Il cristianesimo secondo Chavez

di Stefano Magni


Ragionpolitica
11 maggio 2006

Il cristianesimo sembra essere al centro degli argomenti della visita di Chavez in Italia. «C'è un rinascimento dei valori cristiani, e anche la nostra rivoluzione bolivariana è molto cristiana e mi fa piacere dirlo qui a Roma. Cristo predicava l'amore tra tutti e da questo diciamo che un altro mondo diverso e migliore è possibile». Chavez si prepara a recarsi in udienza in Vaticano e in questo modo cerca una legittimazione religiosa al suo potere, ormai assoluto e solo formalmente democratico. Ma il «cristianesimo» di cui parla è un vero e proprio progetto utopistico comunitario che fa anche a meno del credo religioso. Se è vero che, nella sua campagna stampa ha dichiarato che: «(Fidel Castro) non è cristiano, però ultimamente ha detto che è cristiano nel sociale. A lui parlo molto di Cristo e così mi ha detto: tu Hugo sei cristiano e io sono cristiano nel sociale».
Cosa vuol dire «essere cristiano nel sociale» alla Chavez? Vuol dire irreggimentare la società, controllare la stampa, reprimere il dissenso, impedire la libera iniziativa degli imprenditori e la libertà di scelta dei consumatori. A denunciarlo è un altro cristiano, il cardinal Castillo, che definisce il Venezuela di Chavez, senza mezzi termini come: «Una succursale di Cuba, un regime castro-comunista dove la proprietà privata non esiste e, se esiste, è molto controllata. Non c'è libertà e la libertà di espressione c'è ma è minacciata». Secondo il cardinal Castillo, la delinquenza è aumentata enormemente, soprattutto è aumentata la violenza politica. È da diversi anni che si parla delle squadre di bolivaristi che minacciano giornalisti, redazioni, negozianti, piccoli commercianti... tutto ciò che sfugge al modello sociale «cristiano» di Chavez.
Che per il cardinal Castillo, invece, è solo una verniciatura ideologica: «Chavez si mantiene al potere solo perché ha tutto il denaro del mondo prodotto dal petrolio». E Chavez ha risposto rispolverando il vecchio repertorio anticlericale: «Quando mai si è visto un cardinale che firma un documento di sostegno di un colpo di stato con i vescovi che lo applaudono, ridendo del paese come demoni e i gerarchi della chiesa che invitano a disobbedire al governo»? Chavez ha dichiarato che la «gerarchia cattolica» ha sempre appoggiato le dittature di destra in modo dissimulato, mentre in Venezuela agiscono alla luce del sole a favore di un golpe. Ha ricordato che, nel 2002, i suoi oppositori (i «golpisti») si riunivano nella casa del defunto cardinale Ignacio Velasco. Dopodiché ha definito «fariseo» il comportamento del cardinale Castillo. Insomma, per Chavez l'unico vero cristianesimo deve essere «il suo» e quello dell'ateo Fidel Castro. Un cristianesimo alla Jovannotti, che «è una sola Chiesa che va da Che Guevara a Madre Teresa».





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