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Discussione: Vent'anni di lotte

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    Predefinito Vent'anni di lotte

    L’ASNI è nata vent’anni fa per iniziativa di un politico d’eccezione, Christoph Blocher.

    E’ lui che ha voluto questa “ Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente.”






    Blocher


    Blocher agiva da patriota svizzero ma forse, pur essendo un lucido statista, non pensava nemmeno che quella stessa denominazione sarebbe stata splendida non solo per la piccola Svizzera ma per l’intera Europa. Cui si poteva e si doveva solo aggiungere un aggettivo, scontato per la Svizzera ma non per l’Europa: federale. Oggi una vera federazioni di nazioni europee sarebbe un vero soggetto politico diverso da mostro di Bruxelles, a patto di darsi due soli obbiettivi: politica estera comune e difesa comune. Conservando eventualmente un paniere monetario. Nient’altro. Ma è quanto l’oligarchia prezzolata e servile verso gli USA che dirige l’Unione non farà mai.

    Per la Svizzera ovviamente il principio di indipendenza e neutralità armata non è un sogno del futuro, ma un retaggio del passato.

    Un retaggio in gravissimo pericolo.

    Dopo essere stata in occasione dell’ultimo conflitto mondiale uno dei paesi europei neutrali più vicini agli alleati, la Svizzera , grazie appunto alla sua condiscenda con i vincitori dell’ultimo conflitto ed all’aver ospitato migliaia di ebrei, aveva potuto salvaguardare una vera indipendenza nazionale, cosa impossibile nei paesi dell’Est e nelle nazioni sconfitte, Germania, Italia e Giappone.

    Dopo la fine del comunismo tuttavia gli Stati Uniti rimasti unica potenza egemone hanno comunicato a far carta straccia di tutte le leggi internazionale iniziando una “normalizzazione” alla sovietica: fine delle sovranità nazionali non solo per le nazioni vinte, diffusione della ideologia del “politicamente corretto”, ovvero dei principi ideologici della plutocrazia americana ( società multirazziale obbligatoria con immigrazione forzata, accettazione della plutocrazia con controllo mediatico, fine della libertà di parola e di pensiero per oppositori radicali ecc) cambiando nel contempo in questo inizio di Millennio anche le regole della guerra valide da secoli.

    Gli americani ( ma è più corretto dire americano-israeliani) hanno stabilito il diritto alla guerra d’aggressione preventiva ( ridicolizzando di piùil già ridicolo processo di Norimberga) si sono auto proclamati difensori del Bene contro le forze del Male come nel più cupo medioevo, e hanno definito criminali i loro nemici.

    Le cancellerie europee si sono adeguate in ginocchio e come sempre hanno ancora accentuato il vangelo politicamente corretto: come sempre accade ai paesi sudditi, la libertà di pensiero è ovviamente inferiore a quella dei cittadini padroni: negli USA che hanno vinto la guerra un revisionista non rischia la galera, in Europa si. Non solo, per essere più sicuri i balivi europei di Bruxelles hanno voluto il mandato di cattura europeo, così da non lasciare scampo a chi non si inchina alla nuova religione.





    La guerra alla Svizzera

    A questo punto la Svizzera con le sue libertà fondamentali è diventata un pugno nell’occhio per i poteri forti ( quelli veri) : con la democrazia diretta, pur indebolita dal controllo dei media, si potevano bloccare gli ordini dei balivi, per esempio frenare la società multirazziale.

    Con l’esercito di milizia l’indipendenza restava garantita e le stesse partitocrazie pronte a tradire il paese e a servire il nemico esterno rischiavano un giorno di trovarsi di fronte cittadini armati decisi a difendere le proprie libertà.

    La neutralità bloccava il servile desiderio della partitocrazia di mettersi agli ordini degli americani nella NATO, frenava l’adesione all’ONU, l’integrazione al Leviatano di Bruxelles.

