Evola e Codreanu
“Non dobbiamo dimenticare che la disciplina volontaria rivela una essenza superiore”
C. Z. Codreanu


Nella seconda metà degli anni trenta, Julius Evola compì vari viaggi in molti paesi europei con l’intento di individuare ambienti e persone qualificate, per formare un centro di rinnovamento spirituale e politico. Nel suo peregrinare, nella primavera del 1938 si recò in Romania; ne sono testimonianza le sue corrispondenze del 22 marzo e del 14 aprile dal titolo “Legionarismo ascetico. Colloquio col capo delle guardie di Ferro” e “Nazionalismo e ascesi: la Guardia di Ferro”, apparse rispettivamente su “Regime Fascista” e sul “Corriere Padano”, che riportano le impressioni avute dall’incontro con il Capitano della Guardia di Ferro. Nel dicembre dello stesso anno, dopo l’assassinio del Capitano avvenuto in novembre, Evola pubblicherà i successivi articoli: “Nella tormenta Romena. Voce d’oltretomba” del 11 dicembre su “Quadrivio”; “Dopo l’assassinio di Codreanu, la tragedia del legionarismo romeno” il 12 dicembre su “Corriere Padano”; un identico scritto dal titolo “Il dramma del legionarismo romeno” su “Lo Stato” e infine un nuovo intervento “La tragedia della Guardia di Ferro” su “La Vita Italiana”.
Nel dopoguerra si registrano due soli articoli, il primo “Il mio incontro con Codreanu” apparso nel 1973 su “Civiltà”, il secondo dal titolo significativo “La preghiera è un elemento decisivo per ogni vittoria, così diceva Codreanu” pubblicato sul quotidiano napoletano “Roma” il 12 dicembre 1958, a vent’anni dall’assassinio del Capitano. Altri interventi di un certo spessore, si ritrovano soprattutto nelle opere “Il fascismo con note sul Terzo Reich” e nell’opera autobiografica “Il Cammino del Cinabro”, significativi riferimenti sono presenti in varie interviste.
All’incontro tra Evola e Codreanu, avvenuto in francese, fu presente anche Mircea Eliade, che racconta come il colloquio fosse durato dieci dodici ore e che Evola fosse stato completamente conquistato dalla figura del Capitano, che giudicò come una delle figure più degne e spiritualmente orientate dei movimenti nazionali, incontrate in quegli anni (“Quel mattino stesso, Evola aveva avuto l’occasione di intrattenersi con Codreanu, e quell’incontro lo aveva colpito parecchio. Siccome Evola gli aveva fatto delle domande circa la tattica politica che egli contava di applicare e circa la possibilità della Legione nelle imminenti elezioni, Codreanu gli aveva parlato degli effetti dell’incarcerazione sull’individuo, dell’ascesi che essa suscita, delle virtù contemplative che possono manifestarvisi, in una solitudine , un silenzio e un’oscurità che sono altrettanti mezzi grazie ai quali l’individuo si rileva a se stesso. Evola ne era ancora abbagliato. Mi ricordo vagamente delle considerazioni che egli allora fece sulla scomparsa delle discipline contemplative nella lotta politica in Occidente”. Mircea Eliade, Fragments d’un journal II. 1970-1978. Paris 1981)

