I tanti «non so» degli allenatori smemorati STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Fabio Capello (Liverani)
«Le intercettazioni? Aspetterei, magari ci sarà da ridere». Così parlò Fabio Capello, allenatore della Juventus, detto il Cunctator, il temporeggiatore. Aspettare sì, temporeggiare, prendere tempo. E pazienza se poi ci sarà da piangere, e non da ridere.
Perché la domanda che rispettosamente vorremmo rivolgere a Capello (non solo a lui) è questa: sapevate o non sapevate?
Possibile che Luciano Moggi abbia tramato tutto quello che c'era da tramare senza che nessuno si sia mai accorto di nulla? Ha persino rinchiuso un arbitro in uno spogliatoio, manco fosse l'uomo invisibile.
Come le vergini stolte del Vangelo, ora tutti gli amici, i soci, i collaboratori, i dipendenti, gli affiliati, i subalterni, i bracconieri dell'Uomo Nero pensano soprattutto a difendere la loro stolta verginità a colpi di «non so», «non c'ero», «parlo solo di sport». Capello non appartiene certo a queste categorie e invece di temporeggiare farebbe bene a smarcarsi dalla strana situazione. In un momento così terribile, ha trovato la forza di riservare a Moggi la sua amicizia, e questo gli fa onore, ma un grande allenatore come lui non può gioire per un campionato sempre in testa sapendo (sapendo?) che gli avversari partivano con l'handicap della truffa. La smemoratezza sembra colpire altri illustri allenatori. Marcello Lippi, allenatore della Nazionale, non ricorda nulla, neppure come è diventato allenatore degli azzurri.
Eppure di anni alla Juve ne ha passati, eppure era lui che invitava
Zeman a togliersi dai piedi: «O accetti le regole oppure te ne vai». Di grazia, quali regole, signor Lippi? Le regole dello sport o quelle del sistema Moggi? Ora, la sua unica preoccupazione è di portare Gianluigi Buffon ai Mondiali: «Questa Nazionale ha ottenuto come primo risultato quello di riconquistare la simpatia degli italiani. Ora sto cercando di creare uno sorta di schermo attorno al gruppo». Lo schermo è un velo di oblio, di dimenticanza, di rimozione.
Anche Carlo Ancelotti, allenatore del Milan, non ricorda più nulla: «Da parte mia c'è sconcerto, tristezza e amarezza. Credo che sia così per tutti coloro che hanno calcato questo palcoscenico in questi anni». Si vede che appena si è allontanato da Torino, delete, ha cancellato la memoria del suo computer. Altrimenti avrebbe potuto avvertire Adriano Galliani di certi movimenti poco chiari in modo che il suo vice- presidente, da presidente della Lega, provvedesse alle pulizie di Pasqua. Insomma, ci piacerebbe tanto che lo sconcerto (il contrario della concertazione) restasse privilegio di chi è fuori, non di chi per anni è stato il trainer dei bianconeri.
Siamo uomini o allenatori? Lo smemorato di Collegno, lo smemorato di Milanello, lo smemorato di Coverciano, coi loro buchi neri, non fanno altro che dare ragione al loro più odiato collega, il tecnico boemo Zdenek Zeman, uno che invece ricorda tutto: «L'inchiesta si basa su una stagione, ma anche le altre non erano differenti. Non ci saranno le prove o le intercettazioni, ma il fenomeno è cominciato molto prima».
Aldo Grasso




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