    La sovranità andava quindi abolita e la Svizzera normalizzata. Ogni tentativo di frenate le migrazioni e la società multirazziale doveva essere bollato come “xenofobo e razzista” ( sono gli aggettivi che la stampa collaborazionista usa sistematicamente e ripetitivamente contro ogni tentativo di difendere gli interessi nazionali) anche se in Svizzera gli stranieri sono ormai quasi il 30% ( con i naturalizzati si arriva probabilmente vicino al 50: non male per un paese “xenofobo”)

    Naturalmente ai poteri forti ( più precisamente la grande finanza e il suo braccio secolare, l’asse americano-sionista) si sono come sempre affiancati gli utili idioti della sinistra. L’internazionalismo finanziario con l’internazionalismo proletario, il matrimonio più stupido della storia, ma purtroppo funzionale all’interesse dei veri padroni.

    La Svizzera è stata oggetto più o meno dalla caduta del Muro, di una vera e propria guerra.

    A questa guerra subdola ma esiziale a lungo termine per la Confederazione ha risposto solo l’ASNI.

    Se c’è stata una resistenza determinante , anche se purtroppo non ancora vincente, lo si deve all’ASNI. Se si riuscirà a coagulare le forze nazionali elvetiche lo si dovrà ancora all’ASNI.

    Le grandi battaglie contro la Svizzera sono state iniziate dalle organizzazioni sioniste con il famigerato ricatto dei cosiddetti averi ebraici della Seconda guerra mondiale.

    Un episodio oggi messo in sordina , anche perché generatore di una violenta antipatia popolare in Svizzera verso i sionisti, ma allora di portata dirompente.

    Il Congresso mondiale ebraico aveva convinto il governo americano Clinton ( cosa si sa per nulla difficile per le organizzazioni sioniste) a sostenere le sue pretese contro la Svizzera. Si arrivò al boicotto mentre l’ambasciatore elvetico Jagmetti era costretto alle dimissioni per aver scritto in una lettera privata, illegalmente intercettata, che una quinta colonna sionista operava anche in Svizzera contro gli interessi nazionali.

    Lo scopo dell’operazione era non solo estorcere la massima quantità di denaro possibile ( si arrivò ad oltre un miliardo di dollari senza che fosse mai dimostrato che quella cifra fosse mai esistita nei conti dei cosiddetti averi ebraici) ma delegittimare la Svizzera che sarebbe stata più o meno collaborazionista del Reich tedesco e cambiare la sua storia anche nei libri di testo, l’indottrinamento capillare essendo un chiodo fisso dei sionisti.

    L’ASNI e Blocher furono gli unici a reagire: le resa immediata del governo federale al distato sionista costrinse le banche a regalare il miliardo di dollari ma i nazionalisti riuscirono a bloccare la svendita dell’oro della Banca nazionale il cui ricavato avrebbe dovuto andare in parte alle organizzazioni ebraiche e in parte alle greppie terzomondiste.

    La Svizzera era ormai una nazione europea come le altre, non neutrale ma sconfitta e come tale destinata a perdere la sovranità.





    La battaglie dell’ASNI

    Sovranità che in Svizzera si riduce soprattutto a due parole: neutralità armata.

    Perché neutralità armata significa non adesione a nessuna alleanza di nessun genere ( ONU, NATO UE per esempio) significa esercito popolare di milizia con diritto dei militi di detenere in casa le armi da combattimento, significa difesa delle frontiere autonoma e non delegata all’estero.

    Pilastri fondamentali odiati dall’usurocrazia mondiale cui si aggiunge un altro intollerabile affronto per gli gnomi mondialisti: la cosiddetta democrazia diretta. Che risale alla notte dei tempi quando settecento anni fa nei primi cantoni della confederazione quando gli uomini liberi usavano esprime il loro parere politico per alzata di mano. La democrazia diretta non può essere accettata dal totalitarismo mondialista che impone al mondo, con il denaro o con le bombe, il suo modello “democratico” detto rappresentativo.

    Questo modello infatti è un inganno per il popolo: basta infiltrarsi nei partiti che contano, fornire di denaro i candidati marionetta giusti, creare una struttura partita prezzolata ( i partiti hanno sempre bisogno di denaro e solo i plutocrati possono fornirli, non gratis naturalmente) che filtri i candidati e il gioco è fatto: al parlamento arriveranno solo il burattini manipolabili, pronti a tradire gli interessi nazionali. Cosa che avviene regolarmente , naturalmente mascherato da altisonanti discorsi carichi di buone intenzioni: apertura, solidarietà, antirazzismo, partecipazione. E sotto sotto, ma nemmeno troppo, di allentante promesse , tutte rigorosamente false: l’immigrazione porta ricchezza, naturalizzare vuol dire integrare, i criminali sono pochi, l’Unione porta benessere , l’ONU apre le porte del mondo e del commercio globale, Schengen vuol dire sicurezza ecc.

