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Discussione: L'amico dei cinesi

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    È evidente che il pericolo c'è, che bisogna fare qualcosa. Che bisognava farlo prima. Da qualche tempo sono entrati in vigore i dazi antidumping, peraltro previsti dal regolamento del Wto, grazie a una gestione più illuminata della Commissione, con la presidenza Barroso e con l’interessamento del commissario al commercio Mandelson. Ma anche e soprattutto, grazie all’instancabile pressione del governo italiano.
    Veramente la storia non è andata esattamente così, e poi non voglio fare l'avvocato accusatore di nessuno ma l' "instancabile pressione del governo italiano" è arrivata quando i giochi erano ormai quasi fatti.

    Tutto è cominciato quando i legaioli si sono messi a urlare che l'Europa non ha fatto niente in difesa del tessile europeo e che loro sono stati i primi a chiedere soluzioni, i grandi eroi della situazione, entrambe emerite stronzate.
    l'Euratex, l'associazione che riunisce le industrie tessili europee, un anno prima della scadenza dei 10 anni di quote d'importazione sul tessile cinese e prima che qualsiasi partito si accorgesse di questa faccenda ha cominciato ad allertarsi e ha chiesto all'UE di prendere provvedimenti.
    Mandelson è riuscito ad ottenere in sede WTO una proroga delle quote, poi quando anche la proroga è scaduta si è messo a trattare con la Cina per una soluzione che non portasse ad una guerra commerciale e quindi si è dovuto ripiegare su dazi insufficienti che sono pur sempre il massimo ottenibile senza pericolo di disastri commerciali.

    Tutte le stronzate che i politici hanno detto per strumentalizzare la questione a fini elettorali sono ben altro discorso.

  2. #12
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    Signori, degli incompetenti hanno fatto entrare la Cina nel mercato mondiale senza fare le più ovvie e semplici considerazioni: il mercato mondiale si basa sul libero mercato, cioè, regole precise e semplici per far si che si operi in condizioni di concorrenza leale; la Cina ( ma il problema non è solo la Cina) opera in modo sleale o, comunque, le imprese, anche internazionali, che producono in Cina, lavorono in condizioni di concorrenza sleale. Questo lo capite bene, basti pensare che i lavoratori non hanno diritti, lavorono 18 ore al giorno, etc., inoltre, ci sono dei cosiddetti porti franchi ( cioè,non si paga una lira di tassa) che invogliono le imprese ad andare a produrre in Cina o in Paesi come la Cina, dunque, in Paesi dove le imprese sono libere di barare.

    Ora, visto che tutti ( i politici, gli economisti, etc.) si dichiarano favorevoli al libero mercato, allora, dovrebberò, semplicemente, realizzare un libero mercato mondiale dove è possibile entrare solo se si rispettatno le regole, in sostanza, solo se si "gioca" ad armi pari. Badate bene, questo non vuol dire, ad esempio, che i lavoratori debbano essere pagati allo stesso modo ( a parità di mansioni ) in tutti i Paesi del WTO, ma , semplicemente, che i diritti e le libertà vengano garantiti e che sia il semplice meccanismo della domanda e dell'offerta a determinare i prezzi dei prodotti, dei salari, etc. .

    Date queste condizioni, l' Europa deve dotarsi di meccanismi di protezione nei confronti di chi produce in Cina o in Paesi come quest'ultima, in modo tale da incoraggiare gli imprenditori ad investire in Europa e in modo tale da far si che, i prodotti Cinesi ( o comunque i beni prodotti senza il rispetto delle regole ) siano soggetti a forte tasse doganali.

  3. #13
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    ignori, degli incompetenti hanno fatto entrare la Cina nel mercato mondiale--------

    ci è entrata lei: l'unico modo per impedirglielo, erano delle ritorsioni, o economiche, dannose per tutti, o militari, letali per chi ci avesse provato. Quindi...

