
Originariamente Scritto da
Luce da Luce
Per una maggiore comprensione basterebbe rileggere il thred dal primo articolo postato da Xenia. Rileggendo il mio intervento mi sono, invece, reso conto che forse solo chi ha una preparazione teologica accademica può coglierne tutte le sfumature, comprese quelle storiche.
Per farla breve, la teologia nestoriana fa da filo conduttore sia alla devozione del “sacro cuore”, che separa le due nature del Cristo nella adorazione a Lui dovuta, andando quindi contro il dogma Cristologico di Calcedonia; sia alla teologia Bultmanniana (e alle sue varie correnti anche cattoliche), che separa la figura del “Gesù storico” dal “Cristo glorioso”, separazione (teologicamente parlando) più marcatamente nestoriana.
La devozione al “sacro cuore” vanta qualche secolo, ma non la si può per questo dire antica. Per di più questo devozionalismo subisce anche diverse variazioni nei contenuti, a seconda dei periodi storici. Certamente essa non è patristica e non rientra all’interno della Tradizione della Chiesa.
Nell’Ortodossia non può esservi un magistero che prescinda dalla Tradizione, la Tradizione è il fulcro di ogni magistero perché essa è il magistero stesso. Non si può dare un magistero diverso dalla Tradizione. Anche nell’Ortodossia si sono avuti e vi sono tuttora teologi che giocano a inventare sistemi teologici paralleli alla Teologia della Chiesa, ma di fatto il loro pensiero non riesce a penetrare e sconvolgere il tessuto ecclesiale, non è riuscito ancora a rompere l’armonia che intercorre tra “lex orandi” e “lex credendi”.
Mi spiace dirlo, ma purtroppo nel cattolicesimo-romano il cd “metodo storico critico” è di fatto penetrato nelle dinamiche di vita ecclesiale del popolo di Dio, sconvolgendone la vita liturgica e di preghiera. La Lectio divina del giovane cattolico di oggi non ha più il sapore patristico degli ambienti benedettini che l’hanno generata, ma è diventata momento di "masturbazione mentale" per esegeti e pseudo-esegeti… (oggi poi sembra che tutti siano diventati esegeti di colpo…). La vita liturgica è stata totalmente sconvolta. Si pensi che per la prima volta, a distanza di 20 secoli, la Chiesa Cattolica Romana ha tagliato il testo dei salmi nella Liturgia delle Ore, perché avendo abbandonato l’esegesi patristica e fornendo esclusivamente una esegesi “storico critica”, teme (giustamente?) che la lettura dei salmi nel loro testo integrale possa addirittura scandalizzare i fedeli.
E’ vero, quindi, che i teologi possono pensarla come vogliono, in definitiva il Cattolicesimo Romano odierno si fonda sul magistero pontificio. Però vorrei chiedervi: ad una attenta analisi storica di questo magistero pontificio, non vi siete mai accorti che molto di quello che si predica oggi è "sostanzialmente" differente da quello che si predicava ieri e l’altro ieri, e tutto è e resta piuttosto distante dalla Sancta Traditio della Grande Chiesa e dai Concili ecumenici universalmente riconosciuti?
Alla luce del brano di Pio XII citato da Xenia, ad es., emerge la rottura con la cristologia di Calcedonia:
Ne consegue che i veri cattolici sono certamente quelli obbedienti al magistero, ma sono stati di volta in volta allontanati dalla vera fede dei sette (otto) concili ecumenici.
Così pure la dichiarazione cristologica comune tra Chiesa Cattolica Romana e Chiesa Assira d’oriente (e la conseguente intercomunione sacramentale), di fatto ha portato i cattolici alla professione di fede nestoriana senza che nemmeno se ne accorgessero.
A quanti gli scrivevano che: «In virtù dell'infallibilità di Sua Santità i cattolici-romani sono, oggi, i soli cristiani che possano essere sicuri di ciò che credono», dalle colonne della Rassegna portoghese «Critica dei Libri», il padre Convalier rispose loro: «Più obiettivo è, per virtù precisamente di tale infallibilità, il fatto che oggi siete in realtà i soli cristiani... i quali non possono essere sicuri... di ciò che Sua Santità li obbligherà a credere domani».