
Originariamente Scritto da
mosongo
http://it.wikipedia.org/wiki/Hugo_Chavez
Il colpo di stato contro Chávez
L'
11 aprile 2002, la più grande tra le federazioni sindacali del
Venezuela, la
CTV, guidata da
Carlos Ortega Carvajal, organizzò una manifestazione contro Chávez nella quale si calcola fossero presenti una media di un milione di persone. La CVT è da sempre stata considerata come uno dei sindacati più corrotti dell'America Latina, più impegnata nella difesa dei propri privilegi che nell'effettiva attività sindacale.
I manifestanti si riunirono dapprima in una piazza della città, e, per chiedere le dimissioni del capo dello stato, cercarono di raggiungere il palazzo presidenziale, dove intanto erano riuniti molti dei sostenitori di Chávez in una contro-manifestazione. Raggiunto il palazzo presidenziale, gli oppositori di Chávez iniziarono degli scontri, durante i quali dei cecchini appostati sui palazzi fecero fuoco sui sostenitori del presidente, uccidendone alcuni.
Sulle televisioni nazionali (e di tutto il mondo, che non si curarono di verficare la notizia), i militari fecero passare Chávez per un assassino, affermando (contrariamente a quanto realmente accaduto) che fosse stato il presidente a far sparare sulla folla che ne chiedeva le dimissioni.
L'11 aprile inizia il vero e proprio colpo di Stato: un gruppo di militari reazionari dello Stato maggiore dell'esercito affermano di non riconoscere più l'autorità di Chávez come presidente legittimo e chiedono le sue dimissioni dall'incarico. Essi prefigurano un conflitto di interessi tra la funzione di Capo dello Stato (e quindi responsabile del
Plan Avila che prevedeva l'intervento dell'esercito in caso di manifestazioni violente) e l'essere bersaglio e la causa delle manifestazioni delle forze conservatrici del Paese. In realtà si tratta solo di un diversivo retorico: il loro obiettivo è di riappropiarsi "manu militari" del potere dal quale sono stati scansati democraticamente. In linea con le più tristi tradizioni golpiste latinoamericane, queste manifestazioni erano state provocate e sobillate in gran parte dai mezzi di comunicazione di massa legati ai vecchi poteri oligarchici e reazionari. La manipolazione dell'informazione arriva sino in Europa, dove un prestigioso quotidiano come lo spagnolo "El País", legato tramite il gruppo "Prisa" ad alcuni media venezuelani, giustifica in un suo editoriale il colpo di Stato.
In un clima estremamente confuso, il presidente fu arrestato e imprigionato nell'isola caraibica de
La Orchila in poco meno di ventiquattro ore. Le libertà costituzionali vennero sospese e i golpisti cominciarono una caccia all'uomo nei quartieri popolari contro i sostenitori di Chávez. Il
14 aprile la popolazione, soprattutto i quartieri diseredati di Caracas, insorge contro i golpisti: ci fu un'oceanica manifestazione popolare per la libertà e la democrazia che chiedeva la liberazione del presidente, il quale, al contrario di ciò che affermavano i golpisti, non aveva mai rassegnato le dimissioni. Lo stesso giorno lo Stato maggiore dell'esercito venezuelano dichiarò il suo appoggio a Chávez come Presidente della Republica. Grazie all'insurrezione popolare e all'appoggio della maggioranza dell'esercito, Chávez ritorna a Caracas sullo sfondo di un clima di euforia collettiva: forse per la prima volta nella storia latinoamericana, un colpo di Stato viene sconfitto dalla reazione immediata e spontanea della gente.