di circa 2.500 t. di veicoli tra cui 33 carri armati e 543 soldati per la Galicia e 404 per la Castilla, dotata di maggiori capacità di comando e controllo) e due vecchie Lst Usa classe Newport (8.500 t, capacità di carico di 430 uomini e 2.000 t di veicoli).
Le navi da sbarco fanno da supporto a una brigata di fanteria di marina con una capacità di proiezione di circa quattromila uomini, strutturata su un reggimento di fanteria da sbarco (due battaglioni da tre compagnie di fanteria e una di sostegno) e uno di appoggio (su un gruppo artiglieria, uno meccanizzato e uno logistico-sanitario). Il principale impegno di rinnovamento consiste nella costruzione, in corso, della Bpe (unità di proiezione strategica), una grossa nave da sbarco tuttoponte realizzata con standard mercantili, di circa 25.000 t di dislocamento e con una capacità di carico di 900 uomini e relativi veicoli, che dispone, in alternativa a uomini e veicoli, anche di una considerevole capacità aerea e andrà ad affiancarsi alla Principe de Asturias quale Capital Ship della Marina.
Il bilancio della Difesa spagnolo, di per sé, non sarebbe certo sufficiente a sostenere forze totalmente professionali di tale entità. Infatti, i fondi per la Difesa stentano a superare i sette miliardi di Euro, ma ciò nonostante le forze armate spagnole si presentano come una realtà concreta moderna e ben equipaggiata e tale situazione è destinata a migliorare ulteriormente in futuro. In realtà, i fondi effettivamente disponibili per la Difesa non sono costituiti semplicemente dal bilancio della Difesa tout-court; in sostanza, così come in Italia il bilancio del ministero della Difesa è vistosamente falsato al rialzo rispetto a quanto effettivamente destinato al Settore Difesa, per la Spagna è vero l’esatto opposto.
Infatti, il ministro della Difesa ha a disposizione fondi provenienti da tutta una serie di organismi autonomi da esso dipendenti, che forniscono un budget aggiuntivo a quello ministeriale; inoltre, i fondi derivanti dalla dismissione di immobili non più necessari alla Difesa vengono automaticamente riassegnati alla Difesa (a differenza di quanto succede in Italia, dove invece confluiscono nelle entrate del tesoro sotto forma di proventi) e vanno a finanziare, di solito e per la maggior parte, il mantenimento e rinnovamento infrastrutturale, liberando importanti risorse da destinare ad altri impieghi. Da ultimo va notato come quasi tutti i maggiori programmi di riequipaggiamento delle Forze armate vengano considerati in Spagna come importanti contributi allo sviluppo scientifico e tecnologico e finiscano quindi regolarmente per essere finanziati con sostanziosi contributi (tout-court o sotto forma di prestiti) del ministero della Scienza e Tecnologia, che solo negli ultimi anni si è fatto carico dei programmi Leopard2E, F100 (classe Bazan), EF2000 e A400M, né si può escludere che vi sia in corso un suo pesante coinvolgimento anche nel programma Bpe, benché non si abbiano fonti certe in merito.
Risulta inoltre facile notare come buona parte delle spese d’investimento effettuate a livello ministeriale vengano inquadrate in una mentalità fortemente joint (interforze), come dimostra la ripartizione del bilancio della Difesa (a grandi linee, esso viene sempre ripartito in un 15% circa all’Aeronautica, altrettanto alla Marina, un 30% all’Esercito e un 30% agli organi centrali. E’ chiaro come le cifre destinate alle singole Forze armate siano il larga misura destinate a coprire le spese fisse per gli stipendi e il mantenimento-addestramento di base, mentre sono gli organi centrali a farsi carico di tutti gli investimenti, che finiscono quindi per essere inquadrati in una rigida visione centralizzata che stabilisce, in ottica joint, cosa finanziare, limitando le scelte “single service” a favore di quelle che vanno a vantaggio dello strumento nel suo complesso).