    Questo profluvio di menzogne va avanti da anni e la Svizzera sarebbe stata cambiata alle radici se vent’anni orsono non fosse nata l’ASNI.

    Fondata da un politico e industriale d’eccezione quale fu ed è , lo abbiamo detto Cristoph Blocher.

    Se l’Europa avesse dieci politici di vertice con la sia onestà e il suo talento, il Vecchio continente avrebbe già recuperato la sua dignità. Purtroppo abbiamo i Berlusconi, i Prodi, i Chirac, le Merkel . La pattumiera della politica venduta, il mercato delle vacche.

    Blocher è stato anche un rarissimo esempio di imprenditore ricco che abbia osato sfidare il mondialismo mettendo i suoi soldi a servizio della nazione ( Berlusconi, tanto per fare un esempio, li ha usati solo per i suoi interessi e si è messo subito in ginocchio davanti a Israele agli americani: la sovranità nazionale non sa neppure cosa sia) e diventando subito il bersaglio della stampa controllata, dalla Ringier alla Radiotelevisione pubblica. Non gli sono mai, neppure un giorno, stati risparmiati insulti e insinuazioni: ma le sue ragioni erano talmente evidenti che avrebbero voluto impedirgli anche di affiggere manifesti murali.

    Visto che nella partitocrazia – che esisteva nel suo stesso partito, l’SVP – mai e poi mai gli sarebbe stato permesso di difendere la linea della sovranità nazionale, Blocher diede appunto vita all’ASNI, che oggi conta quasi 50.000 membri ed la colonna portante delle forze nazionaliste. Non un partito ma un movimento nazionale, cui però possono aderire anche non svizzeri essendo la neutralità elvetica ( si pensi alla Croce Rossa Internazionale) un patrimonio morale, politico e culturale per tutta l’Europa.

    L’ASNI è stata determinante nel raccogliere fondi e consensi per resistere alla pressione di tutte le forze anti nazionali.

    Nelle numerose battaglie contro l’ONU, l’UE, le naturalizzazioni regalate, la difesa dell’esercito di milizia, la lotta contro la svendita dell’oro nazionale, la catastrofe di Schengen ( le cui conseguenze sull’aumento della criminalità si faranno presto sentire in modo drammatico) i Bilaterali , l’ASNI era sola con i suoi aderenti contro:

    la radiotelevisione di Stato, di una faziosità indecente.

    i sindacati di tutte le tendenze

    i potentati religiose ed ecclesiali

    tutta la partitocrazia

    tutte le organizzazioni padronali

    tutta la grande stampa

    tutto l’apparato governativo che ha ampiamente fatto uso di denaro pubblico per la propaganda della partitocrazia in favore di Schengen e dell’UE,

    Aver vinto molte battaglie, averne perdute poche altre per pochissimi voti , aver combattuto con pochi mezzi e senza mass media contro simili potentati forti di infiniti mezzi, dimostra senza possibilità di dubbio che il popolo elvetico è ancora in grado di reagite e se appena fosse informato a sufficienza rovescerebbe la politica dell’oligarchia.

    In Ticino, con la più che discutibile politica dell’Udc di Wicht, l’ASNI è rimasta la sola forza nazionalista, a meno che Wicht venga finalmente cacciato o che nasca un nuovo movimento politico.

    Per questo è necessario rafforzare l’ASNI, l'unico movimento che pone gli interessi nazionali al di sopra di qualsiasi interesse di parte.














    I traguardi da raggiungere










    Ed ecco il testo della risoluzione dell’Assemblea del Ventennale del 6 maggio.