Vari erano gli argomenti trattati, prendendo spunto dal libro “Rivolta contro il mondo moderno” dello stesso Evola che da pochi mesi era stato pubblicato in Germania e che aveva avuto una certa risonanza in tutta l’Europa Centrale.
Subito tra i due si stabilì una spontanea simpatia e convergenza d’idee, soprattutto sulla necessità di dare alla lotta politica una autentica base spirituale; per entrambe “l’uomo nuovo non è mai nato da un movimento politico, ma è sempre nato da una rivoluzione spirituale, da un grande cambiamento interiore”.
A questo riguardo Codreanu ebbe ad affermare: “Vi sono due entità in noi, spirito e materia. L’equilibrio di essi è cosa problematica. La subordinazione del primo alla seconda è l’inferno. La subordinazione della materia allo spirito rappresenta invece la condizione normale, il presupposto per ogni vita etica e eroica”. Bastò poco ad Evola per individuare nella Guardia di Ferro un movimento capace di dar vita ad una milizia ascetica, il cui stile si caratterizzava per l’adesione ai valori tradizionali e per il senso di sacrificio, cioè il donarsi senza condizioni per la “rigenerazione” del proprio popolo. Se quindi, il centro dell’azione era l’uomo e non i programmi politici, la legione veniva intesa come una scuola di vita, dove il militante oltre alle qualità del combattente doveva acquisire le qualità del credente.
La maggior preoccupazione non era più la conquista del potere, ma l’edificazione di un “Uomo Nuovo”, che attraverso un autentico rinnovamento interiore doveva favorire la creazione di una minoranza capace di “diventare la spina dorsale di tutta la nazione”. A questo scopo i legionari da una parte venivano educati a superare ogni utilitarismo e ogni bisogno materiale, mentre dall’altra veniva esaltato e riconosciuto il valore dei princìpi etici e tradizionali, in nome dei quali si deve essere pronti a sacrificare tutto. Codreanu affermava: “La Verità e l’onore sono dei principi metafisici che noi poniamo più in alto della nostra stessa nazione” e ancora “se la mistica ha per fine l’estasi, cioè un contatto dell’anima con Dio mediante un salto di là dalla natura umana, la mistica nazionale non è che il contatto dell’uomo e delle folle con l’anima della stirpe mediante un salto di là dagli interessi particolari e materiali fino al mondo eterno che sovrasta la Storia”.
Solo così si compiva quell’unione organica tra le persone, la nazione, i morti e Dio, il cui punto di partenza è lo spirito e la religione, e il punto di arrivo è il “nazionalismo costruttivo”, un nazionalismo diverso dalle altre formulazioni che ne fecero i vari movimenti fascisti europei. È proprio questo nazionalismo ottocentesco che impediva a Germania e Italia di dar vita ad un Ordine capace di rinnovare la politica di quei paesi. Specie in Germania, Evola criticava le tendenze razzistico-pagane che avversando il cristianesimo… “non disponevano di veri principi e di una autentica tradizione spirituale”. Lo stesso Codreanu mettendo in relazione il Fascismo, il Nazionalsocialismo e il Movimento Legionario ai tre principi che costituiscono un organismo umano - corpo, anima e spirito -, sottolineava come il primo aveva come suo punto cardine nella forma, cioè la visione dello Stato quale potenza formatrice e plasmatrice, il secondo nella forza vitale della razza e del sangue, mentre il Movimento Legionario poneva al centro della propria dottrina lo Spirito, la fede in Dio e l’Amore reciproco. La situazione in Romania era sicuramente più favorevole, grazie alla presenza della religione cristiana-ortodossa e al richiamo da parte della Guardia di Ferro ad una spiritualità eroica che costituiva il nucleo centrale della Dottrina Legionaria.
Un altro tema affrontato nell’incontro, riguardava l’azione distruttrice che gli ebrei stavano svolgendo in Romania; per Codreanu essi stroncavano “la razza nelle più profonde radici, in primo luogo col separarla da Dio mediante ogni sorta di idee materialistiche e atee, in secondo luogo col separarla dalla terra e dalla tradizione, col corromperla nel corpo e nell’anima, una volta che essa sia così rimasta staccata dalle forze dell’alto”. Ben cosciente della progressiva mummificazione della fede religiosa la Guardia di Ferro tentava di vivificare la religione stessa nella forma di una coscienza nazionale e di una esperienza vissuta. Così i legionari erano convinti, che le guerre prima ancora che per fattori materiali erano vinte da coloro che sapevano attrarre dai cieli le forze misteriose del mondo invisibile e assicurarsene il concorso. Per favorire questa unione i legionari praticavano il digiuno secondo una chiara tecnica ascetica di purificazione che allentava i vincoli costituiti dalla parte naturalistica dell’essere umano e creava le condizioni più favorevoli per evocazione di forze invisibili, “evocazione che si realizza attraverso la Preghiera e il Rito”.
L’incontro si concluse con un’ultima esortazione del Capitano: “A Berlino, a Roma, a tutti coloro che combattono sul nostro stesso fronte, rechi il mio saluto e dica loro che la Guardia di Ferro è incondizionatamente al loro fianco nelle vicende della lotta futura: contro ebraismo, bolscevismo, falsa democrazia”.
Nel congedarsi Codreanu consegnò ad Evola il distintivo della Legione, un disco nero con un sistema di croci argentee: “sono le sbarre della prigione” disse sorridendo, un simbolo che doveva ricordare le sofferenze che accompagnano la vita del legionario.
Negli anni che seguirono lo stesso Evola indicando ai più giovani l’esperienza di Codreanu e della Guardia di Ferro sintetizzava: “che io sappia, non esiste nessun altro movimento fascista che abbia inculcato nei suoi adepti un senso più profondo di dedizione personale e di sacrificio”.


“Dopo la sofferenza viene sempre la vittoria. Vincerà chi avrà imparato a soffrire”
C. Z. Codreanu