
Originariamente Scritto da
Luce da Luce
Concilio di Calcedonia 451, definizione: Seguendo, quindi, i santi Padri, all'unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio: il signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e del corpo, consostanziale al Padre per la divinità, e consostanziale a noi per l'umanità, simile in tutto a noi, fuorché nel peccato (Ebrei 4, 15), generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza da Maria vergine e madre di Dio, secondo l'umanità, uno e medesimo Cristo signore unigenito; da riconoscersi in due nature, senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili, non essendo venuta meno la differenza delle nature a causa della loro unione, ma essendo stata, anzi, salvaguardata la proprietà di ciascuna natura, e concorrendo a formare una sola persona e ipostasi; Egli non è diviso o separato in due persone, ma è un unico e medesimo Figlio, unigenito, Dio, verbo e signore Gesù Cristo, come prima i profeti e poi lo stesso Gesù Cristo ci hanno insegnato di lui, e come ci ha trasmesso il simbolo dei padri.
Alla Scrittura si può far dire quel che si vuole, così come anche ai Santi Padri, le cui frasi citate non dimostrano affatto che in antico vi fosse la cd devozione al “sacro cuore” in embrione, sono solo forzature estreme per puntellare e dar forza alle proprie tesi.
Quanto a Pio XII, nella Haurietis aquas, applica un culto di latria alle membra del corpo di Cristo, disgiungendolo da quello alla "divinità": "Si sa che la causa per cui la Chiesa ha attribuito un culto di latria al cuore del Divino Redentore è doppia: Altera nempe, quae ad cetera quoque pertinet sacrosanta Iesu Christi corporis membra, (l'una che si applica anche alle altre membra sacrosante del corpo di Gesù Cristo) eo principio innitur, quo novimus eius Cor, utpote nobilissimam humanae naturae partem, divini Verbi personae hypostatice coniungi; (si basa sul principio secondo il quale noi sappiamo che il suo cuore, come la parte più nobile della natura umana, è unito ipostaticamente alla persona del verbo divino;". Quindi afferma che “ideoque ei tribuendum esse eundem adorationis cultum, quo Ecclesia personam ispius Filii Dei incarnati honorat” (è perciò che occorre attribuirgli lo stesso culto di adorazione con cui la Chiesa onora la persona del Figlio di Dio lui stesso incarnato...". Il testo parla da solo, si afferma un culto per il cuore parimenti a quello dovuto alle altre membra, distinto dal culto di adorazione per la persona del Figlio di Dio… ovvero due tipi di adorazione del Cristo, al cuore quale parte più nobile della natura umana, e alla sua divinità a cui il cuore è unito ipostaticamente nella "persona del Verbo". divini Verbi personae hypostatice coniungi.
Calcedonia invece dice che si deve confessare un solo e medesimo Figlio… in due nature, senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili,… che concorrono a formare una sola persona e ipostasi. Pio XII va sin dal principio e chiaramente contro Calcedonia, inutile continuare a negarlo.
Proseguendo nella lettura dell’enciclica il cuore viene esaltato nella sua realtà corporale e nel suo simbolismo (itaque a re corporali, quae est Cor Christi Iesu, eiusque naturali significatione) attraverso la cui contemplazione è possibile ascendere all’adorazione dell’amor divino del Verbo incarnato (nobis licet… ascendere non solum ad contemplandum eius amorem…; ac denique …ad meditandum et adorandum amorem divinum Verbi incarnati). Quindi l’elemento corporeo del cuore viene considerato separatamente come trampolino di lancio o di ascesa per l’adorazione del Verbo incarnato, ne è quindi misteriosamente separato? Sembra di sì. Lo dichiara esplicitamente in seguito affermando:
Non autem contendimus Cor Iesu ita esse intellegendum, ut in eo habeatur et adoretur imago formalis quae dicitur, seu signum perfectum et absolutum eius amoris divini, cum intima huius essentia nullo modo adaequari possit quavis creata immagine; sed christifidelis, Cor Iesu excolens, una cum Ecclesia signum adorat et quasi vestigium caritas divinae. … (Non si pretende perciò di adorare nel cuore di Gesù l’immagine cosiddetta formale, cioè il segno proprio e perfetto del suo amore divino, non essendo possibile che l’intima essenza di questo sia adeguatamente rappresentata da qualsiasi immagine creata; ma il fedele, venerando il cuore di Gesù, adora insieme con la chiesa il simbolo e quasi il vestigio della carità divina…)
Quindi secondo Pio XII il cuore di Cristo nella sua realtà creata rimanderebbe (per la sua funzionalità organo-biologica di amare) all’amore divino, in quanto il corpo-natura-umana sarebbe congiunto alla persona divina. Concezione un tantino adozionista mi sa, non certo Calcedonense. Questo pensiero viene trasposto sul piano cultuale della adorazione-venerazione, per cui il cuore di Cristo viene venerato in quanto umano, ma questa venerazione diventa "simbolicamente" adorazione della carità divina… Sono due culti teologicamente separati a cui si cerca di dare una parvenza di unità.
E prosegue dicendo: Necesse est ergo, ut in hoc doctrinae capite tanti momenti tantaeque prudentiae unusquisque animo sempre teneat veritatem naturalis simboli, quo physicum Cor Iesu ad personam Verbi refertur, totam niti in veritate primaria hypostaticae unionis; (E’ necessario quindi tenere sempre presente, in questo così importante ma altrettanto delicato argomento, che la verità del simbolismo naturale, in virtù del quale il cuore fisico di Gesù entra in un nuovo rapporto con la persona del Verbo, riposa tutta sulla verità primaria dell’unione ipostatica).
Che pensiero contorto…
Infine il Pio XII cerca di richiamarsi, in calcio d’angolo, ad un concetto di persona in Cristo che dovrebbe essere (in teoria) quello Calcedonense: si quis autem verum esse hoc negaverit, falsas opiniones, ab Ecclesia non semel reiectas, restauret, utpote quae uni personae in Christo, utraque tamen natura distinta manente et integra, adversentur. (intorno alla cui (verità dell’unione ipostatica) non si può nutrire alcun dubbio, se non si vogliono rinnovare gli errori, più volte dalla chiesa condannati, perché contrari all’unità di persona in Cristo, nella distinzione e integrità delle due nature).
In conclusione, dicevo bene che “in buona fede” il Pio XII ignorava Calcedonia, poiché attribuisce a Calcedonia una cristologia a mio avviso un tantino adozionista che con Calcedonia non ha nulla a che spartire… ed una latria al Cristo che nell'applicazione è di fatto nestoriana, poichè separa teologicamente l'adorazione in due culti, a differenza dell'unico che invece si deve al Figlio di Dio nella sua unicità di Logs Incarnato.
Il problema è semmai opposto, che si sono forzati i testi biblici e patristici per creare eresie e confusione.