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da impavidus79
    Signori, degli incompetenti hanno fatto entrare la Cina nel mercato mondiale senza fare le più ovvie e semplici considerazioni: il mercato mondiale si basa sul libero mercato, cioè, regole precise e semplici per far si che si operi in condizioni di concorrenza leale; la Cina ( ma il problema non è solo la Cina) opera in modo sleale o, comunque, le imprese, anche internazionali, che producono in Cina, lavorono in condizioni di concorrenza sleale. Questo lo capite bene, basti pensare che i lavoratori non hanno diritti, lavorono 18 ore al giorno, etc., inoltre, ci sono dei cosiddetti porti franchi ( cioè,non si paga una lira di tassa) che invogliono le imprese ad andare a produrre in Cina o in Paesi come la Cina, dunque, in Paesi dove le imprese sono libere di barare.

    Ora, visto che tutti ( i politici, gli economisti, etc.) si dichiarano favorevoli al libero mercato, allora, dovrebberò, semplicemente, realizzare un libero mercato mondiale dove è possibile entrare solo se si rispettatno le regole, in sostanza, solo se si "gioca" ad armi pari. Badate bene, questo non vuol dire, ad esempio, che i lavoratori debbano essere pagati allo stesso modo ( a parità di mansioni ) in tutti i Paesi del WTO, ma , semplicemente, che i diritti e le libertà vengano garantiti e che sia il semplice meccanismo della domanda e dell'offerta a determinare i prezzi dei prodotti, dei salari, etc. .

    Date queste condizioni, l' Europa deve dotarsi di meccanismi di protezione nei confronti di chi produce in Cina o in Paesi come quest'ultima, in modo tale da incoraggiare gli imprenditori ad investire in Europa e in modo tale da far si che, i prodotti Cinesi ( o comunque i beni prodotti senza il rispetto delle regole ) siano soggetti a forte tasse doganali.
    Qui l'incompetente sei tu. Non sai assolutamente nulla della Cina. Stai ripetendo i soliti luoghi comuni che 30 anni fa si dicevano sul Giappone, 20 anni fa sulla Corea, 10 anni fa su Taiwan.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow
    Qui l'incompetente sei tu. Non sai assolutamente nulla della Cina. Stai ripetendo i soliti luoghi comuni che 30 anni fa si dicevano sul Giappone, 20 anni fa sulla Corea, 10 anni fa su Taiwan.
    Dire l'incompetente sei tu, è stupido. Sarebbe opportuno proporre degli argomenti in contrapposizione con i miei, se non sei daccordo con quanto ho scritto.
    Se è un luogo comune ( invece che un dato di fatto ) dire che le imprese che operano in Cina, producono senza il minimo rispetto delle regole del libero mercato e dei diritti dei lavoratori, allora, dimostralo con argomenti credibili.
    A sostegno di quanto ho scritto io è sufficiente costatare che tutte le grandi multinazionali che producono scarpe, tessutti, prodotti sportivi in generale, etc., vanno in Cina ha produrre. Perchè? La risposta è semplicissima e non è necessario filosofare tanto su questo punto: chi produce in Cina non segue alcuna regola.
    Non si può competere con chi bara.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da impavidus79
    Dire l'incompetente sei tu, è stupido. Sarebbe opportuno proporre degli argomenti in contrapposizione con i miei, se non sei daccordo con quanto ho scritto.
    Se è un luogo comune ( invece che un dato di fatto ) dire che le imprese che operano in Cina, producono senza il minimo rispetto delle regole del libero mercato e dei diritti dei lavoratori, allora, dimostralo con argomenti credibili.
    A sostegno di quanto ho scritto io è sufficiente costatare che tutte le grandi multinazionali che producono scarpe, tessutti, prodotti sportivi in generale, etc., vanno in Cina ha produrre. Perchè? La risposta è semplicissima e non è necessario filosofare tanto su questo punto: chi produce in Cina non segue alcuna regola.
    Non si può competere con chi bara.
    sull'assenza di regole è vero, tant'è che molti (tra cui io) non comprano prodotti nike perchè realizzati in fabbriche cinesi da bambini, sfruttati, e spesso anchwe oggetto di abusi sessuali a parte dei loro controllori

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da impavidus79
    Dire l'incompetente sei tu, è stupido. Sarebbe opportuno proporre degli argomenti in contrapposizione con i miei, se non sei daccordo con quanto ho scritto.
    Se è un luogo comune ( invece che un dato di fatto ) dire che le imprese che operano in Cina, producono senza il minimo rispetto delle regole del libero mercato e dei diritti dei lavoratori, allora, dimostralo con argomenti credibili.
    A sostegno di quanto ho scritto io è sufficiente constatare che tutte le grandi multinazionali che producono scarpe, tessuti, prodotti sportivi in generale, etc., vanno in Cina ha produrre. Perché? La risposta è semplicissima e non è necessario filosofare tanto su questo punto: chi produce in Cina non segue alcuna regola.
    Non si può competere con chi bara.
    "La sorpresa della Cina: ora crescono i salari", Il Corriere della Sera 25/04/2005

