Dalla Stampa
di Massimo Gramellini
Satira democratica
Urgente. Nota di servizio per comici, vignettisti, umoristi e umorali di sinistra: se n’è andato. Certo, rimane l’uomo più ricco d’Italia e uno dei più influenti. Ma non è più il capo del governo. Bisogna essere forti e prenderne atto. Non si può continuare a fare finta che lo sia. A sbertucciare la sua mancata accettazione della sconfitta, come hanno fatto Grillo e tanti altri, anziché l’esultanza cieca e un po’ arrogante di chi ha vinto per appena ventiquattromila voti. A imputargli qualsiasi nefandezza presente e futura - persino i fischi alla Moratti, come partorito dalla mente del sindacalista invisibile Epifani - ma a sorvolare sulla parzialità del discorso inaugurale del nuovo presidente della Camera e dei Centri Sociali. A irriderlo per il suo attaccamento alla poltrona, ma a seguire con sovrano distacco le ambizioni galoppanti dei compagnucci narcisi dell’Unione.
Guzzantini e morettiani di terra e di mare, bisogna che ve ne facciate una ragione: se n’è andato. E non è neppure arrivato Andreotti. Forse, ma è solo una speranza, potrebbe ancora salvarvi D’Alema al Quirinale, per voi berlusconiano ad honorem. Se però anche quest’ultimo sogno dovesse sfumare, toccherà riconvertirsi all’onestà intellettuale di Maurizio Crozza e Marco Travaglio, che vanno ripetendo da giorni quella che in qualunque altra democrazia sarebbe un’ovvietà: il tarlo della critica e lo sberleffo della satira non si esercitano sull’opposizione, ma sui detentori del potere politico, chiunque essi siano. A maggior ragione se sono gli stessi a cui si è appena dato il voto.




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