"I “fascisti di sinistra” si battevano per una rivoluzione popolare, antiborghese, anticapitalistica, sostenevano il primato della politica sull’economia e la subordinazione della proprietà privata agli interessi dello stato, polemizzavano contro una cultura accademica e “disimpegnata”, nutrivano una forte ostilità nei confonti del liberalismo, considerato il prodotto estremo di una società capitalistica attanagliata da una profonda crisi economica e morale e prossima a dissolversi.
Essi identificavano il “fascismo autentico” con un radicalismo nazional-giacobino che ammetteva la dittatura, seppur provvisoria, di un capo carismatico come elemento necessario della rivoluzione."




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