    L’Assemblea dei membri dell’Azione per una Svizzera neutrale e

    indipendente (ASNI) ha votato la seguente risoluzione:





    1. 20 anni di ASNI lo hanno dimostrato: la nostra lotta per la libertà, l’indipendenza e la sicurezza è valsa la pena. Si deve ringraziare l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente, se si è riusciti a impedire un’adesione della Svizzera al SEE/all’UE. Senza l’ASNI,

    oggi la Svizzera sarebbe membro dell’UE, attualmente barcollante in una grave crisi e il cui sistema centralista e burocratico sta alla nostra democrazia diretta come un pugno nell’occhio. Grazie alla politica dell'ASNI, la strada bilaterale, percorsa con successo dalla

    Confederazione sin dalla sua fondazione oltre 700 anni or sono, è stato rafforzata.

    2. L’ASNI proseguirà la sua battaglia per una Svizzera indipendente e neutrale fintanto che i nostri massimi beni dello Stato sono minacciati da un’errata politica per ingraziarsi Bruxelles

    e la NATO. Noi condanniamo nel modo più rigoroso questa politica errata praticata da una maggioranza del Consiglio federale e dal Parlamento.

    3. L’ASNI combatte anche la sempre crescente politica contraria alla neutralità dell’ingerenza in conflitti altrui, in particolare attraverso le relative dichiarazioni, prese di posizioni e attività dei consiglieri federali Calmy-Rey, Deiss e Leuenberger. Questo dannoso

    attivismo di politica estera ha assunto, dall’adesione del nostro paese all’ONU politica, dimensioni eccessive.


    4. Inoltre, l’ASNI deplora l’incredibile fatto, che la consigliera federale signora Calmy-Rey pugnali alle spalle i suoi colleghi consiglieri federali, criticando pubblicamente la revisione della legge sull’asilo e sugli stranieri con affermazioni sibilline. Non abbiamo neppure bisogno

    di ex consigliere federali, con un lavoro di governo coronato da insuccessi, che si sente in dovere di correre in aiuto all’attuale Consiglio federale. In questo senso siamo ben lieti, se la signora Dreifuss si gode finalmente la sua pensione politica. Poiché già nella Bibbia

    (Predicatori 1, 1-21) c’è scritto: tacere e parlare hanno il loro tempo.

    5. Inoltre, l’ASNI è oltremodo preoccupata del futuro del nostro esercito di milizia, che i burocrati del DDPS trasformano sempre di più in una truppa ausiliare della NATO. Sul terreno della nostra neutralità armata vogliamo un moderno esercito di difesa e protezione - nel

    proprio paese, per il proprio paese. Vogliamo un esercito di milizia che riesca ad adempiere al suo compito principale ai sensi dell’articolo 58 della Costituzione («L’esercito serve a prevenire la guerra e a contribuire alla pace; difende il Paese e ne protegge la popolazione.»). Noi rifiutiamo il cosiddetto passo di sviluppo 08/11, considerandolo come incostituzionale e inservibile, ed esigiamo la rinuncia a ulteriori missioni all’estero e il ritiro della pretestuosa missione costosa e insensata Swisscoy nel Kosovo.

    6. Poiché, nonostante le ripetute dichiarazioni di voler tenere alla Svizzera sovrana e alla via bilaterale, nella Berna federale continuano a operare delle forze intenzionate a inserire la Svizzera direttamente o a piccoli passi nell’UE e in altri sistemi di potere internazionali, il

    Comitato direttivo dell’ASNI ha deciso di preparare un’iniziativa popolare. Nella Costituzione federale deve essere stabilito per analogia che il Consiglio federale non è autorizzato a siglare accordi che inseriscono il nostro paese istituzionalmente in organizzazioni internazionali e che ci obbligano a recepire un nuovo diritto straniero.

    L’ASNI si adopererà con tutte le sue forze per continuare ad adempiere al suo incarico : il Comitato d'azione svizzero contro l'adesione all'ONU si è opposto con successo all'adesione della Svizzera all'ONU. Una chiara maggioranza di oltre 75 per cento di votanti si è pronunciata a favore della neutralità e contro un'integrazione nella politica delle grandi potenze.

    Dopo la votazione sull'ONU, l'ex consigliere nazionale Otto Fischer (PRD, BE) e il consigliere nazionale Christoph Blocher (UDC, ZH) avevano dato a intendere che in futuro sarebbe stata necessaria una sorveglianza costante della politica estera svizzera e che quest'ultima doveva essere influenzata.





