Di significato analogo alle donne-foche o alle vergini-cigni c'è la tradizione delle donne-serpente. In essa è sempre presente il tema di un elemento femminile che si presenta alternativamente sotto due aspetti (di donna e di serpente, o a volte di donna e di drago). Il tema del "cambiamento di pelle" è qui evidenziato due volte: una volta dal passaggio fra uno stato e l'altro (passare da serpe a donna o viceversa, è come cambiare pelle) ed un'altra dalla presenza della serpe che richiama il simbolo della "muta del serpente".
Nella maggior parte dei casi la donna è vittima di un incantesimo dal quale può essere liberata solo tramite l'intervento di un principio maschile (in genere colui che la sposa), ma non sempre si narra di un successo. Spesso la donna fugge via strisciando in forma di serpe o volando in forma di drago, perchè l'uomo non ha compiuto determinate azioni o non si è astenuto dal compierne altre.
Particolarmente significativa a questo riguardo ci pare "La Fabula del Pistello dell'Agliata", riassunta da L. Valli in appendice al suo "Il Linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore". La "favola" presenta un particolare interesse per via della presenza oltre che del tema della donna-serpente, anche di quello vecchia-fanciulla sovrapposto ad essa. Riportiamo qui di seguito per intero il riassunto che ne fa il Valli, compresi i suoi commenti da prendersi cum grano salis.
Nella prima pagina il manoscritto porta la figura di una sibilla che con un piede tiene chiuso un libro (il libro del significato ermetico) mentre con la mano ne mostra aperto un altro (quello del significato apparente). L'autore comincia con la sua «fabula» così:
Io non posso narrar la mia sciagura,
ché son per gioco alla fortuna dato:
però vengo a contarvi una ventura,
la qual sol' ebbi da poi che son nato.
Poi narra come sia andato per cercare un luogo «che de fortuna non fusse in possanza». (Fortuna, sempre contrapposta dai «Fedeli d'Amore», ad Amore e Intelletto). Egli va per lochi aspri e selvaggi. Trova una vecchia scapigliata e nuda (è la dottrina della verità che si dissimula in luoghi selvaggi sotto aspetto strano). La vecchia si offre d'accompagnarlo, lo guida attraverso oscuri cammini in un luogo dove si va difficilmente «pian pian che al fondo arriva poca gente», lo conduce in un antro, gli dà da mangiare col servizio di gente invisibile, lo porta a giacere con sé, ma a letto la donna, dice il poeta, mi parve altramente. Essi dimorano insieme in un piccolo piano rigato da quattro fonti, dolcissimo. Vi è una casa brutta di fuori ma dentro bellissima e ornata. La vecchia per avere uno che la serva, mette dei panni indosso al pestello dell'agliata e insegna al giovane delle parole che trasformano il pestello in un famiglio, ma accade il solito guaio del folletto evocato e non dominato, che darà poi materia di poesia anche a Goethe. L'autore dice al folletto di andare a prendere l'acqua e quello ne porta tanta e tanta e di continuo, sì da allagare la casa senza che l'inesperto incantatore possa fermarlo.
L'autore è rimasto alcun tempo con diletto insieme alla donna perché «fortuna nol sapeva», altrimenti si sarebbe opposta. Con diletto perché la vecchia, che di giorno appariva orribile, di notte era invece «giovin bella, gagliarda et ben facta». Ma il giovane di notte non la può vedere quantunque ne goda (è il rovesciamento della situazione che si ha nella favola mistica e iniziatica di Psiche). Alle preghiere del giovane la donna risponde: «A tempo me vedrai». (L'iniziato non deve pretendere d'avere prima del tempo la conoscenza intera della verità nascosta della quale pur gode). Essa racconta però la sua storia, che è proprio la storia della dottrina della Santa Sapienza affidata a un sacerdozio corrotto (maritata a un cattivo vecchio) che ne è geloso, che ha sospetto di un pastore (il vero pastore di anime, quello riconosciuto dalla setta segreta) e che per questo con arti negromantiche l'ha tramutata in aspetto di vecchia quantunque sia giovane (ha costretto la Vera Sapienza a dissimularsi sotto aspetti inferiori). Non può essere vista tutta se non da chi sia stato con lei quattro anni (da chi abbia percorso i quattro gradi).
Ma il giovane innamorato è impaziente di vederla, e al solito, accende un lume di notte. La contempla, la vede bellissima, ne ammira il corpo meraviglioso, ma ella si desta e immediatamente si trasforma in serpe e fugge.
[Tratto da L. Valli, Il Linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore, ed. Luni, pp.681-682]