    ... oggi mancano operai specializzati, tecnici, contabili, manager. Ma c'è una grandissima domanda non soddisfatta anche di manodopera non qualificata. Tanto che a febbraio, per attrarre lavoratori da altre regioni e dalla campagna, il governo locale ha aumentato il salario minimo, in alcuni casi cresciuto perfino del 34%, il maggiore incremento degli ultimi 10 anni, raggiungendo tra i 70 e gli 82 dollari al mese. Non è bastato. Le aziende continuano a rubarsi i lavoratori a colpi di aumenti salariali, anche a due cifre. E sono costrette a escogitare nuovi bonus per fidelizzare i dipendenti.
    Alcuni gruppi importanti per fronteggiare la scarsità di manodopera e le pressioni salariali stanno delocalizzando in altri Paesi più poveri, una scelta che potrebbe mettere in crisi il modello di sviluppo economico di quest'area. Un lavoratore di una fabbrica di scarpe da ginnastica in Cina guadagna infatti il 30% in più che in una fabbrica del Vietnam (dove la Nike ha già aperto stabilimenti) e il 15% in più che in Indonesia. E il Bangladesh è ancora più economico."
    In realtà la manodopera nella zona di Shanghai costa almeno quattro volte di più che a Jakarta, in Bangladesh e in Vietnam.

    Da tenere presente che quando si parla di 82 dollari il mese, si parla del salario minimo a cui va aggiunto la parte relativa alla redditività del lavoro.
    Un operaio specializzato FIAT di Shanghai arriva fino a 300-400 euro al mese.
    Nelle aziende joint-ventures o straniere lo stipendio minimo è superiore del 20% a quello delle aziende cinesi per un orario settimanale di 40 ore + gli straordinari che vanno da 3 ore settimanali fino ad un ora al giorno da contrattare con i sindacati.

  8. #18
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    Tratto da un sito per gli investitori in Cina.

    La politica salariale

    Il ministero del Lavoro cinese ha stabilito che chi lavora in un’azienda in cui sono presenti investitori stranieri deve ricevere un salario equivalente ad almeno il 120% di quanto altrimenti percepito per mansioni dello stesso genere in analoghe imprese statali. Per quanto riguarda l’orario di lavoro, è di otto ore al giorno per un totale di 40 ore settimanali. L’orario può essere prolungato per esigenze di produzione sino a un massimo di un’ora al giorno, da concordarsi con i sindacati e le associazioni di lavoratori. I compensi per attività lavorative prestate in occasione di giorni festivi devono essere incrementati dal 50 al 200% rispetto a quelli base.

    http://soppelsa.it/articoli/CONFinvestireincina.htm

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill
    sull'assenza di regole è vero, tant'è che molti (tra cui io) non comprano prodotti nike perchè realizzati in fabbriche cinesi da bambini, sfruttati, e spesso anchwe oggetto di abusi sessuali a parte dei loro controllori
    In Cina i bambini vanno a scuola. In Cina l'obbligo scolastico è ormai quasi in tutte le regioni a 16 anni. Faccio notare che in Italia è a 15 anni solo dal 2002.
    La Nike non investe più in Cina ma bensì in Vietnam come dice anche il Corriere che ho citato.
    Secondo me tu fai un grande calderone in cui metti assieme il Bengla Desh, l'Indonesia e la Cina. Non sono la stessa cosa. In Cina non si investe per i bassi salari, che non sono affatto bassi. Si investe per l'ambiente dinamico, per il milione di ingegneri e laureati in materie scientifiche che sforna ogni anno, per l'alto livello della ricerca (la Cina è seconda solo agli USA come numero di ricercatori), per quello che è ormai il maggiore mercato interno del mondo (come unità di merci PPP). Per dire in Cina ci sono 400 milioni di telefonini.

  10. #20
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    Esatto...e sforna 300.000 ingegneri l'anno

 

 
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