    :Breve storia dell'ASNI



    Fondazione dell'ASNI

    Ecco, dunque, con saggia lungimiranza, che il Comitato d'azione contro un'adesione all'ONU si trasforma in Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI). L'Assemblea generale costitutiva si è tenuta a Berna il 19 giugno 1986. L'ASNI è un'associazione ai sensi dell'art. 60 segg. del CCS.



    L'ASNI non è un partito politico.

    Conformemente all'obiettivo definito dai suoi statuti (art. 2), l'ASNI si limita rigorosamente a salvaguardare l'indipendenza e la neutralità della Svizzera.



    L'ASNI è un'associazione apartitica

    L'ASNI è sostenuta da quei cittadini che desiderano impegnarsi attivamente. Essa conta fra i propri membri persone di tutti i partiti politici. Il fatto di impegnarsi in seno all'ASNI sostiene quei membri dei partiti che si battono all'interno del loro proprio partito per mantenere l'indipendenza, la neutralità, il federalismo e i diritti di libertà dei cittadini. Spesso questo lavoro di base si contrappone alle direzioni dei partiti. A tale fine l'ASNI rappresenta una piattaforma sempre più forte.





    I seguenti anni evidenziano quanto sia stato importante fondare l'ASNI:



    1989: l'ASNI si oppone all'iniziativa per la soppressione dell'esercito svizzero. Quest'iniziativa viene respinta dal popolo: i cittadini si esprimono chiaramente a favore dell'indipendenza, della sovranità e della neutralità della Confederazione.



    1992: insieme a numerose associazioni, l'ASNI conduce in prima linea la campagna elettorale contro l'adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo (SEE). I cittadini e i Cantoni respingono questa prima tappa verso un'integrazione completa nell'UE: essi esprimono un chiaro voto a favore dell'indipendenza.



    1993: l'ASNI si pronuncia contro le richieste ostili all'esercito formulate nelle iniziative contro le piazze d'armi e contro gli F/A 18. Sia il popolo sia i Cantoni respingono i due progetti: si tratta di un verdetto chiaro a favore di una difesa militare indipendente del nostro Paese.





    1994: L'ASNI partecipa attivamente alla raccolta delle firme per lanciare con successo il referendum contro la creazione di caschi blu svizzeri. In occasione della relativa votazione il popolo si esprime chiaramente contro l'invio di truppe svizzere armate nelle regioni di crisi internazionali. Si tratta di un verdetto chiaro a favore della neutralità e dell'impegno umanitario.





    1996: l'ASNI ha un grande merito nel lancio del referendum contro la creazione di segretari di Stato supplementari. Il popolo si oppone al gonfiamento dell'apparato governativo mediante ministri fantasma. Esso pronuncia un verdetto chiaro contro lo sviluppo nocivo dell'attivismo in materia di politica estera.





    1997: in occasione di una conferenza stampa molto seguita, il 5 dicembre l'ASNI pubblica un punto della situazione che rievoca l'effettiva evoluzione che la Svizzera ha conosciuto nei cinque anni che hanno seguito il rifiuto al SEE. Le previsioni catastrofiche dei fautori del SEE non si sono avverate: esse si basavano su una mancanza di fiducia nel nostro Paese e nella nostra forza. Questo punto della situazione viene distribuito a fine anno a tutti i nuclei familiari svizzeri sotto forma di opuscolo intitolato "La Svizzera e l'Europa".





    2001:l'iniziativa di adesione all'UE "Sì all'Europa" viene respinta con decisione. Partecipazione al voto del 55 % circa, maggioranza popolare del 76,7 % di No e No di tutti i Cantoni. L'ASN,I che conduce una battaglia tenuta in grande considerazione contro questa iniziativa, si impegna a favore di un massiccio No. Chiaro voto contro l'adesione all'UE.





    2001: l'ASNI respinge anche la seconda iniziativa per la soppressione dell'esercito svizzero. Il popolo e i Cantoni rifiutano con decisione.





    2001: entrambi i progetti militari, la cosiddetta "cooperazione per l'istruzione" con l'estero e "l'impiego di soldati svizzeri armati all'estero" vengono approvati con scarsa maggioranza (51:49 %) dopo un'accesa campagna di voto.