Nei programmi inerenti l’ammodernamento dello strumento, negli ultimi anni gli spagnoli hanno mostrato, oltre a una ferma volontà di portare a termine tale ammodernamento nel migliore dei modi e senza scendere a facili compromessi (accettando, ad esempio, di non alimentare taluni reparti dopo la cessazione della leva piuttosto che riempirli di volontari ‘chiudendo un occhio’ sui requisiti richiesti), un approccio realista e razionale, preferendo un miglioramento delle capacità globali dello strumento alla realizzazione di nicchie specialistiche di eccellenza dietro cui non avrebbe potuto esserci che il vuoto. E’ così che, con una buona dose di ‘continenza’ nei confronti di quelli che potrebbero essere dei facili e ultratecnologici ‘desiderata’ che assorbirebbero rilevanti fette di budget senza apportare alcun effettivo beneficio alla impiegabilità di una ampia parte delle Forze e riconoscendo le proprie limitazioni in fatto di budget allocabile all’ambizione internazionale, la Spagna ha focalizzato la sua attenzione sull’innalzamento del livello medio di operatività dello strumento, ottenendone un ritorno in termini di visibilità non indifferente.
In forza di questo sano principio (assolutamente condivisibile quando si parla di nazioni con risorse economiche limitate a disposizione), la Spagna ha, in taluni settori, rinunciato allo sviluppo autonomo di know-how, ricorrendo, quando economicamente più conveniente, ad acquisti sul mercato internazionale. Ad esempio, l’Aeronautica spagnola, riconoscendo quale suo ‘core business’ l’operatività della linea di volo, si è ben guardata dal lanciarsi in programmi volti all’acquisizione di missili antimissili, oggi molto in voga, o dal partecipare al Jsf, preferendo concentrarsi sulla certezza di poter allocare al programma EF2000 i fondi necessari alla piena realizzazione della tranche tre e, se possibile, alla concretizzazione delle opzioni; l’Esercito, anzichè lanciarsi, come ha invece fatto mezza Europa, in programmi nazionali di equipaggiamento del Fante del Futuro, progettando sistemi da decine di migliaia di euro per ogni uomo che probabilmente non si avrebbero poi i soldi per acquistare, ha preferito completare il riequipaggiamento delle linee carri e veicoli da combattimento per la fanteria, garantendo così ai soldati spagnoli una solida protezione e un altrettanto solido supporto di fuoco. La Marina, necessitando di unità a primaria vocazione Aaw, si è guardata bene dall’associarsi a un pur già esistente programma europeo, non solo per la piattaforma ma anche per il sistema d’arma, riconoscendo che il know-how che italiani e francesi sarebbero stati disposti a fornire non sarebbe stato certamente superiore a quello che si sarebbe potuto ottenere, in tempo minore e a costi minori, dagli Usa e ha pertanto raggiunto l’obiettivo in notevole anticipo e con notevoli risparmi rispetto al progetto europeo.
Per quanto riguarda invece la ‘direzione strategica’, si è preso a riferimento uno degli Headline Goals di Helsinkj (quello della capacità di proiezione) e lo si sta perseguendo con efficacia, senza lasciarsi distrarre nel raggiungimento dell’obiettivo da mutamenti intervenuti nel frattempo nel vertice politico e militare. Infatti la Spagna, pur già in possesso di significative capacità di trasporto mediante le due unità classe Galicia e le due Newport, ha ordinato una nuova unità maggiore (la Bpe) con ampie capacità di carico e ha piazzato un ordine per 27 velivoli da trasporto A400M. Se si aggiunge che a fruire del supporto di tali notevoli capacità vi sono quattro brigate di fanteria leggera più la brigata di fanteria da sbarco, si nota come il complesso costituisca una forza di assoluto rilievo, considerevolmente superiore a quella che sarebbe in grado di mettere in campo, per una esigenza analoga, l’Italia (che dispone, per la proiezione delle forze, di tre piccole Lpd da 350 uomini l’una e di 22 C130J, capacità che semplicemente scompaiono di fronte al complesso di quelle che presto saranno a disposizione della Spagna). In altre parole, anche la scelta dell’obiettivo è stata fatta tenendo bene a mente le forze a disposizione, con una chiarezza di visione a lungo termine che non è facile riconoscere nelle decisioni di altre nazioni che pure si vedono e si considerano ben più grandi, potenti e capaci.
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