    L'ASNI che aveva preso l'iniziativa del referendum con successo ha perso una battaglia, tuttavia non la "guerra" imposta dalla Berna federale, per la tutela di una Svizzera libera, indipendente e neutrale. Il risultato poco soddisfacente serve da monito affinché i responsabili attuino con maggiore decisione una politica a favore della neutralità. L'ASNI eserciterà il proprio controllo per garantire il rispetto delle promesse del Consiglio federale: nessun'adesione alla NATO, nessun intervento militare, tutela della neutralità.





    2002: la votazione sull'ONU con una maggioranza popolare del 54,6 % di Sì contro il 45,4 % di No e una leggerissima maggioranza dei Cantoni con rapporto 12:11 viene persa. Dopo il danno in politica estera, l'obiettivo deve essere quello di limitarne al massimo le conseguenze. Il misero risultato obbliga la Berna federale a rinunciare a un eccessivo attivismo a New York.





    2002: il 22 settembre 2002 l'idea della "Fondazione di solidarietà" viene respinta da popolo e Cantoni, precisamente con una percentuale di No pari al 51,8 % e una maggioranza dei Cantoni di 16 ½ contro 6 ½. Si è così conclusa la battaglia condotta per 5 anni contro la fondazione frutto del ricatto. L'ASNI contribuisce in modo determinante a questo successo. Il voto significativo almeno in quest'ambito tutela la sovranità svizzera.





    2002: la votazione sull'iniziativa popolare "contro gli abusi in materia di asilo" viene persa per pochi voti (maggioranza popolare: 50,1 % di No contro il 49,9 % di Sì/maggioranza dei Cantoni: 12 ½ di Sì contro 10 ½ di No), ma alla Berna federale si scatena un terremoto politico: la maggioranza dei Cantoni e la metà dei votanti non seguono più il Consiglio federale e la classe politica nella politica d'asilo. L'ASNI con il suo impegno ha contribuito a fare sì che venissero apportate alcune correzioni.





    2002: durante una conferenza stampa l'ASNI pubblica il rapporto "10 anni dopo il no al SEE" che fa il punto sull'effettiva situazione dopo dieci anni dal no al SEE. A fine anno la presa di posizione viene distribuita a tutti i nuclei familiari svizzeri sotto forma di opuscolo.





    2003: il 17 maggio l'Assemblea generale dell'ASNI decide che è necessario opporsi con il referendum all'Accordo di Schengen/Dublino perché esso comporta pesanti svantaggi per il nostro Paese.





    2003: per chiarire i nostri rapporti con l'UE, l'ASNI chiede il ritiro della domanda di adesione all'Unione europea. Il popolo svizzero ha deciso a favore della strada bilaterale perchè non vuole l'adesione all'UE. Si deve porre fine al doppio gioco del Consiglio federale.





    2003: l'ASNI condanna le dichiarazioni contrarie alla neutralità e anticostituzionali del capo dell'esercito ("I tempi della difesa autonoma sono passati") e la collaborazione tra NATO e Svizzera imposta dal Consiglio federale.





    2003: le elezioni federali del 19 ottobre rafforzano la politica dell'ASNI. Questo supporto mirato dell'ASNI ha dato i risultati sperati. Infatti, al Consiglio nazionale sono stati eletti i seguenti membri o simpatizzanti dell'ASNI:

    Philipp Müller PLR/AG, Christian Miesch UDC/BL, Adrian Amstutz UDC/BE, Jean-François Rime UDC/FR, Jacques Pagan UDC/GE, André Reymond UDC/GE, Felix Müri UDC/LU, Yvan Perrin UDC/NE, Pirmin Schwander UDC/SZ, Walter Wobmann UDC/SO, Jasmin Hutter UDC/SG, Walter Müller PLR/SG, Attilio Bignasca Lega/TI, Oscar Freysinger UDC/VS, Filippo Leutenegger PLR/ZH, Markus Wäfler EDU/ZH.





    2003: il 10 dicembre centinaia di migliaia di cittadine e cittadini hanno festeggiato e riacquistato nuova speranza. Con il presidente dell'ASNI Christoph Blocher eletto al Consiglio federale, i valori fondamentali e i pilastri statali del nostro Paese - libertà, indipendenza, sovranità popolare e neutralità - hanno finalmente ottenuto un forte sostenitore in sede di Governo.



    2004: il consigliere nazionale UDC, il quarantatreenne imprenditore di Svitto dott. Pirmin Schwander assume ad interim la presidenza dell'ASNI. Con l'elezione al Consiglio federale, Christoph Blocher ha lasciato questa carica il 31.12.2003.





    2004: il 24 febbraio, nel corso di una conferenza stampa l'ASNI si pone l'obiettivo di aumentare in tempo utile l'effettivo dei propri membri da 43'000 a 50'000. L'ininterrotta spinta verso l'UE della classe politica aumenta l'importanza dell'ASNI come lobby che difende l'indipendenza, la neutralità, la democrazia diretta e i diritti liberali.





    2004: in occasione dell'Assemblea generale del 15 maggio i circa 1'000 membri dell'ASNI presenti eleggono il consigliere nazionale Pirmin Schwander come nuovo presidente dell'associazione.





    2004: il 26 settembre 2004 il popolo svizzero ha respinto le due proposte di voto per la naturalizzazione dei giovani che appartengono alla seconda generazione di immigrati e per la naturalizzazione automatica della terza generazione. L'ASNI ha sostenuto la campagna contro entrambe le proposte.





    2004: il 4 ottobre 2004, durante una conferenza stampa, esponenti dell'ASNI e dell'UDC richiedono di porre fine alla manipolazione sistematica delle votazioni popolari da parte del Consiglio federale e dell'Amministrazione.





    2004: l'ASNI supporta attivamente la raccolta delle firme in favore dell'iniziativa popolare "per naturalizzazioni democratiche" (www.einbuergerungen.ch, scadenza della raccolta delle firme: 18.11.2005).





    2004: il 21 dicembre inizia il periodo referendario di 100 giorni contro l'adesione a Schengen.





    2005: il 31 marzo 2005 il Comitato d'azione svizzero con l'adesione a Schengen consegna alla Cancelleria federale 86'732 firme valide contro l'adesione a Schengen. L'ASNI ha raccolto la maggior parte delle firme.





    2005: il 5 giugno con il 54,6% dei voti a favore il popolo approva l'adesione a Schengen-Dublino. L'ASNI ha lottato con l'UDC e altri alleati contro lo strapotere di avversari composti dalla maggioranza al Consiglio federale e in Parlamento, dall'Amministrazione federale, dai partiti, dalle associazioni economiche e dai media.

    I sostenitori hanno esplicitamente promesso al popolo, che l'ingresso della Svizzera nell'UE non sarebbe più stato un argomento all'ordine del giorno e che con l'adesione a Schengen si sarebbe semplicemente dato seguito alla via bilaterale. Come prova concreta l'ASNI chiede al Consiglio federale l'immediato ritiro della domanda di adesione all'UE.





    Cosa ci riserva il futuro?

    Proprio perché il Governo, la maggioranza del Parlamento nonché i dirigenti dei partiti politici e delle associazioni ignorano deliberatamente le decisioni prese democraticamente, il lavoro dell'ASNI risulta particolarmente prezioso.



    L'ASNI si opporrà quindi con tutte le proprie forze

    • all'adesione all'UE

    • a un'eventuale ripetizione della votazione sul SEE

    • agli inutili accordi bilaterali come fase preliminare verso l'adesione all'UE

    • all'eliminazione del segreto bancario

    • all'eccessivo e dannoso attivismo ONU della Svizzera

    • all'adesione alla NATO

    • alla limitazione della democrazia diretta





    Ecco perché:

    il mandato dell'ASNI è chiaro. È la lotta per salvaguardare una Svizzera neutrale e indipendente. Si tratta di un mandato che in futuro rivestirà un'importanza ancora maggiore.



    Chi cerca di discreditare l'ASNI rimette in discussione la stessa Costituzione della Confederazione.

    • L'indipendenza,

    • la sovranità,

    • i diritti di libertà delle cittadine e dei cittadini,

    • il federalismo nonché

    • la neutralità





    sono i pilastri dello Stato su cui riposa la nostra Costituzione federale. Occorre preservarli anche per le generazioni future.

  2. #2
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    Viva la Svizzera, unico modello istituzionale da seguire e da cui trarre ispirazione.


 

 

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